La diocesi di Conversano-Monopoli () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava 246.530 battezzati su 248.754 abitanti. È retta dal vescovo Giuseppe Favale.

Territorio La diocesi comprende 11 comuni pugliesi, di cui 9 nella città metropolitana di Bari (Alberobello, Castellana Grotte, Conversano, Monopoli, Noci, Polignano a Mare, Putignano, Rutigliano e Turi) e 2 in provincia di Brindisi (Cisternino e Fasano).

Sede vescovile è la città di Conversano, dove si trova la basilica cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. A Monopoli sorge la basilica concattedrale di Maria Santissima della Madia. A Polignano a Mare si trova l'ex cattedrale dell'Assunta, mentre ad Alberobello la basilica minore dei Santi Medici e Martiri Cosma e Damiano, patroni di Alberobello.

Il territorio si estende su 1.099 km² ed è suddiviso in 56 parrocchie, raggruppate in 12 zone pastorali.

Storia Diocesi di Conversano

Secondo la tradizione petrina, comune a molte diocesi della Puglia e in genere dell'Italia meridionale, il cristianesimo fu diffuso a Conversano dallo stesso apostolo san Pietro. Alcuni autori hanno attribuito un'origine antica a questa sede pugliese, ed hanno inserito nella cronotassi episcopale una serie di vescovi spuri, la cui storicità è stata ormai da tempo messa in dubbio.Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 303. Come è accaduto per numerose altre comunità ecclesiali paleocristiane ed altomedievali dell'Italia meridionale, la paternità apostolica nella fondazione delle Chiese locali è stata di frequente introdotta fittiziamente al fine di procurarsi una patente di antichità ed un surplus di sacralità funzionali all'accrescimento del prestigio della propria sede vescovile. «I dittici conversanesi inanellano così, sia pure con intermittenza, vescovi apocrifi che risalgono al V secolo…, proseguono con Gerico e Simparide nell'VIII secolo, sfumano negli anonimi dell'XI attinti da bolle e narrazioni apocrife».Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.

La diocesi conversanese è nata probabilmente soltanto nell'XI secolo dopo la conquista normanna della regione, all'epoca di Goffredo di Conversano, fautore della latinizzazione, e che favorì con donazioni e privilegi diversi monasteri sorti nel territorio. Il primo vescovo documentato è Leone, la cui firma appare in molti diplomi della fine del secolo, tra il 1081 e il 1096. La sede diocesana fu sin dalle origini suffraganea dell'arcidiocesi di Bari.

Fin dalla sua fondazione, la chiesa conversanese dovette fronteggiare diverse dispute relativamente all'esercizio della propria giurisdizionale sul territorio. Il conte Goffredo aveva elargito benefici e privilegi al monastero benedettino di Conversano, tra cui il controllo e la giurisdizione "quasi episcopale" sul territorio di Castellana. Papa Pasquale II confermò questi privilegi, sottomettendo il monastero alla diretta protezione della Santa Sede.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 363-364, nº 2. Quando nel 1266 ai cistercensi subentrarono le benedettine, le abbadesse (chiamate "badesse mitrate") difesero strenuamente questi privilegi, provocando una serie di conflitti con il vescovo, fino agli inizi dell'Ottocento quando i privilegi furono abrogati. La diocesi conversanese entrò ancora ripetutamente in conflitto col monastero benedettino di Santo Stefano, a sud di Monopoli, che, per donazione del conte Goffredo, aveva il controllo e la giurisdizione sui feudi di Putignano e di Fasano, che dal 1317 furono dati in amministrazione ai balì dell'ordine ospedaliero dei Cavalieri di Malta. Il vescovo di Conversano riottenne la giurisdizione sulla terra di Putignano soltanto nel 1743 per disposizione di papa Benedetto XIV.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 366-367. Una terza situazione di conflittualità riguardò i rapporti tra i vescovi di Conversano e gli arcipreti mitrati di Rutigliano, i quali, in forza di una bolla del vescovo Sassone del 1118, contenuta in una bolla perduta di papa Sisto IV del 1473, rivendicavano la giurisdizione nullius, ossia esente dal controllo dei vescovi conversanesi, sulla città e il territorio di Rutigliano; questo privilegio fu parzialmente ridotto nella seconda metà del Seicento e soppresso in via definitiva agli inizi dell'Ottocento.

