Tipi psicologici è un'opera di Carl Gustav Jung pubblicata inizialmente per Rascher Verlag, Zurigo, nel 1921.

Contesto storico Il saggio, pubblicato nel 1921, trae spunto da circostanze cui il testo non fa riferimento, ma che sono estremamente importanti. All'epoca la separazione di Jung da Sigmund Freud (preceduta da quella di Alfred Adler) si è realizzata già da sette anni. Essa è intervenuta per ragioni inerenti alla teoria psicoanalitica, sulla base di un modo diverso di concepire l'uomo, la natura umana e la psiche, soprattutto nei suoi aspetti inconsci. Diversamente però da quanto accade di solito in altri ambiti scientifici, laddove (spesso se non sempre) il pensarla diversamente non altera il rapporto interpersonale tra gli scienziati, il conflitto tra Freud e Jung ha assunto un carattere aspro, polemico, astioso. Freud, fermo al suo diritto di primogenitura sulla psicoanalisi, non s'interroga mai sul deterioramento del rapporto con colui che aveva designato come suo erede. Forse interpreta il tradimento sulla base dell'invidia edipica. Jung invece si pone una serie di domande su quanto accaduto tra sé, Freud e Adler. Poco alla volta, giunge alla conclusione che "è il tipo psicologico che determina e limita il giudizio dell'uomo" tal che "ogni modo di considerare le cose è necessariamente relativo", vale a dire influenzato "dal modo con cui l'individuo si rivolge al mondo, il suo rapporto con gli uomini e le cose".

Questa conclusione porta Jung a cercare di costruire una tipologia universale.

L'opera Il saggio, preceduto da un'introduzione, consta di 11 capitoli e di una conclusione. Ben nove sono dedicati ad un'accurata rassegna della letteratura precedente, prevalentemente di matrice filosofica, il decimo illustra i tipi psicologici identificati da Jung, l'undicesimo è un ampio e utile glossario nel quale Jung definisce i termini e i concetti fondamentali della psicologia analitica.

In opposizione al monismo teorico freudiano, che identifica nell'Es la vera realtà psichica universale e uniforme, Jung sostiene che i fenomeni psicologici possono essere affrontati da due diversi punti di vista. Il primo è rivolto a scoprire ciò che vi è di uguale o di analogo nelle diverse esperienze soggettive: «Per scoprire l'uniformità della psiche umana bisogna discendere fino alle fondamenta della coscienza, poiché è lì che si trova tutto ciò che è uguale. Se fondo una teoria su ciò che ci rende uguali, spiego la psiche partendo da ciò che vi è in essa di fondamentale e di originale. Facendo ciò, però, non ho ancora spiegato ciò che in essa è differenziazione storica e universale, poiché con tale teoria io prescindo dalla psicologia della vita cosciente».

Il secondo deve rivolgersi allo studio della differenziazione. Ma ciò comporta che «le mie conclusioni saranno diametralmente opposte a quelle precedenti, giacché tutto ciò che prima era stato scartato come variante individuale assume, in questo caso, un'importanza notevole… In questo secondo atteggiamento bisogna tener conto dello scopo finale e non del punto di partenza»Carl Jung, Tipi psicologici,1973, pp. 447-448..

In breve, «chiunque creda che per ogni processo psichico debba esserci una sola spiegazione resterà stupito della vitalità del contenuto psichico, che costringe ad enunciare due teorie opposte, specialmente se egli ama le verità semplici e chiare e se è incapace di pensarle contemporaneamente»Carl Jung, Tipi psicologici, 1973, p. 448..

La diversa metodologia nello studio dei fenomeni psichici riflette, peraltro, il tipo psicologico dello studioso. In conseguenza di questo, «si potrà giungere ad una vera comprensione solo se si accetta la diversità delle premesse psicologiche»Carl Jung, Tipi psicologici, 1973, p. 444.. Più precisamente: «Per comporre il conflitto tra le diverse concezioni, mi sembra che si potrebbe prendere come base il riconoscimento dei tipi di atteggiamento e, particolarmente, il fatto che ogni uomo è prigioniero del proprio tipo a tal punto da essere incapace di comprendere perfettamente un punto di vista diverso. Senza il riconoscimento di questa importante esigenza, è quasi inevitabile che si faccia violenza all'altro punto di vista. Allo stesso modo in cui due avversari si incontrano in tribunale e, rinunciando reciprocamente a farsi giustizia da soli, si rimettono all'equità della legge e del magistrato, così il tipo deve astenersi dalle ingiurie, dalle calunnie e dalle denigrazioni contro il suo avversario e prendere coscienza del fatto che anche l'altro è una parte dell'umanità».Carl Jung, Tipi psicologici, 1973, pp. 344-345.

