Miorița (L'agnellina) è un canto tradizionale moldavo, diffuso in oltre 1500 variantiDorin Ștef, Miorița s-a născut în Maramureș [Miorița è nata nel Maramureș], 2005, pag. 74 in tutte le regioni della Moldavia. È una creazione popolare specificamente romena poiché non è conosciuta presso altre etnie Cfr. il capitolo La diffusione di Miorița, ed è nata nella zona meridionale dei Carpazi Orientali, a nord dei monti Vrancei, presso il villaggio di Mănăstirea Cașin nel distretto di Bacău, concepita dai mocani (pastori trasferitisi dalla Transilvania a Cașin) e raccolta da Alecu Russo a Soveja, Vrancea. In Transilvania il canto si basava su un rit de inițiere (rito di iniziazione) e veniva interpretato sotto forma di colindă in occasione delle feste invernali Adrian Fochi, Miorița, 1964; cfr. anche Dorin Ștef, Miorița s-a născut în Maramureș, 2005, cap. Întoarcerea la obârșii [Ritorno alle origini]. Successivamente è stato trasformato in una ballata popolare (nelle regioni meridionali e orientali del Paese)Vezi Adrian Fochi, Miorița, 1964, e Dorin Ștef, Miorița s-a născut în Maramureș, 2005 ed è in questa versione che è ritenuto un testo letterario compiuto dal punto di vista poetico e stilistico Cfr. i riferimenti di Mihail Sadoveanu, Alecu Russo, Nichita Stănescu in Miorița s-a născut în Maramureș, 2005, cap. Fenomenul cultural [Il fenomeno culturale], analizzato e commentato dai maggiori personaggi della cultura romena. Il motivo mioritico ha rappresentato una fonte di ispirazione per scrittori, compositori e artisti plastici romeni e stranieri. Miorița è stata tradotta in oltre 20 lingue straniere ed è considerata uno dei quattro miti fondamentali della letteratura Moldavia Secondo la catalogazione di George Călinescu, 1940.

Origine e significato del titolo Etimologia e semantica. Miorița - s.f., "pecorella, agnellina"; in generale pecora; diminutivo di mioară > mia (+ suff. -ioară), dal lat. agnella (cfr. Pușcariu, 1054; Capidan; etimologia accettata dal DEX e dal DAR), con dissimilazione del gruppo gn > mn > m, con una forma intermedia (a)mnel (cfr. Candrea-Densușianu) → (in romeno letterario) miel, mia, mior. Significato mitologico. La pecora è il primo animale domestico dell'uomo per motivi economici, allevato e sacrificato per cibarsi (di carne, latte e dei suoi derivati) e vestirsi (di lana, pelle). Appare nella mitologia di alcuni popoli come simbolo religioso (Cristianesimo), animale totemico o fantastico (mitologie caucasiche); è segnalato come animale oracolare soltanto nella mitologia romena (la ballata Miorița). In questa ballata la pecora prodigiosa denuncia a un pastorello un complotto ordito contro di lui da due colleghi.Victor Kernbach, Dicționar de mitologie generală, București, 1989, pagg. 430-431. Significato culturale. Il canto mioritico è considerato una delle creazioni maggiormente rappresentative del folclore romeno di fattura pastorale e costituisce un simbolo della perennità del popolo romeno, poiché quello del pastore è un mestiere antichissimo. La "ricostruzione" della genesi del canto permette di approfondire la cultura e le realtà etnografiche del villaggio romeno tradizionale. Il significato e la storia del titolo. In Transilvania questo canto è denominato genericamente Colinda păcurarului (Colinda del pastore). L'episodio "Oaia năzdrăvană" (La pecora prodigiosa) è stato aggiunto solo dopo che il canto ha attraversato i Carpazi e si è trasformato in ballata. In Romania meridionale e orientale i rapsodi la chiamavano genericamente Cântecul mioarei (Canto dell'agnellina).Il titolo con cui le creazioni folcloriche sono note a chi le esegue riprende in genere uno dei primi versi e solo di rado si rifà a uno dei temi dominanti Il titolo della ballata, Miorița, è stato proposto per la prima volta dal poeta Vasile Alecsandri (1850) come convenzione e in seguito è stato unanimemente accettato (all'epoca la versione originaria, ossia Colinda păcurarului, non era nota ai folcloristi). La definizione di canto "mioritico". Gli esegeti di Miorița #Riferimenti critici l'hanno definita un bocet (canto funebre), un'epopea pastorale, un cântec de jale (lamento), una leggenda, una doină (canto lirico), un cântec de nuntă (canto di nozze), incantație rituală (incanto rituale), cântec religios (canto religioso), mito, etnomito o cântec din bătrâni (canto tradizionale). Adrian Fochi Miorița, Editura Academiei, București, 1964 ha identificato due versioni: colinda (la versione originaria), con una diffusione attestata in Transilvania, nel Banato, nella Crișana e nel Maramureș, e ballată - in Oltenia, Muntenia, Dobrugia e Moldavia. Miorița (colinda o ballata) è una creazione folclorica musicale, poiché nella sua zona di diffusione veniva interpretata con la voce e gli strumenti (secondo i casi), rispettandone il carattere sincretistico (testo - melos) che è specifico delle creazioni popolari. Dal punto di vista dell'oralità, Miorița è un testo letterario con valenze discorsive. Sul piano esegetico, si tratta del testo folcrlorico romeno più controverso per via dell'atteggiamento apparentemente paradossale del protagonista (cfr. Polemiche sul fatalismo mioritico).

Nuclei tematici del canto mioritico

La versione della colinda Il quadro epico iniziale Scenario del dramma (monti; discesa a valle del gregge) Tema dei pastori (tema dei grandi e dei cugini; tema del più giovane / dello straniero) Decisione dei pastori (accordo dei pastori; decisione immotivata di uccidere il più giovane) L'episodio testamentario Luogo della sepoltura (vicino alla capanna) Oggetti della sepoltura (lo zufolo, la trombetta, il flauto, la scure, l'ascia, la lancia, il bastone) Lamento delle pecore (bocet) Metrica: settenari e ottonari; organico: gruppo di "colindatori";

Diffusione: Transilvania, Banato, Crișana, Maramureș;

Nota: in alcune varianti, la colinda termina con lepisodio della madre, composto da tre sequenze (la discesa dai monti e incontro con la madre; i motivi addotti alla madre per spiegare il mancato ritorno del pastore; la madre aspetta il giovane dopo avergli preparato da mangiare); nella zona tra i distretti di Sălaj, Năsăud e Cluj, circola il tema della "fata de maior", ossia della "fanciulla divina" (in quinari e senari). L'episodio della "pecora prodigiosa" è atipico per la versione della colinda.

La versione della ballata Il quadro epico iniziale Scenario del dramma (il versante della montagna; la discesa del gregge a valle; la transumanza) Tema dei pastori Tema del complotto (conflitto economico) L'episodio della "pecora prodigiosa" Dialogo tra l'agnellina e il pastore (la denuncia del complotto) L'episodio testamentario Luogo della sepoltura (vicino alla capanna) Oggetti della sepoltura (lo zufolo) Lamento del gregge Tema delle nozze con una regina L'episodio della madre Tema della ricerca del pastore Tema delle nozze con una regina (ripetizione) Metrica: quinari e senari; interpretare; organico: cantore singolo (rapsodo);

Diffusione: Oltenia, Muntenia, Dobrugia, Moldavia;

Epica del canto mioritico

Versione della colinda Tre pastori salgono con le greggi sui monti ("Sus în vârfu muntelui, / Sub crucița bradului, / Mărgu-și trei păcurărei / Cu oile după ei" - "Lassù sul monte / sotto l'abete / giungono tre pastorelli / coi loro greggi"), in primavera, secondo Ruptu Sterpelor (Sâmbra oilor, Măsuriș), per costruire un recinto estivo. Tra i due pastori più grandi c'è un rapporto di parentela ("Cei mai mari îs veri primari" - "Quelli più grandi sono cugini"). Il terzo è il più giovane ed è straniero rispetto agli altri due ("Cel mai mic îi străinic" - "Il più giovane è straniero per loro" ). Egli è sottoposto ad alcune prove iniziatiche professionali, secondo gli antichissimi costumi pastorali ("Pe cel mai mic l-o mânat / Cu găleata la izvor" - "Hanno mandato il più giovane / alla fonte col secchio"). Gli altri due tengono consiglio (sobor) e decidono di uccidere il più giovane senza indicare il motivo (prova della morte iniziatica), lasciandogli la libertà di scegliere il modo in cui sarà ucciso ("Ce mortiță tu poftești? / Ori din pușcă împușcat, / Ori din sabie tăiat?" - "Qual morte desideri? / Fucilato / o tagliato con la sciabola?").

Il pastorello replica (episodio "testamentairo") chiedendo la morte per decapitazione ("Nici o moarte nu-mi poftesc / Fără capu mi-l tăieți" - "Non desidero altra morte per me / che d'aver tagliata la testa da voi"), esprimendo la volontà di essere sepolto nei pressi del recinto ("Pe mine mă îngropați / În strunguța oilor" - "Seppellitemi / dentro il recinto delle pecore") e di non essere inumato nel cimitero del villaggio ("Pă mine nu m-astupați / Nici în verde țintirim / C-acolo mi-oi fi străin" - "Non mi inumate / nel verde cimitero / dove sarei straniero"), velato solo dalla corteccia dell'abete vecchio. Gli saranno posate accanto la trombetta, lo zufolo, il flauto, l'ascia, ecc. Infine, il giovane invoca il pianto delle pecore ("Oile cele cornute / Mîndru m-or cânta pă munte" - "Le pecore cornute / dolcemente mi canteranno sul monte").

In alcune varianti, il "testamento" del protagonista continua prefigurando la fine dell'anno pastorale ("Și-a zini Ziua Crucii, / Voi la țară-ți coborî" - "E nel giorno della Croce / Scenderò nella tua terra"). La madre del pastore chiederà quale sia stata la sorte di suo figlio ("Măicuța v-a întreba / Coborăsc și eu ori ba?" - "La mammina vi chiederà / se scenderò anch'io oppure no"), ma lei dovrà sapere solo che lui è rimasto indietro col gregge ("C-am rămas mai înapoi / Cu cele șchioape de oi" - "Che sono rimasto attardato / con le pecore zoppe") e tarderà per cena ("Cina-n masă s-a răci, / Apa-n vasă s-a-ncălzi, / Eu la mama n-oi zini / Batăr cît m-ar agodi" - "La cena in tavola si raffredderà / l'acqua nel vaso si riscalderà, / io non verrò da mia madre / per quanto lei mi aspetterà").

Versione della ballata Tre pastori scendono a valle col gregge ("Pe-un picior de plai, / Pe-o gură de rai" - "Per alpestre declivo, / Verde soglia d'eliso" [questa traduzione ritmica e le seguenti sono tratte dalla versione di M. Cugno]) - tema della transumanza. Ciascuno di essi rappresenta una regione storica della Romania: "Unu-i moldovan, / Unu-i ungurean (transilvănean) / Și unu-i vrâncean (o muntean)" - "Uno è moldavo / Uno è transilvano / E l'altro è vranceano"). Due tra loro si accordano per uccidere il terzo (tema del complotto) per impadronirsi dei suoi averi ("Că-i mai ortoman / Ș-are oi mai multe, / Mândre și cornute" - "Perché è più valente / E ha pecore più tante / Cornute e formose"). La pecora prodigiosa svela al pastore le intenzioni dei due compagni, consigliandogli di adottare delle cautele ("Stăpâne, stăpâne, / Îți cheamă ș-un câne / ... / Că l-apus de soare / Vreau să mi te-omoare" - "Padrone, padrone, / Chiama anche un cane, / ... / Che del sole al calare / Ti vogliono ammazzare").

La replica del pastore riguarda le indicazioni testamentarie: la volontà di essere sepolto "în dosul stânii" ("dietro la capanna") e di farsi accostare alla testa uno zufolo. Intuendo il lamento funebre del gregge ("Ș-oile s-or strânge, / Pe mine m-or plânge / Cu lacrimi de sânge" - "Le pecore s'aduneranno / E mi piangeranno / Con lacrime di sangue") e il dolore della madre ("Măicuță bătrână, / Cu brâul de lână, / Din ochi lăcrimând" - "Una madre anziana / Con la cinta di lana / Con gli occhi piangenti"), il pastore chiede all'agnellina prodigiosa di nascondere loro che è stato ucciso ("Iar tu de omor / Să nu le spui lor" - "Ma tu del misfatto / Non dire loro affatto") e di addurre a pretesto della sua scomparsa il matrimonio con una regina ("Să le spui curat / Că m-am însurat / C-o mândră crăiasă, / A lumii mireasă" - "Di' loro una cosa: / Che ho preso in sposa / Una regina radiosa / Del mondo la sposa") - tema dellallegoria nozze-morte.

Temi e sequenze evolutive (dalla colinda alla ballata) Ascesa / discesa delle pecore dalla montagna Il numero dei pastori