Biografia La famiglia Figlio di Rinaldo e Antonia Adorni, Guido Maria è ottavo di dieci figli di un'antica famiglia parmigiana di agrari. I Conforti sono radicati nel parmense fin dal Medioevo, ricoprendo responsabilità amministrative di governo del territorio già dalla prima metà del XIV secolo. Il Chronicon parmense li ricorda già nel 1285, quando il Podestà di Parma, alla testa di duemila uomini, distrusse la casa dei “Conforti de Monticulo”. In un atto del 5 febbraio 1327, citato nella Storia di Parma di Ireneo Affò, “...filii & heredes condam Conforti de Riana” compaiono quali testi alla transazione dei diritti sull'alta Val Parma tra Manuello Vallisneri, signore delle Valli dei Cavalieri, e il Vescovo di Parma. Nel 1353 “Johannettus de Confortis, de la Braja consul”, è presente alla lettura degli Statuti di Corniglio e Rigoso promulgati dal Vescovo Ugolino de' Rossi. Alla metà del XV secolo la famiglia, da Corniglio, segue Pier Maria II de' Rossi in occasione della costruzione del castello di Torrechiara, zona dove rimane stabilmente fino al XVIII secolo. Grazie anche al contributo di Antonio Conforti, Segretario Generale delle Finanze del Ducato di Parma, la famiglia nell'Ottocento acquista vasti possedimenti terrieri, con le tenute di Basilicanova, di Casalora di Ravadese (dove nacque Guido Maria), di San Ruffino, di Toccalmatto di Fontanellato e di San Secondo Parmense.
La vocazione missionaria Nel 1872 Guido Maria frequenta a Parma la scuola elementare dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Sulla strada verso la scuola si trova la chiesa di Santa Maria della Pace, dove Guido entra e sosta ogni giorno davanti al Crocefisso e nasce in lui la vocazione sacerdotale. "Io guardavo Lui e Lui guardava me e mi pareva che dicesse tante cose", ricorderà divenuto Vescovo. Il Crocefisso rimarrà per sempre il riferimento della sua azione pastorale e missionaria, “il grande libro sul quale si sono formati i Santi e sul quale dobbiamo formarci anche noi. Esso ci parla con una eloquenza che non ha l'eguale: coll'eloquenza del sangue, e dischiude allo sguardo immensi orizzonti”, come scriverà anni dopo. Durante gli anni del seminario, la lettura della biografia di San Francesco Saverio, il grande missionario gesuita morto alle porte della Cina nel 1552, costituisce l'ispirazione della vocazione missionaria di Guido. Le sue richieste per essere accettato come missionario dai Gesuiti e dai Salesiani non danno però l'esito sperato; questo rifiuto e la salute precaria bloccano poi il suo progetto.
Ministero sacerdotale Nel novembre del 1876 Guido entra in seminario. In quegli anni è rettore mons. Andrea Ferrari, con il quale nasce un'amicizia e una stima che dureranno per tutta la vita, anche quando Ferrari diventerà arcivescovo di Milano. È ordinato sacerdote il 22 settembre 1888 e celebra la sua prima Messa nel Santuario mariano di Fontanellato. Nel 1892, a 27 anni, è nominato canonico della Basilica Cattedrale di Parma e, dopo due anni, Pro-Vicario Generale. Il 7 marzo 1896 il vescovo Francesco Magani lo nomina Vicario Generale della diocesi di Parma.
