La famiglia Crescimanno o CrescimanniIl cognome Crescimanno, (e la sua variante di Crescimanni), è molto raro ed è originario della Sicilia. Nonostante la sua rarità, esistono alcuni casi di omonimia per cui alcune persone che lo portano non appartengono necessariamente alla famiglia citata in questa voce. I membri di questa famiglia, divisi nei rispettivi rami, ne perpetuano la storia e sono gli unici detentori del patrimonio storico a essa appartenente. (la variante Crescimanni è in uso presso il ramo marchionale della famiglia) è annoverata tra le più antiche e importanti famiglie dell'aristocrazia siciliana nonché tra le più antiche tra quelle feudali del Val di Noto e fra quelle patrizie di Piazza Armerina e Caltagirone. Si crede essere di stirpe normanna e tra quelle che parteciparono alla conquista dell'isola al seguito del Gran Conte Ruggero I d'Altavilla nel 1060F.Mugnos, Teatro Genologico, vol. 1, p. 315..
I Crescimanno si imparentarono con alcune delle più illustri casate del Mezzogiorno tra le quali Trigòna, Moncada di Paternò, Tomasi di Lampedusa, Paternò Castello, Ansalone, Monroy, Gravina, Guevara, Lanza, Bruno ecc. Tra i feudi a essa appartenuti ci sono un principato, una ducea, due marchesati e un gran numero di baronie.
La famiglia è tuttora fiorente in Sicilia, Toscana e Lombardia.
Medioevo I Crescimanno giunsero in Sicilia nel 1061 al seguito del Gran Conte Ruggero I durante la conquista normanna dell'isolaChiarandà, Storia di Piazza, vol. 4, p. 270.. Alcuni storici, invece, sostengono che la famiglia sia di origine longobarda e giunta in Sicilia intorno all'anno 1161 durante il regno di Re Guglielmo I il Malo.
Gli storici siciliani sono concordi nell'affermare che i Crescimanno siano stati tra i fondatori di Piazza Armerina nell'anno 1166ivi. per ordine di Re Guglielmo II il Buono. I primi membri della famiglia ad essere ricordati sono: Bernardo de Criximanno, fondatore di Piazza Armerina durante il regno di Guglielmo II d'Altavilla (1166 circa); Giovanni, castellano e prefetto di Piazza Armerina nel 1354, i fratelli Ottavio e Giacomo, quest'ultimo marito di Violante Lancia sorella di Corrado barone di Longi, che nel 1360 presero le armi contro il prefetto Guido Ventimiglia per scacciarlo dal castello di Piazza e rimpiazzarlo col cognato Corrado. I due fratelli guidarono un esercito ribelle di sostenitori della fazione latina che riuscì a sbaragliare l'esercito regio guidato dalla fazione catalana nel corso della Seconda Guerra del VesproA. Roccella, Famiglie nobili di Piazza Armerina, p. 40..
Un fra' Guglielmo Crescimanno fu monaco benedettino del monastero di Santa Maria delle Scale di Palermo, Abate di Santa Maria degli Angeli di Baida e Visitatore Apostolico per i monasteri della Sicilia di Papa Urbano V nel 1360. Egli fondò l'abbazia parlamentare di Santa Maria del Fundrò, nel territorio di Piazza, con il placet di Papa Bonifacio IX del 1404 confermato da Martino V nel 1418. L'edificazione dell'abbazia fu conclusa nel 1421 e fra' Guglielmo ne fu il primo Abate parlamentare fino alla sua morte avvenuta nel 1431R. Pirri, Sicilia Sacra, p. 1216..
Il primo barone della famiglia fu Pasquale, paggio di Re Martino I e familiare dell'Infante Pietro d'Aragona Duca di Noto che acquistò la baronia di Cametrici da Damiano Rosso barone di Cerami nel 1406 e ne fu investito da Alfonso I il Magnanimo nel 1453F. San Martino de Spucches, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, vol. 2, p.136.. Alla morte di Pasquale succedette il figlio Bartolomeo investito dallo stesso Re nel 1455. Infine Marino de Criximanno partecipò ai Parlamenti Siciliani in qualità di rappresentante di Piazza Armerina nella prima metà del '400. Egli sposò Giovannella Monroy.
Secoli XVI e XVII Nel XVI e XVII secolo i Crescimanno dominarono la scena politica di Piazza Armerina. In particolare il giurato Pasquale II, terzo barone di Cametrici, si mise alla testa del popolo in rivolta contro le tasse imposte da Re Ferdinando II il Cattolico e per questo fu bandito dalla cittàG. Masuzzo, Cronoarmerina, Famiglia Crescimanno..
Agli inizi del Cinquecento molti membri della famiglia furono accusati di eresia e furono costretti ad abbandonare la città rifugiandosi in altre parti della SiciliaRegistro dell'Inquisizione siciliana.. Perrello acquistò la baronia di Spitalotto nel 1531 e ne prese investitura dall'Imperatore Carlo VF. San Martino de Spucches, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, vol. 9, p. 242.: morì assassinato nel 1537 a seguito di un agguato in chiesa ordito dagli oppositori della famiglia. Gli succedette il figlio Lelio che sposò Silvia Trigòna Velardita baronessa di Bessima, discendente diretta di Federico III d'Aragona. Giovanni Francesco, figlio di Lelio, terzo barone di Spitalotto, fu signore di Montanaone e personaggio di grande cultura; nel 1551 scrisse una storia di Piazza Armerina indirizzata a Giovanni Francesco d'Aidone barone di Zolina. Egli ottenne il titolo di Don nel 1577F. Mugnos, Teatro genologico, vol. 1, p. 315.. Ebbe due figli: Giacomo, capostipite del ramo dei marchesi di Madonìa e nobili dei duchi d'Albafiorita, e Cristoforo capostipite dei baroni di Bessima e duchi d'Albafiorita. Don Giuseppe, settimo barone di Cametrici, ottenne il mero e misto impero su tutti i suoi feudi dal viceré Pedro Téllez-Giron III duca d'Osuna nel 1612 e sposò Donna Leonora Guevara e Gravina dei principi di Palagonia. Vincenzo fu barone di Bubutello nel 1635 e di Capodarso nel 1696F. San Martino de Spucches, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, vol. 2, p .243., Antonino fu Proconservatore di Piazza Armerina nel 1697 e un Guglielmo fu signore di Capo d'Orlando alla fine del secolo XVII.
I Cavalieri di Malta I Crescimanno sono stati tra le più importanti famiglie gerosolimitane del Mezzogiorno e annoverano tra i loro membri un gran numero di cavalieri di Malta che ricoprirono alcune tra le più alte cariche dell'Ordine: fra' Vincenzo Crescimanno fu balì di Santo Stefano di Monopoli nel 1612A. Minutolo, Memorie del Gran Priorato di Messina; p. 48., altro Vincenzo fu ricevitore di Scicli nel 1636; fra' Lucio gran croce, balì, priore e commendatore di Piazza Armerina. Fu Legato presso Papa Innocenzo X ed eletto Gran Maestro dell'Ordine di Malta. Egli però morì la sera prima della cerimonia d'investitura; altro Lucio commendatore di Polizzi; Diego, Ignazio e Pietro fratelliA. Roccella, I Templari e gli Spedalieri in Piazza Armerina, p. 21.. Un secondo Vincenzo che nella prima metà del '700 fu Grande Ammiraglio della Lingua d'Italia così come un Don Pietro nel 1731. Infine il giudice Don Antonino Crescimanni primo marchese di Madonìa che fu ricevuto nel Gran Priorato di Messina il 14 agosto 1786.
Baroni di Capodarso Questo è il ramo primogenito della famiglia e continuò a risiedere in Piazza Armerina, dove ricoprì le prime cariche cittadine, fino ai primi del '900, quando si trasferì a Palermo.
Il capostipite è Don Vincenzo Crescimanno e Petroso, primo barone di Capodarso e Bubutello investito nel 1696F. San Martino de Spucches, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, vol. 2, p. 242.. Questi fu giurato di Piazza nel 1705. Il figlio Antonino fu il secondo barone di Capodarso e Bubutello, investito nel 1740, e giurato di Piazza nel 1741-42.
