La storiografia quantitativa è una corrente storiografica che si serve di un metodo di ricerca e organizzazione di fonti quantitative che permettano allo studioso di basare le sue ricostruzioni storiche su una quantità notevole di dati, elaborati tramite operazioni matematiche, statistiche e informatiche Dizionario di storia Treccani (2011) alla voce quantitativa, storia.

La descrizione degli avvenimenti storici si è in genere sempre avvantaggiata delle misurazioni quantitative per rafforzarne l'autenticità ma, negli anni Cinquanta del XX secolo, la storia quantitativa tradizionale, che si era rivolta soprattutto allo studio di fenomeni economici, ora, ad opera della scuola statunitense della New economic history, estendeva il metodo quantitativo alla storia del lavoro e della schiavitù, dell’agricoltura e dei trasporti. Alla storia si cercava così di attribuire una validità scientifica, mai finora raggiunta, grazie al nuovo metodo storico, empirico e oggettivo, che realizzava l'unione tra storia e scienze esatte: una nuova storia che dagli Stati Uniti approdò anche in Europa, specie nella storiografia francese Dizionario di storia, cit..

Nella storiografia quantitativa il metodo e le analisi statistiche, affiancandosi alla comprensione intuitiva, acquistano un ruolo primario nelle ipotesi relative a processi ed effetti storici: si pensi ad esempio all'importanza dei dati statistici per la storia del clima. L'avvento del personal computer e di programmi informatici di elaborazione dati, attorno alla metà degli anni 1980-90, hanno permesso agli storici di più ampiamente avvalersi dapprima dell'uso della statistica e, in seguito, dell'informatica operando una vera e propria rivoluzione documentaria.

François Furet e Pierre Chaunu, considerato quest'ultimo uno dei fondatori della nuova storiografia, hanno mostrato da una parte il progresso e l'innovazione apportati dalla storia quantitativa e dall'altra i limiti del nuovo metodo:

ed è quindi necessario possedere fonti da cui è possibile ricavare una grande quantità di dati, come ad esempio il registro parrocchiale, verificare l'omogeneità dei dati raccolti, la loro completezza e come sono stati trasmessi tenendo conto che «il privilegio sociale esistente nei secoli trascorsi ha condizionato la possibilità delle fonti storiche e lo studioso riesce difficilmente a ovviare a tale inconveniente» S.Vitali, op.cit. ibidem. Insomma il nuovo storico deve utilizzare il calcolatore senza assistere in maniera passiva alla produzione "oggettiva" della storia da parte dei documenti.

La storiografia quantitativa negli Stati Uniti Negli Stati Uniti la storiografia quantitativa si è consolidata a partire dagli anni Sessanta come componente della cosiddetta social science history, la corrente che applica alla ricerca storica i metodi delle scienze sociali, e si è dotata di proprie riviste specializzate: Historical Methods (dal 1967), il Journal of Interdisciplinary History (dal 1968), Social Science History (dal 1976) e Cliodynamics (dal 2010).

La materia prima di questa storiografia sono le basi di dati: censimenti, risultati elettorali, serie economiche e demografiche, in gran parte convertite in archivi elettronici. Il maggiore deposito è l'Inter-university Consortium for Political and Social Research (ICPSR) dell'Università del Michigan. L'elaborazione statistica di queste fonti consente di ricostruire i comportamenti di interi settori della società, e non soltanto delle élite che producono la documentazione conservata negli archivi tradizionali: i new social historians degli anni Sessanta hanno studiato su base censuaria natalità, mortalità, nuzialità, distribuzione delle occupazioni e flussi migratori, mentre la new political history ha analizzato il voto dei gruppi sociali e le votazioni per appello nominale dei parlamentari. Sul versante economico, gli storici della schiavitù hanno ricostruito l'economia delle piantagioni combinando censimenti, atti di vendita e serie di prezzi.

Tra le tecniche caratteristiche vi sono l'analisi del contenuto, mutuata dagli studi sul giornalismo, che codifica numericamente i testi di giornali e periodici secondo un repertorio standardizzato di temi, la biografia collettiva, che deduce modelli di pensiero e di comportamento da informazioni standardizzate su ampi gruppi di individui, e il nominal record linkage, il collegamento delle occorrenze di uno stesso individuo attraverso fonti diverse (censimenti, annuari cittadini, liste elettorali). Da questo filone è derivata più di recente la cliodinamica, che combina evoluzione culturale, macrosociologia e cliometria per costruire e analizzare grandi insiemi di dati e individuare regolarità nella dinamica delle società storiche.

Note

Bibliografia Luigi Bulferetti, Oscar Itzcovich, Orientamenti di storiografia quantitativa, Guida, Napoli 1983.

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