Villafranca Tirrena è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.
Geografia fisica Territorio Il territorio di Villafranca Tirrena confina a nord con il Mar Tirreno, a est con il comune di Messina e a sud con il territorio comunale di Saponara.
Il territorio altimetricamente si estende tra la quota 0 e 828 m s.l.m., prevalentemente formato da zone collinari che lasciano spazio in prossimità del litorale ad una zona pianeggiante sulla quale sorge gran parte del centro urbano. La maggior parte del territorio comunale è utilizzato a colture specializzate (agrumeto, vigneto, uliveto).
Ciò che lo separa dal comune di Messina è il confine orientale della fiumara Gallo. Nella parte ovest del territorio si trovano i torrenti Calvaruso e Santa Caterina: il primo parte dalle colline soprastanti Calvaruso e scende fino al Mar Tirreno, il secondo ha le sorgenti delle colline di Saponara e Calvaruso e sotto il caseggiato di Bauso presso la SS113 confluisce nel primo dando origine ad un unico delta.
Storia Il comune fu costituito nel 1929 con la fusione tra i comuni di Bauso, Calvaruso e Saponara - Villafranca, a cui furono aggregate anche le frazioni Divieto e Serro del comune di Messina. Tuttavia nel 1952 il comune di Saponara Villafranca tornò autonomo col nome di Saponara.
Simboli Lo stemma è costituito da uno scudo sannitico nel quale, in campo azzurro, è raffigurato un leone coronato d'oro, tenente tra le zampe un ramoscello di cotone fiorito d’argento. Motto: Potentior. Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Nostra signora di Lourdes: è stata terminata nel 1976 e consacrata il 26 giugno dello stesso anno. Sopra la chiesa (che presenta un aspetto moderno in perfetta armonia con lo spirito di Lourdes), nella parte anteriore, è presente il campanile, diverso dalle classiche torri campanarie in quanto è costituito da una sola campana, fusa dalla fonderia De Poli. Di impronta spiccatamente post-conciliare, è costituita da un'aula semicircolare, in cui occupano una posizione molto ben visibile l'altare, l'ambone ed il fonte battesimale, il cui marmo bianco fa da contrasto alla struttura in cemento armato. Ad arricchire l'interno vi sono le vetrate multicolore realizzate dalla ditta Favaron di Milano, un portone in ferro e vetro realizzato dall'artigiano villafranchese Vincenzo Pellegrino e l'organo Tamburini, installato nel 1978.
Chiesa di San Gregorio Magno
Chiesa madre di San Nicolò di Bari (Castello). La chiesa madre dedicata a san Nicolò di Bari, santo patrono di Villafranca Tirrena, fu costruita nell'800, probabilmente sui resti di un edificio ecclesiastico di epoca precedente. All'interno, vi sono una croce dipinta del XVI secolo (attribuita a Mariano Riccio), una Madonna con Bambino di bottega Calameccana e due sculture lignee (una della Madonna di Portosalvo e l'altra di San Nicola di Bari, eseguita nel 1859 dal messinese Mollica). Nella chiesa vi è anche una lapide marmorea sulla quale è scolpita una poesia di Felice Bisazza, dedicata a Maria Antonietta Pettini, moglie del Conte Francesco, deceduta nel 1844, all'età di 26 anni. La chiesa di San Nicolò e lo spiazzale antistante costituiscono da secoli lo scenario nel quale si svolge annualmente il "Bamparizzu" del 5 dicembre, un grande falò in onore del Santo Patrono. Scrisse Francesco Nicotra nel 1907:
Chiesa della Madonna dei Cerei: in collina, nel villaggio Serro è la chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna dei Cerei (Candelora). Anche se edificata in tempi recenti, la chiesa ha origini molto antiche che riportano ai Basiliani di Gesso (limitrofo centro collinare del comune di Messina) i cui beni comprendevano anche il territorio di Serro. Interessante è la tela del pittore Andrea Bruno (1658) raffigurante la Madonna con le anime del Purgatorio. Sugli altari sono presenti diverse statue di buona fattura. Grande devozione lega la gente di Serro alla "Candelora" la cui ricorrenza si celebra il 2 febbraio. Chiesa della Madonna delle Grazie: una chiesa situata vicino a quella madre, molto antica, tenuta di proprietà da una famiglia del luogo che ne possiede il diritto di patronato da generazioni, è stata ristrutturata una trentina di anni, la ristrutturazione cambiò notevolmente la facciata Chiesa di Santa Margherita (Calvaruso). Scrive Francesco Nicotra nel 1907:
Chiesa madre di Calvaruso: è suddivisa in tre navate secondo lo stile tardo-rinascimentale. L'origine della chiesa è da far risalire al 1607, come si rileva sul portale del fianco sinistro, ad opera dei Principi Moncada che l'avevano innalzata in onore della vergine e martire santa Margherita di Antiochia patrona di Calvaruso. L'edificio fu eretto all'entrata del centro abitato, sulla sponda sinistra del torrente, in un luogo pianeggiante, di facile accesso per i fedeli. I Moncada posero ogni loro impegno, affinché questa loro chiesa riuscisse un vero gioiello d'arte. Pensarono, tra l'altro, ad arricchire il prospetto romanico, armonico e maestoso, con un bel rosone artisticamente lavorato. Purtroppo tale prezioso motivo ornamentale è andato distrutto unitamente ai dipinti di Scipio Manni del 1761, scomparsi nel rifacimento del sacro edificio danneggiato dal terremoto del 1894 e più ancora del 1908. La chiesa conserva una preziosa tavola di S. Lucia dipinta nel 1582 da Marco Antonio Vernesio detto il Veneziano, e nella quale vi è l'iscrizione: «Marco Antonio Vernesius 1582 oc opus fieri fecit Pietrus Morteliti». Nel 1761, nel tetto, fu dipinta da Scipio Manni la Gloria di Maria. Presso l'altare maggiore vi è una bellissima statua in legno di S. Margherita, scolpita nel 1871 dall'artista messinese Michele Cangeri. Opera anch'essa assai pregevole, in puro stile barocco, è l'antico ed elegante pulpito dorato che si ammira tuttora nel posto ove in origine venne collocato, come pure l'altare centrale in marmo del medesimo stile. Chiesa di Sant'Antonio di Padova
Santuario dell'Ecce Homo (Calvaruso). Scrive Francesco Nicotra nel 1907:
Architetture militari
Scrive il drammaturgo francese Alexandre Dumas durante le tappe nei suoi viaggi in Sicilia, tessendo una trama sulla storia del castello:
Castello del Conte: è detto Castelnuovo, e da esso, che è signoreggiante il paese, prese titolo il principato, che nel parlamento generale di Sicilia occupò il XXXI posto. Scrive Francesco Nicotra nel 1907:
Giardino del Castello
Fu la famiglia dei Pettini ad arricchire l'edificio del Castello di Bauso con rilievi marmorei, busti con ritratti di antenati e con la creazione intorno al castello di un giardino all'italiana. Una passerella collegava direttamente il castello a un laghetto della villa, nel quale una serie di fontanelle permettevano giochi d'acqua e davano vita alle cascate delle grotte artificiali intitolate ai tre Canti della Divina Commedia: Paradiso, Purgatorio e Inferno.
Per la costruzione del giardino sono state utilizzate pietre di colore diverso e vetri multicolori e al suo interno insistevano opere artistiche di pregio come la “Fontana dei quattro Leoni” attribuita alla bottega dello scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli.
Società Evoluzione demografica
Tradizioni e folclore
L'antica tradizione villafranchese del «Bamparizzu» si ripete il 5 di dicembre alla vigilia del patrono san Nicola. La manifestazione ha carattere storico-culturale e prende vita nel pomeriggio quando dei ragazzi in abiti da pescatori cominciano a trascinare a piedi nudi una barca addobbata con fiori e vecchie lanterne facendola scivolare sulle tipiche falanghe in legno per le vie del paese, dalla marina fino a piazza Castello, questo come segno di buon auspicio e in onore di san Nicola. Dalla piazza Castello, antistante la chiesa madre e il palazzo baronale, parte nel frattempo la Corte Principesca, preceduta da alcuni ragazzi in costume da alabardiere ed archibugiere e da cavalieri a cavallo. I pescatori e i nobili si incontrano davanti al palazzo municipale, e qui avviene la consegna delle chiavi del castello di Bauso da parte del Principe ai pescatori come segno di benevolenza e rispetto. Successivamente la corte e i pescatori proseguono insieme il loro cammino fino a raggiungere la piazza Castello dove al loro arrivo si assiste all'accensione del falò.
Cultura Istruzione Musei
Museo di Storia della Medicina "Ottavio Badessa": inaugurato nel 2004 dopo una convenzione stipulata fra l'amministrazione comunale e il medico Paolo Badessa, è sito in una palazzina in stile liberty di via Rovere. All'interno vi sono collocati circa 200 reperti di alto valore scientifico, databili fra la fine del Settecento e il 1940, in alcune apposite techeVedi il sito ufficiale.. Nella collezione vi sono alcuni oggetti la cui rarità e legata soprattutto alla loro stessa fragilità o deperibilità dei materiali. Per esempio, l'estrattore di calcoli vescicali, in una sua importante parte è costituito da "crini di cavallo" molto appetiti dalle tarme. Per inciso, di tale strumento perfettamente conservato, ne esistono, di cui si sappia, solo due esemplari, uno al Museo del Royal College of Surgeons e l'altro qui a Villafranca. Un altro esempio di materiale deperibile sono i palloni respiratori delle maschere di Ombredanne, che sono ottenuti da vesciche di maiale essiccate. A proposito di tali apparecchi di Ombredanne si fa osservare una peculiarità: nel museo di Villafranca vi sono quattro di tali apparecchi identici nella concezione tecnica ma diversi nelle fogge perché costruiti in nazioni diverse. . Un'altra cosa importante da ricordare è che qualunque strumento con manici di avorio, corno o ebano risalgono tutti a prima che nascesse l'idea della sterilità e della disinfezione, quindi nella seconda metà dell'Ottocento.
Geografia antropica Frazioni Frazioni del comune di Villafranca Tirrena sono: Divieto, Serro, Calvaruso, Castello e Castelluccio.
Serro
A circa 18 chilometri dal centro di Messina (quindici di Autostrada e tre di strada provinciale) si erge su una collina, a 255 metri sopra il livello del mare, Serro: un villaggio nel Comune di Villafranca Tirrena che conta oggi poco meno di centotrenta abitanti: A chi dalle alture dei Peloritani, sulla strada provinciale che porta al monte Dinnamare, volge lo sguardo verso ponente per ammirare l'azzurro mare Tirreno, non può sfuggire quel gruppo di case. In tempi non molto remoti, la popolazione del villaggio fu numerosa e in gran parte dedita all'agricoltura. Poi numerosi fenomeni contribuirono a ridurla considerevolmente: l'urbanesimo, l'attrazione della città, le esigenze di lavoro.ecc. L'industrializzazione però cambiò il volto della popolazione rimasta: i contadini diventarono lavoratori della gomma, della plastica, delle fibre tessili. In estate il numero degli abitanti raddoppia, numerose le iniziative, soprattutto: sport, teatro, feste popolari. Oggi Serro è diventato un luogo di villeggiatura molto ricercato. Il luogo è tranquillo; l'aria è molto salubre (il clima è ad un tempo collinare e marino). Il calore dell'ospitalità, caratteristico della gente del sud, è per i Serrentini motivo di continua gioia nei rapporti con i visitatori. E la gente viene numerosa. I caratteristici vicoli, le piccole piazze, gli angoli, le persone: tanti colori per i visitatori. Ma non può, chi viene a Serro non sostare nella piazza davanti alla Chiesa. Lo spettacolo è emozionante. Cielo e mare si fondono per avvolgere in un unico velo le coste tirreniche con i promontori di Calavà, Capo Tindari, Milazzo, di Calabria e delle isole Eolie. In quel mare si posa dolcemente ogni sera, il sole dando vita a incomparabili tramonti che lasciano tutti estasiati. Per questo forse Serro è stato da un poeta definito “Una terrazza sul Tirreno”