La rivoluzione del Brabante o rivoluzione brabantina (in francese: Révolution brabançonne, in olandese: Brabantse Omwenteling), talvolta indicata col nome di Rivoluzione belga del 1789-1790, fu un'insurrezione armata che scoppiò nei Paesi Bassi austriaci (moderno Belgio) tra l'ottobre del 1789 ed il dicembre del 1790. La rivoluzione, che scoppiò in contemporanea a quella francese ed a quella di Liegi, riuscì per breve tempo a destabilizzare il governo degli Asburgo ed a proclamare una repubblica, unificando gli stati federati della regione.
La rivoluzione fu il prodotto dell'opposizione che si manifestò alle riforme liberali dell'imperatore Giuseppe II negli anni ottanta del Settecento che vennero percepite dalla popolazione come un attacco alla chiesa cattolica ed alle istituzioni tradizionali dei Paesi Bassi austriaci. La resistenza si focalizzò nelle ricche regioni del Brabante e delle Fiandre. Nelle prime fasi della rivolta, nota come Piccola Rivoluzione, nel 1787, molti dissidenti trovarono rifugio nella vicina Repubblica delle Sette Province Unite dove costituirono un esercito. Poco dopo lo scoppio delle rivoluzioni francese e di Liegi, l'esercito degli émigré attraversò i Paesi Bassi austriaci e sconfisse gli austriaci nella Battaglia di Turnhout nell'ottobre del 1789. I ribelli, supportati da altre sollevazioni nel territorio, presero ben presto il controllo di gran parte dei Paesi Bassi meridionali e ne proclamarono l'indipendenza. Malgrado il supporto tattico della Prussia, gli Stati Uniti del Belgio costituitisi nel gennaio del 1790, non ricevettero il riconoscimento di altri stati europei, innescando differenze ideologiche anche al loro interno. I Vonckisti, guidati da Jan Frans Vonck, chiesero progressivamente un governo liberale mentre gli statisti, capeggiati da Hendrik van der Noot, furono degli strenui conservatori e supportarono solo gli interessi della chiesa. Gli statisti, con un supporto più ampio, riuscirono a esiliare gran parte dei vonckisti.
Alla metà del 1790, l'Austria asburgica terminò la propria guerra contro l'Impero ottomano e si preparò a sopprimere i rivoluzionari brabantini. Il nuovo imperatore, Leopoldo II, liberale come il suo predecessore, propose un'amnistia generale qualora i ribelli si fossero arresi subito. Di fronte alla rinuncia di questi ultimi, dopo aver sconfitto l'esercito degli statisti nella Battaglia di Falmagne, il territorio venne ripreso velocemente dalle truppe imperiali e la rivoluzione risultò sconfitta nel dicembre di quello stesso anno. Gli austriaci per breve tempo rioccuparono l'intero Stato di cui saranno poi nuovamente privati durante le Guerre rivoluzionarie francesi.
Per il suo corso degli eventi distinto, la rivoluzione brabantina è stata spesso paragonata dagli storici alla Rivoluzione francese. Alcuni storici come Henri Pirenne, hanno visto questa rivoluzione come il momento chiave del risveglio della coscienza nazionale belga nonché una notevole influenza per la Rivoluzione belga del 1830.
