Altopascio è un comune italiano di abitanti della provincia di Lucca in Toscana.

Geografia fisica Il territorio comunale di Altopascio si trova all'estremità sud-orientale della Piana di Lucca, al confine con le province di Pisa e Pistoia e con la Città metropolitana di Firenze.

Il territorio, integralmente pianeggiante, si è esteso nel 1926 con l'acquisizione della frazione di Badia Pozzeveri dal Comune di Capannori. Dal punto di vista idrogeologico, sono presenti alcuni canali minori (tra i principali, nonostante alcuni siano stati tombati, il rio Tassinaia, il rio Tazzera, il rio Gora del Molino, il rio dei Gatti, il rio Valico) che si riversano nel Padule di Bientina e due torrenti (il Pescia di Collodi e il Sibolla), che sono prossimi al Lago di Sibolla.

Altopascio è attraversata dalla Via Francigena, di cui costituisce un punto tappa. Diffusività atmosferica: bassa, Ibimet CNR 2002

Origini del nome L'etimologia del nome è incerta. Alcuni vi hanno visto un riferimento al toponimo Teupascio, "pascolo del popolo", di origine germanica e longobarda; altri, invece, fanno risalire il nome alla locuzione latina altus passus, stante a indicare la sopraelevazione di Altopascio rispetto alle aree depresse del Lago di Sesto.

Storia

Già abitata in epoca romana, Altopascio sorge lungo la via Francigena, qui chiamata via Francesca Romea, una delle più importanti vie di pellegrinaggio medievali, che da Roma conduceva in Francia e proseguiva poi fino in Inghilterra.

In questo luogo sorse lo Spedale di Altopascio con lo scopo di fornire assistenza ai pellegrini e di provvedere alla manutenzione della via stessa. La prima notizia dello Spedale "edificatus in locus et finibus ubi dicitur Teupascio" è del 1084, ma la fondazione è certamente precedente. Lo spedale fu fondato, secondo la tradizione, da dodici cittadini lucchesi o probiviri (probabilmente "lo coro duodenale" citato nella regola volgare), in corrispondenza di un passaggio obbligato tra il padule di Fucecchio e il lago di Sesto (ora bonificati) in prossimità del bosco delle Cerbaie; la scelta non era casuale, perché le necessità di assistenza e cura erano particolarmente sentite in quei luoghi pericolosi e malsani. Probabilmente ebbe origine da una comunità di canonici, così come la preesistente vicina abbazia di Badia Pozzeveri, all'interno del movimento di rinnovamento spirituale che attraversava la Chiesa nell'XI secolo.

Il Bertini riporta invece l'opinione del dottor Lami, secondo cui l'origine dello Spedale fosse da fissarsi al 1050 come istituto militare e religioso, i cavalieri del quale vevano il compito di ospitare pellegrini, manentenere sicure le strade ed i ponti. D'altronde in Lucca è stato fondato uno xenodochio fuori dalla porta San Pietro già nell'anno 720 da Teupaldo. Arch. Arciv. Lucca + L.52, riportato da Barsocchini, Memorie e Documenti per servire all'istoria di Lucca, Vol.V, p.2, doc.VIII, p.6

I cavalieri del Tau

In breve lo Spedale divenne così importante che, per adempiere le funzioni cui era preposto, vennero fondati i Cavalieri del Tau, ordine religioso cavalleresco che da Altopascio si diffuse in tutta Europa (Italia, Francia, Inghilterra, Baviera, e pare anche Spagna e Portogallo). Il nome deriva dal lungo mantello nero che i frati indossavano, sul quale era la croce taumata, a forma di punteruolo, simile alla lettera tau τ greca. Questa croce, di origini remote, secondo alcuni si riteneva rappresentasse la lettera iniziale della parola Cristo, ma era già da tempo oggetto di venerazione da parte dei francescani, come simbolo della croce e col significato di perfezione, in quanto lettera finale - conclusiva - dell'alfabeto ebraico. Va inoltre ricordato che il tau compare anche in altri luoghi di pellegrinaggio, come Santiago di Compostela, quale simbolo dei taumaturghi e che nel Libro di Ezechiele (9,4) il tau viene contraddistinto come simbolo di salvezza. Nel caso dei frati di Altopascio, oltre alla simbologia religiosa, costituiva anche un riferimento agli strumenti di lavoro da loro usati, come martello e punteruolo, o alla stampella che implicava il sostegno offerto ai pellegrini.

I cavalieri del Tau sono probabilmente il più antico ordine religioso cavalleresco d'Europa. Oltre all'assistenza dei pellegrini, i frati si occupavano anche della manutenzione delle strade e dei navigli da trasporto; inoltre curavano anche la costruzione e la manutenzione di ponti, cosa che attesta l'alto livello tecnico ed organizzativo raggiunto. La loro abilità è documentata dalla costruzione di ponti per l'attraversamento di diversi fiumi lungo la via Francigena, come l'Arno, l'Elsa, l'Usciana, il Taro e l'Arda.

La Domus Hospitalis Sancti Iacobi de Altopassu vide le sue fortune economiche strettamente collegate alle vicende della via Francigena. La fioritura economica era notevole già alla fine del XII secolo, quando i beni della Magione di Altopascio si estendevano su buona parte delle diocesi di Lucca, del Valdarno inferiore e della Valdinievole, fino a lambire le città di Pistoia e Prato (come testimoniano le bolle di Anastasio IV del 1154, di Alessandro III del 1169, di Innocenzo III del 1198). In seguito si espanse fuori dalla Toscana, in Sicilia, in Sardegna e nel territorio di Napoli, con le obedientie (case ospitaliere); nel XII-XIII secolo, grazie al re Filippo Augusto, i Cavalieri del Tau approdarono in Francia, e quindi in Spagna, Germania e Inghilterra. Nel 1180 una casa ospitaliera venne fondata a Parigi, dove rimase attiva fino al 1567; sullo stesso luogo ancora oggi vi è la chiesa di Saint-Jacques-du-Haut-Pas.

Le fortune dei cavalieri prosperarono grazie all'appoggio di papi e imperatori per la loro attività filantropica che, con il passar del tempo, trascese quella iniziale, legata all'assistenza ai pellegrini e alla manutenzione della via Romea, per dedicarsi più in generale all'assistenza ai malati.

I frati di Altopascio, o del Tau, seguirono all'inizio la regola di Sant'Agostino; nel 1239 vennero assimilati alla regola di San Giovanni di Gerusalemme, con bolla di papa Gregorio IX, che li nomina "ordine sub regola equestri" degli ospedalieri di Gerusalemme. Il papa divenne depositario del "beneficio", cioè i beni dell'istituzione, e del diritto di investitura del gran maestro; ai frati restava il "giuspatronato", cioè il diritto di presentazione del "commendatario" o patrono.

Una recente teoria, che fa anche riferimento al celebre affresco denominato la Cacciata del Duca d'Atene attribuito all'Orcagna e conservato a Firenze nella cosiddetta Salotta di Palazzo Vecchio (Collezione Loeser) e narrata in un recente lavoro di Vittorio L. Perrera, vedrebbe i cavalieri del Tau coinvolti nella vicenda che portò alla cacciata di Gualtieri di Brienne dalla città il 23 luglio 1343.

Nel 1459 Pio II sciolse l'Ordine dei cavalieri del Tau e ordinò la confisca dei beni, per accorparli a quelli della Congregazione di Betlemme, di sua istituzione. Tuttavia, grazie alla resistenza del Gran Maestro Giovanni Capponi, che si rifiutò di obbedire, sopravvisse fino al 1588, quando confluì nell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano per opera di Cosimo I de' Medici, che aveva i beni in commendam. Tuttavia dei frati non si trova più notizia dopo il 1456 e nel 1472 la famiglia Capponi (la stessa di Giovanni), ottenne il giuspatronato da Sisto IV in cambio della promessa di investire 3000 fiorini in migliorie edilizie e agricole; il ruolo che era stato del capitolo dei frati di Altopascio passò allora, di fatto, ai Capponi.

L'ospedale di Altopascio Altopascio sorgeva sulle rive del lago di Bientina, ora bonificato. A testimonianza di quel periodo resta ancora la Piazza del Porto e un affresco, nella chiesa di San Jacopo Maggiore, che ritrae San Jacopo, patrono dei pellegrini, mentre arriva ad Altopascio sulla prua di una barca con il simbolo del Tau.

