Fara in Sabina (spesso abbreviato in Fara Sabina) è un comune italiano di abitanti della provincia di Rieti nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Fara in Sabina sorge a 482 metri di altezza sul livello del mare ed è localizzata nella "parte nord-ovest" del Monte degli Elci.

Il fiume Farfa scorre nel territorio comunale.

Clima Il clima di Fara in Sabina presenta caratteristiche temperate, con una netta differenza stagionale tra il semestre freddo, più umido, e quello estivo, più caldo e asciutto.

Le temperature medie mostrano inverni relativamente freddi, con minime medie di 2 °C a gennaio e 3 °C a febbraio e dicembre, e massime medie comprese tra 12 °C e 14 °C nei mesi più freddi; l’estate è invece calda, con massime medie che raggiungono 32 °C a luglio e 31 °C ad agosto, mentre le minime medie estive si collocano tra 16 °C e 17 °C. Le stagioni intermedie presentano valori più miti, con massime medie di 19 °C ad aprile, 24 °C a maggio, 28 °C a settembre e 23 °C a ottobre.

La piovosità media mensile risulta più elevata tra l’autunno e l’inizio dell’inverno, con 89 mm a ottobre, 103 mm a novembre e 87 mm a dicembre, mentre diminuisce sensibilmente nel periodo estivo, raggiungendo il minimo a luglio con 28 mm; giugno e agosto presentano rispettivamente 44 mm e 45 mm, confermando una fase estiva più secca rispetto al resto dell’anno. Classificazione climatica: zona E, 2242 GR/G - USDA 9

Storia

L'area del comune fu popolata già in epoca preistorica (sono stati rinvenuti resti del Paleolitico medio e dell'età del bronzo medio, recente e finale).

Di fronte al Colle di Fara sorge l’altura di Monte San Martino, abitata in epoca protostorica da un esteso ed articolato insediamento risalente all’età del Bronzo finale (la maggior parte del materiale è venuto alla luce presso le pendici orientali del monte, in località Quattro Venti). Le ricerche hanno evidenziato la presenza di alcune opere di terrazzamento con recinti di mura realizzati in pietrame a secco, di cui si ipotizzò in alcuni casi una datazione ad epoca protostorica. È stato possibile ricostruire l’andamento di almeno tre cinte murarie, irregolarmente ellissoidali, che seguivano le curve di livelloG. Filippi e M. Pacciarelli, Materiali protostorici della Sabina tiberina. L'età del Bronzo e la prima età del Ferro tra il Farfa e il Nera, in Quaderni del Museo di Magliano Sabina, 1, 1991, pp. 40-42 ed anche M. Angle, A. Gianni e A. Guidi, Gli insediamenti montani di sommità nell’Italia centrale: il caso dei Monti Lucretili, in Dialoghi di Archeologia, 1982, p. 84.. Oggi questo abitato protostorico è stato identificato con Mefula,Christian Mauri, La Sabina prima dei Sabini: gli Aborigeni e l’età del Bronzo. I santuari romani in opera poligonale, Aracne editrice 2018, pp. 40-41. antica città degli Aborigeni (mitologia), che secondo Dionigi di Alicarnasso sorgeva ad appena di distanza da Suna (Toffia)Dionigi di Alicarnasso, Storia di Roma arcaica (Le antichità romane), I, 14: “Circa trenta stadi (5,3 km) da Suna vi era Mefula, di cui si mostrano le rovine e tracce delle mura”.. Dionigi riferisce inoltre della presenza di mura, unico caso a riguardo del popolo aborigeno, un dato che trova conferma dall’effettiva presenza sul monte di murature a secco attribuibili ad epoca protostorica (peraltro rare in questo periodo).

L’insediamento aborigeno di Mefula scompare già durante la prima età del Ferro (forse in relazione alla contemporanea nascita dei centri sabini in pianura, come la vicina Cures).

Tra il IX secolo a.C. e il VI secolo a.C. nella località di Santa Maria in Arci si era stabilito un insediamento sabino, identificato con la città di Cures, che continuò a vivere in età romana (resti di terme e di un piccolo teatro e necropoli). Il territorio era sfruttato dal punto di vista agricolo con una fitta rete di ville, costruite su terrazzamenti in opera poligonale nel II secolo a.C. e in opera quasi reticolata nel I secolo a.C. ("villa di Grotte di Torri" e ancora di Fonteluna, di Mirteto, di Cagnani e di San Lorenzo a Canneto, di Sant'Andrea e di San Pietro presso Borgo Salario, di Grottaglie, di Piano San Giovanni, di Grotta Scura, di Monte San Martino, di Fonte Vecchia).

Le origini dell'attuale abitato sembrano risalire ad epoca longobarda, alla fine del VI secolo, come sembra indicare il toponimo, derivante dal termine longobardo fara, con il significato di "clan familiare". Il castello è attestato dal 1006 e dal 1050 fu sotto il controllo dell'abbazia di Farfa. Fu quindi feudo degli Orsini. Dal 1400 è divenuto sede dell'abate commendatario di Farfa e si sono succedute le varie famiglie proprio a partire dagli Orsini fino alla famiglia Barberini, con il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, che nel 1678 ha fondato, con sede nell'antico castello, il monastero delle Clarisse Eremite.

Nel 1867 fu toccata con la frazione di Coltodino dalla Campagna garibaldina dell'Agro Romano per la liberazione di Roma. Giuseppe Garibaldi dopo la sconfitta di Mentana raggiunse con i suoi Volontari la stazione ferroviaria di Passo Corese in comune di Fara dove partì in direzione del nord. Sempre da Fara sulla riva del Tevere partì con alcune barche la sfortunata spedizione dei Fratelli Cairoli conclusa tragicamente a Villa Glori. Testimonianze della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma (1867) sono conservate nel Museo nazionale di Mentana.

Il 10 dicembre 1920 la frazione di Canneto Sabino fu teatro di un eccidio, il più cruento, quanto a numero di morti del cosiddetto Biennio rosso. Durante una manifestazione organizzata dai braccianti nel tentativo di ottenere migliori condizioni di lavoro un gruppo di Carabinieri ne uccise 11 in località Colle San Lorenzo.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con DCG del 7 novembre 1941.

Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose L'abbazia di Farfa, fondata tra il VI e il VII secolo e rifondata nell’alto Medioevo, diventata uno dei più importanti monasteri benedettini dell’Italia centrale, raggiungendo grande rilievo politico, economico e religioso in età carolingia, prima di conoscere distruzioni, restauri, fasi di decadenza e una nuova valorizzazione nel Novecento; il complesso conserva testimonianze carolingie nel campanile e nelle murature, mentre la chiesa abbaziale presenta impianto basilicale a croce latina con tre navate, facciata a salienti con portale marmoreo e rosoni, interno barocco scandito da colonne e archi a tutto sesto, abside poligonale, altare maggiore con ciborio. Collegiata di Sant'Antonino, di origini medievali documentate almeno dal XIII secolo, viene elevata a collegiata all’inizio del Cinquecento e nel 1513 assume l’impianto attuale, poi arricchito in età barocca e restaurato tra il 1996 e il 2009; l’edificio presenta facciata rinascimentale scandita da lesene, portale lunettato, campanile quadrato separato, interno barocco a tre navate con archi a tutto sesto, volte a botte e a crociera e presbiterio absidato. Chiesa di San Giacomo del 1619 Chiesa di Santa Chiara del 1643, oggi sconsacrata e sala di cerimonie municipale. Monastero Clarisse Eremite, costruito nel XVII secolo sulle rovine del castello, tuttora convento di clausura.

Architetture civili Palazzo Orsini del XV secolo Palazzo Farnese del 1585 Palazzo Foschi, poi Manfredi, del XV secolo Palazzo Castellani, poi Brancaleoni, oggi sede del Museo civico Deposito del grano e monte di pietà (XV secolo), oggi sede della Biblioteca comunale Cisterna di piazza del Duomo, costruita dai Farnese nel 1588.

Palazzo Traversa del 1704 https://dati.beniculturali.it/lodview-arco/resource/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1200088402.html

Aree naturali Riserva naturale di Nazzano, Tevere-Farfa, nasce attorno al lago di Nazzano, formatosi dopo la costruzione della diga sul Tevere tra il 1953 e il 1955, diventa oasi faunistica nel 1968 e nel 1979 è istituita come prima area protetta regionale del Lazio; il paesaggio è dominato dalle acque del Tevere e del Farfa, da canneti, boschi ripariali, aree umide e colline alluvionali, che costituiscono un habitat rilevante per numerose specie di uccelli acquatici. Aceretum La Cianfronara (Borgo Quinzio) Siti archeologici Resti della città preromana di Cures Sabini, un'antichissima città della valle del Tevere citata tra gli altri da Cicerone e Virgilio, probabilmente fondata dai Sabini, i cui resti si trovano in contrada Santa Maria in Arci. Ruderi di San Martino, posti sulla cima del monte Acuziano di fronte a Fara in Sabina, sono i resti di una grande abbazia dell’XI secolo legata alla storia di Farfa, progettata come sede più difendibile del monastero durante la lotta per le investiture ma mai completata; il sito conserva murature imponenti, resti dell’edificio abbaziale, tracce di strutture più antiche e un oratorio rupestre. Ruderi della Torre Baccelli, che faceva parte del sistema fortilizio del castello di Pomonte.

Società Evoluzione demografica

Religioni La parrocchia di Fara in Sabina fa parte della Vicaria dei Martiri Sabini, a sua volta ricompresa nella diocesi di Sabina-Poggio Mirteto.

Istituzioni, enti e associazioni

Università agraria Il comune è sede di una università agraria, quella di Corese Terra, un ente di gestione e mantenimento del patrimonio della collettività, erede di istituzioni medievali di autogoverno agrario.

Cultura

Scuole Nel territorio comunale sono presenti scuole dell’infanzia (asili), scuole primarie (elementari), scuole secondarie di primo grado (medie) e scuole secondarie di secondo grado (superiori). Nel complesso al 2026 risultano censite 15 scuole e istituzioni scolastiche: 4 scuole dell’infanzia, 4 scuole primarie, 1 scuola secondaria di primo grado, 6 scuole secondarie di secondo grado, organizzate in un istituto comprensivo e un istituto superiore.

Per il secondo ciclo l’offerta comprende indirizzi liceali, tecnici e professionali: sono presenti percorsi di liceo classico, scientifico, linguistico, oltre a indirizzi tecnici e professionali, tra cui agricoltura e sviluppo rurale, amministrazione, finanza e marketing, elettronica ed elettrotecnica, informatica e telecomunicazioni.

Musei

Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina Museo del silenzio del monastero Clarisse Eremite Museo dell'abbazia di Farfa

Geografia antropica La popolazione di Fara in Sabina è sparsa in un gran numero di centri abitati; solo 284 abitanti risiedono nella sede comunale. Rilevante in tutto il territorio la presenza di seconde case che si popolano solo nei festivi.

Frazioni

Passo Corese, sede della stazione ferroviaria di "Fara Sabina-Montelibretti", è la località più popolosa dell'intero comune, con abitanti.

Le altre frazioni del comune sono: Baccelli, Borgo Quinzio (940 abitanti), Canneto Sabino (568 abitanti), Coltodino (420 abitanti), Corese Terra (676 abitanti), Montegrottone (80 abitanti), Prime Case (213 abitanti) e Talocci (827 abitanti).

Altre località del territorio

Cagnani Campomaggiore (262 abitanti) è situata al km 44,4 della via Salaria; a livello amministrativo dipende dalla frazione di Canneto Sabino. Occupa un territorio delimitato a sud dal corso del Fosso Corese e a nord dalla via Salaria, nel quale è compresa un'ampia collina. La località viene nominata come "Campo Maggiore" nel catasto Gregoriano del 1819 e viene indicata come "quartiere eminentemente cerealicolo"T. Leggio, Da Cures Sabini all'abbazia di Farfa: trasformazioni del paesaggio tra Tevere, Corese e Farfa dall'eta romana al medioevo, Passo Corese, 1992, p.79.. Solo negli anni sessanta, in seguito ad una lottizzazione di circa 230 unità, gli uliveti lasciarono il posto alle prime case. Colle Bernabei Colle dell'Oppio Colle della Felce (75 abitanti) Colle Grande Farfa (42 abitanti) Fonteluna (63 abitanti) Fonte Schieta Grotta della Volpe Grotte di Torri (194 abitanti) Grottaglie