Leremo di Camaldoli è un edificio religioso situato nei pressi dell'omonima località, in provincia di Arezzo e diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro a circa metri s.l.m., all'interno del parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Fondato da san Romualdo nei primi anni dell'XI secolo, casa madre della Congregazione benedettina dei camaldolesi, è vicinissimo al confine amministrativo tra la provincia toscana di Arezzo e quella romagnola di Forlì-Cesena, a circa da Arezzo e da Forlì.
Storia dell'eremo Antiche tradizioni hanno sempre tramandato la fondazione dell'eremo da parte di San Romualdo, fondatore di molte comunità eremitiche, attorno al 1012 quando giunse fra il Pratomagno e il Monte Falterona in mezzo alle foreste casentinesi e decise di fondare un eremo in una radura detta Campo di Maldolo (Campus Maldoli), così detta dal nome del donatore del terreno, anche se è probabile che la fondazione sia avvenuta leggermente più tardi, tra 1023 e 1026, nei primi anni di episcopato del vescovo di Arezzo Teodaldo, sotto la cui giurisdizione si trovava quella località, che infatti nel 1027 elargì una donazione in favore dell'eremo.G. Tabacco, La data di fondazione di Camaldoli, in Rivista di storia
della Chiesa in Italia, XVI (3), 1962, 3, pp. 451-456.
Nel luogo vi si eressero all'inizio 5 celle e un piccolo oratorio dedicato a San Salvatore Trasfigurato ovvero il primo nucleo dell'eremo. Successivamente furono aggiunte 15 celle al nucleo originario della struttura.
Situazione moderna Oggi l'eremo di Camaldoli è uno dei due polmoni con cui respira la comunità monastica ivi presente: a poca distanza l'uno dall'altro sorgono infatti il monastero e l'eremo, i cui monaci appartengono alla stessa comunità, vivono la stessa regola, ma seguono stili di vita in parte diversi, dando maggior spazio alla vita comunitaria presso il monastero e privilegiando il raccoglimento personale presso l'eremo. I monaci che vivono all'eremo sono nove.
L'eremo, interamente cinto da un muro di sasso, si affaccia sulla strada con un portone, attraverso il quale si accede al cortile interno. Dal cortile si possono visitare: la foresteria, dove vengono accolti ospiti e pellegrini; la chiesa, con il coro monastico; l'antica cella di San Romualdo, oggi inglobata nell'edificio della biblioteca, che mantiene al suo interno la struttura tipica della cella eremitica: un corridoio che si snoda su tre lati, custodendo al suo interno gli spazi di vita del monaco, la stanza da letto, lo studio, la cappella. Questa struttura "a chiocciola", oltre ad offrire riparo dalle rigide temperature invernali, simboleggia il percorso interiore del monaco che cerca di entrare in se stesso; la sala dell'antico refettorio o capitolo.
Una cancellata separa il cortile dalla zona più interna riservata esclusivamente ai monaci che vivono in piccole celle separate.
La cella di san Romualdo La cella è il luogo dove il santo viveva per gran parte della sua giornata, nell'impegno di studio, di lavoro e di preghiera.
La cella di san Romualdo è l'unica cella visitabile. Le celle abitate dai monaci sono simili a questa, costruite sulla base dello stesso progetto:
La Chiesa La chiesa, dedicata a san Salvatore Trasfigurato, si trova al centro dell'eremo a simboleggiare la centralità della preghiera nella vita monastica.
Essa sorge sullo stesso luogo in cui era situato il primitivo oratorio fondato da San Romualdo, costruito in quindici anni in stile romanico, e consacrato nel 1027 dal vescovo Teodaldo.Informazioni reperibili su targhe descrittive presenti sul posto L'oratorio originario col tempo era andato in rovina e si rese necessaria una sua riedificazione. La chiesa venne ricostruita e venne consacrata il 23 agosto 1220 dal cardinale Ugolino dei conti di Segni, futuro Papa Gregorio IX. Racconta una tradizione che alla consacrazione assistette San Francesco d'Assisi. La chiesa duecentesca aveva una sola navata e il tetto a capriate, era chiusa da una piccola abside ed era divisa in due vani. Nel vano maggiore era posto, allora come oggi, l'Altare maggiore e il coro mentre nel vano minore vi era il coro dei Conversi. Venne restaurata nel 1256, 1295 e nel 1373. In occasione del restauro del 1373, a causa degli ingenti lavori effettuati, l'8 agosto i monaci fecero riconsacrare l'edificio da Francesco Moricotti, arcivescovo di Pisa.