Altri membri illustri di questo ramo della famiglia furono: Francesco Paolo quinto barone di Capodarso e Bubutello, investito nel 1770, che fu capitano di Giustizia di Piazza nel 1786-87; Antonino, figlio di Francesco Paolo, che fu patrizio di Piazza nel 1812; Guglielmo, figlio di Antonino, membro della Guardia Nobile di re Ferdinando II delle Due Sicilie. Antonino (Piazza Armerina 1856-1901), nono barone di Capodarso e Bubutello, figlio di Giuseppe e di Donna Maria Trigòna dei marchesi di Roccabianca, che fu sindaco di Piazza Armerina. Egli, proprietario dei terreni in contrada Casale dove fu rinvenuta la splendida villa dei mosaici, fu colui che diede inizio agli scavi che riportarono alla luce il sito. Infine Mario Crescimanno di Capodarso che fu Deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana nella II e nella IV Legislatura.
Questa famiglia risulta iscritta nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana coi titoli di barone di Capodarso e signore di Bubutello. I membri di questa famiglia attualmente vivono tra la Sicilia e la Lombardia.
Don Mariano CrescimannoL. Sciascia, Cronachette, Palermo 1985, pp.116-121.
Leonardo Sciascia nelle sue Cronachette, riprendendo una pagina dei diari del Villabianca, racconta le vicende del benedettino Don Mariano Crescimanno imprigionato con l'accusa di eresia nello Steri di Palermo. Il caso del monaco fece molto scalpore ai suoi tempi perché si trattava di un membro illustre dell'alta aristocrazia isolana.
Don Mariano Crescimanno nacque a Piazza Armerina nel 1695 da Giovanni, undicesimo barone di Cametrici, e da Donna Rasaria Petroso, baronessa di San Giuliano e Capodarso. Venne consacrato a Palermo dinnanzi alla prima nobiltà del regno; successivamente fece parte della Collegiata di Modica e lì nel 1735 iniziò a predicare, alla nobiltà e al clero, dottrine eretiche nel convento delle benedettine.
Nel febbraio del 1738 Don Mariano venne arrestato e incarcerato con l'accusa di molinismo. Nel 1743 professò l'atto di fede nella chiesa di San Domenico a Palermo dinnanzi alle prime cariche del Regno ma fu ugualmente condannato al carcere a vita.
Rinchiuso nella cappella dello Steri, si racconta che il monaco impazzì; le sue urla venivano udite notte e giorno fino al 12 novembre del 1771 quando il povero monaco spirò. In mancanza di assistenza ecclesiastica, l'infelice venne sepolto nel giardino del palazzo, in suolo non consacrato a lume spento.
Sciascia dà una descrizione sostanzialmente positiva del benedettino e si scaglia invece contro il marchese di Villabianca, accusato di essere un fanatico, e contro l'Inquisizione siciliana, che in quegli anni era all'apice della sua potenza ed era considerata santa dal Villabianca.
I Crescimanno Tomasi
Francesco Paolo Crescimanno, figlio di Guglielmo dei baroni di Capodarso e di Donna Maria Trigòna e Stella dei principi di Calvaruso, sposò Donna Chiara Tomasi figlia del principe Don Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa (bisnonno del celebre scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa nonché ispiratore del personaggio del principe di Salina) e di Donna Stella Guccìa dei marchesi di Ganzaria nel 1872. I loro discendenti mutarono il cognome in Crescimanno Tomasi quali eredi di un ramo dell'illustre famiglia dei principi di LampedusaA. Vitello, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, albero genealogico in appendice..
I Crescimanno Tomasi sono ancora fiorenti in Sicilia e di essi vanno ricordati Don Mario Crescimanno Tomasi (1900-1978) deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana, e Donna Isabella (scomparsa nel 2015), moglie del noto pittore Aldo Pecoraino, che scrisse un libro di memorie familiari.
Duchi d'Albafiorita Questo ramo discende da Cristoforo Crescimanno e da Silvia Barberini baroni di Bessima e si trasferì a Caltagirone nel '700 dove ricoprì le prime cariche cittadine. Paolino Crescimanni fu senatore di Caltagirone nel 1703-04 e patrizio nel 1705-06; Don Francesco Crescimanni suo figlio, fu il primo duca d'Albafiorita, primo barone di Pietrevive e primo signore di Caccione in famiglia, investito nel 1749 da Carlo III di Borbone, quale erede del duca Giuseppe Salomone, suo zio, morto senza figliF. San Martino de Spucches, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, vol .2, p. 29.. Don Francesco fu capitano di Giustizia nel 1750 e senatore di Caltagirone nel 1784; un altro Francesco fu proconservatore di Caltagirone nel 1810. Di questo ramo vanno ricordati: