Villa Pisani, detta anche la Nazionale, è uno dei più celebri esempi di villa veneta sulla Riviera del Brenta; sorge a Stra, in provincia di Venezia, e si affaccia sul Naviglio del Brenta. È oggi sede di un museo nazionale, che conserva opere d'arte e arredi del Settecento e dell'Ottocento. La villa comprende 168 stanze e copre una superficie di 15.000 metri quadrati.

Sin dal Cinquecento le famiglie più nobili di Venezia scelsero le rive del fiume Brenta per insediarvi le loro ville. All'inizio, quest'ultime erano legate all'attività agricola e poi, invece, ridisegnate per assecondare la dilagante “smania della villeggiatura” descritta anche da Carlo Goldoni nelle sue commedie"Le smanie per la villeggiatura" è un'opera di Carlo Goldoni ed è la prima di una trilogia che l'autore ha dedicato al tema della villeggiatura, che comprende: le smanie per la villeggiatura, le avventure della villeggiatura e il ritorno dalla villeggiatura; essa fu rappresentata la prima volta nel 1756..

Le sponde del fiume, una volta contenuto il problema delle piene che poteva recare danni disastrosi, offrivano ai veneziani una campagna facilmente raggiungibile e coltivabile, ed anche una via d'acqua per i commerci con Padova. Questo binomio determinò nel tempo il formarsi di uno dei paesaggi storici veneti più caratterizzati da importanti ville con giardini, barchesseedificio rurale di servizio, tipico dell'architettura della villa veneta, destinato a contenere gli ambienti di lavoro, dividendo lo spazio del corpo centrale della villa, riservato ai proprietari, da quello dei contadini. Di norma le barchesse erano caratterizzate da una struttura porticata ad alte arcate a tutto sesto ed adibite ai servizi: dalle cucine, alle abitazioni dei contadini, alle stalle e agli annessi rustici e broliterreni coltivati posti a corona intorno ad una casa, affollati di ricchi alberi da frutto. Tra Seicento e Settecento i proprietari di queste si sfidavano per dare enfasi e sfarzo alle ville, ormai viste come la scenografia per le molte feste che vi si tenevano nella bella stagione.

L'importanza e la fama della Riviera crebbero sia in Italia che in Europa come possono dimostrarlo gli scritti di Padre Vincenzo Coronelli pubblicati nel 1709, di Johann Cristopher Volkamer del 1714 e poi, alla metà del secolo dei Lumi, di Giovanni Francesco Costa. I primi due testi trasportano a Stra la prima villa di proprietà della stessa famiglia Pisani detta di Santo StefanoAi Pisani di Santo Stefano si deve la costruzione della villa e costituivano un importante ramo del casato Pisani, antica famiglia patrizia veneziana; arricchitisi enormemente nel corso del Trecento grazie ai traffici commerciali e alle rendite immobiliari, raggiunsero il maggiore splendore nel Settecento quando arrivarono a ricoprire le più alte cariche della Repubblica di Venezia..

Storia

Venne costruita a partire dal 1721 su progetto di Gerolamo Frigimelica (cui si deve anche il progetto del Palazzo Pisani in campo Francesco Morosini o Santo Stefano a Venezia, attuale sede del Conservatorio) e Francesco Maria Preti per la nobile famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano. Al suo interno sono visibili l'affresco del salone delle feste, che celebra l'Apoteosi della famiglia PisaniL'affresco misura 2350 × 1350 centimetri nel quale l'artista lavorò dal mese di maggio 1760 fino a gennaio-febbraio 1762; la grande opera d'affresco occupa una vastissima superficie, incorniciata da architetture dipinte, dove sono raffigurati bellissimi satiri – maschi e femmine – in monocromia, indefinibili creature che evidenziano forti cariche nostalgiche di quello che fu la natura primordiale, di gusto settecentesco. di Giambattista Tiepolo. Nelle altre sale vi sono opere di Giambattista Crosato, Giuseppe Zais, Jacopo Guarana, Giovanni Carlo Bevilacqua, Francesco Simonini, Jacopo Amigoni e Andrea Urbani.

All'inizio si trattava di una semplice costruzione tardo cinquecentesca, ammodernata nel Seicento, e poi completamente ristrutturata dopo il 1720, anno in cui la famiglia iniziò a costruire la maestosa villa sul Brenta.

Settecento I Pisanicospicua famiglia patrizia veneziana, sono ricordati fra le antiche famiglie tribunizie; appaiono dediti al commercio, soprattutto delle pelli, in seguito si dedicarono anche al commercio bancario, dopo aver acquisito i terreni adiacenti alla villa già esistente, nel 1720 effettuarono alcuni cambiamenti e, sulla base del progetto di Frigimelica, realizzano i primi padiglioni del giardinoLa torretta del labirinto, le scuderie e il recinto con il portale del Belvedere, i portali laterali al palazzo e le alte finestre a tabernacolo.. L'architetto morì nel 1732 e, dopo la sua scomparsa, Alvise Pisani (uno dei 6 fratelli della famiglia), volenteroso di concludere i lavori della villa di Stra e forse intenzionato anche a competere con le più grandi realizzazioni europee, incaricò per il progetto il nobile architetto Francesco Maria Preti, la cui fama lo precedevaGrazie al successo della sua prima opera: il Duomo di Castelfranco, sua città natale.

Il progetto e la sua realizzazione vennero compiuti in tempi relativamente brevi tanto che nel 1756 i lavori vennero completati. La progettazione degli spazi e della facciata del palazzo evidenziano il nuovo rigore architettonico neopalladianoAderisce ai principi classico-romani ed è basato su un ritmo armonico; riconosciuto come il precursore del neoclassico. La famiglia tendeva ad una vita gioiosa della villeggiatura, come infatti lo dimostrano i lussuosi ricevimenti, le feste e gli eventi che le cronache dell'epoca riportavanodurante i quali sfileranno molte teste coronate d'Europa oltre alla più insigne nobiltà veneziana. I Pisani, inoltre, davano importanza all'efficacia e alla produttività nella conduzione del giardino oltre che la cultura e le arti nella vita in villa. Infatti, Marina Sagredo, moglie di Andrea Pisani e madre di Almorò e Alvise, fonderà una Accademia di Pittura Pisani, che incentivava una costante attività di pittori e artisti famosi in ambito veneto che con opere, che realizzavano, arricchivano gli ambienti della villaBasta pensare a Jacopo Guarana, allievo del Tiepolo, che ne 1770 lavora alla sala di Bacco, a Giuseppe Zais che dipingerà i paesaggi dei corridoi, a cui partecipò anche lo sfortunato giovane Almorò Alvise, famoso tra gli amici per la sua passione per la pittura..

Però il Settecento, a causa della Rivoluzione francese, si chiuse con una perdita di importanza economica e politica di Venezia, che determinò l'impoverimento delle casse dei Pisani: esse ricevettero un temporaneo sollievo dal ricavato della vendita della villa di Stra, che verrà comperataSulla base di una stima fatta dall'architetto Gianantonio Selva, amico di Alvise; solo un anno dopo all'età di 54 anni questi morirà chiudendo un'epoca e un capitolo della storia della villeggiatura dogale., nel luglio del 1807, da Napoleone I Bonaparte.

