L'incidente di Chappaquiddick è un incidente d'auto accaduto a Chappaquiddick Island, nel Massachusetts, il 18 luglio 1969, causato dalla negligenza del senatore statunitense Ted Kennedy, che portò alla morte della ventottenne Mary Jo Kopechne, rimasta intrappolata nell'autovettura che finì in acqua precipitando giù da un ponte. Secondo la testimonianza di Kennedy, egli perse accidentalmente il controllo dell'auto, finendo in un canale sottostante. Riuscito a liberarsi, si allontanò dalla scena denunciando l'incidente alle autorità solamente 10 ore dopo l'accaduto.
Nel frattempo, la Kopechne morì affogata all'interno del veicolo, che era stato sommerso dall'acqua; l'auto e la Kopechne furono recuperati da alcuni sommozzatori il giorno successivo a quello dell'incidente. Kennedy, che si dichiarò colpevole di aver abbandonato la scena dell'incidente, venne condannato a due mesi di carcere, con sospensione della pena. L'incidente di Chappaquiddick diventò uno scandalo nazionale durante gli anni settanta e influenzò la decisione di Kennedy di non candidarsi come Presidente nel 1972 e nel 1976, oltre che probabilmente a condizionare l'opinione pubblica e impedirgli di vincere nelle primarie per le elezioni presidenziali del 1980.
Informazioni generali Il 18 luglio 1969, il senatore americano Ted Kennedy ospitò una festa nella sua residenza estiva situata nell'isola di Chappaquiddick, accessibile tramite un traghetto dalla città di Edgartown che si trova sulla vicina e più grande isola di Martha's Vineyard.Kessler, p. 418. L'incontro era una riunione di un gruppo di sei donne, fra cui Mary Jo Kopechne, conosciute come boiler-room girls,Bly, pp. 202–206. Quello di Boiler Room Girls era il soprannome dato a un gruppo di sei giovani donne che avevano lavorato come consulenti politici per la campagna presidenziale di Robert F. Kennedy nel 1968, in un locale di Washington (DC) privo di finestre (quindi non aerato, da cui il nome di boiler room, cioè "stanza boiler"). che lavorarono per la campagna presidenziale del fratello Robert. C'erano anche il cugino di Kennedy, Joseph Gargan, e Paul F. Markham, un amico di scuola di Gargan che aveva precedentemente lavorato come procuratore.Wills, pp. 117–120. Erano presenti alla festa anche l'avvocato Charles Tretter, Raymond La Rosa, e John Crimmins (l'autista part-time di Kennedy). Kennedy gareggiava nella regata dell'Edgartown Yacht Club, una competizione di barche che era iniziata da qualche giorno.
Secondo la testimonianza di Kennedy, resa quando venne interrogato riguardo alla morte di Kopechne, lui lasciò la festa "approssimativamente alle 23:15". Quando stava per uscire, Kopechne gli disse che anche lei se ne sarebbe andata se lui l'avesse accompagnata all'hotel. Kennedy chiese le chiavi dell'auto di sua madre al suo autista, Crimmins. Alla domanda sul perché non si sia fatto dare un passaggio per entrambi dal suo autista, Kennedy rispose che "Crimmins ed alcuni altri ospiti stavano finendo di mangiare, godendosi la compagnia e non mi sembrò necessario chiedergli di riportarmi a Edgartown”. Kopechne non disse a nessun altro che se ne stava andando insieme a Kennedy, e lasciò il suo borsello e la chiave dell'albergo alla festa.
Cronologia degli eventi Christopher "Huck" Look era vice sceriffo in servizio durante quella notte, come ufficiale di polizia al ballo della regata di Edgartown. Alle 23:30, Look si allontanò dal ballo e andò a Chappaquiddick, con la barca dello Yacht Club; poi entrò nella sua auto e guidò verso casa sua, a sud del Dike Bridge. Testimoniò che tra le 23:30 e le 23:45 vide un'auto scura avvicinarsi all'incrocio della Dike Road. Alla guida vi era un uomo e sul sedile a lato, una donna. L'auto prese la strada privata Cemetery Road e si fermò lì. Pensando che gli occupanti del veicolo si fossero persi, Look uscì dalla sua auto dirigendosi a piedi verso di loro. Quando fu a una distanza di 7–8 m l'auto incominciò ad andare verso di lui in retromarcia. Quando Look provò ad offrire il suo aiuto, l'auto andò rapidamente in direzione Est, verso l'oceano, lungo la Dike Road, lasciando dietro di sé una nuvola di polvere.Exhumation hearing, p. 59, p. 103. Look si ricordò che la targa dell'auto iniziava con una "L" e conteneva due "7", entrambi i dettagli coincidevano con l'auto di Kennedy modello Oldsmobile Delmont 88, 4 porte, del 1967, targata L78-207.
Secondo quanto testimoniato da Kennedy durante l'inchiesta, egli sbagliò strada, entrando nella Dike Road, che era una strada sterrata che portava al Dike Bridge (anche scritto Dyke Bridge). La Dike Road non era asfaltata, ma Kennedy, guidando "approssimativamente a 30 km/h" non si rese conto di non essere più diretto al molo del vaporettoBoyle, p. 35, riferito a Damore, p. 358.. Il Dike Bridge era un ponte di legno senza sponde e situato in prossimità di una curva. Una frazione di secondo prima di averlo raggiunto, Kennedy frenò e finì sopra il margine del ponte. L'auto cadde all'interno del Poucha Pond, capovolgendosi sott'acqua. Kennedy si ricordò successivamente che lui riuscì a liberarsi e nuotare via, al contrario di Kopechne che rimase bloccata. Durante l'interrogatorio, Kennedy affermò di aver chiamato Kopechne più volte dalla riva e di aver provato a nuotare per tirarla fuori sette o otto volte. Si è quindi riposato sulla riva per circa 15 minuti, prima di essere ritornato a piedi al Lawrence Cottage, il luogo della festa. Kennedy negò di aver visto una casa con delle luci accese durante la sua camminata verso il Lawrence Cottage.Boyle, pp. 56–60, riferito a Damore, p. 360.
Secondo un commentatore, il percorso fatto da Kennedy a piedi verso il Lawrence Cottage lo avrebbe condotto presso alcune case dalle quali avrebbe potuto telefonare per chiedere aiuto, prima di raggiungere il telefono del cottage. In ogni caso, non provò a contattare i residenti della zona. La prima delle case, chiamata "Dike House" distava circa 140 m dal ponte, e al tempo dell'incidente era abitata da Sylvia Malm e dalla sua famiglia. Malm disse successivamente che aveva lasciato una luce accesa nella sua casa quando se ne andò a dormire quella notte.
Secondo la testimonianza di Kennedy, Gargan e Paul Markham si recarono al luogo dell'incidente per cercare di soccorrere Kopechne. Entrambi gli uomini cercarono di immergersi nell'acqua più volte per salvare Kopechne. Kennedy testimoniò che i loro sforzi per recuperare Kopechne fallirono; Gragan e Markham lo accompagnarono al molo del traghetto. Entrambi gli uomini insistettero numerose volte che l'incidente avrebbe dovuto essere denunciato alle autorità.Boyle, p. 63, riferito a Damore, p. 362. Secondo la testimonianza di Markham, Kennedy piangeva ed era sull'orlo della follia.Boyle, p. 322, riferito a Damore, p. 375. Kennedy testimoniò "Io avevo tutta l'intenzione di denunciare il fatti. Dissi a Gargan e a Markham qualcosa del tipo «Voi pensate alle altre ragazze, io penserò all'incidente!» - questo fu quello che dissi prima di tuffarmi in acqua." Kennedy aveva già detto a Gargan e Markham di non dire nulla riguardo all'incidente alle altre ragazze "In quanto ero fermamente convinto che se le ragazze avessero saputo dell'incidente e del fatto che Mary Jo fosse annegata, le ragazze si sarebbero precipitate sulla scena dell'incidente e avrebbero cercato di entrare in acqua con il serio rischio che si facessero male". Boyle, p. 80, riferito a Damore, p. 363.
Successivamente Gargan e Markam testimoniarono di essere convinti che Kennedy avrebbe informato le autorità una volta ritornato a Edgartown, e per questo non denunciarono il fatto loro stessi. Secondo la testimonianza di Kennedy, lui nuotò nel canale (lungo 150 m) e una volta tornato alla sua stanza d'albergo di Edgartown, si tolse i vestiti bagnati e si addormentò di colpo sul letto. Sentendo alcuni rumori, si mise addosso dei vestiti asciutti e chiese a qualcuno che ore fossero: erano circa le 2:30 di notte. Testimoniò che, man mano che il tempo passava "Continuavo a camminare nervosamente per la stanza... non avevo perso le speranze, magari Mary Jo era riuscita miracolosamente a scappare dall'auto". Boyle, p. 70, riferito a Damore, p. 364.
