Le foreste montane della faglia albertina sono un'ecoregione terrestre dell'ecozona afrotropicale appartenente al bioma delle foreste pluviali tropicali e subtropicali di latifoglie. Identificata dal WWF con il codice AT0101, comprende una lunga serie di foreste afromontane distribuite lungo la faglia albertina, il ramo occidentale del sistema della Rift Valley dell'Africa orientale. Si estende attraverso la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda, il Ruanda, il Burundi e la Tanzania ed è stata inclusa dal WWF tra le ecoregioni prioritarie della lista Global 200 per l'eccezionale ricchezza biologica e l'elevatissimo livello di endemismo. Nella delimitazione adottata dal WWF l'ecoregione occupa circa 103.400 km². La cartografia di One Earth utilizza confini più ampi e le attribuisce una superficie di circa 151.500 km².

Geografia

La faglia albertina costituisce il ramo occidentale del Rift dell'Africa orientale e forma un lungo sistema di montagne, bacini tettonici e profonde depressioni occupate dai Grandi Laghi africani. L'ecoregione si sviluppa dal plateau di Lendu, nella Repubblica Democratica del Congo nord-orientale, attraverso i monti Ruwenzori e Virunga e le montagne che fiancheggiano il lago Kivu, proseguendo negli altopiani occidentali del Ruanda e del Burundi e, più a sud, in massicci isolati situati sulle due sponde del lago Tanganica. Oltre il 70% dell'ecoregione definita dal WWF ricade nella Repubblica Democratica del Congo, circa il 20% in Uganda, il 6% in Ruanda, il 3% in Burundi e una piccola parte in Tanzania.

Tra i rilievi più spettacolari figurano i monti Virunga, una catena vulcanica comprendente vulcani attivi e quiescenti, e i monti Ruwenzori, un massiccio prevalentemente tettonico culminante nel monte Stanley. La cima Margherita, a circa 5.109 m, costituisce la terza vetta più elevata dell'Africa dopo il Kilimangiaro e il monte Kenya. I Ruwenzori derivano principalmente dal sollevamento di blocchi crostali associato alla formazione del Rift, mentre i Virunga sono costituiti da un sistema di edifici vulcanici.

Il sistema montuoso sovrasta una successione di grandi bacini lacustri che comprende i laghi Alberto, Edoardo, Kivu e Tanganica. Quest'ultimo raggiunge una profondità massima prossima a 1.470 m ed è il secondo lago d'acqua dolce più profondo e, per volume, il secondo più grande del mondo.

L'altitudine e la complessità del rilievo producono una notevole varietà di condizioni climatiche. Le precipitazioni sono generalmente comprese fra 1.200 e 2.200 mm annui, ma sui versanti occidentali dei Ruwenzori possono raggiungere circa 3.000 mm. Le temperature diminuiscono rapidamente con la quota e sulle montagne più alte si passa in pochi chilometri dalle condizioni tropicali delle vallate a climi montani freschi.

Le foreste di transizione fra pianura e montagna iniziano localmente attorno ai 1.000 m, mentre le vere foreste montane occupano soprattutto le quote intermedie. Sopra il limite superiore delle foreste dei Ruwenzori e dei Virunga si sviluppano brughiere subalpine, praterie afroalpine, comunità a lobelie e seneci giganti e ambienti glaciali, compresi nella distinta ecoregione delle brughiere montane dei Ruwenzori e dei Virunga.

Un settore di particolare interesse è la foresta impenetrabile di Bwindi, nell'Uganda sud-occidentale, dove in appena 32.000 ettari si incontrano foreste di pianura e foreste montane. La sua straordinaria biodiversità è collegata anche al probabile ruolo dell'area come rifugio forestale durante il Pleistocene, quando le oscillazioni climatiche ridussero fortemente l'estensione delle foreste tropicali africane.

