La Ferrari F40 (nome in codice F120) è un'autovettura sportiva prodotta dalla casa automobilistica italiana Ferrari, erede della Ferrari 288 GTO Evoluzione, prodotta tra il 1987 e il 1993 (per gli ultimi esemplari "F40 GTE"), la cui erede fu la F50.
Il disegno della carrozzeria è stato realizzato dallo studio Pininfarina da Aldo Brovarone, Leonardo Fioravanti e Pietro Camardella sotto la guida di Nicola Materazzi, a cui venne affidato il progetto, realizzando motore, cambio ed altre parti meccaniche della vettura. Materazzi inoltre aveva in precedenza disegnato la carrozzeria della 288 GTO Evoluzione, dalla quale l'F40 riprende numerosi tratti stilistici.
Profilo e contesto Nata per celebrare i primi quarant'anni di attività sportiva della casa automobilistica modenese, la "F40" fu presentata in anteprima alla stampa presso il centro civico di Maranello, il 21 luglio 1987, da Enzo Ferrari, Leonardo Fioravanti e Nicola Materazzi. Nel successivo mese di settembre venne esposta al pubblico durante il salone dell'automobile di Francoforte.
Tra le altre particolarità la vettura ha quella di essere stata la prima auto stradale nella storia Ferrari a essere costruita con svariati materiali compositi quali il kevlar per il telaio, le fibre di vetro per la carrozzeria, resine aeronautiche per i serbatoi e il plexiglas per i finestrini laterali e di essere stata, al momento della sua presentazione l'auto stradale più veloce mai costruita con i suoi 324 km/h dichiarati (spesso sensibilmente superati in vari test), record poi battuto nel 1991 dalla Bugatti EB 110.
È stata l'ultima Ferrari stradale costruita sotto la supervisione di Enzo Ferrari; inoltre, non vi sono stati ulteriori modelli GT dotati di motore turbocompresso fino all'introduzione nel 2014, 27 anni dopo, della Ferrari California T.
Storia L'idea di festeggiare i 40 anni di vita della Ferrari con un'auto particolare si presenta subito complessa viste le prestazioni e le caratteristiche tecniche della 288 GTO. Pertanto viene realizzata un'auto che richiami una vettura da Formula 1 dell'epoca adattata all'uso stradale. Questa Ferrari inoltre doveva dare la supremazia prestazionale al cavallino nel mercato mondiale. Ci riuscirono ampiamente, sia per i primati velocistici noti, sia per comportamento stradale.
Al momento della presentazione l'unica rivale diretta era la Porsche 959, che era stata anch'essa concepita per le competizioni in pista riservate al Gruppo B e rimase in produzione fino al 1988, mentre negli anni novanta fu messa in commercio la Jaguar XJ220, prodotta tra il 1992 e il 1994. La prima presentazione ufficiale alla stampa avvenne a Maranello il 21 luglio 1987, mentre al livello internazionale la vettura esordì al Salone dell'automobile di Francoforte sempre dello stesso anno.
Venne utilizzato il kevlar per rinforzare la scocca e la fibra di vetro per la carrozzeria, che ha un coefficiente aerodinamico di 0,34. Il cofano motore (posteriore) si apre a conchiglia come sulle vetture Sport Prototipo e presenta un'estesa superficie trasparente in plexiglas che lascia in mostra il motore. Del design della F40 fu incaricato al Centro Studi e Ricerche Pininfarina di Cambiano TO diretto da Leonardo Fioravanti, da sviluppare sulla meccanica di una 288 GTO Evoluzione con carrozzeria tecnico-sperimentale, mantenendone la cellula abitacolo, a sua volta derivata dalla 288 GTO. Affidato all’ufficio stile guidato da Aldo Brovarone, lo stile fu definito dai bozzetti di Pietro Camardella e grazie ad un'approfondita ottimizzazione aerodinamica, condotta in galleria del vento Pininfarina dall'ing. Mario Vernacchia, anch'egli stilista al CSRP. Mentre il telaio in acciaio e materiali compositi era già quello definitivo, il motore di 2.855 cm³ era arrivato a sprigionare anche 650 CV. La Ferrari intendeva così esplorare la robustezza del propulsore con tali potenze in gioco e la possibilità di evoluzioni per l'impiego agonistico. La F40 infatti rispondeva al cliché tecnico del Gruppo B, mai abolito ufficialmente negli allegati tecnici, ma che all'epoca non era più ammesso in nessuna competizione sanzionata dalla Federazione Internazionale dell'Automobile.
Dopo approfondite prove in pista si omologò per la produzione un V8 con qualche cm³ in più (2.936 cm³, per la precisione) e parecchi cavalli in meno, per soddisfare le esigenze di trattabilità nell'uso quotidiano e soprattutto per rispettare le stringenti norme sulle emissioni. Come per la Ferrari 288 GTO, anche l'F40 fu subito oggetto di speculazioni: all'inizio il prezzo di listino venne fissato intorno a 374 milioni di lire, ma sul mercato non ufficiale le vetture vennero vendute a cifre vicine ai 1,5/2 miliardi di lire.
Il numero di esemplari prodotti, pianificati inizialmente in 400, venne aumentato fino al limite invalicabile di 1.000 esemplari. Proprio nel momento in cui il valore dell'auto era all'apice però, la vettura ottenne l'omologazione negli Stati Uniti, fino ad allora negata a causa delle caratteristiche estreme della macchina. La Ferrari dovette quindi rispettare il contratto con l'importatore statunitense che obbligava la casa di Maranello a destinare il 22% della produzione di ogni modello al mercato americano. La produzione venne quindi estesa fino a portare il numero totale di F40 prodotte a 1311 esemplari.
Caratteristiche tecniche Motore Il motore è un 8 cilindri a V di 90 gradi, cilindrata pari a 2936,25 cm³, alesaggio 82,0 mm corsa 69,5 mm, sovralimentato con due turbocompressori IHI, distribuzione a doppio albero a camme in testa per bancata, quattro valvole per cilindro con due iniettori per cilindro. La potenza massima erogata è di 478 CV (352 kW) a 7000 giri/min, coppia massima 577 Nm a 4000 giri/min. Il rapporto di compressione è di 7,7:1. Il cambio è manuale a 5 marce, più retromarcia, con frizione bidisco a secco e montato longitudinalmente.
Corpo vettura
Berlinetta 2 posti, telaio a traliccio tubolare in acciaio con vasca abitacolo con pannelli scatolati di rinforzo in materassino di kevlar e fibra di kevlar con resina epossidica. Carrozzeria in fibra di vetro dal peso totale di 46 kg con un fattore Cx pari a 0,34. Le sospensioni anteriori e posteriori sono indipendenti, con bracci trasversali molle elicoidali e barra stabilizzatrice. Esse inoltre, grazie ad ammortizzatori oleopneumatici che possono essere regolati dall'abitacolo, sono regolabili su tre settaggi differenti in altezza da terra e rigidità, a seconda dello stile di guida e delle condizioni di esercizio. Il passo è di 2.450 mm, la carreggiata anteriore di 1.594 mm e quella posteriore di 1.606 mm. Lo sterzo è a cremagliera. Il peso totale è di 1.155 kg. Modeste differenze estetiche si ebbero nel corso della produzione per la versione europea (griglie tra cofano anteriore e portiera e retronebbia ai lati della targa fino al n. telaio 77168 come da manuale officina tav. 111), più evidenti nella versione USA (paracolpi in gomma anteriori e posteriori, terza luce stop posteriore, sedili di diversa conformazione) per ottemperare alle normative statunitensi.
Interni
L'interno della F40 è ridotto all'essenziale, in onore alla sua vocazione più da corsa che stradale. Di fatto l'unico ausilio al comfort è il climatizzatore, mentre sono assenti l'impianto stereo, il portaoggetti, i tappettini, le rifiniture in pelle e i pannelli delle portiere. I primi 50 modelli (fino alla vettura n. 77088 come da manuale officina tav. 108/A) erano sprovvisti di finestrini abbassabili: una parte del cristallo era incernierata e scorrevole lateralmente; le vetture successive montavano vetri discendenti con comando a manovella, oltre a un diverso pannello della portiera; non sono mai stati prodotti modelli dotati di vetri a comando elettrico. Le maniglie interne delle portiere (la cui apertura/chiusura è a tirante meccanico) sono sostituite da cinghie di gomma. La F40 è sprovvista di sterzo assistito e ABS. Questa dotazione "spartana" la differenziava ulteriormente dalla rivale Porsche 959, che disponeva invece di un ampio repertorio di ausili tecnologici elettronici.
Prestazioni Il rapporto peso-potenza è di 2,58 kg/CV con una potenza specifica di 163 CV/litro.
Come da prova su strada della rivista Quattroruote. Velocità massima: 326,193 km/h. Accelerazione da 0 a 60 km/h: 2,55 secondi. Accelerazione da 0 a 80 km/h: 3,27 secondi. Accelerazione da 0 a 100 km/h: 4,10 secondi. Accelerazione da 0 a 120 km/h: 5,51 secondi Accelerazione da 0 a 160 km/h: 8,03 secondi Accelerazione da 0 a 200 km/h: 11,30 secondi. Accelerazione da 0 a 220 km/h: 13,84 secondi. Accelerazione da 0 a 240 km/h: 16,39 secondi. Accelerazione da 0 a 260 km/h: 20,23 secondi. Ripresa in V da 70 a 80 km/h: 2,93 secondi. Ripresa in V da 70 a 100 km/h: 8,16 secondi. Ripresa in V da 70 a 120 km/h: 12,64 secondi. Ripresa in V da 70 a 140 km/h: 16,08 secondi. Ripresa in V da 70 a 160 km/h: 18,45 secondi. Ripresa in V da 70 a 180 km/h: 21,92 secondi. Ripresa in V da 70 a 200 km/h: 23,41 secondi. Ripresa in V da 70 a 220 km/h: 26,27 secondi. 400 metri da fermo: 11,920 secondi. Chilometro da fermo: 20,980 secondi.
F40 LM
Il presidente di Ferrari France Daniel Marin chiese alla casa madre di approntare una versione della F40 per la 24 Ore di Le Mans; accogliendo la richiesta, a inizio 1989 vennero costruiti, in collaborazione con Michelotto Automobili, due esemplari da gara noti con il nome di F40 LM. La vettura fu sviluppata dal collaudatore Dario Benuzzi e, prima di gareggiare a Le Mans, esordì nel Campionato IMSA in classe GTO sul Circuito di Laguna Seca con alla guida Jean Alesi. Partita in seconda posizione, la vettura terminò la gara al terzo posto. La stagione seguente, nel 1990, Ferrari France schierò nuovamente una o due F40 LM in alcune prove del Campionato, conquistando in totale 4 podi, ma mancando l'auspicata vittoria alla gara di durata "di casa".
F40 Competizione Altre otto vetture sulla base della F40 LM furono costruite con la sigla F40 Competizione dal 1989 al 1994, per permettere ad altre squadre private di correre anche in altri Campionati GT al di fuori del contesto di Le Mans.Rispetto al modello stradale le F40 LM e F40 Competizione presentano turbocompressori e intercooler maggiorati, una nuova centralina elettronica di gestione del motore (siglato F120B), il rapporto di compressione salito a 8,0:1 e la pressione di sovralimentazione portata a 2,6 bar. Tali modifiche portarono la potenza massima a circa 720 CV in gara, mentre in prova furono superati i 900 CV: questo per quanto riguarda le vetture che gareggiarono nell'IMSA in GTO dal 1989 al 1990. Quelle schierate nel BPR Global GT Series (le F40 GTE) erano invece limitate per regolamento nella potenza massima a 660 CV. Il peso, in base alle differenti serie, si aggirava normalmente sui 1.050 kg, anche se alcuni esemplari scendevano sotto la soglia della tonnellata. La velocità massima era prossima ai 370 km/h e l'accelerazione da 0 a 100 km/h necessitava di circa 3 secondi.