La battaglia di Manila (in tagalog: Laban ng Maynila; in filippino: Labanan sa Maynila; in giapponese: ), evento noto anche come liberazione di Manila, fu uno dei principali episodi della campagna delle Filippine della seconda guerra mondiale. Vide contrapposte le forze statunitensi e filippine a quelle giapponesi per il controllo della capitale delle Filippine, Manila, ed ebbe luogo tra il 3 febbraio e il 3 marzo 1945, culminando con la distruzione pressoché totale della città e la morte di oltre 100 000 civili. Durante lo scontro, le forze giapponesi commisero il massacro di Manila nei confronti dei civili filippini, mentre la potenza di fuoco degli statunitensi causò ulteriori perdite tra gli innocenti. La strenua resistenza nipponica e l'artiglieria americana causarono inoltre la distruzione di buona parte dell'eredità culturale e architettonica della città, in parte risalenti alla sua stessa fondazione. La battaglia è ampiamente considerata una delle più cruenti mai combattute, nonché il più grande scontro armato in ambiente urbano a cui presero parte le forze statunitensi.
Manila si ritrovò ad essere una delle capitali più devastate nell'intero conflitto, assieme a Berlino e Varsavia. La battaglia mise fine a più di tre anni di occupazione militare giapponese. La cattura della città era considerata da Douglas MacArthur come la chiave per la vittoria nella campagna di riconquista dell'arcipelago filippino.
Gli antefatti L'avanzata statunitense Il 9 gennaio 1945, la 6ª Armata statunitense, sotto il comando del generale Walter Krueger, sbarcò nel golfo di Lingayen e iniziò una rapida avanzata verso sud, iniziando la liberazione di Luzon. Il 12 gennaio, MacArthur ordinò a Krueger di avanzare velocemente verso Manila e la 37ª Divisione di Fanteria, comandata dal generale Robert S. Beightler, venne così inviata in direzione sud.
Dopo essere sbarcata a San Fabian, il 27 gennaio, la 1ª Divisione di Cavalleria, comandata dal generale Vernon D. Mudge, ricevette il seguente ordine da MacArthur, in data 31 gennaio: "Raggiungete Manila! Liberate gli internati a Santo Tomas. Conquistate il palazzo Malacanang e l'edificio legislativo"."Get to Manila! Free the internees at Santo Tomas. Take Malacanang Palace and the Legislative Building."
Il 31 gennaio, l'8ª Armata, comandata dal generale Robert L. Eichelberger, che consisteva del 187º e del 188º Reggimento di Fanteria Alianti, del colonnello Robert H. Soule, e di componenti dell'11ª Divisione Aviotrasportata, sotto il comando del generale Joseph May Swing, sbarcarono senza incontrare resistenza a Nasugbu, nella parte meridionale dell'isola di Luzon, e iniziarono a muoversi verso nord in direzione di Manila. Nel frattempo, la 511ª Squadra da Combattimento Reggimentale dell'11ª Divisione, comandata dal colonnello Orin D. Haugen, fu paracadutata sul crinale del Tagaytay il 4 febbraio. Il 10 febbraio l'11ª Divisione passò sotto il comando della 6ª Armata e conquistò il Forte William McKinley il giorno 17 dello stesso mese.
Swing fu raggiunto dai guerriglieri filippini denominati "Cacciatori ROTC", comandati dal tenente colonnello Emmanuel V. de Ocampo, ed entro il 5 febbraio arrivarono alla periferia di Manila.
La difesa giapponese Mentre gli statunitensi confluivano verso Manila da direzioni diverse, la maggior parte delle truppe di difesa giapponesi era stata impegnata in uno spostamento tattico su ordine del generale Tomoyuki Yamashita, comandante in capo delle forze giapponesi nelle Filippine. Yamashita aveva spostato le sue forze principali a Baguio, dove pianificava di trattenere le truppe statunitensi e filippine nel nord di Luzon, per tenere occupati gli Alleati nelle Filippine e ritardare il più possibile l'invasione alleata dell'arcipelago principale del Giappone. Egli disponeva di tre gruppi principali di truppe: 80 000 soldati nel gruppo Shimbu erano sulle montagne a est di Manila, 30 000 nel gruppo Kembu si trovavano sulle colline a nord di Manila, e 152 000 nel gruppo Shobu erano nella parte nord-orientale di Luzon.
Nel 1941 il generale MacArthur aveva dichiarato Manila "città aperta" prima della sua cattura. Sebbene Yamashita non avesse fatto altrettanto nel 1945, non aveva intenzione di difendere la città: non riteneva di essere in grado di sfamare un milione di cittadini residenti e di difendere un'ampia area con vaste distese di edifici di legno facilmente infiammabili.
Yamashita aveva originariamente ordinato al comandante del gruppo Shimbu, il generale Yokoyama Shizuo, di evacuare la città e di distruggere tutti i ponti e altre importanti infrastrutture non appena fossero state avvistate le forze statunitensi. Tuttavia il retroammiraglio Sanji Iwabuchi, comandante della 31ª Forza da Base Navale Speciale della Marina imperiale giapponese era invece disposto a combattere fino all'ultimo uomo e, nonostante fosse parte del gruppo Shimbu, ignorò l'ordine di abbandonare la città. Lo staff navale in Giappone approvò il piano di Iwabuchi danneggiando così i tentativi di Yamashita di affrontare gli statunitensi con una difesa concentrata e unificata. Iwabuchi aveva 12 500 uomini sotto il suo comando, designati come Forza di Difesa Navale di Manila, a cui si aggiungono i 4 500 uomini sotto il comando del colonnello Katsuzo Noguchi e del capitano Saburo Abe. Essi costruirono delle postazioni difensive nella città, compreso nella municipalità di Intramuros, la "città murata", abbatterono le palme lungo il viale Dewey per creare una pista d'atterraggio, e disposero delle barricate lungo le strade principali. Iwabuchi costituì la Forza Settentrionale sotto il comando di Noguchi e la Forza Meridionale sotto il comando del capitano Takusue Furuse.
Prima dell'inizio della battaglia emise un messaggio indirizzato ai suoi uomini che recitava: "Siamo molto lieti e grati per l'opportunità di poter servire il nostro Paese in questa epica battaglia. Ora, con le forze che rimangono, attaccheremo il nemico audacemente. Banzai all'Imperatore! Siamo determinati a combattere fino all'ultimo uomo.
La battaglia La liberazione degli internati di Santo Tomas
Il 3 febbraio parte della 1ª Divisione di Cavalleria si spinse nella periferia nord di Manila e si impadronì di un ponte sul fiume Tullahan, di importanza vitale, che li separava dalla città vera e propria e conquistarono velocemente il palazzo di Malacañan. Uno squadrone dell'8º Reggimento di cavalleria del generale di brigata William C. Chase, la prima unità ad entrare in città, iniziò a muoversi verso il campus dell'Università di Santo Tomás, che si estendeva disordinatamente e che era stato trasformato in un campo di internamento per civili e per le infermiere dell'Esercito e della Marina statunitensi conosciute come "Angeli di Bataan".
A partire dal 4 gennaio 1942, l'edificio principale dell'università era stato usato per ospitare i civili. Dei 4 255 prigionieri, 466 morirono durante la prigionia, 3 furono uccisi mentre tentavano di fuggire il 15 febbraio 1942 mentre uno riuscì ad evadere ai primi di gennaio del 1945. In quello stesso anno, Jessie Lichauco aprì, assieme al marito, un ospedale di fortuna dove curarono oltre 2 000 rifugiati di guerra. Dopo la fine dell'occupazione giapponese continuò l'attività filatropica presso la Settlement House di cui divenne anche presidente.
Il capitano Manuel Colayco, un ufficiale dei guerriglieri filippini affiliato alle Forze statunitensi in Estremo Oriente, insieme al tenente Diosdado Guytinggco, guidò le truppe americane della 1ª Divisione di Cavalleria alla porta principale di Santo Tomas, dove Colayco rimase ferito. Colpito da proiettili giapponesi, morì sette giorni dopo nella scuola elementare Legarda, che era stata adibita a ospedale da campo. Alle ore 21:00, cinque carri armati del 44º Battaglione Carri fecero il loro ingresso nel campo di concentramento.
I giapponesi, comandati dal tenente colonnello Toshio Hayashi, radunarono gli internati in un edificio per tenerli come ostaggi, da dove scambiarono alcuni spari con gli statunitensi e i filippini. Il giorno seguente, 5 febbraio, negoziarono con gli americani per potersi riunire alle altre forze giapponesi a sud della città, portando con sé solo armi leggere. I nipponici però non erano a conoscenza del fatto che l'area in cui si stavano dirigendo era il palazzo di Malacañan, occupato dagli statunitensi, e poco dopo furono colpiti subendo diverse perdite, tra cui Hayashi stesso.
Il 4 febbraio, la 37ª Divisione di Fanteria liberò più di 1 000 prigionieri di guerra. Essi erano perlopiù soldati che avevano difeso Bataan e Corregidor tre anni prima e che erano stati internati nella Nuova Prigione di Bilibid, ora abbandonata dai giapponesi.
L'accerchiamento e i massacri Alle prime luci del 6 febbraio, MacArthur annunciò che Manila era caduta, anche se la battaglia per la città era in realtà appena cominciata. La 1ª Divisione di Cavalleria a nord e l'11ª Divisione Aviotrasportata a sud riferirono quasi contemporaneamente che i giapponesi stavano opponendo una strenua resistenza, con l'intento di opporsi ad ogni loro ulteriore tentativo di avanzare.
Il generale Griswold continuò a spostare elementi del XIV Corpo a sud, dall'Università di Santo Tomas verso il fiume Pásig. Nel tardo pomeriggio del 4 febbraio, ordinò al 2º Squadrone del 5º Reggimento di Cavalleria di catturare il Ponte Quezon, l'unico attraversamento del Pasig che i giapponesi non avevano distrutto. Appena lo squadrone si avvicinò al ponte, i giapponesi aprirono il fuoco con mitragliatrici pesanti da un blocco stradale stabilito su Quezon Boulevard, obbligando le truppe statunitensi ad arrestare la loro avanzata e a ritirarsi fino al crepuscolo. Una volta che americani e filippini si furono ritirati, i giapponesi fecero saltare il ponte.
Il 5 febbraio, la 37ª Divisione di Fanteria iniziò a entrare a Manila e Griswold divise la sezione settentrionale della città in due settori. Alla 37ª Divisione fu affidato l'avanzamento verso sud, mentre la 1ª Divisione di Cavalleria si sarebbe occupata di un accerchiamento ad est. Gli statunitensi si assicurarono la sponda settentrionale del fiume Pasig il 6 febbraio e catturarono le riserve d'acqua cittadine situate alla diga Novaliches e al centro di filtraggio di Balara, oltre alle riserve di San Juan.
Il 7 febbraio, il generale Beightler ordinò al 148º Reggimento di attraversare il fiume Pasig e prendere il controllo dei quartieri di Paco e di Pandacan. I combattimenti più aspri per Manila, che risultarono i più costosi in termini di vite umane per il 129º Reggimento, si verificarono durante la conquista della centrale elettrica a vapore sull'isola di Provisor, dove i giapponesi riuscirono a resistere fino all'11 febbraio. Il pomeriggio dell'8 febbraio, delle unità della 37ª Divisione avevano respinto la maggior parte dei giapponesi dal loro settore, con ingenti danni ai distretti residenziali. I giapponesi, inoltre, demolirono diversi edifici e installazioni militari mentre si ritiravano. La resistenza giapponese nei quartieri di Tondo e di Malabon continuò fino al 9 febbraio.
Nel tentativo di proteggere la città e i civili, MacArthur pose delle stringenti restrizioni sull'impiego di artiglieria e supporto aereo. Tuttavia, per il 9 febbraio, i colpi statunitensi avevano già provocato incendi in diversi distretti. "Se la città dovesse essere resa sicura senza la distruzione della 37ª e della 1ª Divisione di Cavalleria, nessun ulteriore sforzo potrebbe essere fatto per salvare gli edifici, tutto ciò che ostacola l'avanzata verrebbe martellato". I marinai, i marines e i rinforzi dell'Esercito di Iwabuchi, pur avendo resistito inizialmente con successo alla fanteria statunitense armata di lanciafiamme, granate e bazooka, ben presto fronteggiarono il fuoco diretto di carri armati, cacciacarri e obici che attaccarono un edificio dopo l'altro uccidendo i giapponesi e spesso anche i civili intrappolati all'interno, senza differenze.