Biografia Raffaello Consortini nacque a Volterra il 18 maggio 1908 da una famiglia di alabastrai, conosciuta in tutto il mondo per le sue abilità artistiche nella lavorazione del locale alabastro.
Raffaello iniziò la sua formazione presso la bottega del padre dove dimostrò subito un'attitudine al disegno e verso i lavori manuali. Negli anni successivi si iscrisse prima alla Scuola d'Arte di Volterra, dove ebbe come insegnante Giacomo Padovan, e successivamente, nel 1929, al Liceo Artistico di Firenze dove vinse una borsa di studio con un lavoro apprezzato da Domenico Trentacoste. Dal 1933 al 1936 frequentò l'Accademia di Belle Arti e si iscrisse contemporaneamente al Corso di Magistero dell’Istituto d’Arte di Firenze sotto gli insegnamenti di Libero Andreotti. Nel 1936 ottenne l'idoneità al concorso per la cattedra di disegno ordinato e divenne ordinario di plastica decorativa e figurativa presso l'Istituto d'Arte di Palermo.
Dagli anni trenta agli anni settanta ottenne molti riconoscimenti per la sua attività di scultore collezionando premi in concorsi e ricevendo molte committenze sia da istituzioni pubbliche sia da privati. Le sue capacità scultoree lo posero all’attenzione della critica e della stampa e, tra gli anni trenta e gli anni quaranta, Raffaello approdò alla XX, alla XXII e alla XXIII Biennale di Venezia con opere di chiaro sapore realistico. Nel 1942 venne nominato socio onorario dell’Accademia dei Sepolti di Volterra e nel 1945 fu fatto membro della Commissione volterrana di Arte Sacra. Nel 1956 fu nominato Accademico presso l'Accademia Fiorentina delle Arti del Disegno. Nell’ultimo periodo della sua esistenza, superata la tradizione classica di lavorare i materiali nobili e abbandonata la tecnica dello studio preparatorio con il gesso, arrivò a sperimentare l’uso del cemento.
Raffaello Consortini morì a Volterra il 22 ottobre del 2000.
A Raffaello Consortini è dedicata la Casa Museo di Borgo San Giusto, casa dove l'artista ha realmente vissuto, adibita a museo secondo le sue precise disposizioni testamentarie.
Opere Abbondanza Nel 1930 completò l'opera scultorea Abbondanza, custodita attualmente all’Ecomuseo dell’Alabastro presso Palazzo Minucci Solaini a Volterra.
L’opera ritrae un volto femminile con una sorta di turbante che si tramuta, nella parte sinistra, in chicchi rotondi che, a loro volta, si uniscono a pampini e grappoli d'uva disposti verticalmente a incorniciare la guancia. A destra del collo, slanciato ed elegante, è posata una testa di montone, cava, che ricorda un antico contenitore. Infine, attorcigliato su un sostegno che sbuca dalla testa stessa della donna, un serpente disegna nell'aria un arco, a lambire la guancia destra.
Bambino che legge Sempre risalente al 1930 è il Bambino che legge, scultura in alabastro sia bianco che policromo custodita a Volterra, presso la Collezione Bruchi.
La scultura raffigura un bambino seduto sopra una sedia e intento alla lettura. Si nota subito il contrasto nell'accostamento cromatico della materia presente in tonalità chiare (incarnato, camicia e gambe), rossastre (capelli), marrone con venature grigie (pantaloni) e grigie con venature nere (sedia).
La disposizione della figura del bambino risulta essere contrastante con la disposizione della sedia, ma la mano che sorregge la gota e il braccio obliquo posato sul libro vengono controbilanciati sul lato sinistro dall'inserzione a incrocio della gamba destra sotto la coscia sinistra.
Donna con bambino Scultura realizzata nel 1930, la Donna con Bambino è custodita all'Ecomuseo dell'alabastro di Volterra presso Palazzo Minucci Solaini.
L'opera si ispira all'episodio di San Cristoforo che guada un fiume con Gesù infante sulle spalle. La mutazione inattesa sta nell'avere reso al femminile il personaggio del santo, in una figura che quindi richiama il tema della Madre e del Figlio. L'elevata padronanza della tecnica si manifesta soprattutto nella resa levigata del corpo del bambino, avvinghiato con la gamba destra alla spalla sinistra della madre, nella perfetta voluta d'arco disegnata dal manto sul fianco sinistro, che si avvoltola sulla schiena e risalire fino a coprire il capo.
La Natività Risale al 1937 La Natività, un rilievo in alabastro che rappresenta la nascita di Cristo, raffigurato in braccio alla Madonna con Giuseppe sulla destra; il gruppo è circondato da figure animali e umane, intente nell'offrire doni, e figure angeliche nella parte superiore, intente a celebrare l'evento. Il rilievo si trova attualmente nell'Ecomuseo dell'alabastro a Volterra.
L'opera costituisce il momento culminante del rapporto di collaborazione tra Raffaello Consortini e Umberto Borgna, sotto la cui direzione gli Artieri dell'Alabastro tentavano di rilanciare la produzione artigianale volterrana aggiornandone i modelli sul gusto del design internazionale contemporaneo. La natività riecheggia la sintesi plastica delle opere coeve di Giò Ponti, che ebbero un ruolo non marginale nel rinnovamento della scultura di quegli anni, e dimostra di aderire alla corrente di Libero Andreotti, maestro dell'artista all'Istituto d'Arte di Porta Romana.
Acqua e Terra L'opera Acqua e Terra fu completata nel 1939 ed è composta da due figure femminili in bronzo alte 160cm. Nel 2009, nove anni dopo la morte dello scultore, fu collocata nella Fontana dei Ponti di Volterra.
Le sculture, che simboleggiano metaforicamente l'acqua e la terra, rappresentano due figure femminili stanti in posizione caratteristica della statuaria arcaico etrusca, con il peso equamente distribuito sulle due gambe nell'atto di incedere. Una tiene in mano una brocca ed una patera, l'altra tiene in grembo i frutti della terra. L'acconciatura con trecce, gli zigomi pronunciati ed il sorriso arcaico delle due sculture ricordano le Korai dell'acropoli di Atene. Dell'opera esistono anche due bozzetti in gesso dell'altezza di 30 cm.
Vitellino Il Vitellino di bronzo è raffigurato accovacciato e con la testa sollevata. L'artista si avvalse dello studio ravvicinato di un vero vitellino e di fotografie. L'opera è attualmente custodita presso il Palazzo Comunale di Volterra. Per quest'opera, esposta alla XI Mostra Interprovinciale d'Arte a Firenze nel 1939, Consortini ricevette il prestigioso Premio del Duce. Dell'opera esiste anche un modello in terracotta realizzato nel 1938 e custodito invece nella Casamuseo di Borgo San Giusto.
Del Vitellino esistono altre versioni, due del 1964 ed una del 1965, tutte custodite presso la Cassa di Risparmio di Volterra: il Vitellino sdraiato, che ritrae l'animale in un momento di riposo, accovacciato con le zampe distese e con la testa sollevata; il Vitellino appena nato, raffigurato mentre cerca di alzarsi sulle zampe tremolanti; il Vitellino che si alza, con caratteristiche analoghe al precedente. Brizzolina Brizzolina è un'opera in legno che risale al 1941 ed è situata presso la Cassa di Risparmio di Volterra.
L'opera raffigura due bambini di età diversa in un momento di quotidianità. La bambina viene rappresentata a piedi nudi, con labbra sottili e occhi grandi nelle vesti di un abito essenziale mentre aiuta un bambino ad indossare una camiciola. Il bambino solleva le braccia cercando di assecondare il gesto della fanciulla e china lievemente il capo.
Caio Curzio Questa scultura è un monumento in memoria a Caio Curzio Filone, console membro della gens Curtia vissuto nel 445 a.C.; l'opera si trova nell'odierna fattoria di Cozzano, al limite della provincia di Pisa. L'opera fu realizzata tra il 1938 ed il 1942 da Consortini su commissione dell'avv. Arnaldo dello Sbarba, deputato e ministro nei governi di Luigi Facta.
Elisa L'opera, in bronzo, risale al 1942 e rappresenta una ragazza seduta con le gambe distese e accavallate, con le braccia posate in grembo, il volto delineato, gli occhi grandi, il naso sottile e la bocca carnosa; i capelli, trattenuti da un cerchietto, ricadono sulle spalle.
Consortini indugia nella descrizione dell'abito, che lascia scoperte le braccia e le gambe della fanciulla esaltandone la magrezza, plasma le morbide pieghe del tessuto, creando contrasti chiaroscurali e si sofferma sull'intreccio dei sandali, ornati da un piccolo pendaglio.
Madonna del Rosario (detta del Congresso) Bassorilievo in legno, fu realizzato da Consortini nel 1944. L'opera rappresenta in modo chiaro il tema della maternità, con la Madonna che tiene in braccio il Bambino stringendo tra le mani il rosario. L'opera sacra ha poi assunto un ruolo rilevante nella comunità cristiana di Volterra in quanto, benedetta da papa Pio XII, venne consegnata alla città nel corso del Congresso mariano che vi si svolse dal 17 al 22 agosto 1946, durante le cerimonie di dedicazione della città alla Vergine.
Madonna col Bambino Nella Madonna col Bambino, scultura in terracotta realizzata nel 1945, sono avvertibili gli echi della scultura fiorentina del Quattrocento, filtrati attraverso la lezione di Libero Andreotti. Il modellato raffigura la madonna con in braccio il bambino e presenta particolare cura per quanto riguarda l'espressione dei volti dei due personaggi. L'opera è attualmente custodita presso la Cassa di Risparmio di Volterra.
Svestizione di Cristo La Svestizione di Cristo fu realizzata nel 1945 e presentata nel 1973 alla Mostra concorso regionale di arte sacra presso il circolo degli artisti Casa di Dante a Firenze; fa parte di una serie di rilievi raffiguranti le stazioni della Via Crucis.
Lavandaie L'opera venne presentata per la prima volta nel 1948 alla mostra Arti Figurative "Premio Firenze", presso l'ex convento dell'Oblate; era originariamente composta da due figure femminili con al centro una terza figura raffigurante una fanciulla, alle quali è stata in seguito aggiunta la terza lavandaia sulla sinistra. Consortini ha insistito sugli aspetti aneddotici e sull'approfondimento psicologico dei personaggi rappresentati: le tre figure del gruppo iniziale appaiono serrate in un intimo colloquio di sguardi quotidiano e domestico. Il naturalismo dell'artista mostra richiami arcaici sia nella definizione delle masse e delle superfici scabre, vistosamente segnate dagli strumenti del mestiere, sia nell'uso di materiali poveri che incarnano un'espressività decisamente anti accademica e anti decorativa. Dell'opera esiste una versione in bronzo, comprendente la terza lavandaia aggiunta sulla sinistra, attualmente esposta al Museo Consortini di Volterra. A questa versione va probabilmente riferito lo studio in bronzo per una testa di lavandaia, nella collezione privata di Mimmi Cassola. Una terza versione, in terracotta, si trova presso il centro studi Santa Maria Maddalena a Volterra.
San Giovannino Chiamato a raffigurare il santo, nel 1949 l'autore raffigurò un'iconografia antica e diversificata. Partendo da un'intenzione dichiaratamente ritrattistica privilegiò infatti quella del "San Giovannino" che predica nel deserto l'avvento imminente del Cristo: col capo coronato da una bella corona a raggiera, impugnando con la mano sinistra la croce e vestito con una veste di pelle di cammello, porta sulle spalle il mantello che, nelle tante versioni pittoriche, indica col suo colore rosso il martirio.
Gruppo dei Santi Protettori (San Lino Papa, San Giusto e Sant'Ottaviano) L'opera, in pietra, fu realizzata per commissione ecclesiastica tra il 1956 e il 1960 ed è situata presso il Duomo di Santa Maria Assunta a Volterra, in piazza San Giovanni.