Durante gli anni di piombo, Battisti fu membro del gruppo terrorista Proletari Armati per il Comunismo. Condannato a 12 anni in primo grado per banda armata, evase dal carcere nel 1981. Successivamente è stato condannato in contumacia all'ergastolo in via definitiva per quattro omicidi, due commessi materialmente e due in concorso con altri. Ha ricevuto asilo fuori dei confini italiani come rifugiato politico e ha svolto l'attività di scrittore di romanzi di genere noir.
Prima della sua ammissione di colpevolezza, avvenuta nel marzo del 2019, Battisti aveva sempre affermato la propria innocenza per quanto riguardava gli omicidi. Trascorse la prima fase della sua latitanza in Messico e in Francia, dove beneficiò a lungo della dottrina Mitterrand, si sposò ed ebbe due figlie, ottenendo la naturalizzazione, poi revocata prima di ottenere il passaporto, infine in Brasile dal 2004 al 2018.
Fu arrestato nel paese Sudamericano nel 2007 e rimase in carcere fino al 9 giugno 2011 per ingresso illegale nel paese con documenti falsi. Ha scontato in totale circa sette anni di carcere. Inizialmente gli fu concesso lo status di rifugiato, poi revocato. Il 31 dicembre 2010 il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva annunciò il rifiuto dell'estradizione in Italia e concesse il diritto d'asilo e il visto permanente (status di "residente permanente"). Il governo della nuova presidente del Brasile Dilma Rousseff negò di nuovo l'estradizione nel 2011.
Michel Temer, divenuto nuovo presidente del Brasile, firmò l'ordine di estradizione nel 2018 e da quel momento Battisti ritornerà latitante. Venne arrestato il 12 gennaio 2019 in Bolivia, da una squadra dell'Interpol (team composto da Polizia italiana, Criminalpol e Antiterrorismo), e il 14 gennaio è stato estradato in Italia dove sta scontando l'ergastolo, attualmente nel carcere di Massa - Carrara. Il 25 marzo 2019 ammise per la prima volta le proprie responsabilità per i crimini imputatigli: si dichiarò colpevole di tutti i reati per cui è stato condannato e chiese scusa ai familiari delle vittime. Nell'agosto 2020 anche l'ex presidente del Brasile, Lula, ha chiesto scusa ai familiari delle vittime sostenendo di aver sbagliato nel dare asilo politico a Battisti, scuse estese agli italiani in un'intervista televisiva nell'aprile del 2021.
Biografia L'adolescenza nell'illegalità Cesare Battisti è nato a Cisterna di Latina, ma crebbe nella vicina Sermoneta; la sua era una famiglia di estrazione contadina e operaia, con tradizioni comuniste; suoi fratelli sono Vincenzo, Domenico, Assunta, Rita e Giorgio (morto nel 1980).
Da adolescente s'iscrisse al Partito Comunista Italiano e fece parte della FGCI, il gruppo giovanile del PCI, ma ne uscì poco dopo. Nel 1968 si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola. Fu quindi protagonista di una fase giovanile piuttosto burrascosa, segnata da atti di teppismo e di piccola delinquenza, che lo segnalarono più volte all'attenzione delle forze dell'ordine.
Battisti fu infatti arrestato per la prima volta nel 1972, per una rapina compiuta a Frascati. Nel 1974 venne nuovamente tratto in arresto per una rapina con sequestro di persona compiuta a Sabaudia ma non scontò la pena. Venne denunciato anche per essere scappato in albergo con due ragazze di 16 e 13 anni ma non venne condannato.Giuseppe Cruciani, Gli amici del terrorista, pag. 78-83
Nel 1977 fu arrestato per aver aggredito un sottufficiale dell'Esercito mentre svolgeva il servizio militare, e quindi rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo del gruppo eversivo dei Proletari Armati per il Comunismo, che lo accolse nell'organizzazione; nei PAC era presente anche Pietro Mutti, futuro aderente a Prima Linea, poi collaboratore di giustizia e principale accusatore di Battisti e di altri, e sulla cui testimonianza si basa la quasi totalità delle condanne inflitte.
In base a questa sua politicizzazione, descrisse le rapine precedenti come espropri proletari, compiute secondo la prassi e l'ideologia dei gruppi armati dell'epoca.
A tal proposito, Battisti ha sempre sostenuto di aver militato già prima di conoscere Cavallina in un gruppo armato, il Fronte Largo, oltre che in Lotta Continua e nell'Autonomia Operaia. In un'intervista del 2014, Battisti ha altresì negato di essere mai stato un rapinatore o un delinquente abituale, e ha sostenuto di aver effettuato solo alcuni furti, sempre qualificandoli come espropri proletari, anche durante la sua prima militanza nella sinistra extraparlamentare, e di essere sempre stato comunista fin da ragazzino, in quanto figlio di militanti del PCI (suo fratello fu candidato alle elezioni locali), negando la qualifica di "malavitoso convertito alla politica" attribuitagli da Cavallina. Battisti così raccontò, in una lettera ai magistrati brasiliani, la sua entrata nei PAC:
Gli anni dell'eversione e il primo arresto per terrorismo Trasferitosi a Milano, cominciò a partecipare alle azioni dei PAC, responsabile prima di varie rapine a banche e supermercati nel quadro di quelli che all'epoca venivano definiti negli ambienti eversivi "espropri proletari" (come riconosciuto da Battisti stesso in una lettera del 2009 indirizzata ai giudici della Corte suprema del Brasile), e successivamente anche di alcuni omicidi di commercianti e appartenenti alle forze dell'ordine. Battisti tuttavia, pur riconoscendo la sua precedente militanza nella lotta armata, fatto da cui non si è mai dissociato o pentito, nel 2009 dichiarò la sua estraneità a essi, e affermò di non avere mai sparato a nessuno.
