La prima presidenza di Donald Trump è iniziata a mezzogiorno del 20 gennaio 2017, quando, subito dopo il suo giuramento, Trump è diventato il 45º Presidente degli Stati Uniti d'America, succedendo a Barack Obama.

Trump, repubblicano, era un ricco imprenditore residente nello Stato di New York al momento della sua vittoria nelle elezioni presidenziali del 2016, in cui prevalse sulla candidata democratica Hillary Clinton. Mike Pence, già governatore dell'Indiana, lo stesso giorno ha assunto la carica di vicepresidente.

Trump è stata la persona più anziana a diventare presidente statunitense, avendo 70 anni e 7 mesi al momento del suo insediamento (20 gennaio 2017), primato poi superato dal suo successore, Joe Biden, insediatosi come presidente il 20 gennaio 2021, a 78 anni e due mesi.

Antefatti e insediamento L'esito elettorale Al termine di un'aspra e controversa campagna elettorale, Donald Trump vinse con sorpresa della maggior parte dei mass media le elezioni presidenziali dell'8 novembre 2016. Il collegio elettorale lo ha formalmente eletto il 19 dicembre 2016, risultato certificato dal rinnovato Senato il 6 gennaio 2017.

Il processo di transizione presidenziale

Nei mesi precedenti l'elezione, Trump aveva designato Chris Christie alla guida della sua squadra di transizione presidenziale, che i maggiori candidati formano durante la campagna elettorale per prepararsi a un'eventuale vittoria. Dopo l'elezione, tuttavia, il vicepresidente eletto Mike Pence rimpiazzò Christie, ancora coinvolto in controversie politiche legate al Bridgegate, il quale restò nella squadra come vicepresidente insieme al senatore Jeff Sessions, all'ex generale dell'esercito Mike Flynn, all'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, all'ex candidato alle primarie Ben Carson e all'ex speaker della Camera dei Rappresentanti Newt Gingrich; tutte figure tra le più rappresentative che avevano appoggiato Trump nella corsa alla Casa Bianca.

La squadra di transizione, dotata anche di un sito ufficiale (Greatagain.gov), aveva aperto un ufficio nelle vicinanze della Casa Bianca nella prima settimana di agosto 2016. Dopo la vittoria dell'8 novembre, Trump, nei pressi del suo quartier generale alla Trump Tower, iniziò a ricevere il President's Daily Brief, oltre ai rapporti classificati a cui già aveva accesso come candidato Presidente, e a collaborare più strettamente con l'amministrazione uscente in vista del suo insediamento. Già il 10 novembre Barack Obama e la moglie Michelle ospitarono per la prima volta alla Casa Bianca il Presidente eletto e la futura first lady Melania. Nei giorni a seguire Trump e la sua squadra iniziarono ad individuare i membri del suo Gabinetto, a dare disposizioni su circa quattromila dipendenti di svariate agenzie governative il cui servizio risponde direttamente alla Presidenza, ad organizzare il soggiorno del Presidente alla Casa Bianca e a Camp David, oltre a quello del Vicepresidente al Number One Observatory Circle; organizzare con l'United States Strategic Command la trasmissione dei cosiddetti Gold Codes, ovvero i codici per autorizzare l'uso delle armi nucleari, e a dare direttive al personale civile più anziano sulle priorità della nuova amministrazione. Per limitare futuri conflitti d'interesse, Trump iniziò anche a trasferire i suoi asset in un blind trust e a cedere il controllo della Trump Organization agli altri dirigenti della società, in particolare ai figli maggiori Donald Jr., Ivanka e Eric.

A fine novembre 2016, presentando il programma per i suoi primi 100 giorni di governo, evitando di menzionare alcune delle promesse più controverse della campagna elettorale, Trump spiegò di voler focalizzare la prima parte del suo mandato su sei punti in particolare: il ritiro dal TPP, la revoca di diverse restrizioni introdotte dall'amministrazione precedente sullo sfruttamento delle risorse naturali (incluse sulla produzione di gas da argille e carbone), semplificare la legislazione sulle imprese, rafforzare le misure contro gli attacchi informatici, adottare misure contro gli abusi del sistema d'immigrazione e introdurre un divieto per i funzionari governativi di lavorare per le lobby nei cinque anni successivi all'aver lasciato l'incarico pubblico.

Tra novembre e dicembre istituì inoltre un forum economico presieduto da Stephen A. Schwarzman, co-fondatore del Blackstone Group, con la funzione di consultarsi regolarmente con il futuro presidente e formulare idee allo scopo di aumentare l'occupazione e la produttività del paese; tra i partecipanti l'amministratore delegato di Tesla e SpaceX Elon Musk, l'AD di Uber Travis Kalanick, l'AD di PepsiCo Indra Nooyi, il presidente di JPMorgan Jamie Dimon, la presidente della General Motors Mary Barra e Bob Iger, presidente di Disney.

La cerimonia inaugurale Le celebrazioni per l'insediamento del nuovo presidente iniziarono il 19 gennaio 2017, quando Trump e Pence, dopo aver omaggiato i militari caduti all'Arlington National Cemetery in Virginia, presenziarono il concerto Make America Great Again!Welcome Celebration nei pressi del Lincoln Memorial; tra gli artisti ad esibirsi Toby Keith, Sam Moore, Lee Greenwood, Big & Rich, 3 Doors Down, The Piano Guys e The Frontmen of Country, con la partecipazione di Jon Voight, uno dei pochi attori hollywoodiani ad aver sostenuto Trump in campagna elettorale. Diversi artisti più celebri, tra cui Elton John e il gruppo The Beach Boys, declinarono invece l'invito a partecipare, mentre altri, come Jennifer Holliday, si tirarono fuori dopo aver accettato a causa delle critiche ricevute.

Il giorno seguente, come da tradizione di fronte alla facciata ovest del Campidoglio, la 58ª cerimonia d'insediamento iniziò alle 9:30 circa, culminando con il giuramento di Trump davanti al Presidente della Corte suprema John G. Roberts a mezzogiorno. Furono presenti, oltre al Presidente uscente, anche gli ex presidenti George W. Bush, Bill Clinton e Jimmy Carter, tutti con le rispettive consorti, mentre una sessantina di membri democratici del Congresso boicottarono la cerimonia. Tra i rappresentanti religiosi parteciparono il cardinale Timothy Dolan, i reverendi Franklin Graham e Samuel Rodriguez, e il rabbino Marvin Hier. Tra le esibizioni cerimoniali figurarono quelle del Mormon Tabernacle Choir, del gruppo di ballo The Rockettes e di Jackie Evancho, che eseguì l'inno nazionale.

Il discorso d'insediamento tenuto dopo il giuramento non fu lungo: in circa 16 minuti Trump ripropose toni e promesse della campagna elettorale; mantenendo uno stile definito "populista" da diversi commentatori, si rivolse per lo più ai suoi elettori, denunciando i fallimenti delle amministrazioni precedenti e proponendosi l'obiettivo di rendere il paese di nuovo "grande" (riproponendo al termine lo slogan della sua campagna Make America Great Again). In particolare, dopo aver definito il 20 gennaio come il giorno in cui il potere è ritornato nelle mani del popolo, Trump promise di lavorare per mettere fine alla triste realtà vissuta da molti cittadini "dimenticati", costretti a fronteggiare povertà, assenza di lavoro, crimini violenti e un sistema di educazione pubblica poco efficiente, secondo vari analisti dipingendo scenari più cupi di quelli reali, considerato ad esempio il tasso di disoccupazione già ritornato ai livelli pre-crisi sul finire dell'amministrazione Obama e gli indicatori sui crimini violenti nettamente migliorati a livello nazionale. Trump annunciò anche di voler rinvigorire la posizione degli Stati Uniti nei confronti del resto del mondo in campo commerciale quanto militare, auspicando di mettere fine agli "sprechi" per difendere altri paesi e adottando il principio dell'«America prima di tutto» (America First) nelle relazioni con gli altri paesi; parole giudicate patriottiche, ma anche con connotazioni nazionaliste e isolazioniste. Annunciando come «il tempo delle parole vuote sia finito» per far posto al «tempo dell'azione», Trump promise anche di combattere il terrorismo, rendere sicuri i confini e rilanciare il sistema infrastrutturale del paese. Le parole del neo presidente furono scritte per lo più da Stephen Miller, già autore di suoi diversi discorsi tenuti durante la campagna elettorale.

Dopo pranzo, seguì la tradizionale parata verso la Casa Bianca e, più tardi, alcuni balli formali, i principali al Walter E. Washington Convention Center e al National Building Museum. Il 21 gennaio, infine, una preghiera interreligiosa si tenne alla Washington National Cathedral; i costi per le celebrazioni per la città di Washington furono stimati tra i 20 e i 30 milioni di dollari. Per quanto riguarda la partecipazione popolare, molti media fecero notare come fosse stata inferiore a quelle di Obama raffrontando foto aeree del pubblico presente. Sia Trump che il neo portavoce della Casa Bianca Sean Spicer polemizzarono aspramente al riguardo, parlando di ricostruzioni falsate dai giornalisti e di una partecipazione che sarebbe stata persino la più elevata di sempre, senza fornire prove al riguardo. In seguito la consigliera del presidente Kellyanne Conway, difendendo la posizione ufficiale della Casa Bianca, in un'intervista per la NBC menzionò il diritto a esporre "fatti alternativi"; mentre lo stesso intervistatore Chuck Todd le contestò subito come «fatti alternativi non sono fatti, sono falsità», altri giornalisti paragonarono poi la terminologia alla neolingua del romanzo di George Orwell 1984, che scalò rapidamente la classifica dei libri più venduti.

Tra le principali manifestazioni di protesta organizzate contro il nuovo presidente, il 21 gennaio si tenne a Washington la Women's March on Washington, una marcia in difesa dei diritti delle donne con circa mezzo milione di partecipanti, iniziativa replicata anche in varie città degli Stati Uniti, in particolare New York e Los Angeles, e del resto del mondo; tra le celebrità che parteciparono all'iniziativa Madonna, Janelle Monáe, Gloria Steinem, Ashley Judd, Katy Perry, Cher, Solange Knowles, Rowan Blanchard, Olivia Wilde e Scarlett Johansson. Durante la cerimonia del giorno precedente non mancarono nella capitale statunitense altre manifestazioni anche violente, con più di duecento persone arrestate.

Principali atti presidenziali e novità legislative I primi giorni della nuova presidenza Il 20 gennaio 2017, tra i primi atti del neo presidente, oltre a un'esenzione, già approvata nei giorni precedenti dal Congresso, per consentire all'ex generale Mattis di insediarsi alla guida del Pentagono (la legge prevede che per ricoprire la posizione non bisogna aver ricoperto un grado militare nei sette anni precedenti), figura l'emanazione di un ordine esecutivo che si prefigge d'iniziare l'abrogazione dellAffordable Care Act, la riforma sanitaria voluta dal predecessore, meglio nota come Obamacare; l'atto invita le agenzie governative a ritardare o sospendere le varie norme collegate in attesa che sia rimpiazzata da una nuova riforma nei mesi a seguire. Nello stesso giorno è stata anche proclamata una "giornata nazionale del patriottismo". Nel suo primo lunedì da presidente, il 23 gennaio Trump ha emanato un ordine esecutivo per il ritiro formale degli USA dal Partenariato Trans-Pacifico, avviato i primi passi formali per ridiscutere il trattato NAFTA, re-introdotto il divieto di accedere a finanziamenti pubblici per le ONG che praticano o supportano pratiche d'aborto (voluto per la prima volta nel 1984 dai repubblicani e levato e ristabilito negli anni successivi rispettivamente dalle amministrazioni democratiche e repubblicane che si sono succedute), e ha incontrato i manager di grandi aziende (tra cui Ford, Lockheed Martin, Dell, Tesla e Dow Chemical) chiedendo loro di presentare piani per aumentare l'occupazione entro un mese, promettendo intanto sgravi fiscali e una sostanziale semplificazione legislativa.