La Pia Opera della Propagazione della Fede La “Pia Opera della Propagazione della Fede”, sorta a Lione nel 1822, ben presto si era diffusa in tutta Europa. Maria Luigia, duchessa di Parma, già nel 1837 aveva dato la sua protezione alla Pia Opera, facendone un movimento che coinvolse l'intera diocesi di Parma. Le adunanze del Consiglio si tenevano, sotto la direzione del vescovo, nello stesso palazzo vescovile. Nel marzo 1890, viene nominato direttore dell'Opera il card. Andrea Ferrari, rettore del Seminario, che si avvale del contributo del suo vicerettore don Guido Maria Conforti, che diventerà direttore il 9 novembre 1893
Il Seminario Emiliano per le Missioni Estere Il 9 marzo 1894 don Guido Maria scrive al cardinale Ledόchowski, prefetto della Sacra Congregazione di “Propaganda Fide”, manifestandogli il suo desiderio di fondare, per l'Emilia-Romagna, un Seminario Missionario. Il cardinale incoraggia il progetto e il 3 dicembre 1895, festa di San Francesco Saverio, Conforti inaugura il “Seminario Emiliano per le Missioni Estere”, in Borgo del Leon d'Oro, con l'approvazione del vescovo di Parma Francesco Magani, il quale, tre anni dopo, riconosce la nuova istituzione come “Congregazione di San Francesco Saverio per le Missioni Estere”, di diritto diocesano.
I primi missionari in Cina Il 4 marzo del 1899 mons. Conforti invia in Cina i primi due suoi missionari: padre Caio Rastelli e lo studente teologo Odoardo Manini, affidandoli a mons. Francesco Fogolla che rientrava in quel Paese. Il 9 luglio 1900, nella rivolta dei “Boxer”, vengono uccisi i vescovi Gregorio Grassi e Francesco Fogolla insieme ad altri religiosi. Anche padre Caio Rastelli muore giovanissimo, nel febbraio 1901. Conforti ingiunge allora a Manini, nel frattempo ordinato sacerdote, di rientrare in patria. Dopo questa prima sfortunata spedizione Conforti prepara un secondo gruppo di suoi missionari per la Cina: il 18 gennaio 1904 partono da Parma i padri Giovanni Bonardi, Giuseppe Brambilla, Luigi Calza e Antonio Sartori; ad essi seguono altri missionari negli anni seguenti. Nel 1911 la Prefettura dell'Henan Occidentale, il nuovo territorio cinese affidato ai Saveriani, viene elevata a Vicariato Apostolico e padre Luigi Calza è nominato Vicario Apostolico, il primo vescovo saveriano. Lo consacrerà lo stesso mons. Conforti in Cattedrale a Parma il 21 aprile del 1912.
La nuova Casa Madre Già all'inizio dell'anno scolastico 1896-1897 la sede di Borgo del Leon d'Oro era ormai al limite della capienza; maturava allora l'esigenza di trasferire il Seminario Emiliano in una nuova, più ampia e definitiva sede: la futura Casa madre dei Missionari Saveriani. Acquistata una consistente area a sud della città, la prima pietra del nuovo Istituto viene posta dal vescovo Magani il 24 aprile 1900; gli alunni missionari traslocano nell'edificio il 7 novembre 1901. La fondazione di Conforti supera subito i confini dell'Emilia e da “Seminario Emiliano” diventa “Congregazione di San Francesco Saverio per le Missioni Estere”. Il 4 marzo 1906 ottiene il Decretum laudìs, per cui la Congregazione passa sotto il diritto pontificio. Nel 1919 mons. Conforti apre a Vicenza la prima casa apostolica dell'Istituto. Lo sviluppo della congregazione vede, negli anni successivi, il nascere di altre case in Italia, che raggiungono in breve una ventina di comunità. Ad esse farà seguito ben presto l'apertura di presenze saveriane in tutto il mondo.
Ministero episcopale Arcivescovo di Ravenna Dopo la morte del cardinale Agostino Riboldi, papa Leone XIII nomina Conforti alla guida dell'arcidiocesi di Ravenna, allora sede cardinalizia, nel corso del Concistoro del 9 giugno 1902; poté così stringere rapporti con il vescovo di Forlì, Raimondo Jaffei, che poi accolse nella sua diocesi i saveriani. A Ravenna mons. Guido Maria trova una situazione di tipo politico e sociale molto impegnativa, ma non dimentica il suo Istituto missionario a Parma. Il carico di lavoro e di preoccupazioni che si sovrappongono alla cura dell'Istituto saveriano, oltre ai difficili problemi dell'arcidiocesi di Ravenna, gli provocano un notevole stress con seri problemi di salute, anche per il clima ravennate non favorevole alla sua condizione fisica. Ormai al limite delle sue possibilità, il 10 agosto 1904 Conforti indirizza a Pio X, subentrato nel frattempo a Leone XIII, una lettera di dimissioni da arcivescovo di Ravenna, che il Pontefice accetta a malincuore. Il disegno “romano” a cui aveva guardato forse con favore Leone XIII si scontra ora con i limiti fisici di Conforti, ma, soprattutto, con le ragioni del cuore, intimamente legate al suo giovane Istituto missionario.