Nella seconda metà del Cinquecento il vescovo Francesco Maria Sforza (1679-1605) si impegnò per l'attuazione delle riforme stabilite al concilio di Trento, ricostruì il palazzo episcopale, attuò una politica per la razionalizzazione delle risorse diocesane, accolse in diocesi i cappuccini e favorì la fondazione di nuove confraternite.

Il Seicento fu caratterizzato dalla figura del vescovo Giuseppe Palermo (1658-1670), che consacrò la cattedrale e fu fautore della costruzione di nuove chiese cittadine; nel 1660 celebrò un sinodo diocesano; si impegnò con ardore per rivendicare i diritti della mensa episcopale sul monastero cittadino di San Benedetto, favorito dalla bolla Inscrutabili, con cui papa Gregorio XV nel 1622 aveva soppresso tutte le nullius dioecesis. Ma la caparbietà con cui le "badesse mitrate" difesero i loro diritti, portò al trasferimento del presule nella minuscola arcidiocesi di Santa Severina.

All'inizio del Settecento, il vescovo Filippo Meda (1702-1733), milanese nativo di Canzo e autore di diverse opere di carattere teologico e ascetico, fondò (il 16 aprile 1703) il seminario diocesano e restaurò in forme barocche gli interni della cattedrale. Il seminario trovò una nuova sede nell'Ottocento con il vescovo Gennaro Carelli (1797-1818), e un nuovo impulso, con metodi nuovi d'insegnamento, con il vescovo Giuseppe Maria Mucedola (1848-1865). Con Casimiro Gennari (1881-1891), il seminario fu trasferito nuovamente all'interno del palazzo vescovile.

Nel 1911 un incendio distrusse completamente gli interni della cattedrale; a parte pochi arredi salvati dalle fiamme, fu possibile recuperare solo la facciata e la parte absidale; la ricostruzione, promossa dai vescovi Antonio Lamberti e Domenico Lancellotti, fu completata nel 1926, quando la cattedrale venne riaperta al culto.

«L'episcopato più lungo del XX secolo è quello di Gregorio Falconieri (1935-1964): a lui si deve l'erezione canonica di undici parrocchie durante il periodo bellico; presule di rigido stampo tradizionalista, non esitò a far pesare la sua forte autorità in favore del partito democristiano nelle elezioni politiche del 1948 e 1956. Le sue precarie condizioni di salute gli consentirono appena l'iniziale partecipazione al concilio Vaticano II.»

Al momento della plena unione con Monopoli nel 1986, la diocesi comprendeva 28 parrocchie nei centri di Conversano (7), Alberobello (3), Castellana Grotte (4), Noci (3), Putignano (4), Rutigliano (4) e Turi (3).Decreto 5 novembre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 265 del 14-11-1986.Cronotassi iconografia e araldica dell'Episcopato pugliese, Regione Puglia 1984, p. 163.

Diocesi di Monopoli

Secondo la tradizione storiografia locale, la sede vescovile di Monopoli deriverebbe da quella di Egnazia, sede pugliese documentata agli inizi del VI secolo con il vescovo Rufenzio, che prese parte ai concili romani indetti da papa Simmaco. Questi è anche l'unico vescovo noto di Egnazia, la cui sede scomparve alla fine del VI o gli inizi del VII secolo, in concomitanza con la decadenza della città.Donatella Nuzzo-Paola De Santis, La diffusione del Cristianesimo nella Puglia centrale: città e territorio, in La cristianizzazione dell'Italia tra Tardoantico ed Altomedioevo, Atti del IX Congresso nazionale di archeologia cristiana, Palermo, 2007, p. 1208 e nota 50, e p. 1213. Non è tuttavia documentato storicamente nessun trasferimento di sede da Egnazia a Monopoli, le cui prime attestazioni episcopali risalgono solo all'XI secolo.La storiografia tradizionale ha trasmesso i nomi di alcuni vescovi (Basilio nel 649, Eucherio nel 701 e Selperio nel 720), derivanti da documenti spuri. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 373.

