La Collezione Orleans fu un'importante collezione di più di 500 dipinti costituita originariamente da Filippo, duca d'Orléans, fratello di re Luigi XIV di Francia, che pensò di investire in arte gran parte dei propri guadagni. Venne espansa notevolmente grazie al personale interessamento Filippo II, duca d'Orléans, tra il 1700 ed il 1723 con l'acquisizione di ulteriori dipinti provenienti da altre collezioni europee.Louis-François Dubois de Saint-Gelais, 1727. Description des tableaux du Palais Royal avec la vie des peintres à la tête de leurs ouvrages, Preface. rist. 1737 e 1972 (Geneva). Le descrizioni dei quadri facenti parte della collezione sono ongline su Getty Provenance Index - si cerchi Archival documents, e quindi Orleans Collection in "Owner's name". Essa è la più grande collezione d'arte occidentale, in particolare italiana, mai assemblata in mano a privati e probabilmente una delle più famose a livello internazionale,Watson, 202, e Penny, 461 e Reitlinger, 26 aiutata in questo dal fatto che sin dalla sua costituzione la collezione venne resa accessibile al pubblico.
Il primo nucleo di quella che divenne in seguito la Collezione Orléans era costituito da 123 dipinti provenienti dalla collezione personale della regina Cristina di Svezia e facevano parte del bottino di guerra saccheggiato dalle truppe svedesi a Monaco di Baviera nel 1632 ed a Praga nel 1648 durante la Guerra dei Trent'anni. Tali dipinti vennero in seguito acquistati da Filippo, duca d'Orléans.Penny, 463 Dopo la Rivoluzione Francese la collezione venne venduta da Luigi Filippo d'Orléans, Philippe Égalité, e gran parte della stessa venne acquistata da una cordata di aristocratici collezionisti inglesi guidati da Francis Egerton, III duca di Bridgewater. Il grosso della collezione andò disperso, ma un gruppo significativo di dipinto rimase intatto, passando in eredità.Penny da una storia concisa dell'intera collezione in un centinaio di parole, con particolare riferimento ai dipinti presenti alla National Gallery. Watson si concentra sulla storia da Praga a Londra in 175 pagine. In queste biografie non si trova comunque una lista completa dei dipinti parte della collezione. Nel Lascito Sutherland o Lascito Bridgewater sono incluse sedici opere provenienti dalla Collezione Orleans,Penny, 466 oggi nella National Gallery of Scotland, mentre un'altra opera si trova a Castle Howard, nello Yorkshire. Venticinque dipinti si trovano oggi alla National Gallery di Londra, giunti per vie differenti.Penny, 461
La collezione riveste una notevole importanza per la storia del collezionismo mondiale nonché dell'apertura al pubblico dei musei ante litteram.
Prima della "Collezione Orleans": l'imperatore Rodolfo e la regina Cristina
I dipinti saccheggiati dal Castello di Praga erano stati a suo tempo ivi ammassati dal collezionista ossessivo, Rodolfo II del Sacro Romano Impero (1552–1612), che a sua volta aveva tratto gran parte di questi dipinti dall'acquisto da lui fatto della collezione del cardinale Granvelle (1517-86), ministro dell'imperatore Carlo V, costringendo de facto il nipote del cardinale a venderglieli. Granvelle era stato "il più grande collezionista d'arte privato del suo tempo, amico e patrono di Tiziano e Leoni e altri artisti",Trevor-Roper, 112. Alcuni tra i dipinti di Granvelle che partirono da Praga e giunsero poi a Stoccolma e quindi a Parigi e poi a Londra furono La Scuola di Amore, L'Educazione di Cupido e Venere con Mercurio e Cupido del Correggio. La prima versione di quest'ultima opera, acquistata a suo tempo da Carlo I d'Inghilterra e venduta poi dal re di Spagna nel 1650, tornò a Londra solo nel 1815 tramite le collezioni di Manuel de Godoy e Gioacchino Murat. incluso il suo protégé Antonis Mor. Gli svedesi prelevarono argutamente solo la créme de la créme della collezione degli Asburgo, opere che ora sono esposte a Vienna, Madrid e Praga.Parte dei dipinti praghesi tornarono al castello nel 1962.
