Gontães è un villaggio della parrocchia di São Miguel da Pena o, come è conosciuta attualmente: unione delle parrocchie di Pena, Quintã e Vila Cova.
Storia L’origine del nome viene dal germanico ed il nome originale - Gonti - proviene dallo svevo Gonta, molto usato nel secolo XI. Il villaggio fu fondato intorno alla fine del V secolo, epoca in cui si verificarono le invasioni barbariche. Dal villaggio si può osservare quelli che sembrano essere i resti di un castello o di una fortezzaGrande Enciclopédia Portuguesa e Brasileira'. Situata a circa 800 metri d'altitudine, Gontães si trovava in una posizione strategica ideale per il popolo barbaro che fondò il villaggio.
Nonostante le sue origini, esistono prove di occupazione romana. I Romani sfruttarono l'abbondate presenza di ferro nella regione, considerato di ottima qualità. Ne è prova la moneta datata all'incirca agli inizi del secolo IV, dell’imperatore Costantino I, ritrovata in una discarica.
Popolazione La popolazione è di approssimativamente 180 persone, la maggior parte anziani. Dopo un periodo di emigrazione, dagli anni 60 agli anni 90, la popolazione diminuì e, ad oggi, il numero di abitanti con meno di 30 anni è estremamente basso. Comunque, coloro che emigrarono, visitano il villaggio con una certa frequenza, soprattutto a Pasqua a Natale e durante le ferie estive.
Geografia Gontães si trova nella provincia di Vila Real, nella regione di Trás-os-Montes, a 800 metri di altitudine. Caratteristica di questa regione denominata transmontana, è l'alternarsi di valli e montagne.
Patrimonio Chiesa Matrice
Questa chiesa è stata spostata e ricostruita nel XVIII secolo, vista la sua localizzazione inadeguata, presumibilmente perché accumulava acqua in eccesso. La chiesa fu spostata dove si trova l’attuale cimitero, essendo stata edificata dove avvenivano le sepolture.
La prima chiesa era romanica, come si può vedere dalla facciata esterna della chiesa attuale e perché lo stile romanico emerse in Europa nel secolo X. Nonostante le facciate esterne in stile romanico, al suo interno si trova lo stile architettonico chão, ovvero la versione "povera" del barocco. Comunque, si possono ritrovare anche alcune caratteristiche dello stile gotico.
Nel sagrato ci sono 10 croci, oltre al bellissimo crocifisso, e si trovano perfino due sepolcri medioevali, ai quali se ne aggiunge un terzo nella parte dietro della chiesa. Ancora, all'interno della chiesa ci sono due sepolcri e diversi ossari.
Capella di Santa Sofia
Questa cappella risale al XVIII secolo, essendo stata aggiunta formalmente al registro della diocesi di Braga il 12 settembre 1733. Il suo costruttore fu Manoel Gonçalves (1703-1767).
La cappella è in stile chão. La sua facciata è semplice e contiene al suo interno un’immagine di Santa Sofia. Le persone del luogo narrano che la cappella funse da chiesa temporanea durante la ricostruzione della chiesa matrice, tra il 1733 e il 1758.
Capela de Nossa Senhora dos Outeiros -Capella di Nostra Signora dei Colli
Situata in cima ad un monte, questa cappella fu costruita tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX. La cappella è in stile chão, in granito. La facciata esterna è estremamente semplice, infatti appaiono solo pochi dettagli nella facciata frontale tra cui una finestra rotonda.
Figurette
Si trovano agli incroci tra due strade o nelle strade di accesso ai villaggi di campagna, l'intento di tali figurette è di ricordare le anime dei morti, così come il fatto di dover pregare per loro. Alcune di loro sono costruite nei luoghi dove è morto qualcuno, anche se rare e sono segnalate di solito solo con una croce in granito.
Esistono due tipi di figurette; quelle povere – costituite da dei pannelli affissi o dipinti direttamente sulla pietra, o situate in nicchie con una croce; e quelle ricche, fatte in nicchie aperte in minuscole cappelline di pietra con un tetto e sbarre di ferro di fronte. A Gontães, tutte le figurette fanno parte del gruppo di quelle povere, per cui scolpite nella pietra. Crocefissi La croce indica e marca i luoghi sacri: chiese, chiostri, cimiteri, piazze, stradine e incroci, sotto i quali si trova spesso l'immagine venerata di un altare. Esiste un crocefisso nel sagrato della chiesa matrice di São Miguel da Pena. Quest’ultimo è di granito e misura 3,42 m di altezza, datato XVIII secolo.
Apiloadores
Gli apiloadores, conosciuti in loco come scodelle dei mori sono una sorta di abbeveratoio, scavati nella parte liscia della pietra, con un diametro di circa un palmo e con mezzo palmo di profondità. Potrebbero essere relazionate all'estrazione del ferro.
La sua origine è associata ai romani, essendo stata incontrata una moneta dell’imperatore Costantino I, negli anni settanta, risalente agli inizi del IV secolo. La moneta è stata trovata in una discarica e venne donata dal sacerdote João Parente al museo di archeologia e numismatica di Villa Real. Attualmente la moneta però, o si trova tra le mille monete che restano ancora da catalogare o tra le tremila e cinquecento che sono state rubate. Si sa ancora dell’esistenza di un apiloador che era utilizzato per ridurre il mais in farina.
Cruz do Cremadoiro
Sulla collina, dietro al cimitero, c’è un crocefisso conosciuto come cruz do cremadoiro, risalente al XVI secolo. Considerando che all'epoca, la cremazione veniva considerata peccato, si pensa che il crocefisso sia in relazione con l'inquisizione, instaurata in Portogallo nel XVI secolo. Così se ne spiegherebbe sia il nome sia l'origine.
Picarreira
Si pensa che, nella Picarreira, ci sia una sorta di dipinto, su di un masso di granito, che sembra rappresentare un cavaliere con lancia e scudo e il suo cavallo.
A metà cammino circa, in direzione della cima della Picarreira, si trovano anche due pezzi di granito a forma di serpente. La leggenda narra che le vipere erano dee della vita e della morte e le popolazioni locali le scolpivano in bassorilievo, sia per venerarle che per avvisare i passanti che c'era pericolo di incontrarle sul loro cammino.
Mulini
In questo luogo ci sono in tutto quattro mulini ad acqua. Funzionavano tutti con un meccanismo che utilizzava l’energia cinetica proveniente dallo scorrere dell’acqua. Il moto macinava i cereali che si coltivavano in quella zona (mais e segale).
I mulini erano utilizzati da tutti gli abitanti e si ebbe la necessità di regolamentarne l’uso chiamato "retadas". L'ora ed il giorno della settimana erano decisi non appena si faceva parte di una famiglia a sé ed era permesso macinare solo i cereali consumati subito. L'orario era deciso attraverso di un sorteggio ed era permanente. Ogni abitante poteva usare il mulino solo una volta a settimana.
Dei quattro che ancora sono in piedi, due hanno perlomeno cento anni. Tre di essi si trovano nella zona di Castanheiro da Vaca e l'ultimo ai confini del villaggio nella zona di Lapa.
Miniere
Le miniere di Cando si trovano ai confini del villaggio, vicino al paese di Vila Cova. Nel 1880, le mine erano in piena attività e ne era proprietaria la compagnia tedesca Maximiliano Scherek. Lo sfruttamento della miniera cessò per motivi sconosciuti verso gli inizi degli anni 40, quando la compagnia iniziò a sfruttare le miniere di Vila Cova.
Si suppone che lo sfruttamento delle miniere avvenga sin dai tempi dei romani, anche se dal 1200 in avanti le miniere erano certamente attive. Infatti, nel 1292, Gontães pagava una tassa annuale di "10 pezzi di ferro ben fatti".
Nelle miniere di Cando si poteva estrarre tungsteno, antimonio, stagno, piombo e ferro. Si trova ancora oggi anche del marmo, vista la presenza di alcuni pezzi all'entrata della miniera. Le miniere erano particolarmente attraenti per essere scistose, cosa che facilitava estrazione dei minerali.
Attualmente, l'unica strada di accesso alle miniere è chiusa da un muro che copre più di un terzo dell’entrata originale. Secondi gli abitanti, il muro fu costruito per evitare che le mucche, al pascolo in quelle zone, entrassero dentro le miniere.
Lavadouros- Luoghi per lavare i panni
I lavadouros di Gontães sono di granito, che localmente chiamano "gran". Non si trovarono sempre dove si trovano oggi. Prima, gli abitanti lavavano i panni in un ruscelletto che si trovava in un luogo poco lontano da dove si trovano tuttora.
I lavadouros furono costruiti circa 60 anni fa, ovvero in un periodo tra la fine degli anni 40 e gli inizi degli anni 50.L’acqua utilizzata nei lavadouros proviene dalla sorgente conosciuta con il nome di Largo da Fonte. Oggi, vicino ai lavadouros più antichi, ce n’è uno di cemento, al coperto, per far sì che le persone possano lavare i panni anche quando fa freddo o piove. Quest'ultimo fu costruito negli anni 80.
Nonostante tutte le case abbiano la lavatrice, è uso ancora oggi, delle donne locali, lavare alcuni pezzi nei lavadouros. Si tratta di solito di panni che "stingono" o che sono considerati delicati per essere lavati in lavatrice. I lavadouros sono comunitari e frequentati solo dalle donne, visto che la mentalità comune nel luogo è che si tratti di una faccenda tipicamente femminile e non adatta agli uomini. Di solito, le donne approfittano di questi luoghi per chiacchierare e condividere le notizie del villaggio.
Cultura Lavoro a telaio
Il lavoro a telaio era usuale e praticato e consisteva in tessere i fili, tramite l’orditura (fili in senso verticale nel telaio) e della trama (fili in orizzontale), per produrre un tessuto. Si tessevano tovaglie, lenzuola, tende ed altri tipi di tessuti decorati all'uncinetto e ricamati. Purtroppo questa attività non è più in uso a causa della facilità di accesso ai beni di consumo di questo tipo.
Ad oggi, esiste a Gontães un solo telaio. Per ottenere i fili di lino, la tessitrice lasciava il lino (la pianta) a mollo in un pozzo vicino al "Lameiro do Luís", La principale fonte di lino della zona. Con questo metodo si aspettava che il lino si "gonfiasse" per poter poi essere steso al sole a seccare, facendo attenzione a non farlo seccare troppo. In seguito si impastava il lino secco per poter estrarre i fili usati nel telaio.
Opas Il termine opas, oltre ad essere usato nei villaggi per far riferimento a quelle persone che accompagnano un funerale, si riferisce in verità, ai mantelli usati da quest’ultimi. In genere, chi partecipa alle opas possono essere sia adulti che bambini, ma a Gontães, solo i bambini possono partecipare. Secondo la gente del luogo, far accompagnare il funerale dai bambini ricoperti da questi mantelli (opas) simbolizzava il fatto che il defunto sarebbe andato in Paradiso, essendo i bambini dei rappresentanti degli angeli, che guidavano l'anima alla pace eterna.
La confraternita della parrocchia è consacrata al Sacro Cuore di Gesù. Le opas variano secondo la confraternita e a Gontães, si usano i mantelli rossi. Nonostante questi siano quelli originali, potevano essere usati mantelli bianchi o celesti. Le opas ricoprono il corpo fino alle anche, però, la differenza principale sta nel modello. Quelli rossi erano fatti da un unico mantello di un solo colore, invece quelli bianchi e celesti erano composti da due strati di mantelli. La sezione bianca copriva il corpo fino alle anche, mentre quella azzurra ricopriva solo le spalle.
Famiglia Minhava La famiglia Minhava era la famiglia più influente di Gontães, avendo contribuito per lo sviluppo del villaggio. Furono loro che introdussero l’educazione nella maggior parte delle zone del villaggio ed insegnò a molti abitanti a suonare strumenti musicali, oltre ad essere molto influenti a livello religioso.