Arcivescovo titolare di Stauropoli Conforti, il 14 novembre 1904, è traslato alla Chiesa titolare arcivescovile di Stauropoli, antica sede episcopale in Turchia, corrispondente alla Afrodisia di età classica e all'odierno villaggio di Geyre.
Arcivescovo-Vescovo di Parma Con la rinuncia a Ravenna mons. Conforti torna a Parma e risiede nell'Istituto da lui fondato, convinto di avere pochi anni di vita. Il vescovo di Parma, mons. Magani, ormai vicino agli ottant'anni, chiede al papa Pio X, un vescovo coadiutore con diritto di successione e la scelta cade su mons. Conforti, quasi completamente ristabilito in salute, a tre anni dalle dimissioni da arcivescovo di Ravenna. La nomina pontificia è del 24 settembre 1907, ed è resa nota da mons. Magani con una lettera alla diocesi, in cui rivendica il merito di aver segnalato al Papa “un nome caro al nostro cuore non solo, ma bene accetto e stimato pure dai nostri diocesani”. Non passano tre mesi dalla nomina a coadiutore che il vescovo Magani muore improvvisamente, il 12 dicembre 1907. Parma ha in Guido Maria Conforti il nuovo Ordinario; egli prende possesso solenne della diocesi il 25 marzo 1908, e la governa ininterrottamente per 24 anni, fino al 5 novembre 1931, giorno della sua morte.
Il 20 aprile 1927 era stato elevato al titolo onorifico di Arcivescovo Assistente al Soglio Pontificio.
Un'attività instancabile Affrontando innumerevoli disagi mons. Conforti compie cinque visite pastorali alle trecento parrocchie della diocesi, con migliaia di chilometri fatti a piedi, a cavallo, in carrozza, in automobile e persino a dorso di mulo, dalla “bassa” padana agli Appennini parmensi. Sono migliaia le udienze concesse a tutti coloro che bussano alla sua porta, migliaia le lettere indirizzate ai suoi sacerdoti, ai confratelli d'episcopato, alla Curia romana, a quanti si rivolgono a lui per bisogni materiali e spirituali. A questo aggiunge l'attività in seno al suo Istituto, che divide con gli impegni della diocesi. Celebra due sinodi diocesani, istituisce e promuove l'Azione Cattolica, cura la cultura e la santità del clero, la formazione dei laici, la stampa cattolica. Nel 1911 affronta la questione dell'eresia modernista, causa di forti tensioni nei seminari e nel clero. Conforti chiede uno sforzo per fondare associazioni cattoliche, soprattutto giovanili, e per coltivare le vocazioni al sacerdozio. Affronta anche due fenomeni sociali urgenti: l'immigrazione, soprattutto dalla montagna, e il lavoro di donne e ragazzi. Fu amato dalla gente di ogni cultura e ceto sociale. Nella testimonianza del 17 dicembre 1947, Saffo Marani dichiara: “Era tanto Santo che la gente per strada non solo lo salutava ma gli lasciava tutto il marciapiede e delle persone si inginocchiavano in mezzo alla strada per ricevere la benedizione del Vescovo. E anche all'Oltretorrente, dove permaneva l'ambiente più ostile al Clero e alla Chiesa, queste scene non mancavano di essere notate. E io, signora Marani, aggiungo che quando Mons. Conforti veniva in via Bixio vedevo la gente con rispetto eccezionale... Mons. Conforti aveva rifiutato l'automobile che intorno al 1924 era stata offerta al Vescovo, e rifiutando il dono avrebbe detto che meglio gli sarebbe tornato utile il corrispondente in danaro per usi di beneficenza.”
L'Ordine Costantiniano di San Giorgio