Flora La vegetazione varia fortemente con la quota, le precipitazioni, l'esposizione e le caratteristiche del substrato. Alle quote inferiori compaiono foreste tropicali dense di transizione, che salendo vengono sostituite da foreste afromontane sempreverdi, generalmente caratterizzate da un'abbondante presenza di Euphorbiaceae, Rubiaceae e Meliaceae. A maggiore altitudine le chiome diventano progressivamente più basse e gli alberi sono spesso ricoperti da muschi, licheni, felci e altre epifite.

La composizione floristica cambia considerevolmente da un massiccio all'altro. Fra gli alberi afromontani più caratteristici figurano Prunus africana, Hagenia abyssinica e diverse Podocarpaceae, mentre in numerosi settori le foreste superiori lasciano spazio a estese formazioni di bambù montano africano (Yushania alpina), importante sia dal punto di vista floristico sia come habitat e fonte alimentare per numerosi animali.

Nelle foreste nebulose l'elevata umidità atmosferica favorisce una vegetazione epifitica particolarmente ricca di muschi, epatiche, licheni, orchidee e felci.

L'endemismo vegetale è elevato e si concentra soprattutto nei massicci isolati e lungo i forti gradienti altitudinali. L'intera regione dell'Albertine Rift ospita migliaia di specie vegetali e almeno 350 piante endemiche erano già state documentate nella sintesi regionale pubblicata nel 2016; ulteriori raccolte botaniche continuano ad ampliare il numero delle specie conosciute.

Al di sopra delle foreste montane, soprattutto nei Ruwenzori e nei Virunga, si sviluppano spettacolari comunità subalpine e afroalpine caratterizzate da eriche arboree, lobelie giganti e specie di Dendrosenecio. Queste formazioni appartengono all'ecoregione delle brughiere montane dei Ruwenzori e dei Virunga e costituiscono la prosecuzione altitudinale degli ecosistemi forestali sottostanti.

Fauna

Le foreste montane della faglia albertina costituiscono uno dei maggiori centri di biodiversità ed endemismo dell'intero continente africano. Considerando la più ampia regione dell'Albertine Rift, una valutazione della Wildlife Conservation Society censiva 420 specie di mammiferi, 1.063 uccelli, 185 rettili, 165 anfibi e 6.568 piante, fra cui rispettivamente 42, 42, 21, 57 e 350 specie endemiche. La regione ospita più vertebrati endemici e globalmente minacciati di qualsiasi altra grande regione africana esaminata nello stesso studio.

Limitatamente all'ecoregione delle foreste montane, One Earth segnala almeno 34 mammiferi, 37 uccelli e 34 anfibi strettamente endemici, ai quali si aggiungono almeno 117 specie endemiche di farfalle. La ricchezza biologica deriva dalla posizione centrale dell'ecoregione nel continente, dalla sua complessa storia biogeografica e soprattutto dall'isolamento dei diversi massicci montuosi, che ha favorito la differenziazione di popolazioni e specie.

Il mammifero simbolo è il gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), che sopravvive esclusivamente in due nuclei: uno nella foresta di Bwindi e nell'adiacente riserva di Sarambwe, l'altro nel massiccio dei Virunga, fra Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda. La stima globale ufficialmente pubblicata indica 1.063 individui, sulla base dei censimenti del Virunga e di Bwindi-Sarambwe; un nuovo censimento avviato nel 2025 era ancora in fase di elaborazione nelle fonti ufficiali disponibili nel 2026.

Più a sud, soprattutto nelle foreste orientali della Repubblica Democratica del Congo, vive l'altra forma del gorilla orientale, il gorilla di Grauer (Gorilla beringei graueri), particolarmente importante nei complessi di Kahuzi-Biega e Itombwe. Le foreste ospitano inoltre lo scimpanzé orientale (Pan troglodytes schweinfurthii) e una comunità di primati eccezionalmente varia.

Fra le specie caratteristiche figurano il cercopiteco di L'Hoest (Allochrocebus lhoesti), il cercopiteco di Hamlyn (Cercopithecus hamlyni), il colobo dell'Angola (Colobus angolensis) e il cercopiteco dorato (Cercopithecus kandti), diffuso soprattutto nelle foreste di bambù dei Virunga. Il parco nazionale di Nyungwe ospita una delle più ricche comunità di primati delle foreste montane africane, comprendente anche scimpanzé orientali, cercopitechi di L'Hoest, cercopitechi dorati e colobi dell'Angola.

