Larchitettura neoclassica in Toscana si affermò tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell'Ottocento all'interno di un quadro storico-politico sostanzialmente allineato a quello che interessò il resto della penisola italiana, sviluppando tuttavia caratteri originali.
Infatti, a differenza di altre regioni, dove negli anni del rinnovamento giunsero spesso architetti da fuori, l'Accademia di belle arti di Firenze formò direttamente i protagonisti di una stagione particolarmente vivace, soprattutto nell'ambito del Granducato di Toscana.R. De Fusco, L'architettura dell'Ottocento, Torino 1980, p. 70.
Contesto storico
Nella prima metà del Settecento la Toscana era in buona parte amministrata dal granducato controllato dagli Asburgo-Lorena, e aveva come capitale Firenze. Esistevano poi una serie di entità minori: la Repubblica di Lucca, che comprendeva l'omonima città e i territori limitrofi; il Principato di Piombino, che si estendeva sulla Val di Cornia e su parte dell'Isola d'Elba; lo Stato dei Presidi che includeva essenzialmente la zona di Orbetello e dipendeva politicamente dal Regno di Napoli; infine, il Ducato di Massa e Carrara, che governava un piccolo territorio affacciato sul mare nella zona settentrionale della regione.
Con l'occupazione francese, al granducato subentrò il Regno di Etruria (1801-1807), di cui entrò a far parte anche lo Stato dei Presidi; Piombino e Lucca si unirono in un unico principato, a cui fu assegnato, nel 1806, anche il Ducato di Massa e Carrara. Nel dicembre 1807 il Regno d'Etruria venne soppresso e il granducato, di fatto ancora controllato dall'impero francese, fu suddiviso in tre dipartimenti territoriali denominati "del Mediterraneo", "dell'Ombrone" e "dell'Arno", con capoluoghi rispettivamente Livorno, Siena e Firenze.G. Drei, Il Regno d'Etruria, Modena 1935, p. 17
Al Congresso di Vienna, con la Restaurazione, il granducato ottenne alcuni ritocchi del territorio, con l'annessione del Principato di Piombino, dello Stato dei Presidi e di alcuni feudi minori;L.C. Farini, Storia d'Italia dall'anno 1814 a' giorni nostri, volume I, Torino 1854, p. 199. nel 1847 fu incluso anche il Ducato di Lucca.
Nel 1860, con un plebiscito, il Granducato di Toscana fu annesso nel Regno di Sardegna, entrando poi a far parte del Regno d'Italia.
Caratteri generali Le vicende che interessarono la Toscana possono essere sostanzialmente distinte in una fase prerivoluzionaria o comunque settecentesca, in una fase rivoluzionaria coincidente con l'occupazione francese, e in una terza fase, quella della Restaurazione, che precedette l'annessione al Regno d'Italia.R. De Fusco, cit., p. 69-70.
Dal punto di vista architettonico, la prima fase fu essenzialmente di reazione al Rococò;N. Pevsner, J. Fleming e H. Honour, Dizionario di architettura, Torino 2005, voce Neoclassicismo. il clima culturale instaurato dagli Asburgo Lorena favorì la trasposizione dell'Illuminismo in architettura, affermando dei principi più aderenti al funzionalismo, con un nuovo ideale estetico basato sul ricorso a semplici forme geometriche e sul rifiuto di una eccessiva ostentazione.
Nella seconda fase l'apparato formale risentì dell'influenza napoleonica, con una maggiore derivazione dall'arte classica greca e romana.
Durante il terzo periodo le manifestazioni artistiche furono filtrate attraverso la tradizione locale, soprattutto quella rinascimentale, allontanandosi così dai presupposti storici che le avevano viste sorgere; il Neoclassicismo, da simbolo di emancipazione del pensiero e di libertà culturale, si affermò invece come codice stilistico adattabile al ritorno dell'Ancien Régime, in quello che la critica ha definito "Neoclassicismo Romantico".C. Cresti, La Toscana dei Lorena. Politica del territorio e architettura, Cinisello Balsamo 1987, p. 190.
