La physis (), nella filosofia greca antica, è la realtà prima e fondamentale, principio e causa di tutte le cose. Il termine è in genere tradotto con "natura",Giovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana, a cura di Vincenzo Cicero, Milano, Bompiani, 2018, p. 80. anche se nelle lingue moderne non esiste un corrispondente esatto all'originale greco.Giovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana, a cura di Vincenzo Cicero, Milano, Bompiani, 2018, pp. 2450-2451.
Etimologia Il termine italiano "natura" designa l'insieme delle cose e degli esseri esistenti nell'universo, e deriva dalla radice latina gna (in greco gen), che significa "generazione", da cui il verbo latino nasci, "nascere". Analogamente, la parola greca physis appartiene alla radice del verbo phyo (φύω), "genero", "cresco": il termine physis indica dunque la totalità delle cose che esistono, che nascono, che vivono, che muoiono.Felix Heinimann, Nomos und Physis. Herkunft und Bedeutung einer Antithese im griechischen Denken des 5. Jahrhunderts, Basel, Reinhardt, 1965, p. 89. Physis, in questo significato, è il mondo della vita, che si offre al nostro sguardo, oggetto dell'esperienza quotidiana, e di cui l'uomo è parte.
La physis va intesa come il divenire del mondo. Tuttavia, per gli antichi Greci, la physis non diviene da alcunché, poiché ex nihilo nihil fit (dal nulla non deriva nulla).Aristotele, Metafisica I, 3, 983b 11-13. Pertanto, in quanto "totalità di tutte le cose", essa comprende sia il principio da cui il mondo scaturisce che le singole cose derivate da essoAlfred Dunshirn, Physis (2019), Online Encyclopedia Philosophy of Nature (sfumatura non presente nel concetto di "natura" in senso cristiano).
I fisiologi presocratici
Tra l'età di Omero (XIII-IX secolo a.C.)L'unica occorrenza del termine physis in Omero si trova in un passo dellOdissea (cfr. Henry George Liddell, Robert Scott, A Greek-English Lexicon) e l'età di Socrate (seconda metà del V secolo a.C.) nella cultura greca si sviluppa un originale movimento di pensiero, che pone come oggetto di studio e di indagine la natura, in greco appunto physis. Aristotele chiama questi pensatori "fisici" o "fisiologi", cioè studiosi della natura o "naturalisti"; molti di loro, infatti, scrivono poemi o trattati intitolati Sulla natura (). Con loro, inoltre, si è soliti dare inizio alla storia della filosofia occidentale.
Sempre secondo Aristotele, il primo di questi filosofi è Talete, secondo cui il principio (archè) all'origine di tutto è l'acqua.Aristotele, Metafisica I, 3, 983b 20-26. Le fonti antiche gli attribuiscono anche la tesi secondo cui «tutte le cose sono piene di divinità»:Diels-Kranz fr. 11 A22. Talete infatti avrebbe affermato che anche gli oggetti all'apparenza inanimati sono capaci di movimento. Aristotele ricorda in particolare le sue osservazioni sulle calamite e le loro proprietà di attrazione. Da qui potrebbe avere concluso che tutto è pieno di vita, secondo una posizione che oggi viene definita ilozoista (da hyle, "materia", e zoe, "vita"): l'acqua, in altre parole, si pone all'origine di tutto perché è viva e trasmette vita.Mauro Bonazzi, Il debutto della filosofia: i primi dibattiti cosmologici a Mileto in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, pp. 51-52.
Anassimandro, invece, riconduce l'origine di tutto al conflitto tra i contrari, che si distaccano dallapeiron.«Principio degli esseri è l'infinito (apeiron)... da dove infatti gli esseri hanno l'origine (archè), ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'uno all'altro (allélois) la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo» (Diels-Kranz fr. 12 B1; trad. it. di Gabriele Giannantoni). La natura è descritta come un kosmos, un universo ordinato caratterizzato da ritmi regolari che si ripetono: in natura, infatti, ogni trasformazione consiste nell'emergere di una qualità, la quale sopprime temporaneamente il suo contrario. E così si assiste all'alternanza incessante tra il giorno e la notte, alla successioni delle stagioni e ai cicli cosmici, che si ripetono sempre uguali.
Il terzo dei filosofi milesi, Anassimene, individua nell'aria il principio da cui tutto trae origine. In particolare, pone l'attenzione sulle sue trasformazioni: attraverso processi di rarefazione o condensazione, infatti, l'aria diventa fuoco o acqua, e in questo modo dà origine all'universo.Mauro Bonazzi, Il debutto della filosofia: i primi dibattiti cosmologici a Mileto in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, p. 59.
Con Parmenide e gli eleati lo studio della physis si sposta su questioni ontologiche. L'essere parmenideo, con le sue caratteristiche (ingenerato, incorruttibile, immutabile, immobile, indivisibile, determinato, uno e sferico), «rappresenta una versione astratta della physis nella sua totalità».Mauro Bonazzi, Parmenide e gli "eleati" in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, p. 133. In Anassagora la physis implica invece un intelletto (nous), che imprime la scissione dei contrari dalla massa originaria e organizza il tutto il modo razionale (anche se, nel Fedone platonico, gli viene rimproverato di non aver previsto una causa finale per l'operato del nous).Filippo Forcignanò, Anassagora e la filosofia della natura nell'Atene del V secolo in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, pp. 158-159.
