Biografia Girolamo de Liguori ha frequentato il liceo classico presso i padri gesuiti dell’Istituto Massimo di Roma. Studia poi giurisprudenza all'università La Sapienza e durante gli anni universitari si impegna anche in una intensa attività teatrale raccontata nel libro Scherzi della memoria prefatto da Franco Ferrarotti. Nel 1959 è tra i fondatori del CUT (Centro Universitario Teatrale) di Roma, stabilendo contatti con attori e registi quali Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer, Vittorio Gassman, Evi Maltagliati e molti altri attori e registi, organizzando nel 1960 un grande convegno nell’aula magna dell’Università di Roma con Gassman e Lucignani su La Messinscena dell'Adelchi di Manzoni. Si laurea nello stesso ateneo nel 1962 con una tesi in Filosofia del diritto sullo scetticismo giuridico. Fresco di laurea viene nominato assistente della disciplina alla cattedra di nuova istituzione presso l’Università degli Studi di Lecce. Sposa Aurora, dalla quale avrà tre figli (Enrico, Eclita e Mario). Vince per concorso la cattedra di storia e filosofia nei Licei e inizia la carriera di docente nel Liceo Classico Calamo di Ostuni. Contemporaneamente si impegna nell'insegnamento nelle scuole secondarie superiori e nell'attività pedagogica, si dedica all'impegno politico e alla ricerca storica del pensiero filosofico, pubblicando saggi, articoli e monografie per importanti editori, stabilendo collaborazioni continuative culturali e scientifiche con specialisti e centri di ricerca. Prende successivamente il titolo di dottore di ricerca in filosofia presso le consorziate università di Bari, Urbino e Ferrara. Ha ricoperto nel corso della sua carriera diversi incarichi universitari presso l'università di Trento, del Salento ed ha partecipato come relatore a convegni scientifici internazionali presso le Università di Torino, Firenze, Lecce, Cassino, Napoli, ecc.
Uomo di cultura dai molteplici interessi, Girolamo de Liguori ha coltivato nella sua vita anche l'interesse per l'arte. Nipote diretto del pittore Luigi Oronzo Pappadà (1849-1949) ne ha valorizzato l'opera attraverso la raccolta di quadri e documenti, attraverso mostre e convegni.
Dopo aver vissuto per parecchi anni in Puglia ad Ostuni, nel 1999 si trasferisce a Noceto, essendo vedovo dal 2007. Ha messo il suo vissuto culturale a disposizione del Comune di Noceto, per l'ideazione e l'organizzazione di attività, nell'ambito della poesia e del teatro, promosse dall'Assessorato alla Cultura.
Muore in Emilia Romagna a Zibello (PR) nel 2022 ed è seppellito vicino a sua moglie Aurora nel cimitero di Noceto (PR).
L'intera opera di Girolamo de Liguori, compresa di libri raccolti in più di 60 anni di studi, gli scritti dall'autore, i suoi manoscritti e altro materiale è custudito per volere dei figli presso il Centro internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”, centro studi per la filosofia, l’epistemologia, le scienze cognitive e la storia della scienza e delle tecniche. Il centro disporrà di un locale apposito dove studiosi e ricercatori potranno nel prossimo futuro consultare la sua intera biblioteca ed i suoi scritti. Il centro si trova presso l'Università degli Studi dell'Insubria, nel Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate, in Via Dunant 7 a VARESE.
Studi e ricerche Nella sua intensa attività di ricerca si è occupato di storia del pensiero moderno, storia della filosofia e storia della scienza. Con I baratri della ragione, viene riconosciuto come uno dei massimi studiosi dell'opera di Arturo Graf, importante autore italiano del quale de Liguori ha contribuito per primo a rivalutare il valore storico e culturale; ha scritto di Leopardi, Kant, e Cartesio. Ha trattato il Positivismo italiano di Giuseppe Sergi, Cesare Lombroso, Enrico Morselli e Tito Vignoli; dello scetticismo di Giuseppe Rensi ponendolo in critica relazione tra Leopardi e Pirandello; ha scritto del suo avo S. Alfonso M. de' Liguori e di altri autori noti e meno noti come il gesuita anticartesiano Giovan Battista De Benedictis, detto l'Aletino. Ha collaborato con l'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, con la Domus Galileana di Pisa e con l'Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Napoli nonché con le più importanti riviste filosofiche, storiche e letterarie nazionali.
Ha pubblicato per Editori quali Laterza, Le Monnier, La città del Sole - Istituto italiano per gli Studi Filosofici, Lacaita e molte altre.
Nel corso dei suoi studi ha tenuto diversi rapporti epistolari con eminenti personalità della letteratura, della filosofia e della scienza, quali: Eugenio Garin, Norberto Bobbio, Corrado Augias, Walter Binni, Ambrogio Donini, Franco Ferrarotti e Sebastiano Timpanaro, del quale sono state pubblicate 12 lettere sulla rivista Il "Ponte" .
Impegno politico
Nel 1967 G. de Liguori, insieme ad altri giovani intellettuali, fonda ad Ostuni (BR) il Circolo Culturale “Sic et Non”, cui aderiscono e collaborano note personalità della politica e della cultura quali il Senatore Prof. Ambrogio Donini, il meridionalista letterato Tommaso Fiore, Lucio Lombardo Radice, matematico e fondatore e direttore di “Riforma della scuola” e docenti delle università di Bari, Roma e Lecce. Il circolo si impegna in complesse battaglie civili come quella per un dialogo tra marxisti e cattolici, ed altre incombenti questioni sociali come la campagna per il divorzio. Stringe intese, oltre che con molti uomini politici e studiosi di chiara fama, con il gruppo dei cattolici del Gallo di Genova e coi fiorentini seguaci di Giorgio La Pira, i quali si riunivano intorno alla rivista “Testimonianze” diretta da padre Ernesto Balducci e Danilo Zolo, nonché con i ragazzi della Scuola di Barbiana, diretta da Don Lorenzo Milani. Manifesto editoriale del "Sic et Non" è la rivista Presenza, da lui diretta, che testimonia questa attività politica allora pionieristica per una piccola provincia del Sud Italia. I sette numeri pubblicati della rivista Presenza, e altra documentazione di tale impegno politico, sono attualmente depositati presso la Biblioteca Comunale di Ostuni (BR) intitolata a Francesco Trinchera e comunque ampiamente documentati nell'unico libro autobiografico dello stesso autore.
Critica e commenti sull'opera di Girolamo de Liguori Carteggio con illustri studiosiCarteggio privato (corrispondenza autografa) tra Girolamo de Liguori e i singoli autori citati Norberto Bobbio: «[…] Il libro mi pare di grande interesse, per l’ampiezza e la serietà della ricerca su un tema, se non sbaglio, mai scandagliato a fondo, eppure importante nell'ambito più vasto della storia della filosofia positiva, della critica letteraria e della cultura torinese (argomento a me particolarmente caro). Sono convinto che si tratta di un lavoro di prim'ordine, che rende giustizia a uno studioso e a uno scrittore (e poeta) che è stato sì, ricordato più volte dai suoi discepoli, ma è stato poi dimenticato dagli storici. Credo che questo libro sia un effettivo contributo alla migliore di quel periodo della nostra storia che la cultura idealistica aveva disdegnato: un contributo di cui soprattutto noi piemontesi dobbiamo essere grati». Sebastiano Timpanaro: «[…] Mi sembra, e non lo dico per adulazione, ma con piena sincerità, un'opera di livello davvero eccezionalmente alto, per la caratterizzazione del protagonista e di tutto il suo ambiente, per tutto ciò che finora ignoto essa porta alla luce. E’ venuto fuori cosi un lavoro che molto di rado accade di leggere». Ambrogio Donini: «[…] Mi pare, ad un primo esame, fondamentale per la conoscenza del periodo ancora poco conosciuto. Apprezzo moltissimo tale metodo di indagine e la serietà della documentazione. Uno studio di questo genere è certamente costato decenni di intensa documentazione». Guido Oldrini: […] ho letto subito il volume su Arturo Graf così ricco e con non poco profitto. Quando l’autore, in un punto se la prende con gli storici della filosofia italiana che trascurano il Arturo Graf, anzi noni menzionano affatto, mi sento in colpa; e tanto più in quanto io, studioso della cultura napoletana, mi son lasciato sfuggire quei nessi di Arturo Graf con Napoli che il volume di de Liguori illustra con tanta passione». Franco Contorbia: «[…] poche volte accade di fare i conti con un libro così fatto, stratificato, totalizzante […]; ad apertura di pagina si avverte l’impegno, il grado di coinvolgimento appassionato con cui lei ha condotto avanti negli anni una così impegnativa ricerca peculiare, quasi il centro della sua esistenza intellettuale, il punto di arrivo (e a un tempo di partenza) di un confronto che è culturale ma anche morale e politico. […] La qualità di un tale lavoro, mi pare, fuori dell’ordinario». Donato Valli: «L’autore ha consegnato alla critica e alla conoscenza uno studio così complesso da poter essere considerato un esaustivo panorama della cultura del secondo Ottocento italiano e non solo italiano […]».
Recensioni di illustri studiosi Paolo Rossi, «[…] L'autore… ha fatto emergere un quadro ricco e articolato dove accanto alle ombre brillano alcune luci importanti». Recensione sulla rivista «Panorama […]» riguardante il vol. di de Liguori Materialismo inquieto, edito da Laterza . Giorgio Cosmacini, «[…] Il lavoro di de Liguori è largamente meritorio oltreché ampiamente documentato». Recensione uscita su «Il Corriere della sera […]» riguardante il vol. di de Liguori Materialismo inquieto, edito da Laterza. Mario Marti: «Dalle appassionate e diuturne indagini dell’autore su Arturo Graf e il suo tempo è venuto fuori il ponderoso, massiccio volume, che ho ricevuto come caro e preziosissimo dono. Davvero lusinghiera la “presentazione” di un grande Maestro come Eugenio Garin, e accattivante e simpatica l’”Avvertenza”. Tutto il resto è da leggere […]». Recensione al volume di de Liguori su Graf, uscita sul «Giornale storico della letteratura italiana». Corrado Augias: «[…] Quella di De Liguori è infatti una storia meridionale che parte da una finzione narrativa di gusto classico ma così classico da poterla ritrovare in alcuni capolavori tanto celebri che non vale nemmeno la pena di citarli […]».
Pubblicazioni (di Girolamo de Liguori) 1966, Trasimaco aveva ragione, «La Rassegna pugliese», I, n 7/8 1966, Giustizia e carità fra filosofia e vita, Ivi, n° 12 1967, Lo scetticismo giuridico di Giuseppe Rensi, «Rivista Internazionale di Filosofia del diritto», a. XLIV, fasc. II 1968, Una moderna enciclopedia del sapere, «La Rassegna pugliese», III, n° 3/4 1971, Efirov e la filosofia italiana, «Problemi», gennaio-aprile, n° 25, pp. 1130-1132 1971, Un Leopardi antiprogressivo, «Dimensioni», a. XV, n°1 1971, In tema di materialismo marxista, Ivi, a. V, n° 2 Vincenzo Gioberti e la filosofia leopardiana. Momenti del conflitto tra l’ideologia cattolico borghese e la protesta leopardiana, «Problemi», n° 28, pp. 1178-1185 1980, Un episodio di solitudine. Rassegna di studi su Arturo Graf Ivi, settembre-dicembre, n° 59, pp. 246-265 1981, Leopardi e i gesuiti. Appunti per la storia della censura leopardiana, «La Rassegna della Letteratura italiana», a. LXXXV, n° 1/2, gennaio-agosto 1981 Quel povero “Diavolo” di Arturo Graf, «Giornale critico della Filosofia italiana», a. LX, fasc. III, sett.-dic. 1982, Le «Scandalose razzie». Scienza, politica, fede in Arturo Graf. Ivi, fasc. III, gennaio-aprile, pp. 66-106 1982, Scetticismo e religiosità in una rivista militante: «Pietre» (1926-1928), in AA. VV., La filosofia italiana attraverso le riviste, a cura di A. Verri, Micella, Lecce, pp. 259-257 1983, La condizione del senso. Per una riconsiderazione della lettura grafiana di Leopardi (1890-1898), «La Rassegna della Lett. It.», a. LXXXVII, n° 1/2, genn.-ag., pp. 125-161 1983, Il mito e la storia. Le ragioni dell’irrazionale in Arturo Graf, «Problemi», n° 66, pp. 58-75 1983, Quella «dubitante religiosità». Arturo Graf e il modernismo, «Giornale cr. della fil. It.», fasc. I, genn.-apr., pp. 91-107