Tra i piccoli mammiferi endemici sono particolarmente notevoli il toporagno-lontra del Ruwenzori e numerosi roditori e soricidi montani. One Earth riconosce 34 mammiferi strettamente endemici dell'ecoregione, un valore eccezionalmente elevato per un'area relativamente limitata.

L'avifauna costituisce uno degli elementi più distintivi. Fra gli endemismi o quasi-endemismi figurano il turaco del Ruwenzori (Gallirex johnstoni), il francolino nobile (Pternistis nobilis), la nettarinia doppiocollare del Ruwenzori, la nettarinia testazzurra e numerosi altri passeriformi forestali legati alle montagne dell'Albertine Rift. La regione è riconosciuta da BirdLife come una delle principali Endemic Bird Areas africane.

Anfibi e rettili presentano livelli di endemismo ancora più marcati. Molte specie sono confinate a un singolo massiccio, a una determinata fascia altitudinale o perfino a poche vallate umide. Le ricerche erpetologiche svolte negli ultimi decenni continuano a individuare nuove specie e a chiarire le relazioni genetiche fra popolazioni precedentemente considerate appartenenti alla stessa specie. Fra il 2007 e il 2016, le indagini condotte nella regione aggiunsero decine di anfibi e rettili alle liste conosciute dell'Albertine Rift.

Conservazione Il WWF classificava lo stato delle foreste montane della faglia albertina come critico/in pericolo. Gran parte delle foreste rimaste è oggi concentrata all'interno delle aree protette o sui versanti più ripidi e difficilmente accessibili, mentre vaste zone esterne sono state convertite in terreni agricoli. Le pressioni principali comprendono l'espansione dell'agricoltura, la frammentazione delle foreste, il taglio di legna da ardere, la produzione di carbone, gli incendi, la caccia per la carne selvatica e, in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo, l'attività mineraria.

La densità della popolazione umana è molto elevata soprattutto in Ruanda e Burundi, dove alcuni settori rurali circostanti le foreste figurano tra i più densamente popolati dell'Africa. Di conseguenza, molti frammenti forestali sono vere e proprie isole ecologiche immerse in paesaggi agricoli, e la conservazione dipende tanto dalla gestione delle aree protette quanto dal mantenimento di corridoi forestali e dalla collaborazione con le comunità che vivono lungo i loro confini.

L'ecoregione comprende una vasta rete di aree protette. Fra le più importanti figurano i parchi nazionali di Virunga e Kahuzi-Biega e la riserva naturale di Itombwe nella Repubblica Democratica del Congo; i parchi nazionali di Bwindi, Mgahinga, Kibale e dei monti Rwenzori in Uganda; i parchi nazionali dei Vulcani, di Nyungwe e di Gishwati-Mukura in Ruanda; il parco nazionale della Kibira in Burundi; e, nel settore meridionale, il parco nazionale dei monti Mahale in Tanzania.

Diversi di questi territori possiedono un riconoscimento internazionale. Bwindi e i Ruwenzori sono iscritti nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1994; Virunga dal 1979 e Kahuzi-Biega dal 1980; nel 2023 anche il parco nazionale di Nyungwe è stato riconosciuto come Patrimonio mondiale per l'eccezionale biodiversità delle sue foreste montane.

La situazione conservazionistica rimane particolarmente grave nella Repubblica Democratica del Congo. Virunga e Kahuzi-Biega rimangono nella Lista del Patrimonio mondiale in pericolo. Nel febbraio 2026 un attacco di un gruppo armato a Kahuzi-Biega ha ulteriormente indebolito la capacità dei guardaparco di controllare il territorio; il rapporto UNESCO preparato per la sessione del 2026 continuava inoltre a segnalare instabilità, bracconaggio, deforestazione, attività minerarie e altre pressioni sulle aree protette congolesi.