La musica beat in Italia, chiamata anche bitt, fu un genere della musica popolare e un movimento giovanile diffusosi in Italia durante gli anni sessanta, che vide diversi periodi di revival nei decenni successivi. La musica beat si diffuse in Italia già dal 1963, divenendo popolare in seguito alla British invasion che spinse molti giovani a formare nuovi complessi musicali. Centinaia di band arrivarono a piccoli successi locali, ed alcuni ebbero brani di risonanza nazionale. Nacquero e raggiunsero il successo numerosi gruppi e solisti; vennero quindi fondate case discografiche e riviste musicali dedicate al fenomeno, oltre ai locali specializzati in tutta Italia come il Piper Club di Roma e La Perla a Torino; vennero organizzati anche concorsi musicali tra i quali il famoso Rapallo Davoli. Col tempo questi gruppi vennero influenzati dalla diffusione della musica folk e della psichedelia, contaminando il genere fino a quando, sul finire del decennio, presero piede forme più sofisticate di musica rock, e i brani su 7" dei gruppi beat scomparvero dalle classifiche nazionali.
Lo stile era caratterizzato da un rock and roll composto da strutture semplici suonate su chitarra elettrica a volte distorti attraverso una fuzzbox, spesso arricchiti con organo elettrico, con testi e modo di cantare per lo più poco sofisticati, spesso con tematiche di protesta e occasionalmente dai toni aggressivi. Anche se molte band di questo circuito erano professioniste, molti gruppi del periodo erano costituiti da giovani dilettanti. Proprio per queste caratteristiche, secondo parte della critica, il bitt fu tra i movimenti della popular music italiana nati e cresciuti dal basso.
Storia 1958-1963: Origini Il Rock & Roll e gli urlatori
Nonostante le restrizioni del fascismo al propagarsi della musica straniera e statunitense in particolare, le sonorità dei neri d'America e delle big band influenzarono molti artisti di quel periodo. Ma fu con il dopoguerra, con la fine del protezionismo e la forte presenza dell'esercito americano sul territorio italiano, che le sonorità statunitensi presero più piede nello stivale. Se, sul finire degli anni '50 le major americane avevano ormai assorbito il suono rock and roll diffondendolo in tutto il mondo, in Italia già nel 1956 il Quartetto Cetra rifaceva una cover di Rock Around the Clock intitolata L'orologio matto. Con la nuova rinascita industriale poi, gli strumenti musicali elettrici come le chitarre e l'amplificazione stavano diventando più accessibili. La EKO (nata nel 1956 come GIEMMEI), ebbe un ruolo fondamentale in questo processo, organizzando anche corsi e laboratori in tutta Italia per chi voleva approcciarsi ai nuovi strumenti, consentendo così ai giovani musicisti di formare piccoli gruppi per esibirsi di fronte ad un pubblico locale di loro coetanei.
Proprio per la presenza degli americani, Napoli fu uno dei primi luoghi in cui la cultura italiana veniva in contatto con quella statunitense attraverso feste da ballo, spettacoli e concerti che facilitavano scambi e contaminazioni tra le nuove generazioni favorendo interpretazioni locali di modi e stilemi statunitensi. In questo contesto nacquero le prime band giovanili di rock and roll: Willy and the Internationals, che incisero una versione di Lucille di Little Richard per la Vis Radio furono una delle prime band rock miste, formata da tre studenti americani della Sherman School e da tre italiani. Anche il mondo femminile napoletano iniziava, in questo contesto la sua emancipazione, e ne fu prova la formazione delle Shermanettes, una delle prime del rock and roll Italiano tutta al femminile.
A Milano, sul finire degli anni '50 si esibivano già esponenti del rock and roll italiano come Adriano Celentano, Giorgio Gaber, i Campioni, Tony Dallara, Clem Sacco, Guidone. A loro la stampa italiana diede il nome di urlatori, con un discreto numero anche di cantanti femminili come Betty Curtis, Jenny Luna, Mina, Angela e Mara Pacini (alias Brunetta). Nelle sale da ballo spiccarono anche i primi ballerini e coreografi del genere, tra i quali splendeva la figura di Bruno Dossena, tragicamente scomparso il 17 aprile 1958 per un incidente d'auto. Nel 1960 I Ribelli avevano intanto inciso due singoli con il cantante rock and roll britannico Colin Hicks intitolati Love's Made A Fool Of You (Broadway International, 1960) e Garden Of Eden / For Every Boy (Broadway International, 1960) e nel 1961 Adriano Celentano aveva dato vita alla sua etichetta Clan Celentano, di cui fecero parte oltre a I Ribelli, anche I Fuggiaschi ed I Satelliti, che collaboravano come backing band rispettivamente per Celentano, Don Backy e Ricky Gianco.
Musica ye-ye
Nei primi anni '60 mossero i primi passi i cantanti della così detta musica yéyé, un genere musicale dalle tonalità twist e rock and roll molto leggere e pop, con uno stile energico ed ottimista, i cui cantanti erano perlopiù visi puliti e giovanissimi, dalle movenze spesso impacciate e semplici. Nel 1961 Rosy pubblicò Patatina / Dove (Nuova Enigmistica Tascabile), ma i maggiori esponenti furono sicuramente Gianni Morandi che all'età di 16 anni pubblicava già il suo Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte/Meglio il madison (RCA Italiana, 1962) e Rita Pavone con il suo La partita di pallone/Amore twist (RCA Victor, 1962).
Primi esempi di beat italiano Nel contesto discografico italiano già prima della British invasion e della Brit-It invasion, arrivarono i primi influssi della nascente musica beat inglese: nel 1960 erano già attivi I Fuggiaschi che arrivarono alla prima pubblicazione senza Don Backy solo nel 1965 con It's a Long, Long Way to Tipperary intitolata semplicemente Tipperary.
Nel 1963 Fausto Leali incise una cover di Please Please Me dei Beatles nel singolo Please please me/5 giorni (Jolly Hi-Fi Records). Ricky Gianco inserì nel suo album Una giornata con Ricky Gianco (Jaguar Records, 1963) la cover di From Me to You con il titolo italiano Cambia Tattica.
Nonostante il fatto che la nuova ondata andava propagandosi sempre più, le nuove influenze, musicali e culturali non trovarono immediata risonanza nei mezzi di comunicazione, che altresì vedevano con ostilità il rock and roll prima e la "musica dei capelloni" poi. Nonostante questo, nel 1964, il fenomeno del beat inglese si diffuse prima negli Stati Uniti e poi Italia. Fu questo l'anno di svolta per questo genere musicale, con la formazione di centinaia di band in tutta la penisola e gli ingressi dei primi brani nelle classifiche nazionali.
1964–1968: il successo La "British invasion" e la "Brit-It invasion"
In seguito al concerto dei Beatles del 4 novembre 1963 al cospetto della Regina madre, i media di tutto il mondo iniziarono a parlare del nuovo fenomeno musicale e commerciale, tanto che una parte dei media statunitensi utilizzarono per la prima volta il termine "Beatlesmania""How the Beatles Went Viral: Blunders, Technology & Luck Broke the Fab Four in America," by Steve Greenberg, Billboard February 7, 2014. Il documentario intitolato "Beatlemania" originariamente programmato dalla CBS Evening News per il 22 novembre, ed annullato per il tragico assassinio del presidente Kennedy, fu trasmesso poi il 10 dicembre. In un periodo buio della storia americana, il network cercava qualcosa di positivo da raccontareTweet the Beatles! How Walter Cronkite Sent The Beatles Viral ANDRE IVERSEN FOR THE WIN! by Martin Lewis based on information from "THE BEATLES ARE COMING! The Birth of Beatlemania in America" by Bruce Spitzer" July 18, 2009.. Cominciò così il percorso che portò molte band inglesi di musica beat, blues e rhythm and blues a scalare le classifiche di tutto il mondo, con tour statunitensi di cui il più emblematico fu proprio quello dei Beatles del febbraio del 1964, supportato anche dal programma televisivo The Ed Sullivan Show che fece loro un'intervista rimasta storica. Il fenomeno contagiò presto tutto il mondo, e l'Italia non ne fu esente, tanto che i Meteors, attivi già dal 1960, intitolarono il loro secondo album proprio Beatlesmania (Arc, 1965).
Così come avvenne per il garage rock statunitense, la British invasion portò anche in Italia un moltiplicarsi di nuove band non professioniste, tanto che negli anni successivi si valutava che nello stivale ci fossero oltre 5000 band di musica beat tra professionisti e dilettanti. Nel 1964 esordirono gli Equipe 84, I Barrittas, Caterina Caselli, Lucio Dalla e Gian Pieretti. Molte di queste band erano inizialmente autrici di hit locali, e se le cover erano un'ossessione sia per le band del beat d'oltremanica che per quelle del garage rock d'oltreoceano, in Italia permettevano anche una fruizione dei testi delle canzoni anglofone. Molte le cover dal beat inglese datate 1964: dai Beatles Dino e I Kings rifanno I Should Have Known Better con il titolo Cerca di capire (Arc), i Giovani Giovani con il 45 giri Una Ragazza Diversa / Ma Voglio Solo Te (Columbia) che erano rispettivamente i rifacimenti di Let Me Do e I Want to Hold Your Hand, I Marino's con Please Please Me (Nuova Enigmistica Tascabile) e Misery (Nuova Enigmistica Tascabile) e poi I Meteors con Please Please Me e She Loves You contenute nel primo omonimo album (RCA Italiana). Gli Equipe 84 rifecero Tell Me dei Rolling Stones con il titolo Quel che ti ho dato come B-side della cover di Papa-Oom-Mow-Mow di The Rivingtons intitolata Papà E Mammà (Vedette Records), Riki Maiocchi e i Mods rifecero il brano tradizionale The House of the Rising Sun (famoso nella versione dei The Animals) con il titolo Non dite a mia madre (Columbia) in un 45 giri che vedeva come lato B P.S. I Love You dei Beatles e Paki & Paki rifecero Leave me be di The Zombies con il titolo Non dirmi no (EMI)Piccolo dizionario delle cover del bitt - allegato a . Negli anni successivi vi furono poi artisti stranieri che vennero in Italia per registrare brani in italiano come nei casi di The Yardbirds, The Hollies, Los Bravos, The Rascals e David Bowie.
Se in Italia il fenomeno del moltiplicarsi di band scoppiò nel 1964, in Inghilterra le band che suonavano musica beat erano così tante che il mercato era ormai saturo. Fu così che alcuni gruppi musicali, passati per il bel paese ed innamoratisi di esso, videro nell'Italia nuove prospettive espressive e produttive. Nasce in quell'anno il fenomeno della Brit-It invasion che vedeva band inglesi trasferirsi in Italia per portare il nuovo verbo della musica beat. Nel 1964 The Rokes di Shel Shapiro firmarono per la Arc producendo così il loro primo 45 giri italiano Un'anima pura / She Asks of You. Altre band vennero invece importate da produttori con contatti britannici, come nel caso dei Bad Boys, che arrivarono in Italia chiamarti dal produttore Leo Wätcher (che l'anno dopo organizzerà il tour dei Beatles nello stivale) solo per suonare nei locali, arrivando poi al loro primo singolo 7" di produzione italiana solo nel 1966 con Gol/She's A Breakaway (Style). Oppure ancora come nel caso di The Ingoes, una band che fu portata in Italia sul finire del 1964 dal loro manager Giorgio Gomelsky per incidere Se non mi aiuti tu/I Don't Want You (Ricordi International, 1965). In seguito altre band come The Casuals, Cyan Three, The Renegades, The Sorrows, The Motowns, The Primitives, Dave Anthony's Moods e Sopworth Camel, nonché solisti come Mike Liddell, si spostarono in Italia. Vi erano poi gruppi beat provenienti da altre zone d'Europa come i tedeschi Black Stars oppure gruppi R&B provenienti dagli Stati Uniti come Rocky Roberts & The Airedales o dal Canada come Chriss & The Stroke.
L'espansione del beat dal Piper al Festival di Sanremo