Contesto e cause Il governo austriaco
I Paesi Bassi austriaci erano un territorio con capitale a Bruxelles che copriva gran parte dell'attuale Belgio e Lussemburgo. Nel 1714, il territorio, che era stato governato della Spagna, venne ceduto all'Austria come parte del Trattato di Rastatt che aveva messo fine alla Guerra di successione spagnola.Cook, pp 40-2 Negli anni ottanta del Cinquecento, la Rivolta olandese aveva separato l'indipendente Repubblica delle Sette Province Unite dal resto del territorio, lasciando i Paesi Bassi austriaci che avevano una strenua maggioranza cattolica. Il clero mantenne infatti un sostanziale potere in tutta la regione.Cook, pp. 40-2
I Paesi Bassi austriaci erano sia una provincia della Monarchia asburgica come territori ereditari del sovrano, sia parte del Sacro Romano Impero. Nel 1764, Giuseppe II venne eletto sacro romano imperatore.Pirenne, p.385 La madre di Giuseppe, Maria Teresa, aveva nominato sua figlia Maria Cristina e suo marito Alberto di Sassonia-Teschen come governatori dei Paesi Bassi austriaci nel 1780. Sia Giuseppe che Maria Teresa vennero considerati dei grandi riformatori per la loro epoca e particolarmente interessati all'assolutismo illuminatoPirenne, p.386 Giuseppe II, noto col soprannome di imperatore-filosofo, fu tra l'altro l'ideatore del "giuseppinismo", una corrente illuministica che egli stesso inaugurò e fece proliferare. Giuseppe ebbe in particolare parole negative nei confronti delle istituzioni considerate "fuorilegge" come ad esempio la chiesa ultramontana la cui alleanza col papato impediva all'imperatore di avere un controllo totalitario sui suoi territori. Poco dopo aver ottenuto il trono, nel 1781, Giuseppe lanciò un tour d'ispezione proprio nei Paesi Bassi austriaci dove le riforme erano state mal recepite dalla popolazione e dalle istituzioni.
Politicamente, i Paesi Bassi austriaci comprendevano un gran numero di territori federati ed autonomi, ereditati dall'epoca spagnola, che risalivano in molti casi al medioevo. Questi territori, conosciuti in maniera collettiva come Stati Provinciali, mantenevano molto del loro potere tradizionale sull'amministrazione dei loro affari interni.Polasky, p.75 Gli stati erano dominati dal potente e ricco Ducato di Brabante e dalla Contea delle Fiandre. I governatori generali austriaci vennero costretti a rispettare l'autonomia degli stati provinciali che comunque si riserbarono sempre di accettare o meno le disposizioni pervenute da Vienna. Oltre alla presenza degli stati, l'indipendenza dell'area era sentita anche a livello culturale tramite personaggi come Jan-Baptist Verlooy che si era dedicato allo studio del dialetto fiammingo.Polasky, pp.78-9; 85
Le riforme di Giuseppe II
Mosso dalle sue credenze sull'Illuminismo, poco dopo aver ottenuto il trono, Giuseppe II lanciò un gran numero di riforme nella speranza che i territori da lui controllati divenissero più efficienti e più semplici da governare. Dal 1784, Giuseppe promosse riforme in campo economico, politico e religioso su quelle istituzioni in particolare che egli riteneva ormai sorpassate. Alcuni hanno azzardato un confronto tra il governo di Giuseppe II nel Sacro Romano Impero e quello di Filippo II di Spagna nei Paesi Bassi, dove entrambi tentarono di scardinare le tradizioni locali di modo da accentuare lo spirito centralistico dei loro governiPirenne, p. 381 Come Filippo, Giuseppe dovette subire gli attacchi innanzitutto della classe dirigente locale che ovviamente si oppose a queste novitàRowen, p.274
Le sue riforme iniziali erano dirette soprattutto alla chiesa cattolica che, per la sua alleanza con la Santa Sede, era vista come una forza potenzialmente sovversiva. Il primo atto di Giuseppe in tal senso fu la proclamazione della Patente di tolleranza del 1781–82 che abolì i privilegi di cui i cattolici godevano in tutto l'impero rispetto alle minoranze non cattoliche. Questo fatto, comprensibilmente profondamente impopolare tra i cattolici, risultò negativo in particolare perché nei confini dell'Impero i non cattolici rappresentavano una netta minoranza con una scarsa rappresentanza nella società. L'Editto venne condannato dal cardinale Joannes-Henricus de Franckenberg il quale insisteva che la tolleranza religiosa, la correlazione con la censura e la soppressione delle leggi contro i giansenisti costituivano un chiaro attacco alla chiesa cattolica. Successivamente, 162 monasteri i cui residenti avevano una vita esclusivamente contemplativa (quindi che non applicavano la regola dellora et labora benedettino) vennero aboliti.Craeybeckx, p.49 Nel settembre del 1784, tutti i matrimoni vennero resi un'istituzione innanzitutto civile prima ancora che religiosa. Queste riforme ridussero l'influenza ed il potere tradizionale della chiesa sui propri parrocchiani. Oltre a ciò, nell'ottobre del 1786, il governo abolì tutti i seminari sul territorio per stabilirne uno solo centrale, il Seminarium Generale di Lovanio.. Qui si insegnava una teologia più liberale e favorevole allo Stato che però venne fortemente osteggiata dall'alto clero.Roegiers, Van Sas, p.291
Nel dicembre 1786, con l'idea della liberalizzazione del territorio dei Paesi Bassi austriaci, Giuseppe II iniziò i primi attacchi alle gilde locali ed ai loro privilegi rimuovendo tutte le tariffe sul commercio del grano, ma questo portò ad una crisi. Egli rimpiazzò le locali organizzazioni caritative con una centrale nell'aprile del 1786. Anche l'apparato scolastico venne riformato, togliendo alla chiesa cattolica l'esclusività della formazione.
Soprattutto, ad ogni modo, Giuseppe tentò di sconvolgere la struttura degli stati autonomi che costituivano i Paesi Bassi austriaci. Egli introdusse due riforme all'inizio del 1787 che istituirono nuove riforme amministrative e giudiziarie per creare un sistema più centralizzato. Il primo decreto abolì molte delle strutture amministrative che esistevano dai tempi dell'imperatore Carlo V (1500-58) che vennero rimpiazzate da un Consiglio di Governo Generale sotto il comando del ministro plenipotenziario. Inoltre vennero create nove province amministrative (cercles), ciascuna controllata da un intendente con l'intento appunto di slegare i poteri tradizionali dal loro territorio. Un secondo decreto abolì ad hoc i tribunali semi-feudali o ecclesiastici che operavano nei vari stati, rimpiazzandoli da un sistema centralizzato simile a quello presente in Austria. Un solo Consiglio Sovrano di Giustizia venne stabilito a Bruxelles, con due corti d'appello a Bruxelles ed a Lussemburgo, e circa 40 tribunali locali nei distretti.
Minacciando l'indipendenza degli stati regionali, gli interessi della nobiltà e le posizioni della chiesa, le riforme contribuirono ad unire la popolazione contro il governo austriaco.Roegiers, Van Sas, p.295
L'opposizione e la Piccola Rivoluzione
Le riforme di Giuseppe II furono profondamente impopolari nei Paesi Bassi austriaci. L'Illuminismo aveva aperto nuove strade nella coscienza delle persone e soprattutto tali riforme, concepite come una imposizione esterna, non venivano sentite come compatibili con i tradizionali valori locali. La maggioranza della popolazione, influenzata in particolar modo dalla chiesa, credeva che queste riforme sarebbero andate a minare la cultura e le tradizioni locali. Persino i circoli maggiormente favorevoli agli Asburgo si dimostrarono contrari alle riforme che erano viste come insufficientemente risolutrici dei problemi dello Stato. L'opposizione popolare venne incentrata sugli stati provinciali, in particolare sull'Hainaut, sul Brabante e sulle Fiandre. Vi fu un'ondata di pamphlet critici. In alcuni villaggi, scoppiarono delle rivolte che vennero soppresse dalla milizia comunale. Lo Stato del Brabante chiamò un noto avvocato, Hendrik van der Noot, a difendere la propria posizione pubblicamente. Van der Noot accusò in pubblico le nuove riforme di violare le precedenti costituite con la Gioiosa Entrata del 1356 che era la carta dei diritti della regione.