Dal 1942 al 1945 fu prigioniero in quattro campi di concentramento nazisti, tra cui Auschwitz e Dachau. Il metodo di Frankl è considerato come il terzo metodo della scuola viennese (dopo quelli di Sigmund Freud e Alfred Adler)Logoterapia da Treccani.itViktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 65Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 113.
A partire dall'esperienza della deportazione scrisse i volumi Alla ricerca di un significato della vita e I fondamenti spirituali della logoterapia. A lui si deve la definizione di nevrosi noogena, concezione secondo la quale l'equilibrio psichico dipende dalla percezione significativa del sé e del proprio vissuto.
Secondo Frankl, quando l'individuo non si sente "significativo", cerca compensazione in gratificazioni artificiali (droghe chimiche e psichiche) o in atteggiamenti di potenza (comportamenti distruttivi ed autodistruttivi). Da qui la differenza tra l'uomo d'oggi che non è più frustrato sessualmente (come l'uomo del secolo scorso), ma si sente frustrato nell'universo valoriale (differenziando così il focus dell'approccio logoterapeutico dall'originaria metapsicologia psicoanalitica pulsionalista).
I primi anni e la formazione universitaria Viktor Frankl nasce a Vienna in una famiglia ebrea piuttosto agiata. Secondo di tre figli, sua madre, Elsa Lion, era una donna “di animo buono e generoso”Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 13 e suo padre, Gabriel Frankl, era “l'opposto di carattere” Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 14: credeva in una concezione spartana della vita ed aveva un'idea analoga del dovere. Perfezionista e molto devoto alla fede ebraica, Gabriel Frankl, educò il giovane Viktor al senso della giustizia e all'equità. All'interno della sua biografia Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 15 Frankl asserisce che la struttura del suo carattere crea una sorta di ponte tra “un'estrema razionalità" (ereditata dal padre) e "una profonda emotività" (ereditata dalla madre). Bambino precoce, Viktor Frankl, all'età di tre anni aveva già deciso di intraprendere la carriera medicaViktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 20, poiché era fortemente attratto dal campo della ricerca. La sua famiglia amava definirlo “il pensatore” Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 25 dato che non era insolito trovarlo a riflettere e porre continuamente qualsiasi tipo di domande; lui stesso si etichetta come “uno che amava pensare fino in fondo”, facendo autocoscienza, secondo la migliore tradizione socratica, e interrogandosi sul senso della vita e, soprattutto, sul significato della sua vita. La sua predisposizione per lo studio della psiche umana inizia a manifestarsi fin dai primi studi liceali, tanto che già alla tenera età di quattordici anni si era gettato nella lettura di filosofi naturalisti quali Wilhelm Ostwald e Gustav Theodor Fechner. Poco tempo dopo, gli studi del giovane Frankl si incentrano sempre più sulla psicoanalisi. Comincia a leggere le opere delle più importanti figure nel panorama della psicoterapia: Sigmund Freud e Alfred Adler. Terminato il liceo si iscrive all'Università Popolare di Vienna, dove entra in contatto con Paul Ferdinand Schilder, un allievo di Sigmund Freud. Intraprende uno scambio epistolare con lo stesso Freud, che intravedendo in lui una spiccata predisposizione per tali studi decise di inoltrare un suo scritto sulla mimica dell'affermazione e della negazione alla Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse (rivista della Società psicoanalitica internazionale), che lo pubblica nel 1924. In questi anni Frankl entra in contatto anche con un importante allievo di Freud: Alfred Adler, fondatore della Psicologia Individuale e della "Seconda Scuola Viennese di Psicoterapia". Da un punto di vista filosofico a metà degli anni Venti rimase profondamente influenzato dall'etica della persona di Max Scheler:
Il desiderio di diventare psichiatra Kierkegaard diceva “non disperare, segui le tue inclinazioni”. Proprio l'influenza di questo filosofo porta Frankl, da sempre interessato alle varie discipline mediche, a dedicarsi ed intraprendere la carriera di psichiatra. Era in questo ambito medico, infatti, che le doti di Frankl potevano essere espresse al meglio. Egli era molto abile nel cogliere le debolezze del paziente ma anche le sue possibilità di superare queste debolezze. Sostiene che il compito dello psichiatra sia quello di “trasformare una sofferenza apparente in un'autentica prestazione umana” Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 49. Abile nel praticare l'ipnosi a scopo terapeutico, Frankl non ha mai cercato nella psichiatria il potere di dominare e manipolare gli altri, bensì era convinto che ci fosse un “solo potere: quello di salvare; ed un solo onore: quello di aiutare” Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 53. Un'altra caratteristica che ha reso Frankl uno psichiatra di successo è l'"umorismo" ovvero la capacità di prendere distacco da alcune situazioni emotivamente difficili e porsi al di sopra di esseViktor Emil Frankl, Uno psicologo nei lager, op. cit., p. 82 in modo da valutarle con spirito critico.
Filosofia e fede La filosofia e la fede sono temi che Frankl, nelle sue opere, ha sempre affrontato e, sia in qualità di psichiatra che di uomo, si è interessato al senso della vita arrivando all'idea che l'uomo non si deve interrogare sul senso della vita, poiché questa va oltre la ragione dell'uomo; è qualcosa a cui bisogna credere al di là della propria ragione. Da ciò il suo amor fati (Spinoza) che lo porta a pensare che ogni cosa che capita durante la vita abbia un significato e non sia solo opera del caso. Ed è proprio il destino dell'uomo che, recando in sé la concretezza della vita, lo pone di fronte a delle prove che deve affrontare in modo da sperimentare possibili valori da realizzare che elevino il suo spirito interiore.