Nella seconda metà del X secolo la città di Monopoli appare tra i possedimenti dei vescovi brindisini, che dall'VIII secolo avevano la loro sede a Oria. Infatti, dopo la morte cruenta del vescovo Andrea nel 979, sembra che i vescovi di Brindisi abbiano trasferito momentaneamente la loro sede a Monopoli, come si evincerebbe da un diploma del 996 di Gregorio, successore di Andrea, che nell'atto si firma come episcopus Ecclesie Brundisine et Monopolitane seu Stunense civitatis, ossia "vescovo di Brindisi e Monopoli o della città di Ostuni".Giacomo Carito, Gli arcivescovi di Brindisi dal VII al X secolo, in Parola e storia, II (2008), n. 2, pp. 289-308.

Agli inizi dell'XI secolo, la sede brindisina fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana, ed inizialmente le furono assegnate due diocesi suffraganee di nuova istituzione, Monopoli e Ostuni. Il primo vescovo documentato di Monopoli è Leone, che nel 1033 è confermato come vescovo suffraganeo di Giovanni di Brindisi; il nome di Leone appare anche in un diploma del 1037, redatto nel sesto anno del suo presulato.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 373-374.

Con il vescovo Romualdo, la sede monopolitana ottenne di essere esentata dalla suffraganeità brindisina, e con due bolle di papa Urbano II del 1091 divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede, status confermato da Pasquale II nel 1110 e da Callisto II nel 1123.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 375-376, nnº 6-9. «Fondamentale nella storia della città è la figura del vescovo Romualdo; fu lui a farsi committente dell'originaria cattedrale romanica, e a divenire il mentore del culto mariano: si sviluppò infatti, avvolto da suggestivi contorni letterari, il culto della Madonna della Madia la cui icona viene fatta approdare sulle coste il 16 dicembre 1117, evento di cui ancor oggi si celebra la festa.» Sempre all'epoca di Romualdo, il monastero benedettino di Santo Stefano, a sud di Monopoli, fu dotato di privilegi e reso esente dalla giurisdizione vescovile; lo stesso Romualdo concesse agli abati, cui successero nel 1317 i balì dell'ordine ospedaliero dei Cavalieri di Malta, la giurisdizione spirituale sulla città e il territorio di Fasano, che ritornerà sotto la piena giurisdizione dei vescovi monopolitani solo nel 1811.

In epoca tridentina si distinsero in particolare Fabio Pignatelli (1561- 1568), che prese parte al concilio di Trento e si adoperò per la riforma del clero diocesano; Giacomo Macedonio (1608-1624) e Francesco Surgente (1640-1651), che tentarono inutilmente di recuperare la giurisdizione vescovile su Fasano; e Giuseppe Cavalieri (1664-1696), che nel 1668 istituì il seminario diocesano. Nel XVIII secolo il vescovo Francesco Iorio (1738-1754) vide la demolizione della vecchia cattedrale e iniziò l'edificazione della nuova, che fu consacrata dal vescovo Giuseppe Cacace nel 1773.

Il 27 giugno 1818, in concomitanza con la riorganizzazione delle diocesi del Regno di Napoli, in forza della bolla De utiliori di papa Pio VII, a Monopoli fu aggiunto il territorio della soppressa diocesi di Polignano. La stessa bolla confermò la dipendenza della diocesi direttamente dalla Santa Sede, privilegio che conservò fino al 20 ottobre 1980 quando, con la bolla Qui Beatissimo Petro di papa Giovanni Paolo II, Monopoli perse la sua autonomia e divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Bari.

Al momento della plena unione con Conversano nel 1986, la diocesi comprendeva 29 parrocchie nei centri di Monopoli (13), Cisternino (3), Fasano (10) e Polignano a Mare (3).Decreto 6 dicembre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 21 del 27-01-1987 - Suppl. Straordinario n. 5.Cronotassi iconografia e araldica dell'Episcopato pugliese, Regione Puglia 1984, p. 234.

Diocesi di Conversano-Monopoli Il 21 gennaio 1970 Antonio D'Erchia, già vescovo di Monopoli, fu nominato anche vescovo di Conversano, unendo così in persona episcopi le due sedi. Abitualmente il vescovo risiedeva a Monopoli.