Nel 1658 fu deliberata una ristrutturazione della chiesa: nello stesso anno fu iniziato il rifacimento della copertura con volte a crociera, terminato l'anno successivo. Nello stesso 1659 i luganesi Galeazzo ed Andrea Riva eseguirono la decorazione a stucco della volta,Andrea Andanti, Riflessioni sulla decorazione a stucco di alcune chiese, in Liletta Fornasari (a cura di), Il Seicento in Casentino. Dalla Controriforma al Tardo Barocco, catalogo di mostra, Firenze, 2001, pag. 161. necessaria premessa per la decorazione pittorica dei fratelli bolognesi Giuseppe Maria e Antonio Rolli, realizzata in un periodo compreso tra 1680 e 1693.Alberta Piroci Branciaroli, Arte e architettura religiosa del Seicento: la decorazione barocca della chiesa dell'Eremo di Camaldoli, in Liletta Fornasari (a cura di), Il Seicento in Casentino. Dalla Controriforma al Tardo Barocco, catalogo di mostra, Firenze, 2001, pag. 184-185. Tra 1661 e 1665 Luca Boncinelli e Antonio Montini, suo collaboratore, eseguirono l'altare maggiore con baldacchino in legno intagliato, corredato da figure di Angeli,Eike D. Schmidt, Luca Boncinelli e altri maestri d'intaglio fiorentini nel Casentino, in Liletta Fornasari (a cura di), Il Seicento in Casentino. Dalla Controriforma al Tardo Barocco, catalogo di mostra, Firenze, 2001, pag. 178-179. perduto, come altri arredi, nel rovinoso incendio che la chiesa subì nel 1693.
Facciata La chiesa si affaccia sul cortile centrale dell'eremo ed è fiancheggiata dalla foresteria. Sulla sinistra, rispetto alla facciata, si stende tutto lo scenario della Lavra, cioè l'insieme delle celle monastiche che nei monasteri del cristianesimo d'Oriente sono chiamate appunto Lavre. La facciata attuale venne eretta tra il 1713 e il 1714 e addossata sulla precedente, risalente al XV secolo. La nuova facciata venne costruita davanti alla precedente, della quale rimane visibile la parte superiore. Questa scelta venne fatta per poter ottenere uno spazio da usare come atrio d'ingresso alla chiesa. La nuova facciata è incorniciata da due tozzi campanili simmetrici. In nicchie di pietra serena sono collocate le statue di Cristo, di san Romualdo e di san Benedetto.
Nel vestibolo di ingresso è un portale di accesso all'atrio della chiesa, sul quale è posto un bassorilievo raffigurante una Madonna col Bambino attribuito a Tommaso Flamberti, e più recentemente a Gregorio di Lorenzo.Francesco Traversi, Prima, durante e dopo Vasari, in Quiete e Rinascita. Giorgio Vasari a Camaldoli e in Casentino, catalogo di mostra a cura di Michel Scipioni e Claudio Ubaldo Cortoni, Città di Castello 2024, pag. 30.
Nartece
Il nartece che precede la chiesa vera e propria come una sorta di atrio, è posto trasversalmente ad essa dopo la porta d'ingresso dell'atrio.
Originariamente in esso era situato il Coro dei Conversi diviso dalla chiesa da un tramezzo ligneo con due altari posti ai lati della porta. Nel 1575 Giovan Battista Naldini eseguì per tali altari due tavole, una Visitazione, non rintracciata, e una Vergine col Bambino contornata da San Benedetto, San Romualdo, San Gerolamo e Santa Lucia, oggi in una cappella della chiesa conventuale. L'attuale tramezzo è un'opera in legno intagliato e coperto di foglia d'oro di Luca Boncinelli, sovrastato da due Angeli che reggono lo stemma camaldolese.Eike D. Schmidt, Luca Boncinelli..., Cit., Firenze, 2001, pag. 175-176.
Nel 1659 il soffitto a capriate fu trasformato in una volta a "botte" e nel 1669 la volta venne decorata con stucchi allegorici.
Sulla destra si apre una cappella sull'altare della quale è la tavola menzionata del Naldini (1575), già sul tramezzo. Sulla sinistra, sull'altare della cappella dirimpetto, vi è una tela di Candido Sorbini di Montepulciano raffigurante lImmacolata Concezione, tela risalente al 1856.
Sulla parete sovrastante la porta d'ingresso è situato l'affresco raffigurante la Visione di san Romualdo, opera di Giovanni Drago risalente al XVII secolo mentre sopra le porte poste agli angoli sono conservate delle tele raffiguranti i quattro Padri della Chiesa: San Gregorio Magno, Sant'Ambrogio, San Girolamo e Sant'Agostino. Queste tele sono opera del Passignano. La volta venne decorata dai fratelli bolognesi Giuseppe Maria e Antonio Rolli alla fine del XVII secolo.
Abside e navata L'abside, decorata nel XVII secolo con dorature, è incorniciata da lesene e da un arco in pietra serena risalente al XVI secolo. Gli affreschi del catino absidale furono realizzati nel 1937 da Ezio Giovannozzi e raffigurano il Santo Salvatore Trasfigurato. Perduto nell'incendio del 1693 l'altare maggiore ligneo di Luca Boncinelli e Antonio Montini (1661-1665), il fondo dell'abside fu ornato dalla tela con lIncoronazione della Vergine tra i Santi Benedetto e Romualdo di Niccolò Cassana, del 1697, l'unica sua opera di soggetto sacro che si conosca, oggi nel Refettorio della Villa La Mausolea. L'opera fu commissionata dal Gran Principe Ferdinando de' Medici per donarla all'Eremo in cambio del Cristo in gloria e Santi di Annibale Carracci, oggi alla Galleria Palatina.Stefano Casciu, La pittura del tardo Barocco in Casentino, in Liletta Fornasari (a cura di), Il Seicento in Casentino. Dalla Controriforma al Tardo Barocco, catalogo di mostra, Firenze, 2001, pag. 151. Attualmente al centro dell'abside si trova la pala di un anonimo pittore toscano raffigurante Cristo Crocifisso adorato da San Pietro, San Paolo, San Romualdo e San Francesco (1593). Ai lati dell'abside ci sono due tabernacoli in marmo: quello di sinistra del 1531 opera di Gino di Antonio Lorenzi da Settignano, quello di destra del 1525 di Tommaso Flamberti. In origine erano in marmo bianco, ma sul finire del XVII secolo, a seguito dei restauri, vennero decorati in oro zecchino.
Come quella del nartece, anche la volta a vela della navata, venne affrescata dai fratelli Rolli, mentre gli stucchi e gli sfondi sono di Francesco Nasini. A partire dal presbiterio, nella prima cornice, di forma ovale, è raffigurata lAnnunciazione a Maria con ai lati le raffigurazioni di Maria quale Vergine Porta del Cielo e di Stella del Mattino. Nella seconda cornice, di forma rettangolare, è raffigurata la Presentazione di Maria al Tempio con ai lati l'olivo e il platano. Nella terza cornice, di forma ottagonale, è dipinta la Nascita della Vergine con ai lati la palma e la rosa. Infine nella quarta cornice, anch'essa di forma rettangolare, è raffigurata lAssunzione di Maria con ai lati il cedro e il cipresso.
Sulla parete del presbiterio è posto un affresco raffigurante lImperatore Ottone III mentre confessa a San Romualdo l'uccisione di Crescenzio senatore romano, opera del pittore senese Francesco Franci. Altri due affreschi dipinti nel XVII secolo da Giovanni Drago raffigurano: uno Ottone III in visita presso l'Eremo del Pereo, l'altro La donazione dell'Abbazia di San Salvatore fatta da Ottone III a San Romualdo.
Il coro in noce risale all'inizio del XVI secolo.
Cappella di Sant'Antonio Abate È situata al fianco dell'altare che nel transetto celebra lImmacolata Concezione. All'interno è custodito un altorilievo in ceramica invetriata di Andrea della Robbia, raffigurante la Vergine e il Bambino con Santi. L'opera fu commissionata alla fine del XV secolo al Della Robbia dal priore di Camaldoli e Generale dell'Ordine Pietro Delfino. La cappella è inoltre decorata da affreschi raffiguranti la Glorificazione del Crocifisso, eseguiti dal pittore Adolfo Rollo nel 1932.
Cappella di San Giuseppe Vi si accede dal lato destro del transetto e vi sono sepolti alcuni dei monaci più rappresentativi di Camaldoli: