Grazie a Epaminonda, Tebe uscì dal dominio di Sparta, assumendo così una posizione di maggior grado nella politica greca. Egli sbaragliò la potenza militare spartana grazie alla sua vittoria a Leuttra e liberò gli Iloti della Messenia, un gruppo di abitanti del Peloponneso che era stato schiavo degli Spartani fin dalla sconfitta nelle guerre messeniche dell'VIII secolo a.C.

Epaminonda ridisegnò la mappa politica della Grecia, sciolse antiche alleanze, ne creò altre e controllò la costruzione di intere città. Fu l'artefice, insieme a Pelopida, dell'egemonia tebana; a lui si devono anche le innovazioni tattiche militari adottate dall'esercito tebano, come la falange obliqua e l'ordine obliquo d'attacco dell'ala sinistra.

L'oratore romano Cicerone lo chiamò "il primo uomo della Grecia" e Michel de Montaigne lo giudicò uno dei tre "uomini più valorosi ed eccellenti" che siano mai esistiti, ma Epaminonda è piombato in una relativa oscurità in tempi moderni. I cambiamenti da lui portati nell'ordine della politica greca non gli sopravvissero a lungo, e il ciclo delle effimere egemonie e alleanze continuò senza sosta: infatti, solo ventisette anni dopo la sua morte, Tebe fu distrutta da Alessandro Magno, che la punì per il rifiuto della città di sottometterglisi. Così Epaminonda, al suo tempo lodato come un idealista e un liberatore, oggi è ricordato per le sue campagne militari (dal 371 al 362 a.C.), che minarono la forza delle grandi potenze greche e, di fatto, spianarono la strada alla conquista macedone.

Fonti La vita di Epaminonda è scarsamente riportata sulle fonti antiche, soprattutto rispetto ad alcuni dei suoi contemporanei (per esempio Filippo II di Macedonia e Pelopida). Una ragione è la perdita della biografia redatta da Plutarco. Epaminonda era infatti una delle circa cinquanta figure dell'antichità a cui era dedicata una biografia nelle Vite parallele, in cui il tebano era messo in confronto con Scipione l'Africano; però, entrambe queste "Vite" sono andate perdute.. Plutarco scrisse più di 400 anni dopo la morte di Epaminonda, ed è quindi una fonte secondaria, ma spesso nomina esplicitamente le sue fonti, il che permette in qualche modo di verificare le sue affermazioni.

Alcuni dettagli della vita di Epaminonda si possono trovare nelle stesse "Vite" di Plutarco sotto le biografie di Pelopida e di Agesilao II, che erano contemporanei del condottiero tebano. È rimasta anche (naturalmente in forma abbreviata), una biografia di Epaminonda dell'autore romano Cornelio Nepote del I secolo a.C.: in assenza di Plutarco, questa diventa una fonte importante per la vita di Epaminonda.

Il periodo della storia greca del 411-362 a.C. è trattato principalmente dallo storico Senofonte, che evidentemente vide il suo lavoro come continuazione della storia di Tucidide della guerra del Peloponneso. Senofonte, che sosteneva Sparta e soprattutto il suo re Agesilao, del quale era un fervente ammiratore, evita perfino di nominare Epaminonda ove possibile, non riportando nemmeno la sua presenza nella battaglia di Leuttra., e . Il ruolo del condottiero tebano nei conflitti del IV secolo è descritto anche da Diodoro Siculo, nella sua Bibliotheca historica; Diodoro scrisse nel I secolo a.C., ed è quindi la sua opera anch'essa una fonte secondaria, anche se utile per integrare i dettagli che si trovano in altre opere..

Biografia Primi anni

Epaminonda nacque nell'aristocrazia tebana della fine del V secolo a.C. (le stime dell'anno della sua nascita variano notevolmente); Cornelio Nepote sostiene che suo padre, Polimne, era stato lasciato povero dai suoi antenati. Fu educato nella sua infanzia da Liside di Taranto, uno degli ultimi grandi filosofi pitagorici. Epaminonda era molto bravo negli studi ed era assai devoto a Liside; Nepote ci dice anche che il giovane Epaminonda si impegnò molto per aumentare la sua prestanza fisica, nello specifico l'agilità, dal momento che pensava che "la forza fosse adatta ai fini dei lottatori, mentre l'agilità conducesse all'eccellenza in guerra". Si allenò quindi nella corsa e nella lotta, ma soprattutto intraprese "esercizi marziali" (presumibilmente allenamento con le armi)..

Epaminonda cominciò a militare nell'esercito dopo l'adolescenza; Plutarco riferisce di un incidente che lo coinvolse durante una battaglia a Mantinea;. anche se non specificatamente indicato, questo era probabilmente l'attacco spartano a Mantinea nel 385 a.C., descritto da Senofonte.. Plutarco racconta che Epaminonda si trovava in quel luogo perché faceva parte della guarnigione tebana che aiutava gli Spartani, quindi questa battaglia si adatta alla descrizione di Senofonte.. e ; contesta l'esistenza di un'alleanza spartano-tebana nel 385. L'età di Epaminonda è incompatibile con una sua partecipazione alla prima battaglia di Mantinea (tenutasi nel 418 a.C.)

Fu in questa battaglia, indipendentemente dal luogo e dal momento esatto in cui si verificò, che sarebbe successo un fatto determinante nella gioventù di Epaminonda: salvò la vita del suo compagno tebano Pelopida.

Plutarco racconta che questo avvenimento trasformò la loro amicizia in amore, tanto da farli restare insieme per il resto delle loro vite.

Carriera politica e militare Antefatto

Epaminonda visse in un momento particolarmente turbolento della storia greca: dopo la fine della guerra del Peloponneso (404 a.C.), Sparta aveva intrapreso una politica aggressiva unilaterale nei confronti del resto della Grecia e aveva rapidamente allontanato molti dei suoi ex alleati.. Tebe, nel frattempo, aveva notevolmente ingrandito il suo potere durante la guerra e cercò di prendere il controllo delle altre città della Beozia (regione dell'antica Grecia a nord-ovest dell'Attica); questa politica, insieme ad altre controversie, portò Tebe in conflitto con Sparta. Dal 395 a.C. Tebe, insieme ad Atene, Corinto e Argo, si trovò schierata contro Sparta (ex alleata) nella guerra di Corinto;. questa guerra, che si protrasse inconcludente per otto anni, vide diverse e sanguinose sconfitte tebane per mano degli Spartani. Al momento della sua conclusione, Tebe fu costretta a rivedere le sue mire espansionistiche e a tornare alla sua vecchia alleanza con Sparta...

Nel 382 a.C., però, il comandante spartano Febida commise un atto che mise definitivamente Tebe contro Sparta e spianò la strada all'ascesa di Epaminonda al potere: passando per la Beozia nella campagna, Febida approfittò della guerra civile a Tebe per assicurare l'ingresso in città alle sue truppe; una volta entrato, su istigazione del polemarco filo-spartano Leonziade, prese la Cadmea (l'acropoli di Tebe) e costrinse il partito anti-spartano a lasciare la città, dopo averne fatto giustiziare il capo (l'altro polemarco, Ismenia).. A Epaminonda, anche se appartenente a quella fazione, fu permesso di rimanere, dal momento che "la sua filosofia lo aveva reso una persona da essere guardata dall'alto in basso come un prigioniero, e la sua povertà come impotente". Gli Spartani installarono un governo d'occupazione a Tebe e continuarono a presidiare militarmente la Cadmea per garantire il corretto comportamento dei Tebani.

Il colpo di Stato del 379/378

Negli anni seguenti la conquista spartana, gli esuli tebani si raggrupparono ad Atene e, su istigazione di Pelopida, si prepararono a liberare la loro città. Nel frattempo, a Tebe, Epaminonda cominciò a preparare i giovani della città a combattere contro gli Spartani.. Nell'inverno del 379-378 a.C. un piccolo gruppo di esuli, comandato da Pelopida, entrò in città;. assassinarono i capi del regime filo-spartano (Leonziade e Archia) e, aiutati da Epaminonda e Gorgida, che comandava un gruppo di giovani, e da una divisione di opliti ateniesi, circondarono gli Spartani sulla Cadmea..

Il giorno seguente Epaminonda e Gorgida portarono Pelopida e i suoi uomini davanti all'assemblea, esortando i Tebani a combattere per la loro libertà; l'assemblea rispose acclamando Pelopida e i suoi guerrieri come liberatori. La Cadmea fu circondata e gli Spartani attaccarono; Pelopida capì che bisognava farli uscire dalla città prima che venisse mandato un esercito da Sparta in loro aiuto. La guarnigione spartana alla fine si arrese, alla condizione che venissero lasciati andare via disarmati. Il rischio corso dai Tebani, comunque, è dimostrato dal fatto che la guarnigione, sulla strada per Sparta, incontrò una divisione mandata in loro soccorso..

Plutarco descrive il colpo di Stato tebano come un evento molto importante:

Guerra beotica (378-371)

Quando la notizia della rivolta di Tebe raggiunse Sparta, un esercito comandato da Cleombroto I venne inviato per riprendere il controllo della città, ma tornò indietro senza averla attaccata. Un altro esercito, comandato da Agesilao II, venne quindi mandato per attaccare i Tebani; questi ultimi, però, invece di scontrarsi con gli Spartani in battaglia, costruirono un fossato e una palizzata intorno a Tebe, impedendo l'avanzata spartana verso la città. Gli Spartani devastarono la campagna, ma alla fine se ne andarono, lasciando i Tebani indipendenti. I Tebani, eccitati dalla vittoria, attaccarono le città vicine,. ricostituendo velocemente l'antica lega beotica, stavolta in forma democratica. Le città della Beozia si unirono in una federazione avente un corpo esecutivo composto da sette generali, o beotarchi, eletti da sette distretti in tutta la Beozia....

Tentando di annientare i Tebani, gli Spartani invasero la Beozia per tre volte nei tre anni seguenti (378, 377 e, forse, 371). In un primo momento i Tebani temevano di affrontare gli Spartani, ma questi anni di guerra diedero loro più pratica e allenamento: i Tebani "avevano risvegliato il loro spirito e abituato completamente i loro corpi ai disagi, avevano acquisito esperienza e coraggio dalle loro continue lotte".. Benché Sparta rimanesse la potenza dominante in Grecia, i Beoti dimostrarono che anche loro avevano un esercito temibile e un potere politicamente coeso.. Allo stesso tempo Pelopida, promotore di una politica aggressiva contro Sparta, si era affermato come maggior leader politico a Tebe..

Il ruolo di Epaminonda, negli anni fino al 371 a.C., è difficile da determinare: certamente militò con gli eserciti tebani nella difesa della Beozia negli anni 370 e, dal 371 a.C., divenne Beotarca... Sembra in ogni caso certo che, data la loro stretta amicizia e la loro costante collaborazione dopo il 371 a.C., Epaminonda e Pelopida abbiano agito insieme anche nella politica tebana nel periodo 378-371...

La conferenza di pace del 371 Negli anni dopo il colpo di Stato tebano ci furono saltuari combattimenti tra Sparta e Tebe, e anche Atene fu coinvolta. Un debole tentativo di pace comune fu fatto nel 375 a.C., ma Atene e Sparta ricominciarono a combattersi nel 373 a.C.. Nel 371, però, Atene e Sparta erano di nuovo stanche della guerra, quindi quell'anno si tenne una conferenza a Sparta per discutere di un altro tentativo per concordare una pace comune..

Epaminonda, che era in servizio come Beotarca dal 371 a.C., guidò la delegazione beota alla conferenza di pace. I termini della pace vennero discussi all'inizio della conferenza, e i Tebani probabilmente firmarono il trattato solamente a nome della loro città. e . Comunque, il giorno dopo, Epaminonda causò una drastica rottura con Sparta, visto che insisteva per firmare non solo a nome dei Tebani, ma per tutti i Beoti; Agesilao non volle permetterlo, sostenendo che le città della Beozia avrebbero dovuto essere indipendenti, ed Epaminonda replicò che, se le cose stavano così, anche le città della Laconia avrebbero dovuto essere uguali. Irato, Agesilao eliminò i Tebani dal documento; la delegazione tornò a Tebe ed entrambe le parti si prepararono per la guerra..., e .

La battaglia di Leuttra (371)

Immediatamente dopo il fallimento delle trattative di pace, Sparta ordinò al re spartano Cleombroto I, che da tre anni comandava l'esercito in Focide, di marciare direttamente verso la Beozia.