Il T-13 era un cacciacarri in uso nelle forze armate belghe prima della seconda guerra mondiale e durante la battaglia del Belgio. Il mezzo era progettato dalla britannica Vickers-Armstrongs e prodotto da Vickers e dalle belghe Miesse e Ateliers de construction de Familleureux, con armamento della Fonderie Royale de Canons di Herstal. Le prime versioni erano basati su cingolati Vickers importati, modificati con armi e corazzature belghe dalla Miesse; le versioni successive, a partire dalla B3, erano invece prodotte su licenza e costruite completamente in Belgio dalla Familleureux. I numeri della produzione totale non sono noti e probabilmente furono sottostimati per ragioni politiche, sia prima che dopo la guerra, ma viene stimata generalmente in 300 mezzi, benché non tutti operativi o disponibili il 10 maggio 1940, giorno dell'inizio dell'invasione. La Germania nazista riutilizzò i mezzi catturati durante l'occupazione.

Storia In generale, controllando da vicino gli sviluppi politici e militari tedeschi, la necessità di veicoli cingolati corazzati o carri armati era largamente accettata dai vertici militari belgi. La visione politica della materia era invece leggermente più complessa: i governi di Bruxelles, memori della totale distruzione del loro piccolo paese durante la prima guerra mondiale, cercarono freneticamente di mantenere il Belgio neutrale fin dal 1936 e durante le prime fasi del conflittoCharles Cheney Hyde, Belgium and Neutrality, in The American Journal of International Law, vol. 31, n. 1, gennaio 1937, p. 82.. I partiti di destra volevano impedire l'acquisto di armi offensive quali carri e bombardieri, per evitare di provocare il vicino tedesco; i politici di sinistra lo rifiutavano per motivi ideologici.

Sulla base di queste premesse, il cacciacarri T-13 può essere descritto come il risultato della dottrina di neutralità belga: il veicolo doveva essere leggero, quindi poco blindato, e venne realizzato con un vano di combattimento a cielo aperto, come i Panzerjäger tedeschi, piuttosto che come un vero carro armato. Inoltre, come per le unità equipaggiate con il carro armato leggero Vickers T-15, anche per quelle montate sui cacciacarri di fatto le definizioni "corazzata", "blindata" o "meccanizzata" non venivano mai utilizzate nelle designazioni ufficiali, preferendo la classificazione storica di "cavalleria".

Trattore d'artiglieria Vickers Carden Loyd 1934 Le forze armate belghe, fin dagli anni trenta, per la meccanizzazione dell'esercito aveva testato diverse piattaforme straniere. Nel 1934 l'esercito firmò un contratto con la britannica Vickers-Armstrongs per 21 o 23 trattori d'artiglieria Vickers Light Dragon Mk I, destinati alle truppe da montagna, gli Chasseurs ardennais, per il traino del cannone da montagna Bofors 75 mm Model 1934, recentemente acquisito. Impressionati dalle prestazioni del veicolo sia su terreni aspri che in pianura, i militari decisero di sviluppare il concetto e sperimentarono l'installazione di un cannone anticarro 47 mm FRC Mle 1931 sullo scafo del trattore, su modello del precedente ed essenzialmente fallimentare del cacciacarri SA FRC 47 mm. Le informazioni sul trattore scarseggiano, anche perché sembra che l'esercito belga sia stato l'unico utilizzatore. Nella sua configurazione basica si trattava di un veicolo cingolato leggero, non corazzato, con vano equipaggio a cielo aperto, pesante a vuoto 2 tonnellate. Era propulso da un motore a benzina Meadows a 5 cilindri, da 3.300 centimetri cubi, erogante 51 hp. A parte le batterie da 75 mm Bofors dei Chasseurs ardennais, nessun altro reparto ricevette questi trattori, preferendo i militari belgi il più piccolo ed economico Familleureux/Vickers Utility Tractor A/B come trasporto cingolato standard. Tuttavia, grazie al suo successo presso le truppe da montagna, i Belgi ordinarono altri 32 trattori, che diventarono la base per i T-13 B1.

