La Nuova Accademia del Cimento () è stata un’accademia scientifica nata all'interno del Reale Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze come continuazione dell’antica Accademia del Cimento.

Le origini

Un primo tentativo di costituire un’accademia scientifica all’interno dei locali del Reale Museo di Fisica e di Storia Naturale si deve all’iniziativa di Felice Fontana, il quale, assunto l’incarico di direttore e portato avanti il progetto di costituzione e ampliamento dell’istituto, nel 1780 inviò esplicita richiesta alle Segreterie di Stato per la rifondazione di un’accademia, sulle orme della prestigiosa Accademia del Cimento e sul modello dell’Académie des Sciences parigina. Ma il suggerimento non fu accolto favorevolmente e il progetto venne, per il momento, accantonato:

Le motivazioni del rifiuto granducale non sono chiare, ma probabilmente l’esito negativo è da ricercare in una commistione di ragioni finanziarie e politiche ascrivibili al contesto della Firenze lorenesePer un approfondimento si rimanda a: .

Fu soltanto nel 1801 che Firenze tornò ad avere la sua accademia grazie all’appoggio del governo provvisorio della Toscana formato dal triumvirato Giovanni De Ghores, Francesco Chiarenti e Enrico Pontelli. Con il decreto del 27 febbraio dello stesso anno, firmato dai tre neo governatori, si ripristinava ufficialmente nel museo toscano l’estinta accademia seicentesca.:

Al decreto seguiva l’elenco dei componenti e soci dell’Accademia, dove spicca come protettore il nome di “Napoleone Bonaparte, primo console della Repubblica Francese”, Felice Fontana come direttore e il “matematico dello stato” Pietro Ferroni come segretario.

Vennero poi fissate dal governo, in venticinque paragrafi, le costituzioni della Nuova Accademia e il giorno 16 marzo 1801 si inaugurò ufficialmente la neo istituzione.. Durante la cerimonia di apertura, che si svolse di fronte alle autorità governative e al generale Gioacchino Murat, il discorso introduttivo del segretario Ferroni ripercorse la storia prestigiosa del Cimento, i risultati scientifici raggiunti e i saggi pubblicati, concludendo con l’augurio che:

Per l’Accademia si stabilì il finanziamento di 5000 scudi e di 250 per ogni socio onorario.

Elenco dei soci Napoleone Bonaparte, protettore Felice Fontana, presidente Pietro Ferroni, segretario Claude Louis Berthollet Antonio Andrea Cagnoli (1743-1816) Francesco Antonio Campana (1751-1832) Gioacchino Carradori (1758-1818) Francesco Chiarenti Gaetano Cioni (1760-1851) Giovanni Di Baillon (1758-1819) Dolomieu Diodato Giovanni Fabbroni Pio Fantoni (1721-1804) Gregorio Fontana Ferdinando Giorgi Francesco Malfatti (1731-1807) Paolo Mascagni Gaspero Monge (1746-1818) Giuseppe Morosi (1772-1840) Pietro Moscati Barnaba Oriani Pietro Paoli Gioacchino Pessuti Lorenzo Pignotti Giorgio Santi Gaetano Savi Ambrogio Soldani Giuseppe Antonio Slop Von Cadenberg (1740-1808) Ottaviano Targioni Tozzetti Francesco Vaccà (1732-1812) Leopoldo Vaccà Alessandro Volta

La fine dell'accademia Nonostante l’avvio favorevole e deciso, la nuova accademia ebbe vita breve e la sua attività si concluse definitivamente il 26 marzo dello stesso anno a causa dei nuovi risvolti politici che portarono alla dimissione dei triumviri. A questi succedettero i quadrumviri Pierallini, Cercignani, Lessi e Piombanti i quali notificarono, fin da subito, di prendere a norma tutti quei decreti e regolamenti vigenti prima del 14 ottobre 1800. Felice Fontana e Pietro Ferroni, con l’appoggio di Murat, protestarono e in una dichiarazione del 1 aprile indicarono validi almeno quelle norme recenti che regolavano gli istituti culturali, scientifici e artistici.

Ma con gli accordi di Luneville, la nascita del Regno d’Etruria e l’insediamento di Ludovico I di Borbone, i già fragili equilibri giocarono a sfavore della neonata accademia che, di fatto, non riuscì a trovare una prosecuzione nel nuovo assetto politico ed istituzionale della Toscana.

Fonti manoscritte I documenti manoscritti relativi alla storia della Nuova Accademia del Cimento fanno parte del Fondo Fabbroni conservato presso l'archivio del Museo Galileo di Firenze. Le carte sono state interamente digitalizzate e sono consultabili in rete.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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