Priolo Gargallo (u Priolu in ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia.
Geografia fisica Territorio Priolo Gargallo dista 14 chilometri da Siracusa, a nord ovest nelle vicinanze dei Monti Climiti. La sua costa si stende fra il comune di Melilli e Siracusa nel golfo di Augusta. Si sviluppa a 30 metri sul livello del mare e rientra nella provincia di Siracusa.
Clima La città e la corrispondente fascia costiera godono del tipico clima mediterraneo, con inverno piuttosto mite ed estate calda.
Idrografia Non vi sono corsi d’acqua in superficie perché il terreno è permeabile e dal suolo esterno l’acqua filtra attraverso il calcare permettendo però la formazione di una larga falda freatica che scorre nel sottosuolo a poca profondità.
Origini del nome Il toponimo Priolo deriva probabilmente dal termine greco priolos, che significa priore; questo poiché, in epoca bizantina, il territorio era di proprietà ecclesiastica. Gargallo è il cognome del marchese Tommaso, che fondò l'insediamento moderno nel XIX secolo.
Storia
Epoca preistorica Gli studiosi suggeriscono che l'Agro Priolese fosse abitato fin dal 2º millennio a.C. da diverse tribù, guidate da un potente capotribù noto come Iblaone, che risiedeva a Thapsos e nelle colline di Mostringiano. Questa civiltà era caratterizzata da una cultura neolitica e dell'età del bronzo, che corrisponde alla civiltà micenea in Grecia. La posizione costiera della regione, con la punta avanzata della penisola di Thapsos e due golfi sicuri, ha favorito il contatto con le civiltà fenicie e greche. Questi contatti commerciali sono confermati da reperti rinvenuti nelle tombe di Thapsos e risalgono al periodo compreso tra il 1300 e il 1000 a.C.
Paolo Orsi, un noto archeologo, ha riferito genericamente tutte le popolazioni dell'età del bronzo che abitavano la Sicilia orientale come "sicule".
I villaggi della civiltà di Thapsos erano piccoli e sparsi lungo la costa, situati in luoghi gradevoli ma senza una scelta basata su criteri difensivi. Le necropoli di Castelluccio, Thapsos e Plemmirio contengono un numero limitato di tombe, mentre Pantalica presenta un grande insediamento con migliaia di tombe e una ceramica di alta qualità. Questa ceramica include caratteristiche come alti piedi tubolari, seguendo la tradizione di Thapsos ma con forme sostanzialmente diverse. Inizialmente, gli abitanti di Thapsos vivevano in capanne circolari con un solo ambiente, con tetti di frasche sostenuti da pali. In seguito, il contatto con le culture provenienti dall'Egeo ha influenzato la costruzione di case rettangolari con pavimenti di ciottoli.
Epoca antica Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., giunsero i primi coloni greci in Sicilia, attirati dalla fertilità della regione, elogiata da figure come Teocle e Omero. Le tribù sicule costiere furono spinte verso l'interno, mentre sulla terra fertile della costa sorsero i primi insediamenti che sarebbero diventati parte della futura Magna Grecia.
Ortigia fu popolata dai coloni di Corinto, Lentini dai Calcidesi e Thapsos dai Megaresi. Questi ultimi, insoddisfatti della loro terra rocciosa e inospitale, cercarono nuove opportunità in queste terre. La spedizione fu guidata da Lamaco, un abile militare ateniese. Le navi dei Megaresi approdarono ai golfi di Thapsos, dove furono accolti festosamente da Hyblon, il capotribù locale, e ricevettero terre sulle colline di Mostringiano, dove fondarono la città di Trogilo.
Tuttavia, Lamaco aveva un conto in sospeso con i Calcidesi di Lentini, che avevano precedentemente disturbato le navi dei Megaresi. Tentarono un assalto a Lentini, ma furono respinti e dovettero cercare rifugio a Thapsos. Megaresi e Siculi strinsero un patto d'amicizia e cercarono un luogo più sicuro per fondare una nuova città.