T-13 B1 e B2 Soddisfatti dalle prestazioni del trattore Vickers 1934, l'esercito belga iniziò a equipaggiare i 32 nuovi veicoli ordinati con il cannone anticarro 47 mm FRC Mle 1931. Essendo il pezzo abbastanza pesante, e a causa della struttura generale del trattore con il baricentro a metà del veicolo, venne deciso di installare semplicemente il cannone scudato in fuga, rivolto all'indietro, lasciando spazio sufficiente per l'equipaggio e le munizioniVedi la foto del T-13 B1..

L'impostazione generale del cacciacarri non si discosta da quella del trattore dal quale derivava. Le sospensioni erano del tipo Horstmann a molla elicoidale, con carrelli su due ruote cerchiate in gomma. Questo sistema, progettato da Sidney Horstmann e utilizzato solo su veicoli leggeri, era impiegato anche sul Vickers Mk VI del British Army. Oltre ad essere relativamente facili da produrre, compatte e leggere, queste sospensioni avevano il vantaggio di una lunga durata e di una facile manutenzione sul campo. Il treno di rotolamento era costituito dalla ruota motrice anteriore e dalle quattro ruote portanti, mentre mancavano la ruota folle posteriore e i rulli reggicingolo. Il motore era un Meadows a 5 cilindri a benzina, erogante 51 hp, con cambio a 4 marce con preselettorePeter Chamberlain e Chris Ellis, British and American Tanks of World War Two: The complete illustrated history of British, American, and Commonwealth tanks 1933–1945, Cassell & Co., 2001.. La sterzata era comandata da una combinazione di frizioni di sterzo e freni indipendenti per ridurre il raggio. Il brandeggio del pezzo era manuale. Il mezzo non era dotato di radio.

La corazzatura di protezione era limitata, ma comunque migliore di quella del carro leggero T-15. Le piastre frontali erano costituite da 12 mm di acciaio temprato, sia sullo scafo che sulla torretta. La corazza laterale dello scafo e della torretta era ridotta a 6 mm di acciaio, al fine di ridurre peso, costi e impatto politico del mezzo. Questo significa che i tre uomini di equipaggio erano protetti completamente solo da esplosioni indirette e schegge di granata ed adeguatamente da pallottole di armi da fuoco portatili nell'arco frontale ma non sui lati; soprattutto non era protetto dalle armi controcarro leggere, come il proiettile da .50 BMG, quello da 14,3 mm del fucile anticarro Boys e il 13,2 mm TuF tedesco. Inoltre, per brandeggiare il cannone su 360°, le scudature laterali del vano di combattimento dovevano essere ripiegate, esponendo l'equipaggio al fuoco di fucileria. Con le scudature laterali sollevate infatti, il brandeggio del pezzo era limitato a 120° nel settore posteriore.

L'armamento era abbastanza potente per un veicolo così leggero. L'arma principale era un cannone anticarro da 47 mm FRC Mle 1931, con un proietto anticarro da 1,52 kg che poteva penetrare 47 mm di acciaio a 300 m di distanza, prestazioni impressionanti per il tempo. La gittata massima era di 2.000 m e la disponibilità anche di granate HE rendeva il cannone utilizzabile anche nel ruolo anti-fanteria. L'armamento secondario era costituito da una mitragliatrice leggera FN Mle 1930 nel calibro belga 7,65 × 53 Mauser, montata in torretta, con una cadenza di tiro di 500-650 colpi al minutoChris Bishop, The Encyclopedia of Weapons of World War II, New York, Sterling Publishing, 2002, p. 239..

Produzione Il prototipo T-13 B1 superò i test dell'esercito belga e nel 1935 ne venne autorizzata la produzione: l'azienda Miesse di Buizingen (15 km da Bruxelles) consegnò 32 B1, tutti basati sugli scafi dei trattori Vickers 1934. Il modello T-13 B2 era uno sviluppo successivo, che differiva per alcuni particolari dal predecessore B1: la differenza più importante era la torretta ridisegnata per offrire al veicolo una sagoma frontale più bassa. Tutti i 21 B2 (23 secondo alcune fonti) sembra siano riconversioni dei trattori Vickers 1934 precedentemente ordinati per gli Chasseurs ardennais, essendo stato il traino dei pezzi Bofors trasferito al più piccolo ed economico Vickers/Familleureux Utility Tractor. L'assemblaggio dei B2 terminò nel 1937.

