Campione europeo di Formula 3 nel 1980, trascorse buona parte della carriera in Formula 1, in cui vinse cinque Gran Premi ed in cui sfiorò il titolo mondiale nel 1985. Nel corso della sua carriera nella massima categoria gareggiò per squadre come Tyrrell, Ferrari, Arrows, Lola e Minardi. Considerato uno dei più forti piloti italiani di sempre, ad oggi è l'ultimo italiano ad avere vinto in Formula 1 su Ferrari e a competere per il mondiale piloti di Formula 1 con la Ferrari. Paragonato ad Alberto Ascari, era grintoso ed abile nella messa a punto, sapendo fornire a ingegneri e meccanici indicazioni precise e dettagliate per migliorare le prestazioni della vettura. Parallelamente alle gare in Formula 1 partecipò a molte competizioni su vetture a ruote coperte aggiudicandosi, oltre ad altre, la 24 Ore di Le Mans del 1997 e la 12 Ore di Sebring del 2001, anno in cui morì al Lausitzring mentre collaudava una Audi R8 Sport. Causa dell'incidente – come concluse l’indagine – fu la foratura progressiva del pneumatico posteriore sinistro, il cui cedimento finale fu fatale al pilota, che morì in seguito a una spaventosa carambola.

Carriera Gli inizi

Nato a Milano il 23 dicembre 1956 e cresciuto a Rozzano, ebbe un'infanzia tranquilla e dopo aver conseguito il diploma di perito industriale entrò nel mondo del lavoro come dipendente presso un'azienda. Fu attratto dalle corse e fece le sue prime esperienze guidando moto, per passare poi alle auto. Nel 1976 prese parte al campionato di Formula Monza per la Scuderia Salvati, su una vettura da lui costruita con alcuni amici. Non ottenne risultati rilevanti al suo primo anno, ma il suo team lo sostenne, aiutandolo nel passaggio in Formula Italia nel 1978. Grazie al supporto della squadra di Mario Simone Vullo ottenne una vittoria concludendo quarto in classifica generale piloti. Questi risultati gli permisero di esordire, a fine stagione, in una gara di Formula 3, in cui gareggiò negli anni seguenti.

Nel 1979 Giampaolo Pavanello lo ingaggiò come pilota ufficiale della sua scuderia Euroracing per gareggiare nel Campionato Italiano di Formula 3, dove affiancò il più esperto Piercarlo Ghinzani, che Alboreto ammirava molto. Già al primo anno fu secondo, dietro al compagno di squadra. Contemporaneamente partecipò al Campionato Europeo di Formula 3 nel 1979, a bordo di una March-Alfa Romeo della Euroracing, con la quale conquistò il titolo di campione d'Europa l'anno seguente, nonostante il modello 803 fosse considerato non all'altezza delle contemporanee Ralt e Martini, ma che invece risultò vincente. Notato da Cesare Fiorio, l'anno stesso fu inserito nel programma sportivo della Lancia, con cui corse alcune gare nel Campionato del Mondo Sport Prototipi. Parallelamente continuò i suoi impegni sulle vetture a ruote scoperte, disputando nel 1981 il Campionato Europeo di Formula 2 su Minardi, con cui vinse la gara di Misano.

Endurance

Nel 1980, definitivamente ingaggiato dalla Lancia Corse, disputò quattro gare nel Gruppo 5 su Lancia Beta Montecarlo, conquistando il secondo posto alla 1000 km di Brands Hatch in coppia con Eddie Cheever, risultato ripetuto anche alla 6 ore del Mugello ed alla 6 Ore di Watkins Glen.

Per il 1981 confermò il suo impegno nell'endurance, ma corse contemporaneamente in Formula 2 e in Formula 1. Durante la stagione vinse in coppia con Riccardo Patrese la 6 Ore di Watkins Glen e prese parte alla sua prima 24 Ore di Le Mans, giungendo ottavo, miglior risultato della scuderia, e secondo nella classe del Gruppo 5. Fu squalificato alla 6 Ore del Mugello dopo che si era classificato terzo per irregolare sostituzione del cambio da parte della squadra. L'introduzione della Lancia LC1 nella stagione 1982 portò ad Alboreto i migliori risultati in questa categoria, nonostante alcuni iniziali problemi di affidabilità. Riuscì infatti ad imporsi alla 1000 km di Silverstone, alla 1000 km del Nürburgring e alla 6 Ore del Mugello. Questa vittoria lo proiettò in testa al mondiale a due gare dal termine, ma a causa di due incidenti consecutivi terminò al quinto posto in classifica.

