Storia dell'urbanistica di Siracusa
Età antica
Sin dalla prima colonizzazione greca, la città si è sviluppata inizialmente sull'isola di Ortigia dove è ancora riconoscibile la suddivisione rettilinea delle strade. La medesima disposizione si svilupperà nella terraferma con lo sviluppo della zona monumentale della Neapolis, le poche tracce riscontrate durante gli scavi hanno permesso di identificare anche le arterie principali. In corrispondenza dell'attuale viale Luigi Cadorna è stata individuata la via maestra che conduceva verso Catania.
La dominazione romana ha mantenuto pressoché intatta la composizione urbanistica, salvo riscontrare l'avvio di una contrazione della popolazione con le invasioni barbariche e le successive dominazioni. La città quindi si contrarrà divenendo la sola Ortigia, il centro abitato su cui si concentreranno le vicende urbanistiche. La dominazione araba inciderà poi sull'urbanistica di alcuni rioni di Ortigia, di chiaro impianto musulmano.
Età medievale
Analizzando la storia urbanistica di Siracusa, partendo dall'età medievale fino ai giorni nostri, si può notare come sia mutata radicalmente l'antropizzazione del territorio: dopo la conquista araba la città venne del tutto privata di egemonia e la sua popolazione ne risentì drasticamente - un processo comunque già iniziato in epoca romana e nella successiva epoca bizantina -, la sola parte rimasta abitata fu l'isola di Ortigia, e tale rimase per tutto il I millennio d.C. tanto che Ortigia prese il nome di Siracusa: essa da sola rappresentava la città. Ma la sua popolazione era molto esigua, si parla nel totale di soli 15.000 abitanti (e il numero scende ancora nei primi secoli del Medioevo). L'isola al suo interno era divisa in sette quartieri, ciascuno rientrante in una delle sette chiese parrocchiali della città.. L'ambiente, se si considera che la superficie dell'isola sfiora appena 1 km², era molto angusto e divenne sempre più chiuso in quanto le varie dominazioni innalzarono poderose fortificazioni che se da un lato tenevano lontano il nemico, dall'altro soffocavano la popolazione in una sorta di labirinto racchiuso. Ancora alle porte dell'Unità d'Italia i siracusani dell'epoca raccontano di come accolsero con gioia la demolizione di quelle mura che per secoli li avevano tenuti lontani dalla terraferma, ovvero dalle antiche città-quartiere di Syrakousai, la pentapolis.
Età moderna
Saranno l'Unità d'Italia e il mutato ruolo economico della città a imporre l'espansione urbanistica dei primi del Novecento nel quartiere della Borgata. In questo periodo si inserisce anche la costruzione della cintura ferroviaria della ferrovia Messina-Siracusa che persisterà per circa un secolo, sino alla costruzione del tunnel che ne permetterà lo smantellamento e la ricucitura urbanistica.
Una nuova fase urbanistica, questa volta priva di qualsivoglia pianificazione, si è verificata nel secondo dopoguerra con lo spopolamento di Ortigia e l'espansione disordinata a nord della terraferma. Questa fase si è protratta sino agli anni ottanta del Novecento, determinando guasti urbanistici noti. Infatti un'ondata di speculazione edilizia ha permesso ulteriormente dagli anni novanta in poi un'espansione nel nuovo quartiere della Pizzuta e nuovi insediamenti in contrada Tremilia.
Infine si è riscontrata un'inversione di tendenza con la rivalutazione di Ortigia e la riqualificazione dell'isola a fini turistici. Lo stesso processo sta avvenendo oggi in parte del quartiere umbertino, mentre rimane ancora estranea a tutto ciò la Borgata Santa Lucia, nonostante sia di fatto la continuazione nella terraferma del centro storico aretuseo.