Intorno all'anno Mille lungo le principali vie di pellegrinaggio in Europa sorsero strutture per l'assistenza ai pellegrini; lo Spedale di Altopascio, tuttavia, assunse un'importanza particolare, tanto che nel 1191 il re di Francia Filippo Augusto lo cita semplicemente come Le Hopital, l'ospedale per antonomasia.

Una delle prime testimonianze dello Spedale è quella di Nikulas di Munkthvera, un abate islandese che nel 1154 compì un pellegrinaggio a Roma e lasciò un diario di viaggio in cui Altopascio è citato come Ospizio di Matilde (Mathildarspitali), in quanto la fondazione ne viene attribuita alla famosa contessa. L'alta torre dell'Ospizio, con il fuoco sempre acceso sul terrazzo, e la sua campana, la Smarrita, rappresentavano un importante punto di riferimento nelle zone paludose che la circondavano. Nell'ospedale i pellegrini potevano sempre trovare ricovero, cure e cibo. L'ospitalità dei frati era così rinomata che venne citata anche da Giovanni Boccaccio, che nella decima novella della sesta giornata del Decameron fa dire a fra' Cipolla che Guccio Porco, il suo servo, aveva un "cappuccio sovra il quale era tanto untume che avrebbe condito il calderon d'Altopascio". La tradizione si è tramandata fino ai giorni nostri, e durante i festeggiamenti per la festa di San Giacomo, a fine luglio, (che prevedono anche un corteo storico, il tiro con la balestra e la ricostruzione delle attività di un borgo medievale) viene distribuito del cibo (pasta, fagioli, ecc.) da un grande calderone allestito in piazza. Elémire Zolla, filosofo e studioso di mistica, ritiene che questa rievocazione "è tra le pochissime a conservare intatte le caratteristiche rituali di una operazione alchemica".

Anche Franco Sacchetti nelle Trecentonovelle (novella CCXVI) riporta una nota da cui si evince la diffusione dei frati del tau: "Avvenne per caso che un altopascino, come sempre ne sono per le terre.." L'ospedale di Altopascio divenne il più grande e attrezzato nel suo genere in tutta Europa, tanto che i pellegrini la denominavano semplicemente "l'ospedale " Raggiunse anche un alto grado di specializzazione nella cura degli ammalati; secondo Piero Bargellini il termine "pappino", che veniva dato agli infermieri toscani, potrebbe derivare non dalle "pappe" somministrate agli ammalati, ma dall'attributo di "altopascini", poi semplicemente "pascini", con cui erano chiamati i migliori assistenti ospedalieri.

Il borgo murato, fondato nella seconda metà dell'XI secolo, subì nel tempo diversi rimaneggiamenti, ampliandosi e modificandosi. Il complesso comprendeva, oltre all'Ospedale, la torre campanaria e la chiesa di San Jacopo. Circondato da una robusta cinta da mura, aveva l'aspetto di un fortilizio; vi si accedeva dalla turrita porta degli Ospedalieri, tuttora esistente, dopo aver attraversato un ponte sul rio Teupascio (o "Theupascio"), ora scomparso. La Magione di Altopascio era all'inizio un complesso articolato intorno a due ampi cortili, attorno ai quali erano disposti i locali dedicati ai frati e all'accoglienza dei pellegrini. Nel XII secolo, accanto alla chiesa, venne aggiunta la torre campanaria. Di quell'epoca sono rimaste parecchie testimonianze nell'Altopascio attuale, soprattutto in piazza Ospitalieri e nella chiesa di San Jacopo Maggiore. Tra il XV e il XVI secolo lo Spedale divenne prima fortezza, poi fattoria, amministrata dalla famiglia Capponi e successivamente dai Medici.

La battaglia di Altopascio Nel XIV secolo un nobile ghibellino lucchese, Castruccio Castracani degli Antelminelli, si rese protagonista di un'epica battaglia svoltasi ad Altopascio contro le forze guelfe fiorentine guidate dallo spagnolo Ramon (o Raimondo) di Cardona, capitano della guardia pontificia sotto Giovanni XXII.

Dopo aver sottomesso altri centri ghibellini, Castruccio aveva conquistato Pistoia e minacciava la stessa Firenze.