Si trasferirono sulla foce del fiume Cantera (Alabo) nel golfo settentrionale di Thapsos, dove fondarono Megara Hyblaea intorno al 720 a.C., in onore del re siculo Iblone e in memoria della loro terra d'origine. Gli abitanti di Megara Hyblaea furono spesso in conflitto con i Siracusani e, nel 482 a.C., Gelone riuscì a occupare la città e distruggerla. La popolazione fu dispersa, i ricchi furono portati a Siracusa e i comuni cittadini si rifugiarono sulle colline.
Enea fece tappa a Thapsos, che era ormai abbandonata. Questo luogo è menzionato nel racconto di Enea alla regina di Cartagine, Didone:
Nel 260 a.C., Roma aveva conquistato la maggior parte della Sicilia, ad eccezione di Siracusa, l'ultimo baluardo della Magna Grecia. Il Senato inviò Marcello con un piccolo esercito, mentre Roma era impegnata nella guerra contro Annibale. Marcello sbarcò con le sue navi nei golfi di Thapsos (Portum Trogilorum).
Siracusa era considerata inespugnabile, quindi doveva essere trovato uno stratagemma per conquistarla. Il governo di Siracusa era incline a trattare con Marcello, poiché l'assedio durava già da due anni. Tuttavia, la presenza dei fratelli Cartaginesi, Epicide e Ippocrate, all'interno del Consiglio dello Stato, ostacolava una resa pacifica. Nella primavera del 212 a.C., una delegazione di siracusani si presentò a Marcello, offrendo la resa. Siracusa fu occupata e saccheggiata, con molte opere d'arte che furono portate a Roma.
Prima dell'arrivo dei Romani, le piccole città siciliane avevano un'economia e una cultura in crescita. L'imposta più rilevante era la "decima" sui raccolti, istituita da Gelone (435-478 a.C.) e rinnovata da Ierone II (270-216 a.C.) per il Regno di Siracusa. Dopo il 210 a.C., questa imposta fu estesa a tutta l'isola, anche se nella parte occidentale era già stata imposta dai Cartaginesi. La "decima" colpiva i raccolti di grano, orzo, vino, olio e legumi.
A partire dal 75 a.C., la decima sul grano e l'orzo veniva giudicata in natura anno per anno a Siracusa, separatamente, mediante un'asta pubblica per ciascun territorio comunale. La legge di Ierone sulla decima si rivelò, con l'intervento romano, uno strumento di oppressione e di controllo nelle mani del Governatore. Cicerone, durante la sua visita in Sicilia negli anni '70 a.C., rivelò abusi e corruzione da parte dei governatori, compreso il caso di Verre, che aveva oppresso i cittadini siracusani e priolesi.
Tuttavia, il caso di Verre non portò a cambiamenti significativi. Solo un secolo dopo, si iniziarono a limitare i poteri dei governatori provinciali e si sostituirono i tributi in natura con imposte in denaro in Sicilia. Nel frattempo, Roma aveva trovato nuove fonti di approvvigionamento di cibo in Africa ed Egitto.
Epoca medievale Nel 476 d.C., Odoacre, un ufficiale dell'esercito romano delle guardie del palazzo imperiale di Ravenna, fu proclamato Re dai soldati. Odoacre, seguendo una politica militare ed economica orientata all'Italia, ottenne il controllo di tutta l'Isola, mantenendo relazioni clientelari con i Siciliani. Non ci sono molte prove archeologiche della presenza degli Ostrogoti in Sicilia, poiché non stabilirono insediamenti permanenti, quindi le condizioni politiche e sociali rimasero invariate. Tuttavia, alcuni documenti preziosi ci forniscono informazioni sulle relazioni patrimoniali in Sicilia durante l'occupazione dei Goti. Ad esempio, il Re Odoacre donò la massa Pyramitana a Pierio, un territorio costiero che si estendeva da Biggemi fino a San Cusimano, confinando con Megara Iblea a ovest.
Nel X secolo, le incursioni e l'avanzata saracena ebbero un impatto significativo sull'integrazione tra la nobiltà bizantina e l'ambiente locale. Costantinopoli evacuò la Sicilia, ma la cultura greca rimase ancorata nelle campagne. Abbandonata all'invasione araba, la Sicilia iniziò a sviluppare una cultura propria. La cultura della Sicilia bizantina era prevalentemente di natura religiosa, con un forte accento sul cristianesimo cattolico, la cultura ellenica e una tradizione religiosa. Centri culturali importanti includevano Siracusa, Catania, Taormina, Agrigento, Palermo e Messina, dove i monaci curavano biblioteche. Nell'Agro Priolese, il centro religioso era rappresentato dalla Basilica Paleocristiana di San Focà, ricostruita per servire come punto focale della cultura.
Nel 902 d.C., questa regione della Sicilia passò sotto il controllo degli Arabi, allontanandosi dal dominio bizantino. La popolazione dell'Agro Priolese si divise, con una parte che si rifugiò a Melilli e l'altra che cercò rifugio nelle grotte del Villaggio Troglotido. Con il consolidarsi del governo, gli agricoltori fecero ritorno alla pianura, sebbene fosse diventata insicura a causa delle incursioni dei pirati. L'autorità islamica garantì la libertà di culto, la protezione della vita e dei beni, e la difesa contro minacce esterne. Le incursioni sulla costa di Magnisi e sul litorale del golfo di Augusta cessarono. La proprietà terriera fu suddivisa in lotti più piccoli, migliorando le pratiche agricole e affrontando il problema del latifondo. Furono introdotte nuove tecniche agricole, con un aumento di mulini e frantoi, oltre a miglioramenti nella raccolta e nella gestione delle risorse idriche. Queste nuove pratiche contribuirono a un miglioramento generale.
Dopo quasi due secoli, il dominio musulmano cedette il posto agli Altavilla, e l'Isola prosperò nelle sue città e nelle campagne rigogliose. Siracusa, la precedente capitale bizantina della Sicilia, subì un declino, simile a quello subito da Cartagine ai tempi dei Romani. Tuttavia, Siracusa riuscì a risorgere, seppur non come capitale, ma come un piccolo centro provinciale. Durante i due secoli di dominazione musulmana, Siracusa attraversò un periodo di oscurità che perdurò per molti secoli successivi. Successivamente, la città passò sotto il dominio normanno, svevo, angioino e spagnolo.
Nel 1092, terminò definitivamente il dominio arabo in Sicilia. Siracusa era caduta nel 1082, assediata da Ruggero I e suo figlio Giordano. Il territorio fu diviso in feudi assegnati ai Capitani Normanni. I Normanni arrivarono come militari, mentre i siciliani continuarono a lavorare la terra, coltivando principalmente grano, vite, olivo, gelso e agrumi. L'apporto principale dei Normanni fu l'istituzione del sistema feudale.
Durante l'assedio di Siracusa da parte dei Normanni, Ruggero I si stabilì a Priolo presso la famosa "fontana del Fico". Tuttavia, il paesaggio agrario della Sicilia, compreso Priolo, sotto il dominio normanno, non riuscì a svilupparsi con una borghesia o una classe contadina libera. La regione era caratterizzata da rapporti feudali e da una popolazione principalmente contadina, con limitate opportunità commerciali. Mentre in Europa si affermava un sistema contadino più stabile, in Sicilia, la struttura sociale nelle campagne rimaneva debole.
Sotto il governo dei primi re aragonesi, l'Agro Priolese divenne parte della contea di Augusta e del casale di Melilli. A causa dell'insicurezza costiera dovuta alle incursioni barbaresche, non si videro sviluppare centri abitati di rilevanza, ma alcune masserie con strutture difensive. Dopo la morte di Pietro III, Alfonso III salì al trono aragonese, mentre il fratello Giacomo II divenne re di Sicilia. Il regno di Giacomo II fu benefico per la Sicilia in riconoscimento dei sacrifici sopportati durante l'epoca del Vespro. Il 15 gennaio 1295, i Siciliani proclamarono re Federico, fratello di Giacomo, che tornò in Aragona per prendere il trono al posto del defunto fratello Alfonso III. Sotto il governo degli Aragonesi, la Sicilia divenne parte del dominio spagnolo. La complessità delle dinamiche politiche non ebbe un impatto diretto sugli abitanti dell'Agro Priolese, che rimasero occupati dai vari feudi, tra cui Biggemi, Spalla, Mostringiano, Priolo e Bondifè.
Epoca moderna