Le vicende che compongono la storia di Maratea coprono un arco temporale molto vasto.

Il territorio del comune in provincia di Potenza è abitato almeno dal Paleolitico. Nel Medioevo si è formata l'antica città fortificata, posta sulla cima del monte San Biagio, che per prima prese il nome Marathia. Successivamente si è formato un nuovo nucleo, l'attuale centro storico del comune, posto su un versante dello stesso monte. Questo, insieme all'antico centro e ai nuovi nuclei sorti sul territorio, è stato il fulcro della vita della comunità nel corso dei secoli.

Nell'età moderna la cittadina ha costruito la sua economia sul commercio marittimo delle derratte e beni dalla Basilicata verso Napoli e viceversa. In epoca contemporanea è divenuta rinomata e ambita località turistica.

Antichità Preistoria

Le prime frequentazioni umane attestate sul territorio di Maratea risalgono al Paleolitico Medio, epoca a cui sono stati datati gli insediamenti delle grotte costiere presso la spiaggia della località Fiumicello, dove sono stati rinvenuti strumenti di industria litica e resti di fauna pleistocenica. Altri insediamenti sono attestati in alcune grotte sul litorale costiero compreso tra la frazione Acquafredda e Sapri, e anche in grotte costiere presso Marina di Maratea.

Nell'epoca eneolitica il promontorio detto Capo la Timpa, posto a ridosso dell'odierno porto turistico, diventa uno scalo di scambio, coinvolto in traffici con le isole Eolie (che distano da Maratea solo 137 km), come attestato dal ritrovamento di ossidiana nella zona delle frazioni Massa e Brefaro.

Età classica A partire dal XV-XIV secolo a.C., il promontorio detto Capo la Timpa ospita un insediamento indigeno entro capanne, costruite con un pavimento a battuto steso con ciottoli decorativi e focolare centrale. Questo villaggio, la cui conformazione rientra nei parametri della cosiddetta «cultura appenninica», sopravvive grazie alle relazioni commerciali instauratesi in seguito alle prime navigazione micenee in Italia. Il resto del territorio ospita piccoli insediamenti sparsi.

All'avvento della colonizzazione greca, la vita del villaggio su Capo la Timpa si interrompe; per riprendere nel VI secolo a.C. in seguito alla cosiddetta «colonizzazione indigena della costa»Espressione coniata dal prof. Emanuele Greco per indicare il fenomeno. operata da popoli di cultura enotria. La vocazione commerciale del villaggio spinge i traffici dalle colonie magno-greche alla Siritide, fino alla Grecia stessa.

Si suppone che il villaggio fosse fortificato, ma gli scavi archeologici non hanno confermato inequivocabilmente il dato, così come non hanno ancora svelato l'ubicazione della necropoli corrispondente al sito.

Nei pressi dell'attuale frazione Massa è stato rinvenuto un insediamento rurale di età lucana..

Età romana Per lungo tempo la storiografia ha insistito nel cercare un legame tra Maratea e l'antica città di Blanda Julia. Numerosi scrittori hanno ipotizzato che quest'ultima sia esistita nel territorio marateota. Nel 1891, poi, lo studioso Michele Lacava identificherà incontrovertibilmente Blanda nel territorio della vicina Tortora, in provincia di Cosenza.

Da ricerche archeologiche è noto che dopo la conquista romana della Lucania, avvenuta tra il III e il II secolo a.C., il promontorio Capo la Timpa viene abbandonato per sempre.

È ancora da chiarire il conseguente contesto topografico e modello di insediamento successivo, ma la ricerca storica e archeologica lascia presumere l'esistenza di un vicus nella zona di Fiumicello-Santavenere. Qui, nel 1834, Andrea Lombardi osservò alcuni ruderi di età romana tra cui quelli di un tempio dedicato a Venere che la tradizione popolare vuole all'origine del toponimo. Allo stesso tempo, esisteva forse un'area politico-religiosa sul monte San Biagio, anticamente detto monte Minerva perché sito designato dalla tradizione di un tempio dedicato alla dea della sapienza, dove sono stati ritrovati reperti di epoca romana.

