Nel secondo dopoguerra ha introdotto per primo in Italia la divulgazione scientifica e le piccole enciclopedie.
Biografia Lazzaro Rinaldo De Benedetti nasce da una famiglia della piccola borghesia ebraica piemontese.
La madre Giuditta Momigliano (figlia di SalomoneSalomone Momigliano (1827 - 1905) si era distinto nella Battaglia di Novara durante la Prima Guerra di Indipendenza. Fonte: Juliette Hassine, Jacques Misan-Montefiore, Sandra Debenedetti Stow (a cura di) Appartenenza e differenza: ebrei d’Italia e letteratura, capitolo Storicismo, storia della storiografia ed ebraismo in Arnaldo Momigliano di Giorgio Fubini, pp. 42-61, Firenze, Casa editrice Giuntina, 1988. di Mondovì) è sorella di Felice Momigliano, lo storico e scrittore, Professore di Filosofia alla Facoltà di Magistero di Roma e fervido studioso di Giuseppe Mazzini. Di lui sono noti parecchi libri sul pensatore patriota, nonché su Carlo Cattaneo, sul socialismo, su ebraismo e cristianesimo e tanto altro. Nel suo salotto romano si ritrovano scrittori e intellettuali, tra i quali: Pirandello, Alfredo Panzini, Ernesto Buonaiuti e Giuseppe Gallico.
Il padre Celestino (figlio di Lazzaro di Casale Monferrato) è un socialista di tradizioni garibaldine e di professione assicuratore. Entrambe le famiglie materna e paterna discendono da quegli ebrei cacciati dalla Spagna dei re cattolici che attraversarono i Pirenei e poi le Alpi e si stabilirono in Piemonte. De Benedetti è la traduzione dell'ebraico ben Baruch (figlio di Benedetto); Momigliano viene da Montmèlian (paese della Savoia) dove sostarono nella loro fuga.
Il periodo cuneese A due anni Rinaldo perde la madre per le complicazioni di un secondo parto. Il padre, rimasto con l'unico figlio, si risposa con Linda Cavaglion, unione da cui nascono Emilia e Bruno. Frequenta l'asilo ebraico, dove a quattro anni gli insegnano a leggere l'ebraico e poi il Liceo Classico. Nonostante la propensione per le lettere, spinto dalle donne di casa, si iscrive al Politecnico di Torino e, nel 1926, si laurea in Ingegneria Meccanica.
Da liceale passa le estati in compagnia dello zio Felice che viene a Cuneo per le vacanze. Gli fa da segretario e lo accompagna in lunghe gite in bicicletta. A Cuneo frequenta la casa della zia Emma MomiglianoSorella di Felice e di Giuditta, quest'ultima mamma di Rinaldo e il figlio di lei: l'amico fraterno e cugino Alfredo Segre. Si reca sovente a Caraglio dove abitano i cugini e amici Arnaldo Momigliano, Tiziana e Fernanda. A diciassette anni scrive le prime poesie, una vena che gli scorrerà per tutta la vita.
Ingegnere Appena laureato, non trovando lavoro in Italia, emigra in Francia, a Nizza, dove subito si impiega in un'officina meccanica. Gli interessi letterari intanto si concretizzano nel Romanzo di Catullo, racconti e poesie. Intanto si applica con successo nel trasformare tutti gli ingranaggi dell'officina da diritti in elicoidali, ottenendo maggior affidabilità e un ambiente meno rumoroso. A latere della professione, prosegue la sua attività letteraria con racconti, poesie e un romanzo autobiografico dal titolo I Due Panfilo.
Nel 1928 Rinaldo viene richiamato in Italia dal padre essendo stato richiesto a Milano dalla Compagnia Generale di Elettricità (C.G.E.) dove tempo addietro aveva fatto domanda di impiego. Il clima politico nella città è pesante. Passano due anni e gli viene richiesta la tessera fascista per continuare a lavorare. Non adattandosi lascia l'azienda. Si impiega a Torino presso i cugini Treves. Per Sergio Treves impianta un laboratorio chimico. Nel 1931 il padre Celestino viene a mancare. Rinaldo raccoglie i fratelli a Torino. Non molto dopo la sorella Emilia va sposa a Enrico Revere, ufficiale della Regia Marina e si stabilisce a La Spezia. Il fratello Bruno, geometra, si sposa a Torino. In questo periodo Rinaldo frequenta i circoli antifascisti della città. Conosce la mamma di Piero Gobetti, che era morto esule in Francia e più tardi, a Milano, Riccardo Bauer.