Il 1983 fu l'ultimo anno trascorso da Alboreto nell'Endurance, prima di dedicarsi completamente alla Formula 1. La nuova Lancia LC2, sebbene mostrasse una discreta competitività, non era affidabile e Alboreto raccolse solo due punti alla 1000 km di Monza.

Formula 1 Gli anni in Tyrrell (1981-1983)

1981 Grazie ai buoni risultati ottenuti nelle formule minori e all'intercessione del conte Zanon, amico di Ken Tyrrell, debuttò in Formula 1 nel 1981. All'esordio, nel Gran Premio di San Marino, si qualificò diciassettesimo, davanti al compagno di squadra Eddie Cheever, e fu autore di una buona gara, fin quando non fu tamponato dal connazionale Beppe Gabbiani, durante un tentativo di sorpasso. La scarsa competitività ed affidabilità del mezzo impedirono ad Alboreto di ottenere risultati utili: per due volte non riuscì a qualificarsi e non andò mai oltre un nono posto, ottenuto al Gran Premio d'Olanda. Concluse la sua prima stagione in Formula 1 senza aver conquistato punti.

1982

Per il 1982 Alboreto fu confermato alla Tyrrell. Dopo aver sfiorato i punti in Sudafrica, giunse sesto in Brasile. Il risultato venne commutato in un quarto posto per la squalifica di Keke Rosberg e Piquet, ufficializzata due settimane più tardi. L'italiano replicò il medesimo piazzamento a Long Beach. Intanto andava acuendosi lo scontro tra FISA e FOCA, portando i team affiliati a quest'ultima a boicottare il Gran Premio di San Marino. La scuderia inglese decise comunque di partecipare, soprattutto per non perdere il sostegno dei propri sponsor. In gara Alboreto giunse terzo, ma si dichiarò comunque insoddisfatto per la facilità con cui il piazzamento era stato ottenuto, con appena quattordici vetture al via e cinque al traguardo. La buona serie di risultati lo catapultò all'attenzione di diverse scuderie, ma Ken Tyrrell non era disposto a privarsene, se non per cifre elevate.

La parte centrale della stagione riservò poche soddisfazioni al pilota milanese e solo al Gran Premio di Francia riuscì a ottenere un sesto posto, seguito da una quarta piazza alla successiva corsa. Alla vigilia dell'appuntamento monzese, Enzo Ferrari riservò al pilota parole di stima sia dal lato professionale sia da quello umano, assicurandogli un posto nella sua squadra per il 1984. Alboreto, rimasto colpito, ringraziò il costruttore, ma affermò di doversi soprattutto concentrare sulla stagione in corso. Due settimane più tardi, al Gran Premio di Las Vegas, colse il primo successo in carriera che gli permise di piazzarsi ottavo in classifica piloti con venticinque punti ottenuti.

1983

Nel 1983 la Tyrrell poté avvalersi di budget sostanziosi grazie al nuovo sponsor Benetton. Lo stesso proprietario del team si dichiarò parecchio ottimista, lodando Alboreto e affermando che avrebbe potuto lottare per la vittoria del titolo mondiale. Nei fatti, però, la monoposto si dimostrò ben poco competitiva, soffrendo soprattutto il fatto di non avere un motore turbo, ma un aspirato, inferiore alla concorrenza. La Cosworth stessa, che forniva i propulsori, cercò di ovviare all'inconveniente affidando ad Alboreto un nuovo motore più potente, ma i risultati non migliorarono. Solamente nei circuiti più lenti Alboreto riuscì a esprimersi su alti livelli. A Long Beach avrebbe potuto lottare per la vittoria, ma venne coinvolto in un contatto con Jean-Pierre Jarier che non gli permise di andare oltre il nono posto.

