Landragogia è una teoria dell'apprendimento ed educazione degli adulti nata nel 1980. Il termine è stato coniato in analogia a quello di pedagogia, che deriva dal greco παῖς pais, bambino, e ἄγω ago, condurre. Si tratta di un modello incentrato sui bisogni e gli interessi di apprendimento degli adulti (i quali in generale sono diversi da quelli dei bambini), che ha trovato in Malcolm Knowles il suo massimo esponente.
Storia Il termine andragogia viene considerato all'interno di una categoria molto più vasta, che è quella dell'educazione degli adulti (EDA), la quale è stata da sempre un'importante forma di educazione sistematica. Già i grandi maestri filosofi pongono l'attenzione sull'adulto, come un soggetto ancora in apprendimento nonostante non sia più bambino. Tra i nomi più illustri che si sono interessati di educazione degli adulti rientrano Socrate (469 a.C. - 399 a.C.) il quale riflette sulla qualità e non sulla quantità dell'apprendimento: le persone sanno di non sapere e di conseguenza devono saper partire da sé stessi per educarsi e conoscere, come sostiene la moderna autoeducazione. Di fatto, l'uomo deve imparare a riconoscersi e a conoscere i suoi limiti ed essere solidale con gli altri. Platone nella sua opera la Repubblica (390 a.C. - 360 a.C.), afferma che l'uomo saggio è il filosofo, quindi una figura adulta, Aristotele (383 a.C. - 322 a.C.) nello stato ideale che identifica e Sant'Agostino (354 d.C.- 430 d.C.) affermano che l'adulto è in grado di apprendere nuovamente e di rieducarsi. Successivamente vi sono altri filosofi dei tempi antichi che considerano l'adulto come un essere in grado di apprendere, tra questi Confucio, Lao Tzu, Gesù e Cicerone. Grazie alle loro esperienze con gli adulti, questi maestri considerano l'apprendimento come un processo di ricerca attiva, non come una ricezione passiva di contenuti, e inventano tecniche per coinvolgere attivamente i discenti. Al contrario, nelle scuole per bambini e per ragazzi (attive in Egitto fin dal IV millennio a.C.) si sviluppa una pedagogia "gerarchica" e "verticale" che attribuisce all'insegnante la piena responsabilità delle decisioni riguardo ai contenuti, le modalità e la valutazione di tutto quello che è oggetto di apprendimento. Si tratta di un'istruzione guidata dal docente, che lascia al discente il ruolo subordinato di seguire le istruzioni impartite.
Nell'età moderna l'educazione viene vista come necessità di alfabetizzazione, ciò che ridimensiona l'adulto e gli dà dignità. I protagonisti di questa corrente sono Martin Lutero (1456-1546), che pubblica le 95 tesi a Wittenberg in cui sostiene che l'uomo deve essere in grado di leggere la Bibbia in maniera autonoma, senza la presenza della Chiesa intesa come intermediaria tra l'uomo e Dio; allo stesso modo il teologo Melantone (1497-1560) organizza dei programmi di educazione degli adulti: di scrittura e di lettura. Un'altra figura importante di questo periodo è Comenio (1592-1679) che, consapevole della situazione del suo tempo, decide di aprire le porte dell'educazione a tutti (sia ai bambini che agli adulti) cominciando prima con l'acquisizione dell'alfabeto e poi di tecniche per un ascolto attivo, per saper scrivere e saper parlare in pubblico. L'alfabeto da lui utilizzato si organizza con la relazione tra la parola e il disegno di questa così che i discenti siano più facilitati nell'apprendimento.
Successivamente anche Jean-Jacques Rousseau parlerà dell'importanza dell'EDA (1712-1778) all'interno del testo intitolato "Le fantasticherie del passeggiatore solitario" in cui comincia a riflettere su sé stesso favorendo un'auto-ricostruzione di sé. Il filosofo Nicolas de Condorcet (1749-1794) parla di educazione degli adulti come espressione di libertà, dignità e autonomia. Il politico Benjamin Franklin (1706-1790) invece, istituisce la prima libreria pubblica di Philadelphia, aperta a tutti, compresi gli adulti, che vi si recano per imparare, apprendere e conoscere; il tutto finalizzato ad una riduzione dell'alto tasso di analfabetismo esistente in quegli anni e alla condivisione e scambio di sapere. Per concludere l'età moderna, non si può non citare Don Giovanni Melchiorre Bosco (1815-1888) il quale riconosce l'educazione come una possibilità di rieducarsi e reinventarsi.
Nell'età contemporanea rientrano importanti pedagogisti come John Dewey (1859-1952) il quale afferma che la formazione degli adulti si svolge attraverso l'esperienza; l'educatore Eduard C. Lindeman (1855-1953) e lo psicologo Edward Lee Thorndike (1874-1949), scrivono una rivista in cui riconoscono il fondamento scientifico dell'educazione degli adulti e vedono l'adulto come possessore di un sapere legato al mondo professionale. Il professore Cyrili O. Houle avrà un ruolo fondamentale in quanto applica il metodo sperimentale agli adulti e capisce che l'adulto apprende per uno scopo, per risolvere problemi, per l'interesse ad apprendere o per bisogni di crescita. Più tardi sarà Malcom Knowles ad approfondire questi studi sull'educazione degli adulti e a diventare il fondatore dell'andragogia e del modello andragogico. In tempi più recenti autori come Erik Erikson (1902-1998) con la teoria sullo Sviluppo Psicosociale e Jack Mezirow (1923-2014) con il modello del Transformative Learning, hanno apportato importanti contributi all'educazione degli adulti. Il pedagogista Ivan Illich (1926-2002) scrive Descolarizzare la società nel 1971 in cui critica la scuola come strumento di potere che insegna la cultura delle classi dominanti.