Con l'annessione dei territori toscani al Regno d'Italia, nella seconda metà dell'Ottocento, il Neoclassicismo si aprì ad una varietà di ricerche che portarono al disgregarsi del concetto di stile,R. Baldi, La Cornice fiorentina e senese: storia e tecniche di restauro, Firenze 1992, p. 75. aprendo quindi la strada all'eclettismo.
Il periodo della Reggenza (1739-1765)
Nel gennaio del 1739 il granduca Francesco Stefano fece il suo ingresso a Firenze attraverso l'arco trionfale eretto da Jean-Nicolas Jadot fuori dalla Porta San Gallo, prendendo formalmente possesso del Granducato di Toscana dopo la morte di Gian Gastone de' Medici e la successiva reggenza di Marc de Beauvau, principe di Craon. Contrariamente alla tradizione dell'epoca, l'arco non era un'opera effimera in legno, tela e gesso, bensì costituiva una struttura in pianta stabile, che riprendeva un tema dell'arte romana di particolare significato simbolico, inaugurando la diffusione di tale tipologia nell'epoca neoclassica. L'arco progettato da Jadot, anteposto alle antiche mura medievali di Firenze, prefigurava pertanto il rinnovamento che, di lì a poco, avrebbe interessato l'architettura del Granducato di Toscana.C. Cresti, cit., p. 10.
L'età della reggenza costituì infatti la preparazione e la piattaforma della successiva azione riformatrice che il granduca Pietro Leopoldo promuoverà dopo la morte del padre Francesco, avvenuta nel 1765.C. Cresti, cit., p. 13. Pur con diversi limiti e non senza difficoltà, il primo periodo del granducato lorenese fu caratterizzato dalla realizzazione di un piano globale finalizzato alla conoscenza del territorio e al migliore sfruttamento delle risorse naturali: in questo contesto si inseriscono, ad esempio, il motuproprio per la protezione della società di botanica (1739), la fondazione dell'Accademia dei Georgofili (1753), l'incarico affidato a Odoardo Warren di disegnare le piante delle città del granducato, la redazione di una carta topografica generale della Toscana commissionata a Leonardo Ximenes, la stesura di una relazione sulla storia naturale dei paesi del granducato pubblicata da Giovanni Targioni Tozzetti tra il 1751 e il 1754, la ristrutturazione delle terme di San Giuliano e i lavori per il canale imperiale del lago di Bientina.C. Cresti, cit., pp. 15-18. La Reggenza favorì inoltre lo sviluppo di servizi culturali, sia nella capitale che nei centri minori del granducato, con l'apertura e il rinnovamento di una serie di biblioteche e di spazi teatrali, da Pontremoli a Siena, da Prato a Pisa, passando per la ricostruzione in muratura della sala del teatro della Pergola di Firenze.C. Cresti, cit., p. 19.
In generale, questo periodo fu caratterizzato da un'architettura priva di ostentazioni.C. Cresti, cit., p. 24. L'impianto dei nuovi bagni di San Giuliano, il cui progetto fu elaborato tra il 1744 e il 1762 dagli architetti Giuseppe Ruggieri, Ignazio Pellegrini e Gaspare Paoletti, costituisce un esempio significativo di questa architettura: tra le semplici fabbriche dei bagni, immaginate come il fulcro di sviluppo di un nuovo insediamento abitato, risaltava esclusivamente la palazzina centrale, che si distingueva per il motivo della finestra-balcone e il sovrastante orologio. Si ricorda inoltre il progetto per il nuovo sobborgo livornese di San Jacopo: un impianto planimetrico a maglie regolari, in qualche modo affine al progetto del contemporaneo Borgo Teresiano di Trieste, con abitazioni caratterizzate da sobrie facciate e dalla ricerca della massima semplicità distributiva in pianta. La stessa essenzialità si ritrova nel progetto per una piazza del mercato da realizzare nei pressi della chiesa di San Pierino, a Pisa (1749), nella facciata della chiesa di San Giuseppe (1759) e nella biblioteca Marucelliana a Firenze.C. Cresti, cit., pp. 24-34.
In altre parole, la stagione lorenese aveva inaugurato un atteggiamento progettuale più misurato rispetto a quello tenuto durante il granducato di Gian Gastone, con alcune apparenti eccezioni, come la chiesa di Santa Felicita (ultimata nel 1739), il campanile di San Lorenzo con il suo terminale a bulbo schiacciato (1740) e la continuazione della sfarzosa cappella dei Principi; opere queste che costituiscono l'ultimo riflesso del periodo mediceo, in quanto erano state iniziate precedentemente alla Reggenza o commissionate direttamente dalla principessa Anna Maria Luisa de' Medici.C. Cresti, cit., p. 38.
In questo contesto, i monumentali progetti di Ignazio Pellegrini per la cappella reale e il teatro di palazzo Pitti, o per il nuovo ingresso alla galleria degli Uffizi, furono ritenuti velleitari e non trovarono attuazione; altri architetti, come i fratelli Giuseppe e Ferdinando Ruggieri, si dimostrarono disposti a moderare le proprie ambizioni e trovarono maggiore fortuna nella committenza, pur non aderendo mai ad un linguaggio neoclassico;C. Cresti, cit., p. 52. ad esempio, la facciata di San Filippo Neri e le nervature sulle pareti interne di Santa Felicita, progettate da Ferdinando, appaiono assai lontane dall'invenzione, autenticamente neoclassica, costituita dalla proposta di Carl Marcus Tuscher per la facciata di San Lorenzo (1739).C. Cresti, cit., p. 54.
Da Pietro Leopoldo a Ferdinando III (1765-1799)
Nel 1765 Pietro Leopoldo divenne granduca di Toscana, ponendo fine all'età della Reggenza. Governante illuminato, non fu un vero e proprio mecenate delle arti e dimostrò costantemente un atteggiamento di prudenza nei confronti dei costi delle imprese architettoniche. L'attenta amministrazione e l'evidente obiettivo di contenere le spese dello Stato, non limitarono comunque la realizzazione di opere di pubblica utilità, che incarnavano perfettamente la stagione del cambiamento ideologico voluto da Pietro Leopoldo, come il riordinamento degli ospedali del granducato, il nuovo lazzaretto di Livorno, la rifondazione dei bagni termali di Montecatini, l'edificazione dei nuovi cimiteri di Livorno e Firenze, le bonifiche della Maremma, della Val di Chiana e della Val di Nievole, le gratificazioni distribuite per la fondazione di case coloniche nella provincia pisana e in quella senese, fino alla costruzione di nuove strade e alla ristrutturazione di quelle esistenti.C. Cresti, cit., pp. 76-96
Nel 1784 fondò l'Accademia di belle arti di Firenze, affidandone la direzione a Gaspare Paoletti, che, sia pure come continuatore della tradizione rinascimentale, può essere considerato l'iniziatore del gusto neoclassico in Toscana. Paoletti, che vantava una eccellente preparazione sia sul piano architettonico che su quello tecnico, trasmise ai suoi allievi questa duplice attitudine, proprio negli anni in cui a Parigi si verificava la scissione tra lAcadémie des beaux-arts e lÉcole polytechnique.
Esperto di idraulica, gli si deve principalmente la rifondazione dei bagni di Montecatini, con la costruzione del Bagno Regio, delle Terme Leopoldine e del Tettuccio. Di notevole effetto anche il progetto, rimasto su carta, per uno stabilimento termale a pianta circolare, con un invaso interno scoperto delimitato da un colonnato anulare, che, se realizzato, avrebbe rappresentato il risultato stilistico più interessante dell'architettura toscana del periodo.C. Cresti, cit., p. 101.
Tra il 1766 e il 1783 Paoletti lavorò alla villa di Poggio Imperiale, a Firenze, ampliando il precedente edificio mediceo con la formazione di due cortili laterali caratterizzati da un misurato linguaggio neoclassico; realizzò la facciata posteriore, il salone da ballo del piano nobile e costruì le scuderie.