Oasi Rossi è un'area di oltre m² adibita a parco ricreativo situata in località Santorso, alle pendici di Monte Summano, nell'Alto Vicentino. Fu realizzata dalla Cooperativa Sociale Nuovi Orizzonti O.N.L.U.S., nata nel 1980, che ancora oggi la gestisce, ponendosi come obiettivo principale l’inserimento e l’accoglienza di persone con disabilità.
Storia L'intero complesso urbanistico fu acquistato dall'imprenditore Alessandro Rossi nel 1865 e comprendeva inizialmente l'attuale Villa, il Parco e il Podere Modello, oltre che l'annessa chiesetta di Santo Spirito: l'intento era costruire non solo un’oasi di pace per la sua famigliaL. Sassi, B. Ricatti, D. Sassi, Archeologia industriale Schio, Italia Nostra, Assessorato alla Cultura, 1987 pp. 193- 219, ma anche creare un podere sui terreni circostanti l'area. Fu il primo a sottolineare il profondo legame esistente tra cultura e coltura, tra terra e sviluppo sociale.
La suddivisione originaria dei possedimenti di Alessandro Rossi
La Villa La Villa Bonifacio-Velo, appartenente alla famiglia Prosdocimi, fu acquistata da Alessandro Rossi il 28 marzo 1865 con l'annessa chiesetta di S. Spirito e gran parte dei terreni circostanti per farne un'oasi di pace per la sua famiglia e per creare un podere modello da proporre all'attenzione dei possidenti italianiBernardetta Ricatti, Antonio Caregaro Negrin: un vicentino tra eclettismo e liberty, Centro Grafico Editoriale, Padova, 1980, p. 124 Per volontà del nuovo proprietario fu ristrutturata ed ampliata. La struttura, a quel tempo in uno stato di abbandono e decadimento, era suddivisa in due parti adiacenti: la casa padronale e la barchessa. Alla parte padronale furono aggiunti, tra il 1865 e il 1870, due corpi laterali, di cui uno più alto di un piano rispetto al resto. La struttura della barchessa rimase invece invariata: furono però rafforzate le basi delle colonne, furono aggiunti degli affreschi e l'ambiente fu arricchito da una serie di busti di personaggi illustri. Nel lato est della villa fu inserito anche un nuovo porticato, che dava accesso alla sala teatrale e alla scuderia. Gli interni avevano le dimensioni e le raffinatezze degli ambienti signorili ottocenteschi, ma furono poi alterati e stravolti quando l'edificio intero fu adattato ad altri usi. Alla sua morte, avvenuta proprio in questa villa di Santorso il 28 febbraio 1890, Alessandro Rossi lasciò in eredità tutto il complesso alle Opere Pie di Schio, oggi denominate la C.A.S.A., con la clausola che dovesse essere in futuro abitata da bambini ed adolescenti. La villa divenne prima orfanotrofio maschile fino al 1950-1960 e poi fu ceduta in comodato all'ANFFAS (Centro Nazionale Famiglie Figli Adulti Subnormali) per ospitarvi le sue prime strutture riabilitative. Il complesso urbanistico della villa e del podere di Alessandro ora sono comproprietà dei comuni di Schio e di Santorso.
Parco Rossi Tutte le case o le ville di città e dintorni che furono di Alessandro Rossi hanno in comune il fatto di essere circondate da parchi ricchi di piante importanti, da esemplari arborei che impiegano molti anni a crescere e a donare la loro ombraBice De Munari Bortoli, La villa e il parco Rossi a Santorso, Veneto Ieri Oggi Domani, Anno VI n. 64, Aprile 1995. Il parco sorse tra il 1865 e il 1884, ad opera di Alessandro Rossi, sulla base del progetto dell'architetto Antonio Caregaro Negrin. Passò poi in proprietà alla Casa di Schio, ente con cui la Cooperativa Sociale Nuovi Orizzonti stipulò, nel 1994, una convenzione per sistemarlo e aprirlo ai visitatori.
Oggi è di proprietà delle Amministrazioni di Schio e Santorso, ma viene sempre gestito dalla Cooperativa, che provvede ancora alla sua manutenzione e organizza visite per il pubblico.
Il parco viene diviso in due dalla strada pubblica che lo attraversa: un piccolo giardino recintato davanti alla villa, cui si accede da una maestosa cancellata, e un parco più ampio al quale si accede anche da una galleria che passa sotto la strada stessa e forma uno scenografico, suggestivo, ingresso. Si distinguono, quindi, una parte superiore, detta “delle Rive”, e una inferiore, “del Laghetto”, collegate tramite un sottopassaggio. “Le Rive” è ricco di boschetti di alberi ad alto fusto e da cui si può ammirare la pianura sottostante, mentre la parte del “Laghetto” è contraddistinta da viali sinuosi, imitazioni archeologiche, laghetti, cascatelle d’acqua, piante esotiche e spazi erbosi.
Il 31 ottobre 1980 durante l’Esposizione Internazionale di Architettura di Torino, nella conferenza "L'Arte del giardino", lo stesso architetto presentò la sua opera come esempio di giardino paesaggista, il caratteristico parco romantico del territorio vicentino.
Benché sia stato danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il parco ancora oggi conserva l'impostazione originale ideata dall'architetto: viali, architetture, sculture, disposizione degli alberi sono state lasciate così come le aveva ideate il loro autoreBenardetta Ricatti, La villa e il podere di Alessandro Rossi a Santorso, estratto da Schio Numero Unico 1979, Edito dalla Tipografia Operaia di C. Menin.
Il Parco rimase in stato di abbandono fino al 1995, quando fu riaperto al pubblico grazie ad una convenzione che le Opere Pie di Schio stipularono con la Cooperativa Sociale Nuovi Orizzonti. Italia Nostra di Schio, in occasione di un incontro aperto a tutti in palazzo Toaldi-Capra, ha invitato gli esperti di architettura, di giardini e di botanica a schedare piante e manufatti preziosi. Da questo studio è emerso che nel parco risultano presenti almeno 500 esemplari arborei di pregio, fra cui almeno 50 sono da considerarsi per il portamento, le dimensioni, e l'età veri e propri "monumenti vegetali". Esiste un lungo elenco di queste piante con il nome italiano e latino; di queste ricordiamo il cedro, il cipresso del Portogallo, il cipresso di palude o tassodio che richiede migliaia di litri d'acqua al giorno, il pino nero, il ginkgo, il pino dell'Himalaya sotto cui, per una centenaria tradizione, vanno ancora oggi a farsi fotografare le coppie di sposi
Gli elementi architettonici: Galleria e Portale Una galleria collega la valle con il parco inferiore passando al di sotto del piano stradale. Essa termina con tre arcate sostenute da robusti pilastri in pietra. Nella parete di fondo risaltano i medaglioni riportanti gli stemmi raffiguranti i prodotti dell'agricoltura ed i simboli dell'industria e del commercio. Sedile ad esedra Questo monumento, posto verso il lato est del parco, è caratterizzato da uno schienale a forma di trifora, da una gradevole decorazione floreale in stile neopompeiano e dal motivo zoomorfo dei grifi laterali, notoriamente simboli di potenza. Tempietto pompeiano Particolarissimo tempietto decorato all'interno in stile neopompeiano e sistemato all'esterno in guisa di finta rovina. All'interno ospita un acquario alimentato dalla stessa acqua che scorre in tutto il parco creando suggestivi giochi d'acqua. Chiesetta di S. Spirito Si trova nella parte superiore del parco: un antico viale di cipressi conduceva dall'edificio principale della villa a questa chiesetta che l'architetto Antonio Caregaro Negrin ristrutturò in stile lombardo-bizantino.
Il Podere modello L'idea di Alessandro Rossi consisteva nel creare una moderna azienda agricola, che si ponesse come esempio per le tecnologie che avrebbe adottato. Nacque così il Podere Modello, situato a sud della Villa.
Il podere si estendeva per circa 50 ettari, comprendendo 130 campi e, come per il parco, anch’esso era diviso in due parti da una strada (che conduce da Piovene a Schio). Successivamente, nel 1876, fu costruita una ferrovia, da cui vennero deviati alcuni binari per dirigerli all’interno della proprietà Rossi, così da potervi trasportare il concime.
La parte del Podere più vicina alla villa fu dedicata alla coltivazione della vite, mentre la parte più pianeggiante venne riservata agli orti; l’area fu anche circondata da 4350 metri di mura. Al Podere era annessa una scuola di pomologia e orticoltura, a dimostrazione che le conquiste tecniche non dovessero prendere il posto dell’attività agricola, bensì era necessario farne uso per risollevarla dalla crisi in cui stava precipitando.
Per assicurare un'abbondante irrigazione, oltre che sfruttare le acque spontanee del monte, fu costruito agli inizi del podere una grande serbatoio
Nel lato est del vigneto fu costruita la Casa Gialla, un edificio di tre piani destinato ai capi coltivatori, ai contadini e ai custodi del podere. Oltre a questa vi erano altre Case, distinte in base al colore dell'intonaco in Casa Gialla, Casa Rossa, Casa Verde, Casa Azzurra e Casa Bianca. Sono architetture pittoresche, tuttora conservate per lo più nell’aspetto originario, che ripropongono la tipologia della casa rurale veneta; fa eccezione la Casa Gialla con un elegante prospetto neoclassico. Il porticato del pianterreno ripete, per volere di Rossi, quello della settecentesca villa Zanella Facci, sempre di Santorso. Più moderne appaiono le facciate laterali dove l’architetto ha impiegato la pietra grezza e le finestre centinate con modanature in cotto a vista. Di particolare interesse è la Casa Bianca, ai margini sud-est della seconda sezione del fondo, la quale conserva molto della struttura ottocentesca, nonostante le modifiche apportate nel pianterreno. Le piante e gli alzati dei tre piani, come mostra il progetto originale, indicano il vario articolarsi degli spazi interni ed esterni che determinano un vivace movimento delle facciate e dei tetti risolti a livelli diversi. L’architettura è pura ed essenziale, ma non banale: è sempre presente la fervida fantasia del Negrin, che realizza un’opera estranea ai discorsi accademici per rispondere alle esigenze reali di un ambiente rurale. Gli altri tre edifici ripropongono, con alcune varianti, il modello della Casa Bianca, presentando scale interne, porticati, logge in legno e balconi che ne fanno architetture aperte alla luce e all’atmosferaSchio e Alessandro Rossi: imprenditorialità, politica, cultura e paesaggi sociali del Secondo Ottocento, a cura di G. Fontana, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1985 pag. 719.
Gli sviluppi
Successivamente alla morte di Rossi, il terreno passò in proprietà alle Opere Pie di Schio, che concesse alla Cooperativa Sociale Nuovi Orizzonti la cura dell'area sottostante il Parco della villa. La cooperativa, fondata nel 1980, aveva come obiettivo l'inserimento di persone con disabilità o in situazione di disagio: tra le varie applicazioni sociali di cui parco e villa sono stati oggetto, il progetto della cooperativa è quello che rispecchia in toto l’intuizione di Alessandro Rossi.
Si iniziò in primo luogo con le produzioni orticole e vennero costruite le prime serre destinate a queste coltivazioni. Nel 1984 prese il via anche la floricoltura, che andò gradualmente a sostituire l'orticoltura, perché più redditizia rispetto a quest'ultima.
Nel 1994 la Cooperativa e la Casa di Schio stipularono una convenzione, grazie alla quale la Cooperativa prese in gestione anche il Parco della villa, riaperto poi nel 1995. L'Oasi Rossi arrivò quindi ad inglobare parte del Podere Modello e il Parco Rossi, nel quale venne strutturato un itinerario didattico per le scuole. L'anno successivo le serre vennero spostate più a valle, poiché la loro espansione era in contrasto con le normative sulla salvaguardia delle risorgive.
Nel 1998, con il progetto "Voglia di volare", venne costruita un'oasi tropicale destinata ad ospitare centinaia di farfalle provenienti da tutto il mondo; successivamente, nel 2005, si realizzò una "nuova casa" delle farfalle, che è attualmente la più grande superficie d’Italia dedicata alle farfalle.
Nel 1999 la Cooperativa acquistò un fondo adiacente all'Oasi, dove sorge la Casa Gialla, ricomponendo così parte del Podere Modello.