Gran parte del bottino rimase in Svezia anche dopo la partenza di Cristina per l'esilio: portò con sé solo 70-80 dipinti tra cui 25 ritratti della sua famiglia e 50 opere di artisti (in gran parte italiani) provenienti da Praga, oltre a statue, gioielli, 72 arazzi e varie altre opere d'arte. La regina presumeva che le collezioni reali sarebbero state reclamate di diritto dal suo successore e prudentemente inviò le opere ad Anversa a bordo di una nave prima di abdicare.Watson, 127-9
Cristina espanse notevolmente la sua collezione durante il suo esilio a Roma, ad esempio aggiungendo cinque piccole tavole della predella di Raffaello proveniente dalla Pala Colonna, tra cui l'Agonia nel Giardino oggi riunita al pannello principale ed esposta a New York, comprata in un convento presso Roma.Watson, 158. Gli altri pannelli si trovano oggi a Londra: due alla Dulwich Picture Gallery ed una alla National Gallery. Ottenne la Morte di Acteonte del Tiziano dal più grande collezionista del suo tempo, l'arciduca Leopoldo Guglielmo d'Austria, viceré a Bruxelles, come parte dei molti beni che ricevette dopo la sua conversione al cattolicesimo,Penny, 255. Il dipinto è visibile nel dipinto d'insieme di Tenier che rappresenta la galleria personale di Leopoldo. La collezione del cardinale Leopoldo si trova oggi esposta in parte al Kunsthistorisches Museum di Vienna. e fece a sua volta doni importanti come i pannelli Adamo ed Eva di Albrecht Dürer donati a Filippo IV di Spagna (oggi al Prado).
Alla sua morte lasciò i dipinti della sua collezione al cardinale Decio Azzolino juniore, il quale morì anch'egli nello stesso anno, lasciando la sua collezione a suo nipote, il quale a sua volta la vendette a don Livio Odescalchi, comandante dell'esercito pontificio,Watson,168-9; Odescalchi era nipote di papa Innocenzo XI. e consisteva all'epoca in 275 dipinti, 140 dei quali italiani.Watson, 170 L'anno della morte dell'Odescalchi nel 1713, i suoi eredi iniziarono a proporre dei negoziati col grande conoscitore e collezionista d'arte francese Pierre Crozat, il quale svolgeva da intermediario nella trattativa per conto di Filippo II, duca d'Orléans. La vendita venne conclusa con la spedizione dei dipinti nel 1721.Penny, 462-3, and Metropolitan Gli esperti francesi conclusero che alcuni dipinti erano stati danneggiati dalla regina Cristina che li aveva fatti tagliare per adattarli ai suoi soffitti,Penny, 462 e pertanto diedero ordine di restaurarli per quanto possibile, in particolare le opere del Correggio, per cui venne incaricato il restauratore e pittore Carlo Maratti.Watson, 196-7
I passaggi di proprietà della collezione sino ai duchi di Orleans
La collezione a Parigi
La Collezione Orleans assemblata in tal modo, venne esposta nella magnifica residenza del Palais-Royal, la sede parigina dei duchi d'Orléans. Solo 15 opere nel primo catalogo edito nel 1727 erano state ereditate da Filippo II da suo padre, Filippo di Francia, duca d'Orléans, Monsieur (1640–1701), fratello di Luigi XIV; la "collection" venne per la prima volta catalogata perché fosse esposta al pubblico all'interno dello stesso Palais-Royal.Penny, 462 & 464, e Watson, 185-6, il quale riporta che Filippo ereditò più di 550 dipinti (tra cui alcune miniature) da suo padre. Egli ereditò anche una collezione piccola ma di qualità da Enrichetta Anna Stuart, prima moglie di suo padre, nel 1701, e dal Chevalier de Lorraine (amante di suo padre) nel 1702.Watson, 185-6.
Secondo lo studioso Reitlinger, la fase più attiva di collezionismo iniziò nel 1715 circa,Reitlinger, 27, vedi anche Watson, 185 e seguenti l'anno in cui il duca divenne reggente alla morte di suo zio Luigi XIV per conto del giovane Luigi XV. Con questa sua nuova posizione, egli poté dare una svolta importante ai negoziati acquistando anche tre delle sette "poesie" del Tiziano a stampa che ora si trovano a Boston e che vennero vendute da Filippo V di Spagna all'ambasciatore francese, il duca di Gramont, che a sua volta le presentò al Reggente.Brigstocke, 181 per i due soggetti relativi a "Diana" ad Edimburgo/Londra. Egli comprò anche un Perseo ed Andromeda danneggiato (Wallace Collection), un tempo di proprietà di van Dyck. Vedi Ingamells, 1985.