Ottocento La villa venne presto incamerata tra i beni della Corona francese e ceduta a Eugenio Beauharnais e alla sua consorte che ne disposero un repentino rinnovamentoEffettuato su progetto dell'architetto Giovanni Antonio Antolini (1756-1841), già al servizio dei rivoluzionari imperiali a Milano e a Venezia, e dagli architetti regi Giuseppe Mezzani (secoli XVIII-XIX) e Giuseppe Maria Soli (1747-1823).. Così verrà sistemata per rispondere alle nuove esigenze e ideali degli attuali proprietari che vedevano superate le decorazioni della residenza e del suo giardino settecentesco. Dal punto di vista distributivo del palazzo le trasformazioni non saranno eccezionali, ma tutta la serie di decori delle sue stanze verranno completamente adattati al nuovo gusto imperialePromosso da Giovanni Carlo Bevilacqua e Giuseppe Borsato: probabili autori di un grandissimo progetto di ammodernamento, per fortuna mai realizzato, anche del salone da ballo, come mostra un disegno di una collezione privata bolognese.. Ancora più estremo sarà l'intervento sul parco, nel quale l'immagine e il carattere del giardino verranno fortemente modificatiInserimento del boschetto all'inglese all'estremo nord-ovest del parco, verrà sostituito l'arredo vegetale del giardino; i sieponi di carpini, il palazzo di verzura, le arcate che bordavano il recinto del parco, i capi di vite, il boschetto vicino al portale del belvedere e gran parte degli alberi da frutta vennero eliminati, per far spazio a tigli, faggi e platani.. In soli 7 anni lo slancio e l'entusiasmo dei napoleonici trasformerà l'aspetto scenografico della villeggiatura dogale, non privandola però di autorevolezza.

Nel 1814 la villa diventò proprietà degli Asburgo e assegnata al Governatorato Generale Civile e Militare del Lombardo veneto che la utilizzò come sede di rappresentanza; ribattezzata "Villa Reale" come luogo di villeggiatura, accolse diversi monarchi e membri di famiglie reali:

Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, la Villa ospita lo stato maggiore dell'esercito italiano; in quell'occasione probabilmente vi si tenne anche un incontro di Vittorio Emanuele II con la moglie morganatica Rosa Vercellana, di cui resta memoria nelle attuali "Sale Savoia". Dopo l'annessione del Veneto al regno d'Italia, nel 1868 villa Pisani divenne proprietà dello Stato, perdendo la funzione di rappresentanzaEsaurendo così la funzione primaria per cui il complesso era stato creato e adeguato nel tempo e diventando, nel 1884, museo.

Tra il 1874 e il 1882, la villa fu messa più volte, inutilmente, all'asta. La perdita d'interesse per la villa da parte del nuovo governo determinerà in poco tempo la diminuzione dei fondi per la manutenzione che metteranno a rischio l'integrità dei padiglioni del giardino oltre che i raccolti botanici e di agrumiTalvolta salvate solo dalla cura disinteressata dell'omonimo figlio di Agostino Baroni, succeduto al padre nella custodia del complesso.. Fu inevitabile, nel 1882, l'affidamento della sua gestione all'Ufficio Regionale per i Monumenti del Veneto che segna il passaggio al nuovo secolo della dismessa residenza dogale.

Novecento: abbandono e restauro

Nei primi del Novecento la villa riceve la visita del poeta Gabriele D'Annunzio e di Eleonora Duse. L'atmosfera di decadenza degli ambienti abbandonati e del parco inselvatichito è puntualmente descritta da Gabriele d'Annunzio nel romanzo Il Fuoco.

Nel 1909 una parte del piano terra della villa verrà concesso all'Istituto per le ricerche idrotecniche della vicina Università di Padova, responsabile, insieme al Magistrato delle acque, della creazione della vasca nel parterre centrale, ideata per realizzare esperimenti idraulici. Negli anni 20 la villa senza avere ormai un uso specifico ospiterà gli studenti di Accademia per “soggiorni temporanei” e dopo una scuola di pomologia e floricoltura. Nel 1938 la villa diviene Azienda Autonoma continuamente in rosso nonostante gli introiti delle vendite dei prodotti del giardino, che all'indomani della seconda guerra mondiale subirà altri forti cambiamenti colturali.

Fra il 1885 e il 1954 il panorama dell'area su cui si affacciava la villa era caratterizzato dalla presenza del binario e dei convogli della tranvia Padova-Malcontenta-Fusina.

Nel 1934 la villa viene parzialmente restaurata, per ospitare il primo incontro ufficiale tra Mussolini e Hitler.