Insegnante e redattore
Nel 1932 decide di stabilirsi definitivamente a Milano e si mette a insegnare nelle scuole private, tra cui il Leonardo da Vinci di Arturo Finzi. Lì incontra molti intellettuali, che non hanno aderito al fascismo e stringe amicizia con il fisico Gino Sacerdote, il letterato Umberto Segre, il fisico Umberto Forti, lo storico della filosofia Vittorio Enzo Alfieri e tanti altri. Arrotonda scrivendo tesi di laurea a dando lezioni di matematica e di latino. Nel 1933 vince l'ambito Premio Guelfo Civinini per il libro Vittorio Bottego e l'esplorazione dell'Omo. Rispondendo a un'inserzione entra alla Enciclopedia Treccani dove lavora a mezzo tempo. Qui conosce il filosofo Giovanni Gentile e il figlio di lui, il fisico teorico Giovanni Gentile junior . Politicamente e moralmente sente l'ispirazione crociana e segue La Critica.
Continua a insegnare alla sera nella scuola privata di Arturo Finzi mentre di giorno si dedica all'Enciclopedia Italiana. Qui rimane fino alla chiusura dell'ufficio di Milano perché si era giunti alla lettera Z. Quando, nel 1938, le leggi razziali gli vietano l'insegnamento anche nelle scuole private Rinaldo trova da scrivere per altri che potevano firmare gli articoli. Come si dice in gergo fa il negro. In questo periodo il cugino Arnaldo Momigliano espatria in Inghilterra: a Oxford e Cambridge diventa Professore di Storia Greca e Romana. Più tardi insegnerà anche in America e alla Normale di Pisa.
Le leggi razziali e la clandestinità Nel 1938, in seguito alla emanazione delle leggi razziali, Rinaldo riceve una lettera dell"editore Paravia, presso il quale aveva pubblicato Vittorio Bottego e l'esplorazione del Giuba e Vittorio Bottego e l'esplorazione dell'Omo, che lo invitava a dichiarare di non essere ebreo. Benché non fosse osservante, anzi agnostico, Rinaldo si dichiarò orgoglioso delle proprie origini ebraiche. Fu così che venne epurato, ossia tutti i suoi libri furono tolti dalle librerie di tutt'Italia.
Dal 1938 al 1945 Rinaldo lavora clandestinamente per Aldo Garzanti, il suo nome non figura nemmeno per la contabilità. Viene pagato brevi manu alla presenza di un testimone. Per la Garzanti mette a punto le enciclopedie, che usciranno a guerra finita: la Piccola Enciclopedia Garzanti (PEG) e la Garzantina Scientifica. Alla stesura delle voci chiama molti dei suoi amici che sopravvivono clandestini. Le voci manoscritte si salvano dal rogo della Garzanti dell'agosto 1943, perché Rinaldo le ha presso di sé in un baule. In quegli anni si nasconde a Milano e si fa chiamare Signor De Ponti, usando il cognome della futura moglie, e cambia spesso abitazione, ma in tasca porta i suoi veri documenti.
La guerra Nel 1939 aveva deciso di sposare la sua fedele compagna, ma non era stata un'impresa semplice, perché erano vietati i matrimoni tra ebrei e cattolici. Gli venne detto che solo il Papa avrebbe potuto concedere a lei cattolica la dispensa con la quale sposarsi. Si imbarcò allora in numerosi viaggi tra Milano e Roma. In Vaticano non credettero subito all'onestà delle sue intenzioni e rimandarono. La tanto attesa dispensa venne data nel 1941. Emi ( Eufemia) De Ponti diventò finalmente sua moglie nella sagrestia di un parroco di Brescia (don Stefano Pebejani), il solo che, nonostante il benestare del Papa, accettò di sposarli.
Nell'inverno di guerra 1940 - '41 Rinaldo ed Emi si rifugiano a Lanzo d'Intelvi, su invito di una cugina di Emi, Tina Cadenazzi, che possedeva lì una villa e temeva venisse requisita ; e qui Rinaldo scrive il libro di fiabe Le Storie di Alazor . Nel 1942, Emi riesce a pubblicarlo da Corticelli , presentandosi come l'autrice. Il libro, nonostante la guerra, viene esaurito subito. In questo periodo Rinaldo, per arrotondare, presta la sua penna a un articolista del L'Osservatore Romano, si impegna a tradurre i saggi Bertrand Barère e Frederic the Great di Macaulay e fa da precettore ai figli del duca Tommaso Gallarati Scotti.