La collezione della regina Cristina giunse a Filippo poco prima della sua morte assieme ad altre opere portate in Francia come ad esempio Risurrezione di Lazzaro di Sebastiano del Piombo, oltre ad opere provenienti dai Paesi Bassi e dall'Italia, oltre ai Sette Sacramenti di Nicolas Poussin, comprati dalla collezione olandese del cardinale Dubois nel 1716.Penny, 462 and Robert W. Berger, 1999. Public Access to Art in Paris, "The Galérie d'Orléans, Palais Royal", pp 201-08. Altre fonti citano tra le collezioni da cui il duca attinse opere anche gli eredi dei cardinali Richelieu e Mazzarino, oltre ad un gruppo importante ricavato dalla collezione dell'erede di Jean-Baptiste Colbert, il marchese di Seignelay, ed altre opere dai duchi di Noailles, Gramont, Vendôme e altri collezionisti francesi.Buchanan, Vol I, 14
I dipinti vennero esposti in due grandi gallerie che correvano fianco a fianco della biblioteca del palazzo nell'ala ovest del palazzo, coi dipinti olandesi e fiamminghi (di più ridotte dimensioni) in stanze più piccole.Penny, 464 Gli ambienti mantennero in toto anche il ricco mobilio, le porcellane e le decorazioni murarie predisposte dal padre di Filippo II, al punto che un visitatore del 1765 disse che era "impossibile immaginare qualcosa di più ricco o decorato con miglior gusto artistico". Alcune modifiche vennero realizzate per meglio predisporre la vista dei dipinti con la realizzazione della Galerie à la Lanterne, con la realizzazione di una cupola a vetri per lasciar filtrare la luce solare dall'alto.Penny, 462-5 dispone di maggiori dettagli architettonici sulla disposizione della sala Per gran parte del XVIII secolo era tutto sommato semplice poter visitare la collezione, e molte persone lo fecero, aiutate in questo dal catalogo a stampa realizzato nel 1727 e ristampato nel 1737 col titolo Description des Tableaux du Palais Royal.Description des tableaux du Palais Royal avec la vie des peintres à la tête de leurs ouvrages, testo di Louis-François Dubois de Saint-Gelais (1669-1737), che fu in seguito segretario dell'Académie royal de peinture et de sculpture; il volume fu il primo catalogo a stampa di una collezione principesca francese. La collezione aveva raggiunto un numero totale di 495 dipinti con nuovi acquisti.Penny, 462. Buchanan sottolinea come alcuni di questi dipinti non raggiunsero mai Londra successivamente.
I dipinti erano presentati alle pareti non per "scuole" né per soggetto, ma erano semplicemente disposti per massimizzare la loro giustapposizione, come del resto aveva fatto Pierre Crozat per la sua grande collezione privata ospitata nel suo hôtel parigino;Il metodo della "scuola mista" inaugurato da Crozat era stato in realtà già utilizzato alla metà del XVII secolo da André Félibien e Roger de Piles (Berger 1999:200). anche se la commistione di soggetti pagani e religiosi sul medesimo muro spesso venne disapprovata da molti visitatori. La collezione comprendeva in particolare dipinti italiani dell'Alto e Basso Rinascimento, in particolare opere veneziane. La collezione includeva non meno di cinque poesie dipinte per Filippo II di Spagna, di cui due si trovano oggi a Edimburgo ed a Londra, due a Londra (Wallace Collection e National Gallery), ed una a Boston. Una serie di quattro allegorie mitologiche del Veronese sono divise oggi tra il Fitzwilliam Museum di Cambridge, la Frick Collection ed il Metropolitan Museum di New York. Un'altra serie del Veronese, le quattro Allegorie dell'Amore oggi alla National Gallery, erano appese come sovraporta nel salone centrale, che ospitava anche le serie principali del Veronese, oltre a tre poesie del Tiziano ed alcuni Correggio.