Lo stadio Benito Stirpe, noto anche con il nome commerciale di PSC Arena, è un impianto calcistico italiano di Frosinone.
Denominato precedentemente stadio Casaleno e stadio Bellator Frusino, fu progettato nei primi anni settanta ed edificato a partire dalla seconda metà degli anni 1980, ma rimase incompiuto per circa trent'anni. Fu ultimato tra il 2015 e il 2017 su iniziativa del Comune di Frosinone e, infine, ultimato dal Frosinone Calcio. Nel 2016 il club ha ottenuto in concessione il diritto di superficie dell'impianto per 45 anni dal Comune di Frosinone, di conseguenza tale stadio è diventato il terzo stadio di calcio di proprietà di una società calcistica in Italia, dopo lo Juventus Stadium della Juventus a Torino (2011) e lo Stadio Friuli dell'Udinese a Udine (2013). La sua ultimazione ha inoltre permesso la dismissione del vecchio stadio comunale.
Capace di posti tutti al coperto, è la più capiente arena scoperta della provincia, nonché la terza del Lazio dopo i due maggiori stadi di Roma (Olimpico e Flaminio). È dedicato alla memoria di Benito Stirpe, imprenditore e presidente del Frosinone Calcio negli anni 1960, nonché padre di Maurizio, che anni dopo prese la guida del club ciociaro. Il costo totale dell'impianto dall'origine alla sua ultimazione è di circa €, di cui circa 15 relativi all'opera di ristrutturazione e completamento eseguita nel Terzo millennio.
Lo stadio è stato inserito, unico italiano, tra i candidati al premio Stadium of the Year 2017 insieme ad impianti come il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta (da 1,5 miliardi di dollari e sede del Super Bowl nel 2019), il Lužniki di Mosca (sede della finale mondiale nel 2018) e il Wanda Metropolitano di Madrid (sede della finale di Champions League nel 2019).
Al Benito Stirpe il Frosinone ha stabilito il primato del gol più tardivo mai segnato nella storia della Serie A, al 103' della sfida del 3 aprile 2019 contro il Parma, dopo una consultazione di 13 minuti al VAR. Sempre contro il Parma, nella partita inaugurale di Serie B 2021-2022, lo stadio ha visto il debutto della Tecnologia di porta e del VAR in Serie B, nella prima gara di un campionato italiano con il 50% di spettatori dopo il periodo di incontri a porte chiuse causa restrizioni legate allo scoppio della pandemia di COVID-19.
Storia Stadio Casaleno - Bellator Frusino (1975-2017) Primi progetti e fondi per Italia '90 Nei primi anni 1970 lo stadio comunale di Frosinone cominciò a palesare limiti e problematiche. Essendo stato edificato in prossimità del centro storico frusinate, gli eventi che ospitava causavano regolarmente problemi di viabilità e sicurezza nelle zone limitrofe. Esso risaliva inoltre agli anni 1930 ed era stato più volte oggetto di aggiunte posticce, risultando ormai obsolescente e difficilmente ammodernabile, tanto da guadagnarsi il fortunato nomignolo di Matusa. In virtù di ciò nel 1974 si caldeggiò la costruzione di un nuovo impianto in località Casaleno, nella zona sud-occidentale del territorio comunale. Un progetto del 1975 contemplava la realizzazione di una tribuna lineare ad unica pendenza di 7000 posti circa.
I primi studi concreti per l'edificazione dello stadio furono presentati all'inizio degli anni 1980. Il primo collaudo fu fatto nel 1984 ed era basato sul progetto del 1975, ma a ciò non seguì una fase esecutiva negli anni successivi. Il comune impose al costruendo impianto la denominazione di Bellator Frusino (mutuata dal motto araldico comunale di Frosinone); tuttavia esso divenne comunemente noto come Casaleno, dal toponimo della zona cittadina in cui stava sorgendo.
Una prima spinta alla realizzazione del nuovo stadio arrivò dall'erogazione dei fondi per il campionato mondiale di Italia '90, grazie ai quali venne stilato un nuovo piano di lavoro che riguardava una struttura parzialmente coperta capace di 20.000 spettatori. La costruzione iniziò nella seconda metà degli anni 1980, in vista dei mondiali di calcio salvo poi fermarsi di lì a poco per problemi di approvvigionamento finanziario e per le alterne vicende della squadra di calcio ciociara. Si riuscì unicamente a recintare l'area, a sistemare il terreno di gioco e a erigervi una tribuna in cemento armato da circa 7000 spettatori con copertura metallica a sbalzo. Peculiarità della tribuna era l'inclinazione irregolare: le sezioni inferiore e superiore risultavano infatti ben più in pendenza della fascia a mezz'altezza, il che andava a rendere non ottimale la visibilità del terreno di gioco. I lavori di adeguamento della pendenza e di installazione della copertura metallica iniziarono negli ultimi mesi del 1993.
Nel 2001 l'amministrazione comunale (titolare del diritto di superficie sull'area) richiese un finanziamento di 1,3 miliardi di lire per rendere utilizzabile il campo sportivo e sistemare l'illuminazione e i parcheggi limitrofi.
Il concept olandese Nel 2003, non potendo far fronte per conto proprio alle spese per l'edificazione dell'impianto, il Comune propose di procedere mediante finanza di progetto. Nel 2007 la Regione Lazio promise di concedere un contributo pari a 10 milioni di euro, dei quali furono anticipati sulla parola dal comune di Frosinone e destinati al rifacimento e all'omologazione del Matusa agli standard della Serie B appena conquistata dai canarini.
In attesa del saldo dei restanti 6,5 milioni del project financing finalizzati al completamento del nuovo stadio, furono interpellati gli architetti olandesi Moshè Zwarts e Rob Torsing, i quali realizzarono un concept innovativo da 15000 posti con avvio dei lavori entro il 2008.
La soluzione proposta dagli olandesi consisteva nel preservare la tribuna esistente, rialzare il terreno di gioco di 2 metri e avvicinarlo alla tribuna di 5 metri attraverso l'eliminazione delle prime file di posti a sedere. Le altre tribune avrebbero formato un ferro di cavallo raccordato alla vecchia gradinata, la quale sarebbe stata ristrutturata e avrebbe accolto al suo interno uffici e sale conferenze, mentre sul livello più alto avrebbero trovato spazio una ventina di skybox. Sotto la tribuna opposta sarebbero poi stati aperti spazi commerciali e una palestra, coprendo un'area complessiva di 10000 metri quadrati.
Il costo totale atteso superava i 10 milioni di euro.
Mancato project financing e degrado della struttura Nel frattempo il Frosinone si era ormai stabilizzato in Serie B e continuava a giocare nel vecchio stadio comunale, la cui capienza era stata ampliata fino a circa posti a sedere.
Nell'ottobre 2007, al fine di sollecitare lo sblocco della situazione di stallo decennale riguardante la costruzione del nuovo impianto, alcuni tifosi gialloblù provocatoriamente pubblicarono sul sito di e-commerce eBay un annuncio di vendita del Matusa, il quale prima di essere oscurato passò in poche ore dall'offerta base di un euro a oltre 8 milioni di euro.
Nell'aprile 2008 fu annunciato un rilancio del già citato project financing per un valore di 60 milioni di euro. Esso prevedeva la realizzazione della struttura sportiva e di ulteriori cubature. , decadde la corresponsione del finanziamento pubblico di 10 milioni di euro inserito nel Programma delle opere pubbliche triennali dalla Regione Lazio. La situazione non si sbloccò né allora, né tanto meno negli anni successivi.
Nel febbraio 2012 l'accumulo di neve causato da una precipitazione particolarmente intensa fece parzialmente crollare la copertura della tribuna, la quale venne poi integralmente smantellata un anno dopo. Nel novembre 2014 per il crollo della struttura metallica furono rinviate a giudizio tre persone.
Nel febbraio 2015 la "questione Casaleno" divenne di dominio pubblico nazionale a seguito di un servizio trasmesso dal telegiornale satirico Striscia la notizia, nel quale l'inviato Vittorio Brumotti intervistò il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani sulla situazione dello stadio e si recò in loco per documentarne le condizioni di abbandono e fatiscenza.. Come dichiarato dall'allora sindaco all'intervistatore di Striscia, la situazione aveva nel frattempo fatto dei passi in avanti. Nel giugno 2014 infatti, con la stagione di Serie B alle porte e ad oltre 12 anni dagli ultimi interventi sul Casaleno, il comune di Frosinone con l'approvazione di dieci delibere aveva concluso il percorso amministrativo per il completamento del nuovo impianto, in vista della pubblicazione della successiva gara d'appalto. Era prevista una capienza di circa 13.000 posti a sedere, con possibilità di ampliamento fino a 16.000.
L'impianto, pur nella sua incompiutezza, aveva comunque trovato una destinazione d'uso come campo di allenamento del Frosinone Calcio ed all'interno della tribuna era stata ricavata la sede dell'Accademia Pugilistica Ciociara.
Stadio Benito Stirpe (dal 2017)
Il completamento: dal Casaleno al Benito Stirpe Nel maggio 2015, la prima promozione del Frosinone in Serie A riportò ulteriormente la situazione dello stadio all'attenzione generale. Fu infatti verificata l'impossibilità di ampliare il centralissimo Matusa per raggiungere la minima capienza obbligatoria in massima serie (circa posti).
Tale circostanza, derogabile solo per un anno nella particolare situazione del club giallazzurro (neofita in Serie A ed espressione di una città con meno di 100.000 abitanti), avrebbe costretto i ciociari a giocare altrove le gare interne della stagione successiva in caso di mantenimento della categoria.
Tra l'estate del 2015 e i primi mesi del 2016 il Comune di Frosinone avviò ed effettuò la prima parte dei lavori di costruzione dello stadio, i quali furono poi proseguiti dalla società canarina fino al mese di settembre 2017. Al fine di minimizzare i costi e velocizzare il più possibile l'intervento, si decise di costruire gli spalti mancanti con moduli prefabbricati in acciaio zincato e di preservare la vecchia tribuna in cemento costruita sul finire degli anni 1980.
Nel 2015 il soggetto pubblico diede pertanto il via ai lavori di propria competenza, per le cosiddette "opere fredde": vennero installate tre nuove tribune indipendenti a traliccio in modo da portare la capienza teorica dell'impianto a circa 12.000 posti. Le risorse necessarie (circa 4 milioni di euro) furono ricavate dalla devoluzione, rimodulazione e rinegoziazione di precedenti mutui inizialmente destinati ad altre opere.
Come passo successivo, il 9 dicembre 2015 il consiglio comunale pubblicò un bando di gara per la ristrutturazione, il completamento e la concessione in gestione dello stadio, con scadenza fissata al 23 febbraio successivo. Il 14 giugno 2016 il raggruppamento temporaneo di imprese facente capo a Maurizio Stirpe, presidente della squadra di calcio, si aggiudicò l'appalto in quanto unico offerente. Il diritto di superficie è stato dato in concessione alla società calcistica per 45 anni a partire dal 2016, attraverso la corresponzione di un canone d'affitto, sancendo così il passaggio della proprietà superficiaria.