T-13 B3

Nonostante le forze armate belghe fossero molto soddisfatte delle capacità di B1 e B2, vi erano degli evidenti limiti progettuali in entrambi i modelli. Lo scafo del trattore Vickers utilizzato come base dei cacciacarri non era infatti progettato per questo ruolo e soffriva perciò l'aumento di peso legato all'aggiunta di nuove componenti e sistemi. Il B1 risultava quindi sottopotenziato e piuttosto instabile come piattaforma di tiro, soggetto a malfunzionamenti meccanici dovuti al sovraccarico e all'usura. Il peso a pieno carico era infatti di 4,5 tonnellate per 51 hp di potenza. Dalla necessità di limitare i pesi derivava il più importante dei limiti del mezzo, ovvero la scarsa protezione assicurata all'equipaggio. Da ultimo, ma non meno importante, l'importazione di veicoli completamente assemblati era una scorciatoia tecnicamente interessante ma troppo costosa per mettere in campo un numero adeguato di mezzi, specialmente con l'economia belga impantanata nella Grande depressione, penalizzata dalla contrazione della domanda industriale estera. Il progetto richiedeva quindi un generale ripensamento.

Così, dopo la fallimentare esperienza con nuove aziende straniere, come la Renault nell'affare AMC 35, nel 1936 ci si rivolse al tradizionale fornitore Vickers-Armstrongs per l'importazione di un nuovo mezzo. Questo era il Vickers-Carden-Loyd Light Dragon Mk IIB nella versione export, equipaggiata con un motore Meadows esacilindrico da 88 hp a benzina ed un cambio a ingranaggi scorrevoli. L'impostazione generale era identica a quella del carro leggero T-15, già in servizio nell'esercito belga, anch'esso progettato e prodotto dalla Vickers. Il treno di rotolamento era costituito dalla ruota motrice anteriore, dalla ruota folle posteriore, due carrelli ognuno con due ruote portanti gommate, con sospensioni Horstmann, e tre rulli reggicingolo. La sterzata era comandata da una combinazione di frizioni di sterzo e freni indipendenti per ridurre il raggio.

La maggiore superficie dei cingoli, i rulli reggicingoli e un motore più grande e potente, convinsero i militari belgi della superiorità di questa piattaforma per il ruolo di cacciacarri. Inoltre, poiché l'azienda automobilistica Familleheureux già produceva su licenza il Vickers Utility Tractor, venne deciso di acquistare la licenza di produzione del nuovo veicolo per questa industria, invece di acquistare i mezzi già allestiti dal Regno Unito. Ciò consentiva una produzione più numerosa ed economica rispetto a quella delle versioni B1 e B2.

Il T-13 B3 definitivo era strutturalmente molto differente dalle due versioni precedenti. La scelta del numerale progressivo B3 per un mezzo in effetti del tutto nuovo era dovuta soltanto a ragioni economiche e politiche e per non provocare il vicino tedesco. Lo scafo del B3 era più grande, squadrato, con vano di combattimento chiuso. Il cannone non era più montato in fuga come nelle prime due versioni ma racchiuso in una torretta, aperta posteriormente. La corazzatura frontale era aumentata a 13 mm di acciaio, quella laterale a 7 mm, ancora insufficiente a proteggere da qualsiasi cosa più potente di armi da fuoco portatili, shrapnel e schegge di granata. Tuttavia, il vano equipaggio era abbastanza grande da accogliere 4 uomini, senza il bisogno di pannelli corazzati laterali, consentendo un brandeggio su 360° della torretta senza ridurre la protezione (già bassa) del mezzo. La parte posteriore rimaneva a cielo aperto, dal momento che il mezzo era ancora considerato un cacciacarri e non un carro da combattimento.