__NOTOC__ Laterosclerosi è una patologia millenaria: è stata osservata nelle mummie, egizie ma non solo; sintomi a essa riconducibili sono stati descritti nei trattati ippocratici del V secolo a. C.. Ma se vogliamo indicare un periodo e un nome ai quali far risalire l’inizio della storia della scoperta dell’aterosclerosi dobbiamo far riferimento alla metà del Settecento e ad Albrecht von Haller. Di una vera storia dell’aterosclerosi si può parlare propriamente solo dal momento dell’introduzione del termine ateroma, quando il grande fisiologo bernese Albrecht von Haller (1708-1777) pubblicava la sua opera Opuscula Pathologica (1755).

Aterosclerosi nelle mummie La documentazione del più antico caso di aterosclerosi si è avuta una quindicina di anni fa, quando Murphy  ha dimostrato con la CT la presenza di aterosclerosi delle carotidi e dell’aorta dell’Otzi, la mummia congelata risalente al 3300 a.C. Ma il primo a osservare lesioni aterosclerotiche in popolazioni antiche è stato l’austriaco Czermak nel 1852, il quale rinvenne molteplici placche calcificate nell’aorta discendente di una mummia di donna egizia, seguito una cinquantina di anni dopo (1908) dal francese Marc Armand Ruffer (il padre della paleopatologia), che eseguì anche rilievi microscopici, e nel 1931 da Allen Long che studiò la mummia di 'Lady' Teye della XXI dinastia (circa 1000 a.C.), la mummia più antica esaminata fino a quel momento.

Nel 2009 ha avuto inizio lo studio Horus, nel quale un’équipe internazionale di paleopatologi è impegnata a studiare l’aterosclerosi nei popoli antichi, Egiziani e non, utilizzando come marker di aterosclerosi le calcificazioni arteriose identificate tramite CT. Da questo progetto è emerso il più antico caso conosciuto di cardiopatia coronarica, risalente al 1550 a.C. circa, appartenente alla mummia della quarantenne principessa Ahmose-Meryet-Amon, figlia del faraone Seqenenre Tao II della XVII dinastia. In un'analisi ad hoc dello studio si sono confrontati i risultati della CT tra egiziani viventi e mummie: circa il 60% dei 178 individui viventi (età media 52 anni) mostrava calcificazioni, mentre nelle 76 mummie egizie esaminate (età media stimata 36 anni) tale percentuale era del 40% a dimostrazione che si tratta di una patologia molto comune anche nell’antico Egitto. Sulla base di questi risultati si è tentato di individuare i possibili fattori di rischio cardiovascolare (CV) dell'epoca, tenendo presente che i casi osservati rappresentano comunque l'élite aristocratica della popolazione. In assenza del fumo di tabacco e con l'abitudine a una dieta molto ricca di frutta e vegetali, sono stati considerati: l'abbondante consumo di carboidrati e miele, la netta prevalenza di carni molto grasse (oca e maiale), i fattori genetici e gli stati infiammatori legati a infezioni croniche parassitarie (malaria, elminti intestinali), nonché la possibile tendenza al sovrappeso e al diabete della classe più elevata.

In seguito alla rivoluzione egiziana del 2011 (Primavera araba), il team Horus si è trasferito in Perù, dove ha esaminato 51 mummie inca (datate tra il 1500 e il 900 a.C.) del museo del sito di Puruchuco, trovando lesioni aterosclerotiche certe o probabili nel 25% dei casi. Lo studio ha incluso anche 5 mummie di una tribù indiana di raccoglitori-coltivatori del Sud-Ovest degli USA (Utha e Colorado), risalenti al periodo 1500 a.C. -1500 d.C., una delle quali presentava aterosclerosi, e 5 mummie di cacciatori Unangan delle isole Aleutine (1756-1930 d.C.), tre delle quali con aterosclerosi. La presenza di aterosclerosi in quattro differenti popolazioni di antiche culture conferma ancora una volta che l’aterosclerosi è una patologia presente trasversalmente tra le popolazioni ed è legata all’interazione tra invecchiamento, fattori genetici e ambientali.