Il territorio ospita poi altri piccoli nuclei, a cui si affiancano le grandi villae marittimae patrizie della classe agiata romana. È infatti stata ritrovata una villa romana, con annessa pescheria, nella località Secca di Castrocucco, la cui cronologia si estende dal I secolo a.C. al IV secolo d.C.; a cui si accompagna una distante necropoli usata fino all'inizio del Medioevo.

Anche in questo periodo continuano i commerci, avendo come scalo l'Isola di Santo Janni, su cui sono state ritrovate strutture per la produzione di garum e nei cui fondali ospita il più grande giacimento di ancore del Mediterraneo, ripescate ed esposte nella mostra perenne di Palazzo De Lieto. Queste testimoniano traffici che si spingono fino alla Spagna e all'Africa.

Medioevo Alto medioevo

Le invasioni barbariche successive alla caduta dell'Impero romano d'Occidente e le prime incursioni saracene spingono la popolazione presente sul territorio a rifugiarsi sulla cima del monte San Biagio, dove nasce l'antica Marathìa (nome che fa la prima apparizione in documento del 1079).

Questa cittadella, inespugnabile e al sicuro da ogni attacco, riceve le reliquie di San Biagio di Sebaste nell'anno 732, trasportate secondo la tradizione su una nave da parte di uomini armeni.

Intorno all'850 la zona di Maratea entra a far parte del Gastaldato di Laino del Principato di Salerno. È probabile che nel X e XI secolo il territorio marateota sia stato coinvolto negli scontri tra Longobardi e Bizantini per il controllo del golfo di Policastro., per poi passare, forse nel 1077, nei domini Normanni.

In età altomedievale Maratea ospita numerosi eremiti e asceti che conducono vita contemplativa nelle grotte e sui monti del territorio. Tra questi, è probabile la presenza di esponenti del monachesimo italo-greco.

Nel 1098 la cittadina viene smembrata dalla diocesi di Policastro e assegnata a quella di Cassano.

Dal regno normanno-svevo agli Angioini Nel 1131 Ruggero II d'Altavilla viene incoronato per la prima volta re di Sicilia. Il suo regno comprendeva anche le attuali regioni del Mezzogiorno d'Italia, compresa la Basilicata con Maratea.

Durante il regno di Federico II di Svevia, la suddivisione in Giustizierati toglie Maratea alla Basilicata e la pone, forse per errore, in Calabria. La collocazione territoriale risulta poi corretta nei documenti redatti dalla successiva dominazione angioina, subentrata a quella sveva nel 1266.

Nel 1278 la cittadina fortificata di Maratea conta circa 1.000 abitanti ed è annoverata tra le principali fortezze della Basilicata nei documenti del provisor castrorum Guiard d'Argeneuil.

Nel 1284 Maratea viene coinvolta nella guerra dei Vespri. Rimasta presto l'unica roccaforte angioina della Basilicata, il 26 ottobre dello stesso anno vi viene mandato un capitano in seguito alla conquista di Scalea, da cui partono numerosi attacchi degli aragonesi. Ma Maratea resiste senza mai cedere la piazza ai nemici fino alla fine del conflitto.

Nel 1324 la parrocchia del santuario di San Biagio è l'arcipretura del territorio.

Ma al termine del medioevo quello sulla cima del monte San Biagio non è più l'unico centro del territorio. Durante i secoli se n'è sviluppato un altro, popolato dai contadini della cittadella fortificata che scendevano verso la valle coltivata: questi,

Il nuovo nucleo è posto su un fianco dello stesso che lo rende invisibile dal mare e al sicuro dagli attacchi Saraceni. Questa nuova Maratea viene soprannominata con il nome di Borgo, per distinguerla dall'antica che, poiché fortificata, sarà detta Castello.

Quattrocento All'inizio del XV secolo Maratea, che secondo la tradizione non fu mai sottoposta al potere di un feudatario, fa parte delle terre alle dipendenze dirette della corona. Alla città vengono anche riconosciuti numerosi privilegi, il più antico documento noto in tal senso è un diploma datato 20 luglio 1404 in cui il re Ladislao I assegna dei non meglio specificati privilegi che saranno confermati da Giovanna II d'Angiò il 2 settembre 1414.

Nel frattempo il Borgo, cresciuto con la popolazione scesa dal Castello, nel 1434 viene elevato a parrocchia a sé stante da quella di San Biagio.

