La libertà di stampa consiste nella libertà di espressione e comunicazione attraverso i mezzi di comunicazione.

Si tratta di un diritto sancito anche dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, che ogni Stato di diritto dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare la conseguente esistenza della libertà di parola e della libertà di opinione.

Il diritto di libera stampa comprende tutti i canali di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet, agenzie di giornalismo), e si estende al diritto all'accesso ed alla raccolta d'informazioni (nonché alle procedure volte ad ottenere informazioni da comunicare al pubblico).

In molti Paesi il diritto di libertà di stampa è sancito dalle rispettive costituzioni, così come nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che riconosce la "libertà di espressione e d'informazione" (art.I-21)European Audiovisual Observatory, Journalism and media privilege (2018), IRIS Special - ISBN 978-92-871-8561-7.. In altri paesi, come Regno Unito, Irlanda, Australia e Canada, la libertà di stampa viene efficacemente rispettata in base al diritto consuetudinario (common law).

Rispetto all'accesso alle informazioni da esso possedute, un qualsiasi governo può decidere (in base alla costituzione ed alle leggi ordinarie o speciali inserite emanate dal legislatore) di non permettere la pubblica conoscenza di taluni documenti, adducendo motivi di protezione dell'interesse nazionale e della sicurezza nazionale. Tali documenti sono sottratti alla stampa ed al pubblico dei ricercatori in genere. La legge definisce i limiti e le prerogative del concetto di "interesse nazionale".

Principi base e criteri d'analisi

Negli Stati di diritto, il principio di libertà di stampa implica che tutte le persone debbano avere il diritto di esprimersi tramite lo scritto o qualsiasi altro modo di espressione delle opinioni personali. La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo lo afferma chiaramente:

Questi principi vengono in genere accompagnati da una legislazione che assicura vari gradi di libertà di parola, che comprendono pubblicazione, stampa, editoria e ricerca scientifica, che si spingono fin dove permette il combinato disposto di queste leggi con il sistema legale del paese, basato sulla costituzione come fonte primigenia del diritto. Il concetto di libertà di parola viene spesso garantito dalle stesse leggi che proteggono la libertà di stampa, dando in questo modo gli stessi diritti ai mezzi di comunicazione di massa ed ai singoli individui. La codificazione del diritto alla conoscenza, diritto umano universale che è oggetto di iniziative a livello sovranazionale, che discendono dalla stessa formulazione della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,È sintetizzato in tre parole che noi troviamo nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite del 1948 “cercare, ricevere, diffondere” informazioni: vedi S. Rodotà, il diritto alla conoscenza, consultato alla URL www.scuolalibraiuem.it/upload/documenti/1392903189.pdf. agisce su ambedue questi versanti: da un lato critica lo Stato che "si ritrae dinanzi al cattivo utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa (segnatamente quelli pubblici, ma non soltanto)";V. relazione al disegno di legge Atto Senato n. 2002 della XVII legislatura, secondo cui "i gruppi di interesse", che, con sempre maggiore invadenza, posseggono giornali, stampa e televisioni, realizzano una vera e propria censura preventiva, escludendo dalla tribuna pubblica minoranze, gruppi, coalizioni sociali e semplici cittadini che hanno qualcosa da dire, soprattutto se si tratta di qualcosa di dissonante rispetto al dominante «pensiero unico». Il venir meno di importanti centri di ascolto che, in passato, hanno monitorato l'impiego degli spazi pubblici (soprattutto televisivi) rende ancor più grave questa compressione del ruolo stesso della libera stampa, che per i testi classici dovrebbe essere il «cane da guardia» della democrazia e che invece, sempre di più, si trasforma in un infido comprimario: assente durante la nascita della mala gestio, connivente nell'attingere ai suoi proventi, smemorata ed aggressiva quando da altre fonti (soprattutto quelle delle inchieste penali) si apprende tardivamente dell'esistenza e delle dimensioni dello scandalo". dall'altro lato si richiede di «garantire al massimo la possibilità di essere protagonisti nella produzione della conoscenza (e questo implica diritto di accesso alla tecnologia e ostilità alla censura)».Così S. Rodotà il 31 gennaio 2014 a Venezia alla Fondazione Cini, al seminario della Scuola per Librai "Umberto e Elisabetta Mauri", secondo cui occorre "capovolgere l'assunto secondo il quale unico riferimento deve essere la logica proprietaria; quello di inventare forme anche giuridiche di riconoscimento concreto del diritto alla conoscenza, liberandosi dalla tentazione di rifugiarsi nelle vecchie categorie, che la forza delle cose continuamente scardina (ecco, allora, le tariffe flat, i creative commons e tutti gli altri strumenti che disegnano un contesto istituzionale dove diventa possibile la composizione degli interessi)" (consultato alla URL http://www.doppiozero.com/materiali/speciali/il-diritto-alla-conoscenza ). In proposito, v. anche l'elaborazione di un Bill of rights del web, avvenuta sotto gli auspici della Presidenza della camera dei deputati, su cui http://punto-informatico.it/4260729/PI/News/internet-bill-of-rights-alla-camera-versione-finale.aspx

I mass media come il quarto potere

La nozione della stampa come Quarto potere viene a volte utilizzata per collocare i media tra i poteri dello Stato democratico, aggiungendoli ai tre poteri teorizzati da Montesquieu (legislativo, esecutivo e giudiziario). Si cita spesso Edmund Burke che avrebbe detto: "Tre Stati nel Parlamento; ma laggiù nella galleria dei giornalisti, risiede un Quarto Stato molto più importante rispetto a tutti gli altri".

La libertà di stampa è una necessità per ogni società democratica. Lo sviluppo della tradizione dei "media occidentali" segue parallelamente lo sviluppo della democrazia in Europa e negli Stati Uniti. A livello ideologico, i primi fautori della libertà di stampa furono i pensatori liberali del XVII e XIX secolo. Essi svilupparono le loro idee in contrapposizione alla tradizione monarchica in generale ed al diritto divino dei re in particolare. Questi teorici liberali sostennero che la libertà di espressione era un diritto richiesto dagli individui e che si basava sulla legge naturale. Dunque, la libertà di stampa era parte integrante dei diritti individuali promossi dall'ideologia liberale.

Altre correnti di pensiero successivamente presentarono argomentazioni a favore della libertà di stampa senza dover per forza basarsi sulla controversa questione della "legge naturale"; ad esempio, la libertà di espressione cominciò ad essere ritenuta come una componente essenziale del "contratto sociale" (L'accordo basico tra le strutture di uno stato ed il suo popolo riguardo ai diritti e ai doveri che il governo ed ogni parte della società doveva concedere ed accettare rispetto alle altre).

All'interno del movimento operaio sostenitrice della libertà di stampa fu la pensatrice e rivoluzionaria tedesca Rosa Luxemburg.

Storia Affermazione della libertà di stampa Regno Unito La Rivoluzione inglese del 1688 diede come conseguenza la supremazia del Parlamento sulla corona e, soprattutto, il diritto a "fare una rivoluzione". Il maggiore ispiratore teorico del liberalismo occidentale è stato John Locke. Afferma lo stesso Locke nel suo libro Due Trattati sul Governo: "avendo deciso di garantire alcune delle sue libertà basiche, proprie dello stato naturale (natural rights) al popolino in generale, l'individuo consegna alcuni dei suoi diritti in affidamento (trusteeship) al governo. Un contratto sociale viene stipulato dalle persone, e la Sovranità (il governo) riceve istruzioni per proteggere questi diritti individuali nell'interesse della gente".

Fino al 1694, l'Inghilterra aveva un elaborato sistema per la concessione delle licenze di stampa. Nessuna pubblicazione veniva consentita senza la bolla di una licenza rilasciata dal governo. Cinquant'anni prima, ai tempi della guerra civile, John Milton scrisse il suo manifesto Areopagitica. In questo foglio Milton argomentava energicamente contro questa forma di censura governativa e si faceva beffe dell'idea, scrivendo:

Anche se a quell'epoca ebbe poco effetto per fermare la pratica della licenza governativa, sarebbe stato visto nei secoli posteriori come una pietra miliare nel cammino verso la libertà di stampa. L'argomento centrale proposto da Milton era che l'individuo è capace di utilizzare la ragione per saper distinguere il bene dal male, il corretto dall'incorretto. Per poter sviluppare la capacità di esercitare questa abilità razionale nel modo giusto, l'individuo deve avere un accesso illimitato alle idee degli altri suoi concittadini in un “libero ed aperto incontro”. Negli scritti di Milton si sviluppa il concetto della “piazza del mercato aperto delle idee”: "quando le persone espongono argomenti discordanti oppure opposti, i buoni argomenti prevalgono". Una forma di discorso che era ampiamente limitata in Inghilterra era quella che si basava sulla legge del libello sedizioso che rendeva il criticare il governo un crimine. Il Re era da considerarsi al di sopra di qualsiasi critica pubblica ed ogni affermazione che criticasse il governo era proibita, questo secondo la Corte inglese della Star Chamber. L'aver affermato la verità non costituiva un fatto discolpante nell'accusa di libello sedizioso, dal momento che l'obiettivo era semplicemente il prevenire e punire qualsiasi forma di condanna dell'opera di governo.

John Wilkes (1725-1797) fu un coraggioso fautore della libertà di stampa, che difese contro i tentativi assolutistici di re Giorgio III. In un suo articolo pubblicato sul North Briton il 23 aprile 1763 (n. 45), Wilkes criticò aspramente un discorso, preparato dal governo, che re Giorgio III aveva letto in Parlamento il 16 aprile. Secondo Wilkes il governo aveva nascosto la verità ai sudditi sulle trattative seguite alla vittoriosa guerra sulla Francia in Nordamerica. Il governo affermava che la pace era “giusta”, mentre aveva fatto generose concessioni alla Francia largamente sconfitta. La polemica che ne seguì costrinse il primo ministro, John Stuart, alle dimissioni. Il giornalista ebbe pesantissime conseguenze legali ma infine riuscì ad ottenere la libertà per i giornali di criticare il governo e di riportare testualmente le sedute parlamentari.

John Stuart Mill si avvicinò al problema dell'autorità contro la libertà dal punto di vista di un utilitarista del XIX secolo: l'individuo ha il diritto di esprimersi fintanto che non danneggi gli altri individui. La società giusta è quella nella quale il più grande numero di persone godono della più grande quantità possibile di felicità. Applicando questi principi generali di libertà alla libertà di stampa, Mill afferma che se noi riduciamo al silenzio un'opinione, potremmo ridurre al silenzio la verità. La libertà individuale di espressione è dunque essenziale per la salute della società. L'applicazione di Mill dei principi generali di libertà è espressa nel suo libro Saggio sulla libertà:

Stati Uniti

Il magnate John Hancock fu il primo editore di giornali nelle Colonnie britanniche del Nord America. La legge stabiliva che giornali venissero pubblicati "per autorità," cioè sotto licenza dei governatori colonialiErano, come si potrebbe dire oggi, tutti "organi di stampa" dell'autorità coloniale.. Il primo giornale che ebbe regolari pubblicazioni fu il Boston News-Letter di John Campbell, che uscì settimanalmente sin dal 1704. I primi stampatori coloniali erano soggetti ad un doppio regime: quello di