Intanto Emi si rifugia a Villa D'Adda in casa del podestà E. Locatelli, che è amico del fratello Enrico De Ponti, in quanto entrambi commerciano nella seta. Rinaldo fa la spola in bicicletta tra Milano e Villa d'Adda. Ogni volta che arrivano i fascisti, la figlia del podestà lo avverte e lui esce di casa e si allontana per i sentieri di campagna. Così giorno per giorno riesce a salvarsi.
Gli interessi letterari sono uniti a quelli scientifici. Rinaldo è al corrente del fronte della ricerca in Fisica, avendo accesso a riviste americane e inglesi che entrano in Italia sottobanco. Nel dopoguerra frequenterà, a Varenna, Villa Monastero, dove Enrico Fermi, che è emigrato in America, torna ogni tanto per tenere le sue lezioni.
Nel febbraio del 1944, la sorella Emilia, alla quale era nata la figlia Adriana nel 1934, e il marito Enrico Revere (il quale, dopo sedici anni come sottufficiale della Regia Marina era stato espulso el 1938, perché ebreo, e si era messo a vendere medicinali), vicino a La Spezia (erano sfollati a Vezzano Ligure), dove erano molto ben voluti, non ascoltando gli amici che li incitano a fuggire più lontano, vengono presi da carabinieri italiani e deportati. Nessuno di loro farà ritorno.
Quando nell'agosto del 1945 scoppiano le atomiche sulle città giapponesi Rinaldo esordisce sul Corriere con un articolo in cui spiega il funzionamento dell'ordigno, che appare in prima pagina e senza firmaVedi Il Corriere d'Informazione del 9 agosto 1945, prima pagina, articolo: L’'’U.235" arma formidabile e nuova fonte di energia, firmato in calce con la sigla r. d. b..
Il dopoguerra e il Corriere A guerra terminata, grazie all'amico Orio Vergani, inizia la sua collaborazione al Corriere di Guglielmo Emanuel, dove si firma Didimo, e alla Domenica del Corriere di Dino Buzzati. Presso la Aldo Garzanti nel 1949 fonda e dirige L'Illustrazione Scientifica mensile di scienza, scritto da studiosi italiani con due articoli per numero tradotti da Scientific American, rivista che allora compariva in Italia per la prima volta. Tra gli illustratori e impaginatori ci sono Bruno Munari e Fulvio Bianconi. La rivista durerà dieci anni e verrà edita più tardi (1957) da Feltrinelli, dove le copertine saranno di Albe Steiner.
Scrive anche sul Il Mondo di Pannunzio, sull'Illustrazione Italiana e collabora regolarmente a Colloqui, la rivista della Edison che entra in tutte le case. Pubblica con Hoepli lAneddotica delle Scienze (di cui verranno fatte due edizioni), con lo pseudonimo di Sagredo. Inoltre partecipa a numerose trasmissioni della Rai dal titolo Classe Unica, dalle quali nasceranno i volumi della Eri (Edizioni Rai): Uomini dell'Elettricità e Dizionarietto delle Nuovissime Scienze.
La campagna per il controllo delle nascite Rinaldo tra l'altro dalle colonne del Corriere combatte le sue battaglie demografiche denunciando con forza i rischi di una crescita incontrollata della popolazione. Tutto fila benissimo con il Direttore Guglielmo Emanuel, un aperto gentiluomo, finché, nel 1952, viene chiamato a dirigere Mario Missiroli, il quale non vede di buon occhio l'attività umanitaria di Rinaldo, lo manda a chiamare e gli vieta di scrivere di certi argomenti.
Nel 1953 (dopo che su Il Mondo di Mario Pannunzio era comparso il suo lungo articolo I figli della fameFonte: Il Mondo del 28 febbraio 1953, p. 5.) è, con alcuni amici, tra i fondatori dell'AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica). All'epoca la propaganda anticoncezionale è vietata dall'articolo 553 del Codice penale (Codice Rocco) che viene fatto abolire dopo una lunga campagna di stampa e con numerose conferenze. In seguito nasceranno su tutto il territorio nazionale i Consultori Aied e Cemp.
La Stampa di Giulio De Benedetti