Nel 1440 il Castello viene messo sotto assedio da parte del conte Sanseverino di Lauria, alleato degli Aragonesi che ambivano al trono di Napoli. Ma la fortezza resiste all'attacco, e oltre alla vittoria ottiene il risarcimento dei danni provocati da parte del conte.

Anche dopo l'avvento del dominio spagnolo nel Regno di Napoli, i privilegi di Maratea sono confermati dal re Alfonso V d'Aragona con un documento datato 20 settembre 1444.

Tra il 15 e il 17 gennaio 1489 il paese riceve la visita del duca di Calabria e futuro sovrano Alfonso II di Napoli.

Nel 1495 alcuni soldati al servizio di Carlo VIII di Francia tentano di saccheggiare Maratea, mettendo di nuovo sotto assedio il Castello. Anche stavolta la popolazione ha la meglio, grazie, secondo tradizione, all'aiuto miracoloso di San Biagio che si dice abbia svegliato a schiaffi le sentinelle addormentate.

Il 22 novembre 1496 i marateoti ottengono dal re Federico I di Napoli il privilegio di dogana, cioè l'esenzione da dogane e dazi in ogni parte del regno ai marinai di Maratea per i loro commerci.

Età Moderna La dominazione spagnola

Conquistato il Regno di Napoli, nel 1506 il re Ferdinando III dichiara Maratea «feudo della regia corona». Ma le disastrate finanze napoletane impongono successivamente la vendita delle terre demaniali ai feudatari.

Nel 1521 il governo vicerale mette per la prima volta in vendita Maratea, ma, su suggerimento di Mercurino di Gattinara, la corte accetta di lasciare il paese in demanio.. Poi, nel 1530 Maratea viene venduta al conte di Policastro Ettore Pirro Carafa, che però versa alla corona solo 3.000 dei 10.000 ducati accordati. I marateoti ne approfittano quindi per ricomprare la città e i suoi privilegi dal conte per 6.000 ducati. L'imperatore Carlo V d'Asburgo, dopo aver approvato questa risoluzione il 9 marzo 1531, concede a Maratea il titolo di «città regia», e per questo ringraziato dai marateoti con l'aggiunta dell'aquila bicipite, stemma familiare dell'imperatore, allo stemma comunale.

Nel frattempo, la crescita esponenziale di Maratea Borgo rispetto a Maratea Castello porta alla formazione di un complesso sistema amministrativo sul territorio: nella prima metà del secolo, attraverso la Statua Universitatis, si sancisce la divisione di poteri tra le due popolazioni di Maratea: agli abitanti del Borgo, ossia la Maratea inferiore, spettano i 5/6 delle risorse fiscali, mentre a quelli del Castello, ossia Maratea superiore, prendono il restante 1/6.

Nel 1562 il culto del santo patrono Biagio è cresciuto al punto da attirare l'attenzione di papa Pio IV, che concede l'indulgenza plenaria a coloro che si recavano in pellegrinaggio a Maratea. Per via di questa disposizione, l'antica celebrazione di maggio diviene popolarmente nota con il nome di festa plenaria.

Per difendere la costiera del Regno di Napoli dai Saraceni, il viceré Pedro da Toledo ordina la costruzione di oltre trecento torri anti-corsare, di cui sei, costruite tra il 1566 e il 1595, sono dislocate sul litorale di Maratea.

A cavallo tra XVI e XVII secolo vengono costruiti tre conventi. Il primo, del 1575, è destinato ai Minori Osservanti, il secondo, del 1613, ai Paolotti, e il terzo, del 1615, ai Cappuccini. Quest'ultimo viene realizzato grazie a un lascito del filantropo Giovanni Antonio De Pino, che nel suo testamento dispone anche la costruzione di un conservatorio di monache, il quale, però, sarà ultimato solo verso il 1730.

Giovedì 21 maggio 1676 il Borgo viene attaccato da una banda di centosessanta banditi, che mettono in assedio le abitazioni delle famiglie più ricche di Maratea. Dopo tre ore di battaglia urbana, in cui i banditi provocano la morte del cittadino Diego Mari, ucciso a pugnalate, i malviventi vengono messi in fuga dai colpi di cannone che vengono lanciati dal Castello: