La boscaglia e macchia di Acacia-Commiphora settentrionale è un'ecoregione terrestre dell'ecozona afrotropicale appartenente al bioma delle praterie, savane e boscaglie tropicali e subtropicali. Identificata dal WWF con il codice AT0711, si estende prevalentemente attraverso il Kenya e interessa inoltre l'Uganda nord-orientale, il Sudan del Sud sud-orientale, l'Etiopia sud-occidentale e l'estremo nord della Tanzania. Assieme alla boscaglia e macchia di Acacia-Commiphora meridionale e alle praterie vulcaniche del Serengeti forma la regione delle savane di acacia dell'Africa orientale, compresa dal WWF nella lista Global 200 delle regioni prioritarie per la conservazione.

Territorio L'ecoregione occupa circa 326.000 km² e costituisce una vasta fascia di savane e boscaglie semiaride che dal Sudan del Sud sud-orientale e dall'Uganda nord-orientale attraversa gran parte delle pianure del Kenya, spingendosi marginalmente nell'Etiopia sud-occidentale e, verso sud, fino al confine fra Kenya e Tanzania.

Nel Kenya comprende gran parte del bacino medio e superiore del Tana, numerosi bacini endoreici della Rift Valley e vaste regioni aride e semiaride dell'interno. Anche Nairobi ricade entro i suoi confini. Il territorio è generalmente pianeggiante o dolcemente ondulato, con quote di circa 200-400 m nei settori settentrionali e orientali e valori prossimi ai 1.000 m verso sud e sud-ovest. Numerosi massicci isolati superano tuttavia i 2.000 m e il monte Moroto, in Uganda, oltrepassa i 3.000 m; le quote più elevate di questi rilievi appartengono a ecoregioni montane distinte.

A nord e nord-ovest la boscaglia di Acacia-Commiphora passa alla savana sudanese orientale e agli ambienti più aridi dell'area del Turkana; a est confina con la boscaglia e macchia somala di Acacia-Commiphora e con le praterie e macchie xerofile masai. Verso sud incontra la boscaglia e macchia di Acacia-Commiphora meridionale e le praterie vulcaniche del Serengeti, mentre lungo il margine sud-orientale raggiunge il mosaico delle foreste costiere settentrionali di Zanzibar-Inhambane. I principali massicci montuosi formano al suo interno enclavi delle foreste montane dell'Africa orientale.

Il clima è tropicale stagionale e la distribuzione delle piogge è regolata principalmente dallo spostamento stagionale della zona di convergenza intertropicale. Le precipitazioni medie annue variano da circa 200 mm nelle aree più aride prossime al lago Turkana fino a circa 600 mm verso la costa del Kenya. Nella maggior parte del Kenya si distinguono le «grandi piogge», generalmente fra marzo e giugno, e le «piccole piogge» fra ottobre e dicembre; nell'estremo nord del Kenya e nel Sudan del Sud il regime tende invece a presentare una sola stagione piovosa. Entrambe le stagioni possono essere estremamente irregolari e venire a mancare quasi completamente negli anni più siccitosi.

Le temperature massime medie si aggirano attorno ai 30 °C nelle pianure e scendono verso 24 °C alle quote più elevate, mentre le minime medie sono generalmente comprese fra 18 e 21 °C. Durante la stagione secca la vegetazione dissecca rapidamente e gli incendi diventano frequenti, sia per cause naturali sia in relazione alle attività pastorali e agricole.

Flora

La vegetazione dominante è costituita da boscaglie spinose, macchie, savane alberate e praterie semiaride appartenenti al centro regionale di endemismo somalo-masai. L'ecoregione rappresenta una fascia di transizione fra le formazioni più xeriche del Corno d'Africa a nord e le savane più umide dell'Africa orientale a sud; ne deriva una flora composita, nella quale convivono elementi adattati all'aridità ed elementi propri delle savane tropicali.

Gli alberi e arbusti più caratteristici appartengono ai generi Vachellia, Senegalia, Commiphora e Boswellia. Numerose specie dei primi due generi sono tradizionalmente comprese sotto il nome di Acacia, che continua a essere utilizzato nella denominazione dell'ecoregione. Lo strato erbaceo comprende soprattutto graminacee dei generi Aristida, Chloris e altre Poaceae adattate a condizioni semiaride.

La struttura della vegetazione varia considerevolmente secondo la disponibilità idrica, il tipo di suolo, la frequenza degli incendi e la pressione esercitata dai grandi erbivori. Elefanti e altri mammiferi contribuiscono al mantenimento di vaste superfici aperte abbattendo o brucando alberi e arbusti, mentre in loro assenza alcune aree possono evolvere verso boscaglie più dense.

Lungo i corsi d'acqua, soprattutto l'Ewaso Ng'iro e il Tana, si sviluppano fasce di vegetazione ripariale più ricche e produttive, che costituiscono rifugi fondamentali per numerose specie durante la stagione secca.

Tra gli alberi di interesse conservazionistico figura il dalbergia nero o mpingo (Dalbergia melanoxylon), specie dal legno particolarmente duro e pregiato, utilizzato tradizionalmente per la fabbricazione di strumenti musicali, sculture e oggetti intagliati.

Fauna

La biodiversità faunistica è molto elevata e comprende oltre un migliaio di specie di vertebrati. L'ecoregione rappresenta uno dei principali punti d'incontro fra le faune aride somalo-masai e quelle delle savane più umide dell'Africa orientale, pur presentando un livello di endemismo relativamente modesto.