A Detroit, invece, complice una giusta scelta di gomme e la conformazione della pista, adatta al suo propulsore, riuscì a centrare il suo unico successo stagionale, pur rimanendo un episodio isolato. Questa vittoria lo rilanciò comunque nel mercato piloti, tanto che Alboreto affermò di avere contatti con diversi team per il campionato seguente. Pareva sempre più vicino un ingaggio da parte della Ferrari, che già seguiva il pilota da diverso tempo. Intanto la stagione proseguì senza ulteriori acuti, nonostante l'introduzione di una nuova vettura, la Tyrrell 012, che non gli permise di andare oltre un sesto posto al Gran Premio d'Olanda. A settembre gli venne assegnato il Premio Varzi, destinato al pilota italiano più promettente, e alla fine del mese fu ufficializzato il suo passaggio alla Ferrari. Conclusi gli ultimi Gran Premi venendo sempre costretto al ritiro, Alboreto chiuse la stagione al dodicesimo posto con dieci punti ottenuti.

Il passaggio in Ferrari (1984-1988) 1984

Le sue buone prestazioni gli valsero dunque la chiamata alla Casa di Maranello nel 1984 e la stima da parte di Enzo Ferrari. Nonostante i buoni risultati ottenuti durante i test invernali e le elevate aspettative del pilota la stagione si rivelò nel complesso deludente. Al primo appuntamento mondiale riuscì comunque a partire in prima fila, ma fu fermato dopo pochi giri per un guasto ai freni. La sua breve prova, però, impressionò la stampa specializzata e lo stesso Alboreto si dichiarò ottimista per il prosieguo del campionato.

Ben diversa la situazione in Sudafrica, dove, complice la mancanza di velocità di punta della vettura, non riuscì mai a lottare per le prime posizioni, concludendo la gara con un ritiro. Solamente al Gran Premio del Belgio la Ferrari si dimostrò superiore alla concorrenza. Dopo una deludente qualifica al venerdì, il sabato Alboreto riuscì a ottenere la pole position, migliorando il suo tempo sul giro di circa quattro secondi, nonostante fossero state fatte solo piccole modifiche alla monoposto. In gara vinse agevolmente, diventando il primo italiano a vincere al volante di una Ferrari dal 1966, quando Ludovico Scarfiotti vinse il Gran Premio d'Italia.

Nel prosieguo dell'annata, complici anche le prestazioni degli pneumatici Goodyear,. non fu in grado di conquistare altri successi. A Imola e in Francia fu infatti costretto al ritiro. A Monaco la situazione sembrò migliorare grazie anche ad una conformazione del circuito particolarmente adatta alla 126 C4 e fin dalle prime prove Alboreto risultò competitivo. Dopo essere partito in quarta posizione, in una gara svoltasi sotto un intenso diluvio, colse solo un settimo posto, poi tramutato in sesto per la squalifica delle Tyrrell da tutte le competizioni stagionali dopo il Gran Premio di Detroit, che gli valse, però, appena mezzo punto perché la corsa venne sospesa senza che fosse stato coperto almeno il 75% dei giri previsti. L'italiano si dichiarò comunque fiducioso e attribuì il risultato alla sua eccessiva irruenza e al meteo sfavorevole. A dispetto di ciò le prestazioni della monoposto non migliorarono e Alboreto era spesso vittima di rotture meccaniche.

Dopo il Gran Premio degli Stati Uniti-Est, la Ferrari annunciò il rinnovo del contratto per entrambi i piloti e si impegnò a mettere in pista una vettura modificata. In Austria vennero infatti portati due differenti modelli. A dispetto di ciò si evidenziarono solo piccoli progressi in prova, mentre in gara Alboreto, nonostante fosse debilitato a causa della febbre, riuscì a cogliere il terzo posto, favorito pure dal ritiro di alcuni dei suoi concorrenti. A Monza esordì nelle prove il nuovo modello M2, ma in gara fu utilizzata la vecchia vettura e il milanese colse il secondo posto. Identico risultato venne replicato pure al Nürburgring, mentre in Portogallo giunse quarto. A fine stagione concluse quindi al quarto posto in classifica piloti con 30,5 punti.

1985

Le premesse per il 1985 erano incoraggianti:. la nuova 156-85, nonostante evidenziasse alcune difficoltà sulle piste più sconnesse a causa del telaio abbastanza rigido, si dimostrò competitiva e veloce. Gli stessi test invernali avevano evidenziato la bontà del progetto ed Alboreto ottenne tempi lusinghieri. La stagione visse, nel complesso, di un lungo testa a testa con Prost, conclusasi a favore del francese anche a causa di un calo di affidabilità della Ferrari nelle ultime gare.