Nella mummia di una nobildonna cinese di 50 anni, 'Lady' Dai, risalente a 2.200 anni fa (163 a.C.), è stata rilevata una grave occlusione in un ramo dell'arteria coronaria sinistra, responsabile di infarto miocardico acuto, insorto poco dopo il pasto, come attestano i semi di melone contenuti nello stomaco. La presenza di erbe medicinali (cannella, grani di pepe, corteccia di magnolia) nel corredo della tomba conferma che la donna, oltre ad essere in sovrappeso, soffriva di angina pectoris e diabete.

Età antica Sebbene nella letteratura medica antica non si ritrovino riferimenti a lesioni aterosclerotiche, non mancano tuttavia descrizioni cliniche che oggi possiamo ritenere dipendenti dall’aterosclerosi.

I più antichi, anche se brevissimi, accenni alla sintomatologia della cardiopatia ischemica si ritrovano nel papiro di Ebers, risalente al 1550 a.C., copia di un originale datato almeno un migliaio di anni prima. In questo papiro di argomento medico, acquistato nel 1873 a Luxor da Georg Ebers, si fa riferimento al dolore precordiale, irradiato agli arti, considerato avviso di una morte imminente. È invece di oscura interpretazione l'annotazione 'dilatazione dei condotti', da alcuni considerata un'allusione agli aneurismi.

Più di un riferimento al dolore anginoso si ritrova nella vastissima raccolta di opere che compongono il Corpus Hippocraticum, una serie di testi elaborati da Ippocrate di Cos (460-377 a.C.) o dai discepoli della sua scuola medica del V secolo a. C. In particolare nei trattati Prognostico e Regime delle malattie acute, dove è indicato il dolore acuto in regione mammaria, che si irradia alla clavicola, al collo e al braccio, oppure si sottolinea che attacchi frequenti di dolore al torace nelle persone anziane spesso annunciano la morte improvvisa. Ippocrate sembra descrivere l’infarto miocardico quando scrive che l'angina è grave e rapidamente fatale, anche nel primo giorno, qualora non si osservi nessuna lesione nella gola o nel collo, soprattutto se essa sia causa di dolore molto forte e ortopnea (Prognostico XXIII).

Anche se non attiene prettamente all'ambito medico, deve essere ricordata l'immensa opera di Aristotele (384-322 a. C.) nella ricerca biologica e zoologica, in gran parte fondata su osservazioni anatomiche dirette ottenute con la dissezione animale. Fra le numerose opere biologiche ne vanno menzionate due di carattere generale, nelle quali si ritrova un'attenta descrizione anatomica sia degli invertebrati che dei vertebrati: Historia animalium e De Partibus animalium. Caratteristica di entrambi i testi è l'interpretazione teleologica delle osservazioni fatte.

Grandi progressi nel campo dell'anatomia umana sono stati raggiunti in periodo ellenistico dalla famosa Scuola Alessandrina, istituita ad Alessandria d'Egitto dai primi due Tolomei, nella prima metà del III secolo a. C.. Le notevoli acquisizioni anatomiche sono state possibili grazie alla dissezione di cadaveri, fino a quel momento proibita nel mondo greco. È stata così fatta, per la prima volta, la distinzione su base anatomica tra arterie e vene. Tuttavia è mancata completamente l'attenzione per l'anatomia patologica. Fra gli esponenti di spicco della Scuola si ritrovano Erofilo ed Erasistrato, entrambi attivi ad Alessandria agli inizi del III secolo a. C..

Al famoso medico Galeno di Pergamo (130-200 d.C.), medico dell'imperatore Marco Aurelio, sono, invece, attribuite le prime descrizioni cliniche sugli aneurismi (termine probabilmente introdotto da Rufo di Efeso alla metà del I secolo d. C.), ma esse sono in realtà limitate agli aneurismi post-traumatici, che colpivano in modo particolare militari e gladiatori.

Medioevo e Rinascimento L’enorme lavoro svolto dalla Scuola ippocratica nel campo della clinica e della terapia ha fatto sì che il Corpus ippocraticum è stato uno dei principali riferimenti (anche grazie a quanto di esso è contenuto nell’opera di Galeno) non solo per la medicina cristiana, ma anche per quella musulmana. La tradizione galenica e ippocratica è rimasta dominante per tutto il Medioevo e il Rinascimento, in particolare a partire dai secoli XI e XII, quando si sono rese disponibili le traduzioni in latino dall'arabo e dal greco.

La cultura musulmana ha rivestito un ruolo di massima importanza per la conservazione e la trasmissione del vastissimo sapere scientifico antico (non solo greco, ma anche indiano e persiano). L’intera opera di Ippocrate è stata tradotta dal siriaco in arabo da Hunayn ibn Ishaq (809-873), conosciuto in Occidente come Johannitius, mentre la traduzione dall’arabo in latino vede la luce, prima, con il tunisino Costantino l'Africano (1010/1015-1087) e, qualche decennio più tardi, con Gherardo da Cremona (1114-1187).

Un tramite importantissimo tra l'evoluta scienza medica del mondo arabo e l'Occidente va riconosciuto nella Scuola medica di Salerno, nata tra il X e l'XI, ma divenuta famosa in tutto l'Occidente con l’arrivo di Costantino l’Africano, che a Salerno traduce dall’arabo in latino non solo le opere dei maestri greci, ma anche quelle degli autori islamici.

Grazie all'opera di traduzione in latino, l'insegnamento della medicina ippocratica e, soprattutto, di quella galenica è stato alla base dell'istruzione medica nelle nascenti università dell'Europa. LUniversitas scholarum di Bologna (1088) e lUniversitas magistrorum di Parigi (1180) sono le prime università dell’Occidente, nate tutte sotto il patrocinio e il controllo della Chiesa cattolica, con l'unica eccezione dell'università di Napoli, istituita da Federico II nel 1224 e quindi di impronta laica. Nel 1303, per volontà di Bonifacio VIII, si costituisce lo Studium Urbis, l’università di Roma.

La prima dissezione pubblica di cadaveri fu eseguita nel 1315 da Mondino dei Liuzzi o Liucci (1270 circa -1326), professore di Bologna e autore di uno dei manuali di anatomia più studiati. Con il permesso della Chiesa, qualche decennio più tardi in tutte le università venne consentita, una o due volte l’anno, la dissezione pubblica di cadaveri, in genere si trattava di giustiziati o di individui deceduti negli ospedali. La facoltà medica di Tubingen ottenne da Sisto IV (1471-1484) il permesso di tenere uno scheletro.

Grazie all’invenzione della stampa (1436) vide la luce la prima edizione dellAnothomia di Mondino (1478) e apparvero le prime illustrazioni anatomiche nell’opera Fasciculus medicinae (1491) attribuita al tedesco Johannes de Ketham. Alessandro Benedetti, professore di anatomia, nel 1493 faceva costruire a Padova il primo teatro anatomico e pubblicava la sua opera Anatomice, sive Historia Corporis Humani.

Il chirurgo fiorentino Antonio Benivieni (circa 1440-1502) è stato il primo a eseguire una serie di autopsie allo scopo di precisare le cause della morte e della sintomatologia e può essere considerato padre dell’anatomia patologica, anche se le sue osservazioni furono pubblicate soltanto postume con il titolo Antonii Benivenii De abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum causis (1507).

Anche Leonardo da Vinci è stato un grande studioso dell’anatomia e ha effettuato personalmente numerose dissezioni anatomiche, avvalendosi anche, per un breve tempo, della collaborazione di un suo amico, Marcantonio della Torre (1481-1511), professore di anatomia a Pavia dal 1509. Tra il 1489 e il 1513, Leonardo disegnò le sue stupende tavole anatomiche.

Una descrizione di arterie del tutto verosimilmente affette da aterosclerosi o arteriosclerosi si ritrova nei disegni e negli scritti di Leonardo, quando nel 1508, nello Spedale di Santa Maria Nova a Firenze, eseguì la famosa dissezione del corpo di un centenario e disegnò le arterie del vecchio confrontandole con quelle di un giovane. Così le descrive (Leonardo. Dell'Anatomia, Foglio 10B verso): " L'arteria e la vena, che ne' vecchi s'astende infra la milza e 'l fegato, si fan di tanta grossezza di pelle, ch'ella serra il transito del sangue che viene dalle vene miseraiche, per le quali esso sangue trascorre al fegato e al core... E tali vene, oltre allo ingrossamento di pelle, crescano in lunghezza e si attorcigliano a uso di biscia."

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