Definizione di educazione degli adulti La principale definizione di educazione degli adulti è quella inserita nella Dichiarazione UNESCO di Nairobi del 1976 che definisce l'EDA come: «L’insieme dei processi educativi (qualunque ne sia il contenuto, livello o metodo, formali o informali/non formali, che prolunghino o sostituiscano l’educazione iniziale dispensata da istituzioni scolastiche o universitaria, sotto forma di preparazione professionale) grazie ai quali persone considerate adulte dalla propria società di riferimento sviluppano le proprie attitudini, arricchiscono le conoscenze, migliorano le qualificazioni tecniche o professionali, fanno evolvere atteggiamenti e comportamenti nella duplice prospettiva di una crescita integrale dell’uomo e di una sua partecipazione a uno sviluppo socio-economico e culturale integratoRaccomandazione di Nairobi, XIX Conferenza dell'UNESCO».
Un'altra definizione viene data nel 2002 da Anna Maria Mariani che afferma «L’Educazione degli Adulti non pretende individuali titanismi di ascesa verticale su se stessi ma propone un allargamento delle risorse cui attingere: pur partendo ciascuno dal proprio lago sepolto, si possono far crescere radici che affondino da tutti i lati possibili… affinché l’adulto possa rinascere più volte coinvolgendo identità personale e professionale, stili di vita e rapporti interpersonali nella paradossale ma non insensata capacità di modificare il proprio passato, oltre che di dirigere il presente e d’incidere sul proprio futuro. È questo che dovrebbe spingere l’adulto sulle vie della trasformazione». In Italia l'educazione degli adulti compare grazie a Duccio Demetrio che attraverso la rivista Adultità si interessa dell'apprendimento dell'adulto e definisce questo come costruttore della sua identità mediante un percorso continuo di adultizzazione. Questo processo avviene durante tutto il corso di vita (20-80 anni) con scopi e valori diversi. Nel 2003 l'autore afferma: «L'educazione degli adulti è quell'attività spontanea, casuale o progettata nel corso della quale, o dopo la quale, si avverta di aver appreso nozioni, metodi, modalità cognitive, comportamenti, significati prima sconosciuti o conosciuti non direttamente o per approssimazione. In grado di problematizzazione critica (livello concettuale), di fornire suggerimenti per esplorare la realtà (livello empirico) e dare orientamenti per l'azione (livello pragmatico)» e continua poi nel 2011 sostenendo che «Non è possibile limitarsi soltanto a considerare scopi e criteri di natura trasmissiva per lo più connessi con le ingegnerie della formazione, ai pacchetti di skills... azioni in grado di introdurre nella vita dei soggetti variazioni esistenziali e comportamentali di più ampio peso.»
I due termini "educazione" e "adulti", sono spesso considerati opposti tra loro, andando a creare così un ossimoro che Elena Marescotti nel 2012 esplicita affermando che spesso si intende l'adulto come un uomo cresciuto e maturo che per questa sua condizione non ha necessità d'apprendimento in quanto l'educazione è intesa come crescita, sviluppo e maturazione. In realtà, l'adulto ha bisogno di venir educato per una formazione auto-formativa in cui dev'essere in grado di acquisire autonomia e capacità di imparare ad imparare come si afferma nel Rapporto DelorsRapporto all’UNESCO della Commissione Internazionale sull’Educazione per il XXI secolo, Delors, 1996 del 1996. L'educazione secondo Jacques Delors deve far emergere i talenti nascosti (intesi come potenziali) della persona per favorirne il suo pieno sviluppo.
L'UNESCO, a partire dal 1949 indice la prima Conferenza Mondiale sull'Educazione degli Adulti che si susseguirà poi circa ogni dodici anni. La Conferenza di Parigi del 1985Fourth International Conference on Adult Education, Paris, 19-29 March 1985 dichiara l'importanza del Right to learn in quanto questo viene definito come la chiave per la soluzione all'analfabetismo e per lo sviluppo della persona e, inoltre, gli adulti vengono invitati a prendere nuovamente in mano il loro destino. Nel 2009 invece si discute del Right to literacy nella Conferenza di Belém in cui vengono definite delle linee guida sull'educazione degli adulti per il futuro.
A questo punto è importante specificare che l'educazione degli adulti racchiude l'andragogia. Quest'ultima infatti, è una tecnica di apprendimento, un modello, anzi il primo modello dell'educazione degli adulti ed è per questo motivo che spesso si fanno coincidere i due termini.
L'EDA infatti è un sotto insieme del Life Long Learning e dell'apprendimento permanente. All'interno di questa rientrano Lifelong Education inteso come un'educazione lungo tutto l'arco della vita, la formazione degli adulti intesa come l'insieme dei processi di insegnamento-apprendimento degli adulti, la formazione professionale intesa come l'insieme delle attività di addestramento effettuate all'interno del contesto lavorativo e la formazione continua che si riferisce alla permanenza e alla continuità nel tempo di attività formative.
L'educazione degli adulti interviene per risolvere dei momenti di difficoltà che questi affrontano che vengono definiti come transizione.
La transizione nell'educazione degli adulti Il termine transizione deriva da transitio e significa passaggio, valico, movimento da...a. Le transizioni "disegnano" il corso di vita nella misura in cui la persona è in grado di costruire e gestire le stesse. Ha inoltre due valenze identificate dal prima e dal dopo in cui attraccherà la persona. Una transizione si verifica quando si rompe uno stato di stabilità, provocando dei sentimenti di instabilità, temporaneità e vuoto; la persona di conseguenza sarà dominata da incertezza e paura di ciò che potrebbe accaderle. Il transitore è colui che passa da una situazione ad un'altra, trascinando con sé qualcosa.