La nuova urbanizzazione di Siracusa Sin dall'insediamento delle industrie nell'area del polo petrolchimico, l'aumento del reddito della città favorì l'espansione edilizia della città e il conseguente moltiplicarsi degli abusi e delle criticità. Per questa ragione si parla odiernamente di un'urbanizzazione avvenuta senza controllo anche nelle frazioni meridionali marine (in particolare a Fontane Bianche), e giornalisticamente si definisce ciò come "il sacco di Siracusa", in quanto è stato paragonato al più tristemente famoso sacco di Palermo. L'area nord di Siracusa ha visto un proliferare di palazzi, palazzine e strade senza opportuni piani regolatori, spesso a ridosso di beni archeologici di pregio (non senza demolizioni e scempi) in totale mancanza di un'adeguata legislazione protettiva. Tuttavia si è tentato, grazie all'ingegnere e urbanista Vincenzo Cabianca, di dare alla città un piano regolatore generale che la facesse sviluppare in modo nettamente diverso a sud-ovest della pianura siracusana anziché sulla collina a nord-est della terraferma, seguendo un modello di urbanità lineare nel pieno rispetto delle numerose aree storiche e naturalistiche del territorio aretuseo, prevendendo inoltre la presenza di foreste e parchi cittadini coniugati allo sport e al turismo sul modello svedese dello skansen.
Anche negli ultimi anni la città è stata oggetto di una speculazione edilizia che ha determinato diverse criticità nei pressi delle mura dionigiane e in contrada Tremilia, nonché i recenti tentativi, da parte di alcuni imprenditori, di aprire dei villaggi alla Pillirina e in zona Ognina.
L'aumentata sensibilità sul rischio sismico in città, a seguito del terremoto verificatosi il 13 dicembre 1990 che fortunatamente non ha avuto conseguenze più gravi, ha determinato alcune misure di prevenzione tra cui il restauro e il consolidamento statico del ponte Umbertino. Per ovviare alla chiusura temporanea del vecchio ponte e alle conseguenti restrizioni del traffico, è stato montato dal genio militare un ponte Bailey. Tuttavia il passaggio (non autorizzato) di un camion ha determinato il crollo del ponte e la morte del conducente.
Nel 1998 è stata inaugurata la nuova tratta ferroviaria dalla stazione di Siracusa alla stazione di Targia. La tratta, quasi interamente sotterranea, determina il passaggio dei treni nella zona di Pantanelli dove si immette in galleria per uscire alla Targia. Questa modifica al tracciato era attesa da anni in quanto ha consentito l'eliminazione dei passaggi a livello, tra cui e soprattutto quelli situati nei punti nevralgici di corso Gelone e di via Piave. Questo cambiamento epocale per la città ha permesso un miglioramento del traffico veicolare e negli anni successivi la riqualificazione dell'ex tracciato ferroviario sostituito con la "pista ciclabile" (in realtà è un sentiero ciclopedonale) e con un'area verde tra il corso Gelone e la Borgata. Ciò è stato possibile grazie alla stessa ferrovia che con la sua presenza ha fatto da barriera contro l'avanzata urbanistica nei decenni del secolo scorso, e ha inoltre preservato una larga parte cittadina, quella costiera, rimasta inedificata e quindi l'unica godibile dai siracusani e non solo.
Il progressivo smantellamento della vecchia cinta ferroviaria e il tentativo di rilancio e riconversione dell'economia siracusana, dall'industria chimica a quella turistica, ha modificato gli assetti economici della città.
Dopo decenni di abbandono e di progressivo degrado del centro storico di Ortigia, negli anni novanta e subito dopo il suddetto terremoto del 1990 è stato elaborato il progetto di recupero e di restauro dell'isola, in cui diverse abitazioni e anche alcune chiese hanno subito crolli venendo dichiarate pericolanti, provocando lo spostamento di molte famiglie e persone nelle zone periferiche, o nelle frazioni, o in altri comuni. In tal senso è stato di fondamentale importanza il progetto «Urban» (finanziato dall'Unione europea), mediante il quale dall'inizio degli anni duemila è potuta avvenire la riqualificazione di Ortigia rilanciandone, al principio parzialmente, il commercio e la vivibilità. Non mancano comunque gli aspetti negativi, su tutti la gentrificazione che ne ha radicalmente cambiato l'aspetto.
Suddivisioni storiche Le frazioni di Siracusa sono:
Arenella Sviluppatasi nei decenni successivi al secondo dopoguerra conseguentemente al boom delle seconde case al mare (allora molto in voga), l'Arenella è una frazione marina situata a 10 metri s.l.m. tra capo Ognina e capo Murro di Porco, molto frequentata dai bagnanti e dai villeggianti siracusani (e non solo) che durante il periodo estivo fanno lievitare notevolmente il numero di abitanti (664 quelli fissi). Infatti il suo mare cristallino e smeraldo (bandiera blu nel 2001) è molto apprezzato anche e soprattutto da bagnanti provenienti persino dall'estero, portando nella frazione il turismo balneare che vi ha fatto sorgere, oltre a dei lidi (il primo sorse nell'estate 1953) e a delle attività commerciali anche delle strutture ricettive. La spiaggia si trova inoltre tra un lungo sentiero naturale che si snoda sul promontorio circostante ed è adatto per gli escursionisti e per i naturalisti.
Il nome della frazione deriva probabilmente dal fatto che vi si trova un arenile, o più probabilmente dalla sabbia fine della spiaggia che in dialetto viene chiamata "rinedda", tanto che il suo nome originario è "Renella", a sua volta derivante dal latino "Arenula".
Canalicchio e Tremilia Entrambe le frazioni si trovano sotto l'altopiano dell'Epipoli, e differentemente dalla soprastante città, sono poco abitate e con un aspetto decisamente rurale. A Tremilia si trovano anche interessanti reperti geologici, cioè alcune delle più antiche vulcaniti del siracusano prodotte da un apparato vulcanico del Cretacico che emerge parzialmente e solamente in questa zona e nella costa settentrionale aretusea tra Santa Panagia e Scala Greca.
Carrozzieri È una frazione dominata dal faro omonimo, ubicata immediatamente fuori la penisola della Maddalena e lungo la striscia di terra che circonda a sud il porto grande chiudendolo nel golfo di Ortigia, delimitata dalla punta del Pero dove c'è un approdo che in passato era utilizzato per il collegamento marittimo da e per Ortigia, ed è costituita essenzialmente da un villaggio e ultimamente da una piccola area residenziale. Rispetto alle altre frazioni e contrade della zona sud, è facilmente raggiungibile dalla via Elorina e dalla SS115 in quanto più vicina alla città.
Fanusa e Punta Milocca Nei dintorni dell'Arenella si trova la Fanusa, frazione interna e marina condivisa con la limitrofa frazione di Punta Milocca (una punta costiera che fronteggia lo scoglio omonimo), insieme alla quale forma un corpo unico.
Fontane Bianche e Ognina Distante solo 15 km da Siracusa, Fontane Bianche è la zona balneare siracusana per antonomasia, essendo il più grande e popoloso luogo di turismo balneare e soprattutto di villeggiatura presente sul tessuto urbano, con inoltre la spiaggia più lunga del litorale siracusano. Così come l'Arenella, è sorta negli anni cinquanta del secolo scorso. Varcati i suoi confini, si accede al poco distante borgo marinaro di Ognina.
Isola È la porta d'ingresso della suddetta Penisola della MaddalenaIl nome deriva dalla presenza dell'omonima chiesa dedicata per l'appunto alla Madonna Maddalena che fronteggia l'isola di Ortigia assieme al porto grande e la terraferma. La penisola raccoglie anche le contrade Plemmirio e Terrauzza e segnala i propri limiti con la presenza dei fari del capo Murro di Porco (la punta estrema della penisola), Carrozzieri e Massolivieri. Il toponimo Isola deriva dal fatto che in origine la penisola era un'isola, e che l'odierna contrada e frazione Isola era raggiungibile soltanto via mare, anche se successivamente con l'usanza siciliana (in questo caso siracusana) di dare appellativi bizzarri a persone, cose e luoghi, si è lasciato intendere erroneamente che si chiama così perché era ed è isolata dalle altre frazioni e località del sud-est della Sicilia.
Plemmirio e Terrauzza