I Pinakes ( "tavole", plurale di ) erano un'opera di bibliografia composta da Callimaco (310/305–240 a.C.), di solito considerata il primo catalogo bibliotecario; i suoi contenuti erano basati sul posseduto della Biblioteca di Alessandria durante il periodo di attività di Callimaco, durante il III secolo a.C.N. Krevans 2002: 173

Storia La Biblioteca di Alessandria era stata fondata da Tolomeo I Sotere all'incirca nel 306 a.C. Il primo bibliotecario noto fu Zenodoto di Efeso, durante la cui gestione Callimaco, che, peraltro, non fu mai bibliotecario, compilò i Pinakes, in tal modo diventando il primo bibliografo e studioso ad organizzare una biblioteca per autori e soggettiNeil Hopkinson, A Hellenistic Anthology, Cambridge, CUP, 1988, p. 83, in 120 volumiHopkinson.

Apollonio Rodio fu il successore di Zenodoto e a lui seguì Eratostene nel 235: quest'ultimo avrebbe compilato il suo Τεταγμένος ἐπὶ ταῖς μεγάλαις βιβλιοθήκαις Tetagmènos epì tàis megalàis bibliothḕkais, lo "schema delle grandi biblioteche"; ancora, nel 195 Aristofane di Bisanzio, all'epoca bibliotecario, aggiornò i PinakesR. Pfeiffer, History of Classical Scholarship from the Beginnings to the End of the Hellenistic Age, Oxford, OUP, 1968, p. 133., sebbene sia possibile che il suo lavoro non fosse un supplemento ai Pinakes callimachei, quanto, piuttosto, un trattato polemico sui loro contenuti o un commentarioW. J. Slater, Grammarians on Handwashing, in "Phoenix", n. 43 (1989), p. 102..

Descrizione La collezione della Biblioteca alessandrina conteneva circa 500.000 rotoli di papiro, raggruppati per soggetti e conservati in scaffaliP.J. Parson, Libraries, in Oxford Classical Dictionary, 3 ed., ognuno dei quali aveva una targhetta appesa con quadretti dipinti sui papiri conservati. Da questi quadretti (o tavolette) presero il nome i Pinakes. Gli scaffali davano informazioni bibliografiche per ogni rotoloH. A. Phillips, The Great Library of Alexandria? .: una scheda tipo, in effetti, iniziava con il titolo e offriva il nome dell'autore, luogo di nascita, patronimico, allievi e background culturale. Essa conteneva una breve biografia dell'autore e un elenco delle sue pubblicazioni, con il primo rigo (o verso) dell'opera, un riassunto di essa, il nome dell'autore e un'informazione sull'origine del rotolo.

Il sistema di Callimaco divideva le opere in sei generi letterari e cinque sezioni di prosa: retorica, diritto, epica, tragedia, commedia, lirica, storia, medicina, matematica, scienze naturali e opere miscellanee. Ogni categoria era alfabetizzata per autore.

Callimaco, comunque, compose altre due opere ricordate come pinakes e che erano probabilmente in qualche modo simili ai Pinakes (e delle quali "potrebbero essere state, o meno, sottosezioni"N. Krevans, Callimachus and the Pedestrian Muse, in M.A. harder et al. (a cura di), Callimachus. II (Hellenistica Groningana 7), Groningen 2002, p. 173 n. 1.), ma si occupavano di argomenti più specifici. Esse sono ricordate da Suda come Pinax Cronologico e descrizione dei Didaskaloi dalle origini e Pinax del lessico e dei trattati di Democrito.Suda On Line.

Pinakes successivi e fortuna dell'opera Il termine pinax fu, in seguito, usato per cataloghi bibliografici, come, ad esempio, il catalogo, composto da Tolomeo-el-Garib delle opere di Aristotele, giuntoci, appunto, con il titolo Pinax (catalogo) degli scritti di AristoteleIngemar Düring, Aristotle in the Ancient Biographical Tradition, Göteborg 1957), p. 221..

I Pinakes risultarono indispensabili per i bibliotecari e bibliografi nei secoli successivi, divenendo un modello per le biblioteche dell'intero Mediterraneo. Una sorta di tardiva influenza dell'opera callimachea può spingersi fino al periodo medievale, fino al mondo arabo del X secolo, con lo Al-Fihrist ("indice") di Ibn al-Nadim.

Comunque, variazioni di questo originario sistema si utilizzarono nelle biblioteche fino al tardo Ottocento, quando Melvil Dewey sviluppò, nel 1876, la Classificazione decimale Dewey, utilizzata ancora.

Note

Bibliografia Testi e traduzioni Le testimonianze sui Pinakes furono raccolte e pubblicate da Rudolf Pfeiffer, Callimachus, vol. I: Fragmenta, Oxford, Clarendon Press 1949, frr. 429-456 (con riferimenti alla bibliografia principale). F. J. Witty, The Pinakes of Callimachus, in "Library Quarterly", a XXVIII (1958), n. 1/4 (1958), pp. 132–36. F. J. Witty, The Other Pinakes and Reference Works of Callimachus, in "Library Quarterly", a. XLIII, (1973), n. 3, pp. 237–44.

Studi R. S. Bagnall, Alexandria: Library of Dreams, in Proceedings of the American Philosophical Society, n.46 (2002), pp. 348–62. R. Blum, Kallimachos. The Alexandrian Library and the Origins of Bibliography, trad. H.H. Wellisch, Wisconsin, UP, 1991. ISBN 978-0-299-13170-8. N. Krevans, Callimachus and the Pedestrian Muse, in A. Harder et al. (eds.), Callimachus II, Hellenistic Groningana 6, Groningen 2002, pp. 173–84. M. L. West, The Sayings of Democritus, in Classical Review, 1969, p. 142.

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