Notizie biografiche Studio e attività tra Lucca e Genova Suo padre, Carlo, era un cornista (o trombettista) molto attivo e apprezzato a Lucca, e anche gli altri suoi fratelli furono musicisti: Vincenzo era oboista e flautista alla Cappella Palatina lucchese, e Pietro era cornista. Per molti anni, gli storici hanno dato il 27 maggio 1729 come sua data di nascitaDomenico Agostino Cerù, Cenni storici dell'insegnamento della musica in Lucca e dei più notabili maestri compositori che vi hanno fiorito, Lucca, Giusti, 1871, pp. 72 ssgg. Digitalizzazione su Google Books.Luigi Nerici, Storia della musica in Lucca, Lucca, Giusti, 1880.Michele Puccini, Cenni biografici - Filippo Manfredi, in «La scena. Foglio umoristico letterario artistico e teatrale», I/17 (10 marzo 1854)., poiché si basarono sul registro dei battesimi della chiesa di San Frediano, in cui effettivamente compare un Filippo Manfredi, i cui nomi di fratelli e parenti però sono diversi. L'omonimia, e conseguentemente il compleanno, si sono potuti correggere contestualizzando le notizie sulla famiglia Manfredi, che i documenti lucchesi indicano residenti nella parrocchia dei SS Giovanni e Reparata a partire dal 1730, e nel registro di tale parrocchia, infatti, compare il nostro Filippo Manfredi, battezzato «à dì medesimo» della nascita l'8 marzo 1731. Già a 10 anni, Filippo cantò nel secondo coro alla locale Festa di Santa Croce del 1741, cosa che fece anche i due anni successivi. La tradizione (risalente almeno a Luigi Nerici) lo vuole allievo compositore di Frediano Matteo Lucchesi (nel Seminario di San Michele), e del violinista Giovanni Lorenzo GregoriAlfredo Bonaccorsi, Maestri di Lucca. I Guami e gli altri, Firenze, Olschki, 1967, pp. 56-75., ma tali notizie, pur se accettate da molti studiosi odierni, non sono comprovate a livello documentale. Da smentire anche la credenza di una sua frequentazione con Giuseppe Tartini, circolata in alcuni antichi repertori. È certo, invece, che si recò per un breve periodo a GenovaCarlo Bellora, voce Manfredi, Filippo, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 11: Les-Men, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2004, colonne 963-964. per studiare o con Domenico Ferrari o con Luigi Frattini (le fonti coeve discordano), ma una non meglio identificata febbre lo costrinse a rientrare a Lucca. Fino al 1746 fu allievo di Pietro Nardini a Livorno e almeno dal 1744 figura come violinista regolare della Festa di Santa Croce.Gabriella Biagi-Ravenni, Diva Panthera. Musica e musicisti al servizio dello stato lucchese, Lucca, Accademia lucchese di scienze, lettere e arti/Litotipo San Marco, 1993, p. 93. Nel 1748 viene assunto come semplice violinista dalla Cappella Palatina (dove era attivo suo fratello), ma lascia spesso la città natale per seguire le stagioni d'opera toscane (Siena, Pisa, LivornoCarlo Bellora, voce Manfredi, Filippo, in The New Gorve Dictionary of Music and Musiciens. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 15: Liturgy to Martinů, London, Macmillan, 2001-2002, p. 752.) e per lavorare a Venezia (nel 1765 ottiene una parte di accompagnamento solistico in una ripresa al San Bartolomeo della Nitteti di Giuseppe Sarti) e soprattutto a Genova. Il capoluogo ligure è quasi una seconda patria per Manfredi: qui dirige le orchestre locali, è primo violino nelle feste religiose e insegnante (tra i suoi allievi genovesi si ricordano Giovanni Battista Romaggi e Giambattista Serra). Rimane per più tempo a Lucca dal 1754, quando trova più commissioni concertistiche (il suo debutto lucchese come solista avviene in quell'anno durante la Festa di San Lorenzo nella Basilica di San Frediano) e quando ottiene la carica di primo violino alla Cappella Palatina (nel 1758). Dal 1760 divenne famoso, tanto da richiedere alte paghe per le sue apparizioni musicali (un patrizio lucchese affermò di non potersi permettere i suoi servigi per la Festa di San Paolino).

Il Quartetto toscano e le tournée con Boccherini Si colloca forse nel 1767 la sua partecipazione a quella che per molti anni è stata ritenuta la prima formazione quartettistica al mondo, quella da lui formata con Luigi Boccherini, Pietro Nardini e Giuseppe Cambini. I documenti che attestano l'esistenza del cosiddetto Quartetto toscano sono molto problematici. Il primo riferimento al gruppo ce lo dà Cambini stesso in un articolo sulla Allgemeine musikalische Zeitung del 1804Giuseppe Cambini [Cambiui in Paris], Ausführung der Instrumentalquartetten, in «Allgemeine musikalische Zeitung», VI/47 (22 agosto 1804), Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1804, colonne 781-783 (digitalizzazioni disponibili su Internet Archive e su Google Books), da molti ritenuto spurioDieter Lutz Trimpert, Die Quatuors concertants von Giuseppe Cambini, Tutzing (Baviera), Schneider, 1967; Chappell White, Jean Gribenski, Amzie D. Parcell, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 4: Borowski to Canobbio, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 858-861; Daniel Heartz, Music in European Capitals: The Galant Style (1720-1780), New York, Norton, 2003; Marcello De Angelis, Introduzione a Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, p. 10., e ben poche altre notizie si trovano nelle cronache coeve europee. Nonostante la claudicanza dello scritto di Cambini, il mito che il quartetto d'archi fosse nato in Italia grazie ad artisti toscani circolò per decenni a partire dall'Ottocento.Gino Roncaglia, Di Giovanni Giuseppe Cambini. Quartettista Padre, in «La rassegna musicale», VI/5 (settembre 1933), Torino, Fedetto, 1933, pp. 267-274; ID., Appunti di storia musicale. Ancora di Giovanni Giuseppe Cambini, in «La rassegna musicale», VII/2 (marzo 1934), Torino, Fedetto, 1934, pp. 131-133; ID., G. G. Cambini quartettista romantico, in «La rassegna musicale», VII/6 (novembre 1934), Torino, Fedetto, 1934, pp. 423-432; Alfredo Bonaccorsi, Di alcuni Quintetti di G.G. Cambini, in «La rassegna musicale», XX/1 (gennaio 1950), Torino, Fedetto, 1950, pp. 32-36; Gino Roncaglia, Giovanni Giuseppe Cambini quartettista, in Adelmo Damerini e Gino Roncaglia (a cura di), Musiche italiane rare e vive da Giovanni Gabrieli a Giuseppe Verdi. Per la XIX settimana musicale, 22-30 luglio 1962, Siena, Ticci, 1962, pp. 183-194; Fausto Torrefranca, Avviamento allo studio del quartetto italiano, in «L'approdo musicale», 23 (1966), numero monografico su Torrefranca a cura di Alfredo Bonaccorsi, Roma, ERI, 1966, pp. 15-181; Dieter Lutz Trimpert, Die Quatuors concertants von Giuseppe Cambini, Tutzing (Baviera), Schneider, 1967; Chappell White, Jean Gribenski, Amzie D. Parcell, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 4: Borowski to Canobbio, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 858-861; Daniel Heartz, Music in European Capitals: The Galant Style (1720-1780), New York, Norton, 2003; Marcello De Angelis, Introduzione a Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, p. 10. Ci sono prove che Manfredi ebbe a che fare con Cambini a Lucca nel 1766-'67 (e c'è chi vuole Manfredi insegnante di Cambini)Chappell White, Jean Gribenski, Amzie D. Parcell, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 4: Borowski to Canobbio, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 858-861.Jean Gribenski, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 4: Cam-Cou, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2000, colonne 9-17.Guido Salvetti, voce Cambini, Giuseppe Maria Gioacchino, in Dizionario enciclopedico della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 2: BUS-FOX, Torino, UTET, 1985, pp. 80-81., ma nulla suggerisce una loro collaborazione stabile, mentre sono attestate numerose tournée di Manfredi e Boccherini, in un duo che si esibì in varie parti d'Europa dal 1767 in poi. Furono a Genova, Nizza, e ai Concerts spirituels di Parigi nel 1768. Qui le recensioni non furono esaltanti, cosa che determinò la scissione del duo. Per rimediare all'insuccesso, Manfredi contrattò un secondo concerto, stavolta solista, in cui poté dare prova del suo valore virtuosistico, ottenendo un successo buono, non però sufficiente a garantirgli una permanenza in Francia. Dal giugno 1768, infatti, ci sono numerose notizie di una sua corposa attività all'interno della vita teatrale spagnola: fu un orchestrale nei teatri di Valencia, e probabilmente scrisse un'aria, che lui stesso accompagnò al violino, per un'opera intitolata Montezuma, allestita dalla compagnia dei Reales Sitios in diversi teatri pubblici.Carlo Bellora, Filippo Manfredi. La biografia e l'opera strumentale. Il compagno di viaggio di Luigi Boccherini e le sue peregrinazioni tra Lucca, Genova e la Spagna durante la metà del Settecento, Varese, Zecchini, 2009.Arturo Zabala, La ópera ne la vida teatral valenciana de siglo XVIII, Valencia, Diputación Provincial, 1960. Il successo spagnolo è stato molto esagerato dalla tradizione. Molti lo vogliono primo violino per l'erede al trono Carlo delle Asturie, ma la cosa non è comprovata. Nel 1769, Manfredi dedica al principe le Sei sonate per violino e basso, op. 1 (stampate a Parigi, vedi Opere e fonti), forse per ringraziarlo di aver agevolato il suo trasferimento da Parigi a Valencia: ciò ha aiutato la cementificazione della voce del suo presunto ingaggio fisso, ma nulla suggerisce altri contatti con la corte asturiana (come quelli che videro invece protagonista Boccherini, a servizio diretto dell'Infanta di Spagna dal 1770). Infatti, anche nella penisola iberica i trionfi, pur notevoli, ebbero vita breve, e Manfredi, per vivere, attingeva dalla sua unica fonte di guadagno lucchese: durante tutti gli anni all'estero, Manfredi continuò a ricevere lo stipendio dalla Cappella Palatina di Lucca, e là fu costretto a tornare quando questa, stufa delle sue assenze (possibili grazie a brevi permessi periodici che Manfredi non faceva altro che rinnovare), gli tagliò gli emolumenti nel 1771.

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