Kennedy si lamentò con il proprietario dell'albergo che alle 2:55 di notte una festa piuttosto rumorosa lo avesse svegliato. Verso le 7:30 parlò "casualmente" con il vincitore della gara di barche, senza lasciare intendere che qualcosa fosse andato storto. Alle 8:00, Kennedy venne raggiunto nella sua stanza d'albergo da Gargan e Markham dove discussero animatamente. Secondo la testimonianza di Kennedy, i due uomini gli chiesero perché non avesse denunciato l'incidente. Kennedy rispose che "mentre nuotavo in quel canale, avevo come l'impressione che Mary Jo fosse ancora viva". I tre uomini tornarono indietro all'isola di Chappaquiddick con il traghetto, durante il viaggio Kennedy fece alcune telefonate usando un telefono pubblico. Telefonò ad alcuni suoi amici per chiedere consigli. Ancora una volta, Kennedy non denunciò l'incidente alle autorità.
Il ritrovamento del corpo di Kopechne e la dichiarazione di Kennedy Quella mattina di buon'ora, due pescatori videro l'auto sott'acqua, e lo riferirono ai residenti della casa più vicina al luogo dell'incidente alle 8:20 circa.
Il capo della polizia di Edgartown, James Arena, arrivò sulla scena dell'incidente 10 o 15 minuti dopo. Dopo aver cercato inutilmente di esaminare l'interno del veicolo sommerso, Arena incaricò un professionista, il quale disponeva del gancio traino per trascinare il veicolo fuori dall'acqua. L'autista John Ferrar arrivò alle 8:45 equipaggiato con la muta da sub, scoprì il corpo di Kopechne, estraendolo dal veicolo in circa 10 minuti. Verificando il numero di targa, la polizia vide che corrispondeva a quella di Kennedy. Quando Kennedy sentì la notizia del ritrovamento del corpo stava ancora usando il telefono pubblico. Ritornò quindi a Edgartown e si recò alla stazione di polizia. Gargan nel frattempo andò all'hotel dove soggiornavano le Boiler room girls per informarle dell'incidente.
Alle 10:00, Kennedy entrò nella stazione di polizia di Edgartown, fece un paio di telefonate, dettando al suo assistente Paul Markham la dichiarazione, poi consegnata alla polizia. La dichiarazione recitava:
Processo Il 25 luglio - sette giorni dopo l'incidente - Kennedy si dichiarò colpevole di aver abbandonato la scena dell'incidente, che aveva causato delle lesioni personali. L'avvocato di Kennedy chiese che un'eventuale condanna alla reclusione venisse sospesa, d'accordo con il procuratore che tenne conto dell'età di Kennedy (aveva 37 anni all'epoca dell’incidente), della sua posizione e della sua reputazione. Il giudice James Boyle condannò Kennedy a due mesi di reclusione, la pena minima per quel tipo di reato, che fu sospesa.
Leggendo la sentenza, Boyle tenne conto della fedina penale pulita di Kennedy e disse che "è già stato punito, e continuerà ad essere punito, molto di più di quello che questa corte può imporre".
L'annuncio televisivo di Kennedy Alle 7:30 di quella mattina, Kennedy fece un lungo discorso riguardo all'incidente, che venne trasmesso in diretta dalle reti televisive. Tra le tante cose, disse: Sua moglie non aveva potuto accompagnarlo alla regata "per motivi di salute". Non c'era stato "nessun comportamento immorale tra me e Kopechne quella notte, a dispetto delle notizie che stanno circolando". Non stava "guidando in stato di ebbrezza". Le sue azioni immediatamente successive all'incidente "erano prive di senso" per lui. I suoi dottori lo informarono che aveva sofferto di trauma cranico e shock, ma lui non ha cercato di usare i referti medici per evitare di far fronte alle sue responsabilità. Sostenne che era "indifendibile il fatto che lui non avesse denunciato immediatamente l’incidente alle autorità".