Lacido ε-amminocaproico, o più semplicemente acido amminocaproico, è un composto chimico di formula C6H13NO2 che in condizioni standard si presenta come un solido cristallino bianco, inodore e insapore.
Storia L’acido aminocaproico è un farmaco a piccola molecola con una fase clinica massima IV per tutte le indicazioni ed è stato approvato per la prima volta nel 1964.
Caratteristiche strutturali e fisiche L'acido 6-aminoesanoico è un amminoacido ε costituito da acido esanoico con un gruppo amminico in posizione C-6. Rientra inoltre nella categoria degli acidi grassi ω-amminici. Il composto è:Stefanini M, Dameshek W: The Hemorrhagic Disorders, Ed. 2, New York, Grune and Stratton. 1962; pp. 510–514.
solubile in acqua, soluzioni acide e alcaline lievemente solubile in alcol praticamente insolubile in cloroformio ed etere.
+Proprietà del compostoStrutturaliN. di atomi pesanti9N. di donatori di legami a idrogeno2N. di accettori di legami a idrogeno3N. di legami ruotabili5FisicheMassa monoisotopica131,094628665Superficie polare63,3 ŲSezione d'urto130,8063458 Å2 [M-H]- 131,4948458 Å2 [M+H]+
130,8252458 Å2 [M+Na]+Polarizzabilità14,71 Å3Rifrattività34,66 m3/molTermodinamichePressione di vapore3.,01 e−09 mm Hg
Abbondanza e disponibilità Il composto è naturalmente presente in C. elegans, D. pulex e A. thaliana.
Reattività e caratteristiche chimiche
Spettri analitici
1D NMR 1H NMR 13C NMR 1H-13C NMR GC-MS MS-MS LC-MS IR FTIR ATR-IR IR in fase di vapore Raman
Farmacologia e tossicologia
Farmacocinetica L’acido e-aminocaproico è bene assorbito dal tratto gastrointestinale. Il picco di concentrazione plasmatica si raggiunge entro le due ore successive alla somministrazione orale. Il farmaco si distribuisce ampiamente in tutti i fluidi biologici ed attraversa la placenta.
È rapidamente escreto come tale nelle urine, e la massima parte di una singola dose (70-80%) è eliminata immodificata entro 12 ore. L’emivita plasmatica risulta compresa tra 2 e 5 ore. Nel plasma, la concentrazione terapeutica di solito varia da 100 a 400 mg/ml. Il volume di distribuzione è intorno a 0,4 l/kg. La clearance è pari a 169 mL/min.
Farmacodinamica L’acido amminocaproico inibisce competitivamente l’attivazione del plasminogeno, riducendo così la conversione del plasminogeno in fibrinolisina, un enzima che degrada i coaguli di fibrina così come il fibrinogeno e altre proteine plasmatiche, inclusi i fattori procoagulanti V e VIII. Riduce competitivamente la conversione del plasminogeno in plasmina ad opera degli attivatori del plasminogeno. Inibisce direttamente anche l’attività proteolitica della plasmina, ma per farlo sono necessarie dosi più elevate rispetto a quelle richieste per ridurne la formazione.
L’acido aminocaproico si lega in modo reversibile al dominio kringle del plasminogeno, blocca il legame di questo con la fibrina e la sua attivazione a plasmina. In assenza di attivazione della plasmina, si verifica una riduzione della fibrinolisi.
Livelli plasmatici elevati di lipoproteina(a) sono stati associati a un aumento del rischio di malattie vascolari. La lipoproteina(a) è composta da due componenti: l'apolipoproteina B-100, legata all'apolipoproteina(a). L'acido aminocaproico potrebbe modificare la conformazione dell'apolipoproteina(a), alterandone le proprietà di legame e potenzialmente impedendone la formazione.
Effetti del composto e usi clinici Viene utilizzato per controllare il sanguinamento post-operatorio e per trattare gli effetti da sovradosaggio degli agenti trombolitici streptochinasi e attivatore tissutale del plasminogeno. La sostanza è approvata in Taiwan per l'uso in medicina veterinaria.
Controindicazione ed effetti collaterali Il composto non deve essere utilizzato in caso di processi attivi di coagulazione intravascolare o coagulazione intravascolare disseminata. Possibili effetti collaterali durante una terapia a lungo termine superiore a 2 settimane includono convulsioni, miopatia, insufficienza renale e insufficienza renale acuta.
Tossicologia Può causare irritazione. Gli effetti osservati in studi su animali ad alto dosaggio includono convulsioni o alterazioni della soglia convulsiva e modifiche ai tubuli renali. Non è teratogeno nei conigli. Il composto presenta epatotossicità.
Applicazioni Viene inoltre utilizzato come intermedio chimico nella produzione del nylon.
Note
Bibliografia Ruzicka, Hugoson, Helv. Chim. Acta 4, 472, 1921 Galat, Mallin, J. Am. Chem. Soc. 68, 2729, 1946 Garmaise et al., Can. J. Chem. 34, 743, 1956 Sulzbacher, Mfg. Chemist. 33, 463, 1963 Minisci, Portolani, Gazz. Chim. Ital. 89, 1941, 1959 N.A. Farid, J. Pharm. Sci. 68, 249, 1979 E.P. Hoffman, A.H. Koo, Radiology 131, 687, 1979 S.E. Feffer et al., J. Am. Med. Ass. 240, 2468, 1978 M. Verstraete, Drugs 29, 236, 1985 R.P. Warrell, S.J. Kempin, New Engl. J. Med. 313, 309, 1985 J.J. McGetrick et al., Archs Ophthal., N.Y., 101, 1031, 1983 Brown et al., J. Neurosurg. 57, 130, 1982 Vanneste, van Wijngaarden, Eur. Neurol. 21, 242, 1982 G.P. McNicol et al., J. Lab. Clin. Med. 59, 15, 1962 E.R. Crouch, M. Frenkel, Am. J. Ophthal. 81, 355, 1976.
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Categoria:Antifibrinolitici