L'atomismo antico
Una particolare concezione della physis si ritrova negli atomisti antichi, Leucippo e Democrito, le cui teorie fisiche sono in parte riprese da Epicuro. Dai frammenti, in particolare, emerge una teoria fortemente meccanicista e determinista, per certi versi rivoluzionaria rispetto alle dottrine dei suoi predecessori.Emidio Spinelli, Atomisti antichi: Leucippo e Democrito in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, p. 180. Alla base della realtà sono posti gli atomi, delle entità individuali e indivisibili, che esistono da sempre e che da sempre sono identiche a se stesse. Nascita e morte sono determinate dall'aggregazione e dalla separazione degli atomi, i quali possono muoversi attraverso il vuoto. Gli atomi infatti, nel loro eterno movimento, non hanno una direzione preordinata in senso finalistico e possono scontrarsi e allacciarsi tra di loro, dando origine a nuovi agglomerati.Emidio Spinelli, Atomisti antichi: Leucippo e Democrito in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, p. 181. Tuttavia, un frammento di Leucippo afferma che
Lo scontro tra gli atomi non è infatti casuale, ma determinato da moti precedenti, a partire dal grande vortice che, secondo gli atomisti, avrebbe dato origine al cosmo.Emidio Spinelli, Atomisti antichi: Leucippo e Democrito in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, pp. 183-184.
I sofisti e l'antitesi nomos-physis Con la sofistica (seconda metà del V secolo), il termine physis assume anche una valenza politica: physis diventa la "realtà", necessaria e primigenia, che precede e si oppone al nomos, la legge positiva della polis. Popolazioni e comunità diverse conoscono differenti nomoi (cioè differenti usanze religiose, etiche, politiche e via dicendo): ciò smaschera la relatività del nomos. La physis accomuna tutti gli uomini ed è primigenia, poiché precede le convenzioni della morale collettiva.Mauro Bonazzi, I sofisti in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, pp. 206-207. L'antitesi nomos-physis sarà al centro del dibattito politico nell'Atene democratica del V secolo a.C.
La coppia concettuale nomos-physis è sfruttata anzitutto da Protagora. Significativo in proposito è il mito che Platone gli attribuisce nel dialogo che da lui prende il titolo: racconta il sofista che, quando Epimeteo plasmò gli esseri umani, per disattenzione lasciò gli uomini nudi e privi di difese; Prometeo tentò di rimediare rubando il fuoco a Efesto e la sapienza tecnica ad Atena, ma anche così gli esseri umani rischiavano di estinguersi perché diffidenti gli uni verso gli altri. Zeus intervenne allora inviando a tutti gli uomini il pudore (αἰδώς) e la giustizia (δίκη), due virtù che permisero la formazione di gruppi e poi la fondazione di città.Platone, Protagora 320d-323a. Il mito ha lo scopo di dimostrare che l'uomo è un animale sociale, incapace di sopravvivere isolato: tutti gli uomini infatti vengono dotati da Zeus delle virtù necessarie alla politica.Mauro Bonazzi, I sofisti in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, p. 207. Per Protagora la physis dell'uomo non è qualcosa di dato da sempre e immutabile, ma ha la sua piena realizzazione nel nomos, cioè nella politica. A differenza degli animali, l'uomo decide di vivere in un mondo di valori, governato da leggi che egli stesso stabilisce per garantire la conservazione della comunità, la quale gli è indispensabile per la sua stessa sopravvivenza. In sintesi quindi, il nomos persegue l'utile dell'individuo e della società.Mauro Bonazzi, I sofisti in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, p. 208.
Protagora tenta così una conciliazione tra nomos e physis. Diverso però è l'atteggiamento degli altri sofisti. Ippia di Elide, per esempio, sostiene che la legge della città sia «tiranna dell'uomo» e si opponga con violenza alle disposizioni naturali dell'uomo.Diels-Kranz fr. 86 C1. Più caustica è la posizione che Platone fa sostenere al personaggio di Callicle nel Gorgia:Platone, Gorgia, 482c-486d. il nomos è un inganno voluto dai più deboli, che sono la maggioranza della popolazione, a danno dei più forti, che sono in minoranza ma che per natura (physis) dovrebbero governare. In Antifonte, invece, la physis rappresenta la necessità e i bisogni primari dell'uomo, che però il nomos impedisce di perseguire. In più, la legge non è in grado di tutelare chi la rispetta: nei tribunali, per esempio, è avvantaggiato chi ha doti di persuasione, indipendentemente dal fatto che abbia ragione o sia nel torto. Viene così ribaltata la posizione di Protagora: mentre nel mito l'uomo arrivava alla società da una condizione ferina segnata dall'isolamento, Antifonte analizzando la società porta alla luce gli aspetti antisociali insiti nell'uomo.Mauro Bonazzi, I sofisti in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 1: Dalle origini a Socrate, a cura di Mauro Bonazzi, Roma, Carocci, 2016, pp. 211-212.
Platone