Ai carabinieri sono state assegnate 19 medaglie d'oro al valor militare (M.O.V.M.) e un centinaio di medaglie d'oro al valor militare alla memoria.
Descrizione Tra i decorati di medaglia d'oro al valor militare ( regolata dal Regio decreto 4 novembre 1932, n. 1423 e successive modifiche) Salvo D'Acquisto, i tre carabinieri Martiri di Fiesole. Ci sono atti eroici durante la I guerra mondiale e la II guerra mondiale, episodi della difesa a Cefalonia, le Fosse Ardeatine, la Guerra d'Etiopia, la Resistenza, la prigionia in Germania.
Al valor militare
Rosario Aiosa (La Spezia, 3 luglio 1952) Con altri carabinieri, identifica sei delinquenti che non esitano a far uso delle armi. Enrico Barisone (Zara, 26 marzo 1941 – Cagliari, 18 giugno 2014) Nel 1979 guida una pattuglia fino al covo di una banda di delinquenti, due dei quali latitanti e già condannati per omicidio. Chiaffredo Bergia (Paesana, 1 gennaio 1840 – Bari, 2 febbraio 1892) Perlustra e insegue una banda di briganti, lottando corpo a corpo col famigerato capo banda D'Alena e col brigante Pomponio. Gerolamo Berlinguer (Sassari, 21 marzo 1792 – Sassari, 4 dicembre 1869) Il 25 giugno 1835 arresta un latitante che lo ferisce gravemente. Dopo 8 anni si congeda dall'Arma per invalidità. Ernesto Cabruna (Tortona, 2 giugno 1889 – Rapallo, 9 gennaio 1960) Asso cacciatore dell'aviazione, proveniente dall'Arma dei Carabinieri, nella I guerra mondiale compie oltre 900 ore di volo. Leone Carmana (Villa Minozzo, 11 novembre 1894 – Reggio Emilia, 10 febbraio 1926) Piantone all'ingresso di una polveriera, all'avvicinarsi di una settantina di rivoltosi ordina la chiusura della porta dietro di sé e risponde a colpi di moschetto al fuoco, dando così il tempo al sopraggiungere di rinforzi. Filippo Caruso (Casole Bruzio, 24 agosto 1884 – Roma, 12 settembre 1979) Pensionato, dopo l'8 settembre organizza il Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri ("Banda Caruso") per la lotta antifascista. Arrestato e condotto a via Tasso, è torturato ma riesce a sopravvivere. Alcuni suoi carabinieri muoiono alle Fosse Ardeatine.
Agostino Castelli (Cagliari, 6 ottobre 1799 – Bosa, 17 gennaio 1848) Il 15 luglio 1840, inviato contro una banda di briganti capeggiati da Salvatore Tuffu, nel Supramonte di Orgosolo, uccide quattro banditi. Lussorio Cau (Borore, 11 luglio 1867 – Castelbuono, 10 settembre 1961) Si reca da solo a riconoscere i rifugi di banditi che avevano sparso il terrore nel circondario di Nuoro. Giotto Ciardi (Lari, 25 novembre 1921 – Pisa, 27 novembre 1995) Dopo l'armistizio partecipa alla lotta di liberazione in Jugoslavia. Mitragliere in una postazione antiaerea abbatte, a dicembre del 1943, sul cielo dell’isola di Creola, un aereo tedesco. Marco Coira (Finale Ligure, 16 gennaio 1950 -- Roma, 9 maggio 2024) Libero dal servizio e in abiti civili, in un pubblico esercizio affronta tre malviventi armati che tentano di rapinare il gestore. Dante Iovino (Resìna, 28 giugno 1912 – Milano, 4 aprile 1961) In lunghi anni di prigionia sfida a viso aperto minacce, sevizie, punizioni e condanne, tenendo sempre alta la dignità di soldato e di italiano. Angelo Joppi (Viterbo, 4 gennaio 1904 – Roma, 1 ottobre 1984) Caposquadra del fronte militare di resistenza della Capitale ("Banda Caruso") esegue atti di sabotaggio e di distruzione contro i tedeschi occupanti. Arrestato e rinchiuso a via Tasso, subisce interrogatori e torture. Salvatore Pennisi (Sant'Alfio (Italia), 1 novembre 1913 – Roma, 6 ottobre 1988) In lunghi anni di prigionia sfida a viso aperto minacce, sevizie, punizioni e condanne, tenendo alta la dignità di soldato e di italiano. Poliuto Penzo (Chioggia, 23 marzo 1907 – Chioggia, 28 dicembre 1977) Al comando di una pattuglia, irrompe ripetutamente nelle linee del nemico, con audaci azioni notturne, infliggendo perdite e catturando materiali. Fedele Piras (Assemini, 1 dicembre 1895 – Assemini, 9 gennaio 1971) In pieno giorno, per primo si slancia attraverso un ponticello, sulla trincea nemica. Caduto il proprio ufficiale e tutti i compagni, da solo difende la posizione raggiunta. Umberto Rocca (Rodi, 1 giugno 1940) Comandante di compagnia distaccata, organizza rischiosi servizi, per individuare il luogo di detenzione dell'industriale Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato a scopo di estorsione dalle Brigate Rosse. Giovanni Luigi Satta (Ozieri, 14 aprile 1892 – Roma, 21 aprile 1962) In combattimento, mentre sta lanciando una bomba, riceve in pieno un colpo avversario che provoca lo scoppio dell'ordigno impugnato che gli asportava la mano e l'avambraccio destro. Ardingo Trotti (Cassine, 22 giugno 1797 – Torino, 11 aprile 1877) Attacca le posizioni austriache a Governolo, nel 1848, e si distingue nelle battaglie di Goito e di Pastrengo. Martino Veduti (Pavullo nel Frignano, 27 ottobre 1894 – Casale Monferrato, 29 dicembre 1972) Di notte, di vigilanza a una polveriera, accortosi che una bomba con miccia accesa è collocata vicino a un deposito di esplosivo, afferra l'ordigno e ne strappa coi denti la miccia, sventando così l'esplosione.
Al valor militare alla memoria
Antonino Alessi (Messina, 10 giugno 1912 – Cianghi Mariam-Mendida (Africa Orientale Italiana), 23 agosto 1938) Ferito tre volte nel corso di un combattimento, trovava la forza di lanciare l'ultima bomba a mano. Alberto Araldi (Ziano Piacentino, 18 gennaio 1912 – Piacenza, 6 febbraio 1945) Comandante partigiano, catturato per delazione, viene condannato a morte. Fortunato Arena (San Filippo del Mela, 25 febbraio 1969 – Pontecagnano Faiano, 12 febbraio 1992) Durante il controllo di un'autovettura è investito da azione di fuoco, da parte di un malvivente nascosto nell'abitacolo. Raffaele Aversa (Labico, 2 settembre 1906 – Roma, 24 marzo 1944) Comandante di una compagnia a Roma, dopo l'armistizio sottrae i suoi uomini a cattura. Dopo due mesi di prigionia a via Tasso, muore alle Fosse Ardeatine. Attilio Basso (Pravisdomini, 21 luglio 1901 – Cheren (Africa Orientale Italiana), 16 marzo 1941) Con un braccio spezzato, non lascia il suo posto di combattimento; ma incita i compagni. Muore per le ferite. Alfredo Beni (Fiuminata, 15 settembre 1931 – Porto San Giorgio, 18 maggio 1977) Fa parte dell'equipaggio di un'unità autoradio. Durante un conflitto a fuoco con malviventi, visto un sottufficiale cadere, si slancia contro il feritore. Filippo Bonavitacola (Montella, 3 marzo 1914 – Branovo, 8 dicembre 1944) In Albania si unisce ai partigiani. Catturato dai tedeschi è processato e condannato a morte. Domenico Bondi (Villa Minozzo, 1908 – Ciano d'Enza, 26 gennaio 1945) Dopo l'armistizio, caduto in mano al nemico, rivendica la sua qualifica di carabiniere e di partigiano. Sottoposto a torture, muore fucilato. Antonio Bonsignore (Agrigento, 3 febbraio 1896 – Gunu Gadu (Ogaden), 24 aprile 1936) Si slancia, primo fra tutti, all'assalto di trinceramenti, infliggendo perdite al nemico e costringendolo a ripiegare. Muore per le ferite. Clemente Bovi (Ciminna, 29 ottobre 1926 – Corleone, 8 settembre 1959) In abito civile è fermato, a notte alta e in aperta campagna, da sei malfattori che gli impongono di sdraiarsi bocconi. Si butta in una scarpata e uccide uno dei banditi, prima di essere sopraffatto. Giovanni Burocchi (Penna San Giovanni, 16 aprile 1881 – Fiume (Croazia), 3 ottobre 1919) Di scorta, con un solo compagno, a una nave mercantile costretta a cambiar rotta, minacciato a mano armata dai ribelli, affronta la morte. Fortunato Caccamo (Gallina, 25 gennaio 1923 – Roma, 3 giugno 1944) Fa parte della organizzazione clandestina dei Carabinieri della Capitale. Catturato su delazione e sottoposto a torture, mantiene il silenzio, evitando di far scoprire capi e gregari della sua organizzazione. Muore per fucilazione. Giovanni Calabrò (Castelmola, 11 gennaio 1906 – Kvasica Crnomelj (Croazia), 22 settembre 1942) Per favorire il recupero di una mitragliatrice, rimasta su un autocarro in fiamme, fa utilizzare da due compagni il suo corpo, ormai straziato, dando loro punto di appoggio per salire sull'automezzo. Francesco Calì (Lercara Friddi, 7 gennaio 1915 – Taranto, 4 maggio 1938) Di notte, nell'arsenale militare di Taranto, insieme a Antonio Lorusso, per catturare tre malfattori che, sorpresi a rubare, cercano scampo a bordo di un battello, si butta in mare e poi annega. Ciriaco Carru (Bitti, 1 settembre 1963 – Chilivani, 16 agosto 1995) Capo di un nucleo radiomobile, mentre con Walter Frau arresta un malvivente, che è di guardia a due automezzi con a bordo armi rubate, è investito da una violenta azione di fuoco incrociato. Omicidio di Pedesemene. Vincenzo Caruso (Niscemi, 6 ottobre 1950 – Taurianova, 1 aprile 1977) Componente dell'equipaggio di autoradio, lasciato di vigilanza all'esterno di un casolare, interviene per dare man forte al superiore e muore per i colpi ricevuto (Strage di Razzà).
Bruno Castagna (Traona, 20 ottobre 1908 – Monte Maliniek (Balcani), 15 maggio 1942) In perlustrazione, aggredito da una banda ribelle, reagisce fino all'esaurimento delle munizioni. Catturato, rifiuta la promessa di aver salva la vita, rinnegando la sua fede. Antonio Chionna (Lizzano, 25 novembre 1930 – Martina Franca, 3 giugno 1980) In un'agenzia di banca affronta tre rapinatori armati, poi risultati appartenenti a Prima Linea. Muore per le ferite. Vittoriano Cimmarrusti (Adelfia, 18 febbraio 1912 – Gunu Gadu (Africa Orientale Italiana), 24 aprile 1936) Ferito a un braccio, torna sulla linea di combattimento. Attacca a colpi di moschetto gli Abissini, ma viene sopraffatto. Enea Codotto (Latisana, 22 aprile 1955 – Padova, 5 febbraio 1981) Capo equipaggio di autoradio, interviene di notte, con Luigi Maronese, in località isolata, contro sospetti che recuperano armi e munizioni precedentemente occultate in un canale. Sono Valerio Fioravanti, suo fratello Cristiano e Francesca Mambro dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Stefano Condello (Palmi, 12 aprile 1930 – Taurianova, 1 aprile 1977) Capo equipaggio di autoradio, dopo aver lasciato all'esterno Vincenzo Caruso, si introduce in un casolare isolato e è sopraffatto da due malviventi (Strage di Razzà). Ippolito Cortellessa (Vivaro Romano, 10 ottobre 1930 – Viterbo, 11 agosto 1980) Conduttore di autoradio, insieme a Pietro Cuzzoli, mentre è alla ricerca dei sei autori di una rapina a una banca, poi risultati appartenenti alla formazione eversiva Prima Linea, è colpito a morte. Savino Cossidente (Lavello, 23 marzo 1916 – Marmarefià (Africa Orientale Italiana), 20 luglio 1940) Distaccato in un fortino isolato, è aggredito da un capo ribelle che gli intima la consegna di armi e munizioni. Si rifiuta e viene ucciso. Alfredo Costantini (Fiuminata, 12 giugno 1960 – Padova, 29 luglio 1983) Capo equipaggio di autoradio, interviene presso oreficeria ove tre rapinatori tenevano sotto la minaccia delle armi la proprietaria e un cliente. Muore per colpi di arma da fuoco. Orazio Costantino (Castroreale Terme (Messina), 24 gennaio 1931 – Casteldaccia (Palermo), 27 aprile 1969) Appostato per identificare e arrestare gli autori di una tentata estorsione mediante lettera minatoria, vede un uomo armato di fucile che si accinge a raccogliere il plico, simulante la somma richiesta, lo affronta ma è colpito in pieno petto. Pietro Cuzzoli (Caprarola, 15 gennaio 1949 – Viterbo, 11 agosto 1980) Con Ippolito Cortellessa, mentre è alla ricerca degli autori di una rapina a una banca, poi risultati appartenenti a una formazione eversiva, è colpito a morte. Salvo D'Acquisto (Napoli, 15 ottobre 1920 – Torre di Palidoro, 23 settembre 1943)
Ettore D'Amore (Otranto, 17 giugno 1909 – Orgosolo, 11 settembre 1959) Comandante di stazione, in ambiente dominato dall'omertà, da solo affronta un malvivente armato ed appostato, autore di una lettera estorsiva.