Rapporti con la Psicologia Individuale adleriana Come già accennato Frankl, durante la sua carriera universitaria, entra in contatto con Alfred Adler e la Società di Psicologia individuale da lui fondata. La stima di Adler verso il giovane medico era così evidente che lo stesso Adler nel 1925 fece pubblicare sulla sua rivista Internationale Zeitschrift für Individualpsychologie un lavoro scientifico di Frankl che cercava di chiarire i confini tra la psicoterapia e la filosofia, con riguardo alle problematiche del senso e dei valori nella psicoterapiaViktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 58. Nel 1926 Frankl, durante il congresso internazionale di Psicologia Individuale, tiene una conferenza introduttiva in cui espone la sua teoria secondo la quale la nevrosi non è sempre dovuta ad un semplice mezzo per raggiungere uno scopo (come pensava Adler) ma deve essere interpretata anche in chiave espressiva. Si nota, già da questo intervento, che il giovane Frankl prende le distanze dal pensiero adleriano considerato da lui una forma di riduzionismo in quanto non tiene conto delle reali esigenze dell'uomo, cioè del suo bisogno di significato, ma si limita a ricercare il senso della vita dell'uomo solo in una volontà di potenza. È così che nel 1927 Frankl sotto l'influenza di Oswald Schwarts, fondatore dell'antropologia medica e “suo maestro”Viktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 61, si distacca per sempre dalla Società di Psicologia Individuale di Adler spiegando, durante una riunione a Vienna, che la psicologia individuale fosse cresciuta all'ombra dello psicologismo e riducesse l'uomo ad un'unica dimensione: quella umana ben diversa da quella spirituale che costituiva per Frankl una parte fondamentale dell'essere umano.
Gli inizi della logoterapia Frankl, dopo il distacco da Adler, si dedica alla logoterapia e analisi esistenziale tenendo delle conferenze in merito in Austria e nel resto dell'Europa. Per distinguerla dalla prima di Freud e dalla seconda di Adler, Wolfgang Soucek definì la logoterapia come la "Terza Scuola Viennese di Psicoterapia";infatti, la logoterapia, si può dire che nasca sotto l'influsso delle scuole precedenti ma se ne distacchi ben presto perché risponde al problema principale del XX secolo: il sentimento della mancanza di sensoViktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 68. Ciò che ha spinto Frankl a creare la logoterapia è proprio la pietà per le vittime del cinismo che hanno perso il senso della loro vita a causa delle tendenze disumanizzanti e spersonalizzanti che dilagavano nell'Europa del primo dopoguerra. Nel 1929 elabora le tre possibilità che l'uomo ha per cogliere il significato della sua vitaViktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 64: la prima è un'azione che l'uomo compie o un'opera che realizza; la seconda è un'esperienza o un atto d'amore; la terza è reagire di fronte ad un destino ineluttabile dando testimonianza della più umana fra le capacità umane, ovvero quella di trasfigurare la sofferenza in una prestazione umana. Per aiutare i suoi pazienti in questo percorso di cura i logoterapeuti avevano messo a punto due tecnicheViktor Emil Frankl, Ciò che non è scritto nei miei libri, op. cit., p. 69: l'intenzione paradossa e il comun denominatore. L'intenzione paradossa basandosi sulle capacità di autodistanziamento e autoironia produce una inversione dell'atteggiamento del paziente nei confronti delle sue paure o ossessioni; con l'umorismo il paziente si distacca da sé, o meglio dalle sue nevrosi, ed elevandosi riesce ad opporvi resistenza. Il comun denominatore, tecnica meno nota, si basa sul mettere il paziente di fronte a delle scelte in modo da evitare tra due situazioni il male peggiore. Frankl dimostra interesse anche verso i risvolti pratici dei suoi studi: in quegli anni fonda sei centri di consulenza giovanili. I disagi giovanili erano fortemente sentiti (il suicidio era una pratica tristemente diffusa) all'interno di quella società, e i centri riscuotono un notevole successo. Il giovane studente di medicina, che in quegli anni già insegna presso la Scuola Superiore Popolare, tiene conferenze presso la Gioventù Operaia Socialista e lavora nella clinica psichiatrica dell'università. La sua rapida ascesa viene aiutata da Otto Pötzl, considerato un mentore dallo stesso Frankl.
La guerra, la deportazione e l'internamento nei lager Dopo la laurea approfondisce la sua formazione neurologica, dirige il "padiglione delle suicide" dell'ospedale psichiatrico Am Steinhof, e fonda un suo studio privato. L'annessione dell'Austria alla Germania nel 1938, quindi l'ingresso delle truppe naziste a Vienna, determina una svolta radicale nella sua vita. Impossibilitato alla fuga, decide di trasferirsi nel reparto di neurologia del Rothschildspital, dal quale è in grado di ostacolare, insieme a Potzl, il programma di eutanasia dei pazienti psichiatrici di Hitler. Nel 1941 ottiene il tanto desiderato visto per l'espatrio, ma piuttosto che fuggire da solo negli Stati Uniti decide di restare con i suoi genitori in Austria. Sposa un'infermiera di nome Tilly Grosser. Nel 1942, poco dopo la loro unione, Frankl venne deportato, insieme a tutti i suoi familiari, prima nel lager di Theresienstadt e successivamente ad Auschwitz. Da qui egli viene poi trasferito a Kaufering III, e infine a Turkheim. Nonostante i suoi tentativi non riesce a conservare le sue memorie trascritte in alcune bozze, di straordinaria importanza in quanto frutto di intensi anni di lavoro.