Nella descrizione di un tipo - quello logico introverso - potrebbe sembrare che Jung abbia di mira Freud, sebbene citi espressamente Kant e Nietzsche come esempi.Egli scrive: "Nella costruzione del suo mondo delle idee egli non indietreggia di fronte ad alcun rischio per quanto grave, non rinuncia ad alcun pensiero, solo per il fatto che esso potrebbe essere pericoloso, sovvertitore, eretico, o lesivo di un qualsivoglia sentimento; ma si lascia cogliere dalla più grande ansietà qualora il rischio dovesse assumere il volto della realtà esterna (Carl Jung, Tipi psicologici, 1984, pp. 419-420). Ciò è per lui molto sgradevole. Anche quando egli lancia le sue idee nel mondo, non lo fa affatto alla maniera di una madre preoccupata per i propri figlioli: egli le espone e tutt'al più si stizzisce quando esse non progrediscono da sole.

La sua mancanza spesso totale di senso pratico, la sua ripugnanza per ogni forma di pubblicità, vengono in suo aiuto. Se ciò ch'egli ha prodotto gli sembra soggettivamente vero e giusto, è perché lo è realmente e gli altri non debbono fare altro che piegarsi a questa verità. A mala pena egli consentirà di guadagnarsi le simpatie di qualcuno, soprattutto di una persona influente. E se egli lo fa, dimostra molto spesso una tale mancanza di destrezza che raggiunge lo scopo opposto a quello desiderato. Con i suoi colleghi in genere fa delle esperienze spiacevoli; non sa mai accattivarsi il loro favore; dà anche ad intendere che essi non hanno di fronte ai suoi occhi alcuna importanza. Nel perseguimento delle proprie idee, egli è particolarmente ostinato e non si lascia influenzare da nessuno…

Siccome egli pensa ai suoi problemi fino alla fine, nella misura del possibile, egli li complica e s'impelaga senza tregua in ogni sorta di scrupoli. Egli vede chiaramente l'intima struttura delle proprie idee, ma non sa mai molto bene dove collocarle, né come introdurle nel mondo reale. Con molta sofferenza, con preoccupazione, ammette che ciò che è chiaro per lui non lo è per tutto il resto del mondo. Il suo stile si appesantisce, generalmente, di aggiunte, di restrizioni, di precauzioni, di dubbi sollevati dai suoi scrupoli…

Il suo lavoro avanza faticosamente. Egli è taciturno, o capita in mezzo a persone che non lo comprendono: colleziona, così, delle prove della incommensurabile bestialità umana…

Agli estranei egli appare inavvicinabile, arcigno e orgoglioso, spesso anche inasprito dai suoi pregiudizi poco favorevoli alla società. Come professore, egli ha scarsa influenza personale sui suoi alunni dato che ignora la loro mentalità. D'altronde, in fondo, l'insegnamento non lo interessa del tutto, salvo che ci veda un problema teorico. Egli è un cattivo insegnante perché, insegnando, pensa alla materia insegnata anziché limitarsi ad esporla…

Nella misura in cui il suo tipo si rinforza, le sue convinzioni si fanno più rigide e inflessibili… Egli non farà alcuno sforzo per costringere qualcuno ad aderire alle sue convinzioni, ma pieno di rabbia si volgerà contro ogni critica, anche giusta. Egli si isola così, poco alla volta, da tutti i punti di vista. Le sue idee, un tempo feconde, diventano distruttrici, perché imprigionate da un'amarezza interiore. Con l'isolamento verso l'esterno, cresce anche la lotta contro l'influenza inconscia che lo paralizza a poco a poco.

Un'accentuata tendenza alla solitudine deve proteggerlo dalle influenze dell'inconscio; ma questo in genere lo sprofonda di più nel conflitto che lo corrode interiormente. Il pensiero del tipo introverso è positivo e sintetico per quanto riguarda lo sviluppo delle idee che sempre più si avvicinano alle immagini primordiali valide in eterno. Ma, appena i legami con l'esperienza oggettiva si allentano, queste idee prendono la forma mitologica, sono dunque false per la situazione del momento. Perciò questo pensiero ha valore nella misura in cui esso può mantenere con i fatti conosciuti relazioni evidenti e comprensibili. Divenuto mitologico, la sua importanza svanisce ed esso si perde in se stesso". Carl Jung, Tipi psicologici, 1973, pp. 355-358.

In realtà, nel primo capitolo dell'opera, parlando della vera causa della differenza tra gli approcci analitici di Freud e Adler, Jung sostiene che il primo debba venire annoverato tra gli "estroversi", mentre il secondo tra gli "introversi":Di diversa opinione, invece, è l'allieva di Jung Marie-Louise von Franz, secondo la quale Freud "era un tipo di sentimento introverso, di conseguenza i suoi scritti presentano le caratteristiche del suo pensiero estroverso inferiore. In tutte le sue opere le idee fondamentali sono poche". Tipologia psicologica, TEADUE, 1996, p. 85.

Per quanto riguarda invece la personalità di Jung, il suo biografo Gerhard Wehr ritiene che egli appartenga decisamente al "tipo introvertito", come appare esemplarmente anche da un brano dell'autobiografia, Ricordi, sogni e riflessioni, citato da Wehr:

I tipi psicologici Nell'appendice, i tipi psicologici sono definiti nel modo seguente:

«Il tipo è un esempio od un modello del carattere peculiare di una specie o di una collettività. Nel senso più ristretto di questo lavoro, il tipo è un modello caratteristico di un atteggiamento generale, che si manifesta sotto diverse forme individuali. Dei numerosi tipi possibili in questa sede ne ho definiti quattro; essi sono quelli che seguono le quattro funzioni psichiche fondamentali: il pensiero, il sentimento, l'intuizione, la sensazione. Quando un tale atteggiamento è abituale e caratterizza l'individuo, io parlo di tipo psicologico. I tipi basati sulle funzioni fondamentali si possono chiamare: tipo di pensiero (o logico), tipo sentimentale, tipo intuitivo, tipo sensoriale; tutti questi tipi si dividono in razionali e irrazionali. Ai primi appartengono il tipo di pensiero e quello sentimentale; ai secondi il tipo sensoriale e il tipo intuitivo. Infine, le preferenze della libido permettono di distinguere introversi ed estroversi. Tutti i tipi fondamentali possono appartenere ad ambedue le classi, secondo che domini l'introversione o l'estroversione».Carl Jung, Tipi psicologici, 1973, p. 442.

Secondo Jung le funzioni del pensiero e del sentimento sono razionali, mentre la sensazione e l'intuizione sono irrazionali, in quanto la razionalità è costituita da pensieri, sentimenti o azioni che implicano l'uso del ragionamento, del giudizio fondato. L'irrazionalità, invece non si basa sulla ragione. Jung osserva che anche i dati di fatto sono irrazionali, non perché siano illogici, ma perché, essendo basati sull'esperienza, non sono giudizi.Carl Jung, Tipi psicologici, 1984, pp. 521-525.

La tipologia di Jung comporta dunque otto tipi: il tipo pensiero-estroverso, il tipo sentimentale-estroverso, il tipo intuitivo-estroverso, il tipo sensoriale-estroverso, il tipo pensiero-introverso, il tipo sentimentale-introverso, il tipo intuitivo-introverso, il tipo sensoriale-introverso.

Introversione ed estroversione L'introversione è definita nei termini seguenti:

«Chiamo introversione il rivolgersi della libido verso l'interno del soggetto. Questo fatto esprime un rapporto negativo del soggetto verso l'oggetto. L'interesse non si dirige verso l'oggetto, ma si ritira e ritorna verso il soggetto stesso.