La Fonderia delle Cure è stata una fonderia e azienda metallurgica italiana, attiva nell'area fiorentina dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli anni Settanta del secolo scorso.
Dalla fine dell'Ottocento fino agli anni Quaranta del Novecento, il nome della società fu Fonderia delle Cure e Officina di costruzioni in ferro Giovanni di Francesco Berta.
Prodotti Anche se ha lavorato - nel corso degli anni - per numerosi artisti, nonché per la fornitura di munizioni all'esercito italiano in tempo di guerra, la sua attività principale era costituita dalla produzione di oggetti in ferro e ghisa sia per privati che per opere pubbliche. In particolare è ricordata per la realizzazione di lampioni, panchine, colonne, pensiline ed altri prodotti in ghisa come pozzetti e tombini, sui quali è spesso visibile il marchio con il nome della fonderia; oggetti che, per materiale e finalità, sono spesso ancora in uso in luoghi pubblici (strade, parchi, stazioni) di varie città italiane, fra cui Firenze e Roma.
Tra le realizzazioni artistiche dell'officina, la Cappella Berta al cimitero delle Porte Sante di Firenze; progettata nel 1914 da Enrico Dante Fantappiè e scolpita da Renzo Vittorio Baldi, all'interno ospita, tra l'altro, il sepolcro di Giovanni Berta, figlio del titolare della fonderia, ucciso nel 1921.
Storia Dalla nascita alla seconda guerra mondiale Tornato dagli Stati Uniti agli inizi degli anni '70 dell'ottocento, Francesco Berta, già sociio azionista della Fonderia di Ghisa Macina Alfonso e C., ubicata nel quartiere fiorentino delle Cure, tra via Maffei e via del Bersaglio, annuncia sul quotidiano La Nazione del 5 gennaio 1877di esserne diventato, già dal 30.12.1876, proprietario. Essa prese il nome dalla zona delle Cure in cui sorgeva. Si trattava a quel tempo di un'area ancora fuori dalla città, adatta all'impianto di un'attività che richiedeva quantità di acqua ed energia considerevoli, garantite dal vicino torrente Mugnone e da una gora da esso derivata che scorreva dietro alle spalle della fonderia, in corrispondenza dell'attuale via Boccaccio. Acque che già alimentavano alcuni mulini e altre attività legate all'uso dell'acqua, in particolare le lavanderie dalle quali la zona aveva preso nome.Il toponimo "Le Cure" deriva dal termine arcaico "curare" con cui si indicava l'attività di lavare i panni e i tessuti.
Divenuta proprietà della famiglia Berta, la dirigenza della Fonderia venne assunta nel 1898 da Giovanni Berta, nato nel 1866 a New Orleans in Louisiana, (figlio del suddetto Francesco) e ne rimase titolare fino ala morte avvenuta nel 1930. All'inizio del Novecento la Fonderia delle Cure aveva già quaranta operai alle proprie dipendenze, e si occupava sia della fusione del metallo che del lavoro di progettazione, preparazione ed assemblaggio in officina dei manufatti finali.
Nel primo dopoguerra, durante il biennio 1920-21, la Fonderia subì gli effetti della crisi del settore e delle conseguenti lotte sociali e le forti tensioni nel mondo del lavoro con l'occupazione della fabbrica nel 1920 e la serrata da parte degli industriali., nella primavera del 1921. Nel pomeriggio del 28 febbraio del 1921, nel pomeriggio, sul Ponte Sospeso, si verificò l'episodio che portò alla morte di un esponente della famiglia Berta, Giovanni Berta (detto Gianni), figlio omonimo dell'allora direttore della Fonderia che venne chiusa dal proprietario, serrata che si protrasse per diversi mesi. Nel 1933 la dirigenza passerà al figlio Francesco Berta (omonimo del nonno), il quale, per varie vicende aziendali perdette il controllo della Società, e nel 1937 anche la presidenza . Ritiratosi dalla Società, l'anno successivo vendette alla società stessa lo stabilimento di via Maffei e aprì una piccola fonderia in via Frusa, che ben presto fallì.
Il dopoguerra: la crisi e la cooperativa Nel secondo dopoguerra - denominata semplicemente "Fonderia delle Cure" - l'azienda entrò in crisi a causa della competizione di concorrenti nazionali ed europei, nonché della diminuzione delle commesse pubbliche. All'inizio degli anni Cinquanta la crisi giunse a un punto di non ritorno e la situazione finanziaria precipitò nel giro di pochi anni, al punto da causare l'intervento del neo sindaco Giorgio La Pira. Nel 1953 fu ammessa al concordato preventivo per la cessione dei beni, concordato omologato dal Tribunale di Firenze il 22 ottobre 1953, con l'affitto della fonderia alla s.r.l. "Nuova gestione Officina e Fonderia delle Cure".
A seguito del fallimento dell'azienda, dichiarato l'11 gennaio 1955, i dipendenti occuparono lo stabilimento nel febbraio successivo. Dopo un'opera di mediazione che vide coinvolti diversi soggetti, anche a causa del rifiuto degli istituti bancari interpellati di finanziare l`attività, i dipendenti costituirono la "Cooperativa Lavoratori Officina e Fonderia delle Cure", istituita il 3 febbraio 1955; occupata la fabbrica, successivamente al suo sgombero a seguito di richiesta dei liquidatori della "Società anonima Officine Fonderle delle Cure", i vigili urbani eseguirono un'ordinanza del Sindaco Giorgio La Pira, con cui la fabbrica venne requisita ed affidata alla gestione della neo costituita cooperativa dei lavoratori; saranno sessanta operai a rilevare e proseguire l'attività aziendale. L'ordinanza del sindaco si inseriva in una linea volta a favorire la finalità sociale della proprietà privata, in un dibattito che in quegli anni aveva dato spunto alla proposta di legge c.d. Angelini-Cappugi sulla "Dichiarazione di pubblica utilità e norme per l'espropriazione degli stabilimenti industriali inattivi."
Il trasferimento a Scandicci e la chiusura Nel 1967 la Fonderia delle Cure abbandonò l'area fiorentina, trasferendosi a Scandicci, in via delle Sette Regole. Come molte altre lavorazioni ad alto consumo energetico e di non alta specializzazione, nonostante le diverse commesse pubbliche, anche l'attività della fonderia cessò completamente negli anni settanta.
L'area della Fonderia delle Cure a Firenze (quella storica di via Maffei) fu acquisita dal Comune di Firenze già nel 1958, per evitare lo sfratto alla cooperativa dei lavoratori da parte dei liquidatori della vecchia società; una volta trasferita, nel 1969 la fonderia venne abbattuta per far spazio ad un nuovo edificio scolastico, la Scuola Media Inferiore "Italo Calvino". Quella di Scandicci è stata invece ceduta e trasformata in spazi direzionali.
Parte dell'archivio della vecchia Fonderia è stato donato all'Archivio di Stato di Firenze.
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