In un'altra intervista dichiarò che già nel 1978 si era distaccato dai PAC, con cui, sempre secondo quanto dichiarò, collaborava solo al giornale Senza galere. Precisò successivamente, nel 2014, di detenere armi, ma di non averle mai usate se non per la caccia o per sparare contro alberi. L'abbandono della lotta armata, secondo sue dichiarazioni, fu dovuto al disgusto per l'assassinio di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.
Avrebbe lasciato i PAC per sempre, sempre secondo la sua versione espressa ai giudici brasiliani, poco dopo l'omicidio Santoro, di cui si dichiara innocente, in quanto avrebbe sostenuto che le armi dovevano essere usate solo per difesa, in conseguenza del delitto Moro.
Si unì poi a "un collettivo di gruppi territoriali", descritti da lui come "ugualmente armati ma non offensivi. Vivevo come molti altri clandestini in un vecchio edificio di Milano".
A sua difesa afferma di avere cercato di dissuadere l'ex amico Mutti, che lo considerava "un traditore", dal continuare gli attentati, ritenendo sbagliati gli obiettivi dei PAC (commercianti che avevano sparato a rapinatori e semplici poliziotti), e di non aver condiviso né partecipato ai quattro omicidi per cui è stato condannato.
Secondo le sentenze, invece, sarebbe rimasto fino al 1979 nei PAC, quando, nell'ambito di un'operazione antiterrorismo di vaste proporzioni, Battisti venne arrestato il 26 giugno, detenuto nel carcere di Frosinone e condannato inizialmente, in primo grado (unico processo in cui non fu contumace) a 12 anni per possesso illegale di armi da fuoco e banda armata con aggravante di associazione sovversiva, nell'ambito del processo per l'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso il 16 febbraio 1979, processo poi esteso anche agli altri omicidi dei PAC.
Il carcere e l'evasione Durante la carcerazione morì suo fratello Giorgio in un incidente sul lavoro, ma lo venne a sapere solo dopo tre mesi a causa della censura nella corrispondenza e il divieto degli incontri con i famigliari.
Il 4 ottobre 1981 Battisti, che affermò di temere per la propria incolumità in prigione, evase assieme a un boss della camorra, Luigi Moccia, legato all'omonimo clan, e fuggì in Francia. Sarà condannato in contumacia nel 1985 (sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991) perché giudicato responsabile di quattro omicidi e di vari altri reati. Venne inoltre condannato all'ergastolo con sentenza della Corte d'assise d'appello di Milano nel 1988 (sentenza divenuta definitiva in Cassazione nel 1993), per omicidio plurimo, oltre che per i reati di banda armata, rapina e detenzione di armi. Nel corso degli anni, sette processi ne hanno dichiarato la colpevolezza. Una volta evaso, avrebbe rifiutato la proposta dello stesso Pietro Mutti di entrare a far parte di Prima Linea. L'evasione di Battisti fu resa possibile grazie a un commando di suoi compagni che riuscirono a penetrare nel carcere travestiti da Carabinieri prima di lanciare un vero e proprio assalto, coprendosi la fuga con lancio di bottiglie Molotov.
Le condanne definitive per omicidio In Italia Cesare Battisti è stato condannato a due ergastoli (gli ergastoli vengono considerati due, anche se nella sentenza unica del processo ai PAC si parla di condanna all'ergastolo, al singolare) per i delitti Santoro e Campagna e svariati anni di carcere, principalmente per concorso morale nell'omicidio Torregiani (13 anni e cinque mesi), concorso nell'omicidio Sabbadin, e per insurrezione armata (12 anni), possesso illegale di armi, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto a cui si aggiunse poi evasione; per quanto riguarda i quattro omicidi eseguiti dal gruppo dei PAC, in tre venne giudicato come concorrente nell'esecuzione (in due avrebbe sparato di persona i colpi mortali), in uno co-ideatore, anche se eseguito da altri; durante il processo ai PAC vennero stilati in totale 68 capi d'accusa, di cui 34 anche contro Battisti. Per alcuni capi d'accusa minori venne assolto. In primo grado ebbe solo una condanna a 6 anni per possesso di armi e banda armata, raddoppiati però a 12 per l'aggravante di finalità terroristica (associazione sovversiva), come previsto della legislazione speciale; ormai contumace, in appello (1986) e in via definitiva (1991, 1993 per il delitto Torregiani), subì l'ergastolo. Gli omicidi addebitati a Battisti furono: 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo del Corpo degli agenti di custodia; il delitto, subito attribuito alle Brigate Rosse, viene poi rivendicato il giorno dopo dai PAC con una telefonata al Messaggero Veneto. A sparare fu Battisti, che ebbe la collaborazione della complice Enrica Migliorati (fingendosi una coppia di fidanzati), studentessa di 23 anni, che non ebbe l'ergastolo come Battisti ma 22 anni di carcere (ne scontò 14 dopo la sua estradizione dalla Svizzera nel 1992G. Cruciani, Gli amici del terrorista, p. 17) per concorso e parziale dissociazione. Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti, in seguito a inchieste giornalistiche della stampa di sinistra, specie del quotidiano Lotta Continua, che lo accusarono di abuso d'ufficio e abuso di potere; nel volantino di rivendicazione, intitolato Contro i lager di Stato, i PAC scrissero che l'istituzione carceraria andava distrutta perché «ha una funzione di annientamento del proletariato prigioniero» e di «strumento di repressione e tortura».G. Cruciani, Gli amici del terrorista, pag. 93