Fra gli ungulati più caratteristici figurano la zebra di Grévy (Equus grevyi), l'orice beisa (Oryx beisa), il gerenuk (Litocranius walleri) e il kudù minore (Tragelaphus imberbis). Tutti sono particolarmente adattati agli ambienti aridi o semiaridi. La zebra di Grévy, classificata come in pericolo, sopravvive oggi soprattutto nel Kenya settentrionale e in Etiopia.

Sono inoltre presenti elefanti africani di savana (Loxodonta africana), giraffe, bufali e numerose altre antilopi. Tra i grandi carnivori figurano il leone (Panthera leo), il ghepardo (Acinonyx jubatus), il leopardo (Panthera pardus) e il licaone (Lycaon pictus), la cui distribuzione si è fortemente ridotta rispetto all'areale storico.

L'ecoregione conserva alcune delle più importanti popolazioni del rinoceronte nero orientale (Diceros bicornis michaeli). Alla fine del 2024 la popolazione complessiva della sottospecie era stimata in circa 1.471 individui; il Kenya costituisce uno dei suoi principali rifugi e nel 2026 ospitava circa 1.059 rinoceronti neri. Il parco nazionale di Nairobi e il complesso di Tsavo comprendono importanti aree dedicate alla conservazione della specie.

Fra i piccoli mammiferi delle boscaglie aride figurano diversi gerbillini e roditori arboricoli. Gerbillus agag e Gerbillus pusillus occupano ambienti semiaridi dell'Africa orientale, mentre Thallomys loringi è presente in Kenya e Tanzania. Nel complesso, l'endemismo mammalogico dell'ecoregione rimane relativamente basso.

Tra gli uccelli a distribuzione ristretta figurano l'allodola di Friedmann (Mirafra pulpa), l'allodola di Williams (Mirafra williamsi) e il garrulo di Hinde (Turdoides hindei). L'allodola di Williams è endemica del Kenya settentrionale, mentre il garrulo di Hinde è anch'esso endemico del Kenya e presenta una distribuzione frammentata.

Fra i rettili particolarmente localizzati figurano il geco nano di Scheffler (Lygodactylus scheffleri), distribuito in Kenya e Tanzania, il geco nano maculato lateralmente (Lygodactylus laterimaculatus), limitato al Kenya, e il serpente Amblyodipsas teitana, noto nei monti Taita. È presente inoltre la tartaruga pancake (Malacochersus tornieri), specializzata nella vita fra le fessure delle rocce e minacciata dalla perdita dell'habitat e dal prelievo per il commercio di animali da compagnia.

Tra gli anfibi delle savane e delle boscaglie dell'Africa orientale figura Hyperolius glandicolor, specie legata soprattutto agli ambienti con disponibilità stagionale o permanente di acqua.

Conservazione Ampie superfici dell'ecoregione conservano ancora la vegetazione naturale, ma il grado di integrità varia considerevolmente da una regione all'altra. Alcune vaste savane rimangono relativamente poco trasformate, mentre altre aree sono sottoposte a forti pressioni derivanti dalla crescita demografica, dall'agricoltura, dall'allevamento e dallo sviluppo infrastrutturale.

Le principali minacce comprendono l'espansione delle coltivazioni, l'eccessiva pressione del bestiame in alcune regioni, il taglio di alberi e arbusti per legna da ardere e carbone, gli incendi troppo frequenti, la costruzione di infrastrutture e recinzioni, la caccia illegale e soprattutto lo sfruttamento delle limitate risorse idriche. Gli effetti della siccità e della crescente variabilità climatica possono amplificare la competizione fra fauna selvatica, bestiame e popolazioni umane per l'accesso all'acqua e ai pascoli.

Particolarmente delicata è la situazione del bacino dell'Ewaso Ng'iro, dove le captazioni idriche a monte per l'agricoltura e altre attività hanno ridotto il deflusso permanente verso le riserve di Samburu, Buffalo Springs e Shaba. Durante le stagioni secche la disponibilità d'acqua rappresenta uno dei principali fattori che determinano la distribuzione e la sopravvivenza della fauna.

Circa il 20,5% della superficie dell'ecoregione ricade all'interno di aree protette. A queste si aggiunge in Kenya una rete particolarmente importante di conservancies comunitarie e private, che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dei corridoi utilizzati da elefanti, zebre di Grévy, giraffe e grandi carnivori.

In Kenya le principali aree protette comprendono i parchi nazionali di Amboseli, Chyulu Hills, Kora, Longonot, Meru, Nairobi, Ol Donyo Sabuk, Tsavo East e Tsavo West, le riserve naturali di Samburu, Buffalo Springs, Shaba e South Turkana.

In Tanzania riveste particolare importanza il parco nazionale di Mkomazi, esteso per circa 3.306 km² e caratterizzato da savane semiaride, boscaglie spinose e rilievi aridi. Anche la riserva di Umba tutela habitat appartenenti allo stesso sistema di boscaglie dell'Africa orientale.

Nell'Uganda nord-orientale, le riserve di Matheniko e Pian Upe, insieme agli ambienti del Karamoja, proteggono una parte importante del mosaico di savane e boscaglie semiaride.

La conservazione efficace dell'ecoregione dipende tuttavia sempre meno dai soli parchi nazionali e sempre più dal mantenimento di grandi paesaggi connessi, nei quali fauna selvatica, allevamento pastorale e utilizzazione delle risorse idriche possano coesistere senza interrompere le migrazioni stagionali e gli spostamenti a lunga distanza degli animali.

Note

Voci correlate Lista delle ecoregioni terrestri

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