Larcidiocesi di Ancona-Osimo () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2023 contava 204.000 battezzati su 217.875 abitanti. È retta dall'arcivescovo Angelo Spina.

Territorio L'arcidiocesi si estende per intero nella provincia di Ancona e comprende i comuni di Ancona, Osimo, Falconara Marittima, Numana, Camerano, Camerata Picena, Castelfidardo, Polverigi, Staffolo, Filottrano, Agugliano, Sirolo, Offagna, e la frazione Grancetta di Chiaravalle.

Confina a nord con la diocesi di Senigallia, a ovest con la diocesi di Jesi, a sud e a ovest con la diocesi di Macerata, a sud con la prelatura di Loreto, a est con il mare Adriatico.

Sede arcivescovile è la città di Ancona, dove si trova la cattedrale di San Ciriaco. A Osimo sorge la concattedrale di San Leopardo. Altri monumenti significativi dell'arcidiocesi sono: ad Ancona la chiesa di Santa Maria della Piazza, le abbazie di Portonovo e di San Pietro al Conero, San Francesco alle Scale e San Domenico; a Osimo il battistero, la basilica di San Giuseppe da Copertino, il santuario di Campocavallo.

L'arcidiocesi ha una superficie di 501 km², suddivisa in 72 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali: Ancona centro, Ancona periferia, Osimo, Falconara Marittima e Castelfidardo.

Provincia ecclesiastica La provincia ecclesiastica di Ancona, istituita nel 1972, comprende quattro sedi suffraganee: la diocesi di Fabriano, la diocesi di Jesi, la diocesi di Senigallia, la prelatura territoriale di Loreto.

Storia L'attuale arcidiocesi è frutto dell'unione di due antiche sedi, ognuna con una propria millenaria storia.

Ancona Le prime notizie sulla vita cristiana di Ancona si riferiscono alla memoria antiqua di santo Stefano protomartire di cui parla sant'Agostino in un suo sermone, risalente forse al 425, mentre da papa Gregorio Magno si ha la notizia che anche la prima cattedrale di Ancona era dedicata a questo santo.

La tradizione liturgica anconitana ricorda diversi santi martiri, tra cui san Liberio, le sante Palazia e Laurenzia, i santi Pellegrino, Ercolano e Flaviano. In particolare antiche tradizioni tramandano come primi vescovi anconitani due santi di origine greca, Primiano (III secolo) e Ciriaco (IV secolo), che testimoniano lo stretto legame della città di Ancona con l'Oriente cristiano; se l'esistenza storica di questi due santi non è messa in dubbio, meno sicuro tuttavia appare il loro episcopato anconitano.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.

La prima testimonianza storica dell'esistenza di una sede vescovile anconitana è una lettera di papa Gelasio I (492-496), scritta ai vescovi Massimo ed Eusebio, perché si occupassero dell'illecito che avrebbe commesso il vescovo anconitano, di cui non è fatto il nome, accusato dal vescovo della ecclesia Camiscana (probabilmente Camerino), di aver occupato alcune parrocchie sotto la sua giurisdizione. Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, pp. 478, 705 e 1474. Il primo vescovo di cui si conosce con certezza il nome è san Marcellino, vissuto verosimilmente nel VI secolo, di cui parla Gregorio Magno nei suoi Dialoghi (circa 593-594). L'epistolario di questo pontefice ci fa conoscere il nome di un altro vescovo di Ancona, Sereno, incaricato dal papa nel 599 di visitare la Chiesa di Osimo, da tempo senza vescovo. Sereno morì prima di dicembre del 603, poiché una lettera di papa Gregorio di questo mese ci informa che, per la vacanza della sede anconitana, erano stati eletti tre candidati, sui quali il pontefice ordinò un'inchiesta, prima di procedere alla nomina definitiva del nuovo vescovo.Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, pp. 191, 836-837 e 1962.

A questi vescovi, la tradizione anconitana ha aggiunto altri vescovi la cui esistenza storica non è però comprovata da documenti coevi: Marco nel 462 (o 465), Trasone I nel 500, Tommaso in una data incerta nel VI secolo e Giovanni I nel 629. I successivi vescovi anconitani del primo millennio sono per lo più noti per la loro partecipazione ai concili celebrati a Roma dai pontefici: ricordiamo Mauroso e Giovanni II, che presero parte ai concili che condannarono l'eresia monotelita nel 649 e nel 680; e Paolo, che nell'878 fu inviato come legato pontificio a Costantinopoli, ma avendo aderito al partito del patriarca Fozio venne deposto dalla sede anconitana.

Tra i vescovi del XIII secolo si distinsero in particolare Gerardo II e Giovanni Bono. Durante l'episcopato di Gerardo, camaldolese, furono rinvenute le reliquie dei martiri Pellegrino, Ercolano e Flaviano; a questo vescovo si deve inoltre la stesura di una nuova normativa per la vita dei canonici della cattedrale. Giovanni Bono invece è noto per «la sua partecipazione al concilio di Lione nel 1245 e la sua nomina a vicario papale per il Regno di Sicilia».

Nel 1419 papa Martino V decise di unire alla diocesi di Ancona quella di Numana (detta anche Umana). L'unione fu sancita dalla bolla Ex supernae majestatis del 19 ottobre 1422 e la diocesi prese il nome di diocesi di Ancona e Umana (Anconitana et Numanensis). Tuttavia, diversamente dal solito, l'unione delle due diocesi non fu aeque principaliter e Numana non conservò nessuna prerogativa vescovile, anzi la sua cattedrale fu ridotta a semplice parrocchia. Nei secoli successivi i vescovi di Ancona tralasciarono il titolo di vescovi di Umana, fino a quando il 22 aprile 1747 papa Benedetto XIV impose loro con una bolla di adottare il doppio titolo.Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. VII, pp. 143-151.

La seconda metà del XVI secolo vide sulla cattedra anconitana la presenza di validi vescovi riformatori, che si impegnarono in prima persona nell'attuazione dei decreti del concilio di Trento. Il primo è Vincenzo Lucchi (1556-1585), che istituì il seminario vescovile e impose l'obbligo della residenza a tutti i titolari di benefici ecclesiastici. Segue il cardinale Carlo Conti (1585-1615), che celebrò un sinodo diocesano, compì ben cinque visite pastorali nella sua diocesi e accolse i gesuiti.

Nel 1796 un'immagine della Vergine esposta nella cattedrale fu vista aprire e chiudere gli occhi per quattro mesi da una grande folla, stimata in circa sessantamila persone. Nel febbraio dell'anno successivo Napoleone Bonaparte venne in città e volle personalmente istituire un processo intorno a questo fatto, con l'intento di por fine a una presunta superstizione. Esaminò scrupolosamente l'immagine, interrogò i canonici, volle destinare a opere di carità la collana di perle che ornava l'immagine e traslarla in un monastero, ma per rispetto del popolo che l'aveva venerata cambiò decisione sulla collana e acconsentì che l'immagine tornasse in cattedrale. Il prodigio della Madonna del Duomo è ancora oggi uno dei principali centri di attrazione della comunità cristiana anconetana.

Il 14 settembre 1904 la sede fu elevata al rango di arcidiocesi honoris causa, immediatamente soggetta alla Santa Sede, con il decreto Honoribus et privilegiis della Congregazione concistoriale. Il 15 agosto 1972 fu ulteriormente elevata a sede metropolitana da papa Paolo VI con la bolla Qui apostolico; le furono assegnate come suffraganee le diocesi di Osimo e di Jesi.

Nel 1986, poco prima dell'unione con Osimo, l'arcidiocesi di Ancona comprendeva 49 parrocchie nei comuni di Ancona (33), Agugliano, Camerano (2), Camerata Picena, Chiaravalle, Falconara Marittima (7), Numana (2), Polverigi e Sirolo.Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 262, 11 novembre 1986, pp. 8-9. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 25 ottobre 1986 su richiesta del vescovo di Ancona del 9 luglio precedente.

Osimo Secondo la tradizione fu il martire san Feliciano a diffondere la fede cristiana nel territorio di Osimo alla metà del III secolo. Nel 303, nel corso delle persecuzioni ordinate da Diocleziano, a Osimo subirono il martirio i santi Fiorenzo, Diocleziano e Sisinnio;Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 387. sul luogo del martirio fu eretta una chiesa a loro dedicata ancora oggi esistente.

Il primo vescovo di Osimo di cui si hanno notizie fu san Leopardo vissuto in epoca incerta, probabilmente nel IV o V secolo. Nel 599, papa Gregorio Magno affidò la chiesa osimana, «diu pastorali sollecitudine destitutam», ossia da lungo tempo vacante, alle cure pastorali del vescovo Sereno di Ancona.

A partire dal VII secolo riprende la serie episcopale osimana con il vescovo Fortunato, che prese parte al concilio lateranense indetto da papa Martino I nel 649 per condannare l'eresia monotelita. Segue il vescovo Giovanni, che nel 680 figura tra i prelati che parteciparono al concilio romano voluto da papa Agatone per rinnovare la condanna del monotelismo. Attribuito all'VIII secolo è san Vitaliano, che fece ricostruire la cattedrale dedicata a san Leopardo; un vescovo osimano di nome Vitaliano prese parte al sinodo romano del 743.Giovanni Lucchesi, Vitaliano, vescovo di Osimo, santo, Bibliotheca Sanctorum, vol. XII, col. 1237.

Nell'XI secolo il vescovo Ghislerio fu duramente ripreso da san Pier Damiani per la sua condotta immorale. Nel 1053 papa Leone IX consacrò la cattedrale di Osimo, che fu ulteriormente ampliata a opera del vescovo Gentile sul finire del XII secolo.

Nel XIII secolo, nel contesto della lotta tra guelfi e ghibellini, la città di Osimo aderì al partito dell'imperatore Federico II. Per questo motivo, il 22 maggio 1240 papa Gregorio IX con la bolla Recte considerationis examine soppresse la diocesi di Osimo e ne incorporò il territorio nell'erigenda diocesi di Recanati. Il 15 novembre dello stesso anno Osimo passò sotto la giurisdizione del vescovo di Numana, come compensazione per la perdita della potestà vescovile su Recanati. Questa situazione perdurò fino al 13 marzo 1264, quando papa Urbano IV con la bolla Recti statera judicii ripristinò la sede vescovile di Osimo.

Nel 1320 Osimo si ribellò nuovamente e incarcerò il vescovo Berardo II. Allora papa Giovanni XXII privò nuovamente Osimo della dignità episcopale, ma poiché gli altri centri della diocesi avevano osteggiato la ribellione, concesse per questi un proprio vescovo con il titolo di episcopus dioecesis ecclesiae Auximanae, olim cathedralis. Come cattedrale fu in uso la chiesa di Santa Maria di Cingoli. Il 12 luglio 1368 papa Urbano VI concesse la restituzione della cattedra vescovile a Osimo con la bolla Sancta Mater Ecclesia.Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. VII, pp. 532-535.

Il vescovo Bernardino de Cupis (1551-1574) prese parte al concilio di Trento e fu il primo ad attuare in diocesi i decreti di riforma tridentini, seguito da altri vescovi ricchi di fervore riformatore, tra cui si devono menzionare Agostino Galamini (1620-1639) e Antonio Bichi (1656-1691).

Nel 1586 papa Sisto V trasferì a Recanati i territori di Castelfidardo e di Montecassiano appartenenti in precedenza a Osimo.

Il 20 agosto 1725 con la bolla Romana Ecclesia di papa Benedetto XIII la sede vescovile di Cingoli fu ristabilita ricavandone il territorio dalla diocesi di Osimo e unita aeque principaliter alla stessa sede osimana; tale unione durò fino al 1964.

Il 15 agosto 1972 la diocesi di Osimo, fino a quel momento immediatamente soggetta alla Santa Sede, entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Ancona.

L'ultimo cambiamento territoriale prima della piena unione ad Ancona risale al 1984 quando papa Giovanni Paolo II decise l'unione di Castelfidardo a Osimo e l'unione di Montefano e di Appignano rispettivamente a Recanati e a Macerata.AAS 76 (1984), p. 911.