Perché le nazioni falliscono. Le origini di potenza, prosperità e povertà (Why Nations Fail: The Origins of Power, Prosperity, and Poverty) è un saggio politico di Daron Acemoğlu e James A. Robinson, pubblicato nel 2012. Il saggio tratta le enormi differenze di reddito e di tenore di vita fra i paesi ricchi e quelli poveri del mondo.
Genesi dell'opera Le teorie esposte nel volume sono state presentate in precedenza dagli autori in vari scritti e particolarmente nel saggio intitolato «A Theory of Political Transitions» pubblicato nel 2001 su The American Economic Review, la rivista dell'American Economic AssociationDaron Acemoglu and James A. Robinson, "A Theory of Political Transitions", The American Economic Review, Vol. 91, No. 4 (Sep., 2001), pp. 938-963 (testo in jstor.org). Il volume è stato completato nei primi mesi del 2011, quando il Nordafrica e il Medio Oriente erano scossi dalla cosiddetta "Primavera araba"..
Contenuto
Gli autori, l'economista statunitense Daron Acemoğlu del Massachusetts Institute of Technology e il politologo britannico James A. Robinson dell'Università di Chicago, si interrogano sui possibili fattori responsabili del successo o del fallimento politico ed economico degli Stati. I due autori sostengono che i fattori che entrano in gioco nelle spiegazioni tradizionali, quali per esempio la geografia, il clima, la cultura, la religione o l'abilità dei governanti, siano insufficienti o errati.. Esistono infatti località o nazioni che, pur non differenziandosi per questi fattori, presentano tuttavia differenze notevoli nel reddito e nella qualità di vita (per esempio Nogales nel Messico e Nogales negli USA, la Corea del Nord e Corea del Sud, e così via). Acemoglu e Robinson sostengono che la prosperità e la povertà dipendono dalla qualità delle istituzioni politiche ed economiche le quali possono essere «inclusive» o «estrattive». Le istituzioni «inclusive» favoriscono il coinvolgimento della maggioranza dei cittadini e pertanto, con la crescita economica, favoriscono anche lo sviluppo umano e civile; le istituzioni «estrattive», al contrario, sono finalizzate a "estrarre" rendite a beneficio di una minoranza di privilegiati, l'élite dominante.; quest'ultima tende a frenare l'innovazione soprattutto per frenare le conseguenze della «distruzione creatrice» di Schumpeter.. «Oggi le nazioni falliscono perché le loro istituzioni economiche estrattive non creano gli incentivi di cui la popolazione ha bisogno per risparmiare, investire e innovare».. Nell'opera vengono riportati numerosi esempi storici a supporto di queste tesi.
Indice Si elencano i titoli dei capitoli (in grassetto) e il breve riassunto presente nel Sommario (in caratteri più piccoli nel rigo sottostante) Prefazione Perché gli egiziani hanno riempito piazza Tahrir per rovesciare Hosni Mubarak e che cosa significa per la comprensione delle cause di prosperità e povertà 1. Così vicine, eppure così lontane Nogales (Arizona) e Nogales (Sonora) hanno la stessa gente, cultura e geografia: perché una è ricca e l’altra è povera? 2. Teorie che non funzionano I paesi poveri non sono tali a causa della loro geografia o cultura, o perché i loro leader non sanno quali politiche arricchirebbero i cittadini 3. La costruzione di prosperità e povertà Come prosperità economica e povertà sono determinate dagli incentivi creati dalle istituzioni e come la politica determina le istituzioni di una nazione 4. Piccole differenze e congiunture critiche: il peso della storia Come le istituzioni cambiano con il conflitto politico e come il passato plasma il presente 5. "Ho visto il futuro e so che funziona": la crescita economica sotto regimi estrattivi Ciò che Stalin, il re Shyaam, la rivoluzione neolitica e le città-stato maya hanno in comune, e come questo spiega perché l'attuale crescita economica cinese non può durare 6. Sentieri divergenti Come le istituzioni si evolvono nel tempo, spesso differenziandosi a poco a poco 7. Il punto di svolta Come le riforme politiche del 1688 cambiarono le istituzioni in Inghilterra, portando alla rivoluzione industriale 8. Non a casa nostra: le barriere allo sviluppo Perché in molte nazioni i potentati politici si opposero alla rivoluzione industriale 9. L’arresto dello sviluppo Come il colonialismo europeo impoverì vaste aree del mondo 10. La diffusione della prosperità Come alcune regioni del mondo imboccarono sentieri verso la prosperità diversi da quello della Gran Bretagna 11. Il circolo virtuoso Come le istituzioni che incoraggiano la prosperità creano circoli virtuosi che le mettono al riparo dalle élite che le minacciano 12. Il circolo vizioso Come le istituzioni che creano la povertà generano circoli viziosi che consentono loro di perdurare 13. Perché le nazioni falliscono oggi Istituzioni, istituzioni, istituzioni 14. Infrangere le barriere Come diversi paesi hanno cambiato traiettoria economica cambiando istituzioni 15. Comprendere prosperità e povertà Come il mondo avrebbe potuto essere diverso, e come la comprensione di ciò spiega perché gran parte dei tentativi di combattere la povertà sono falliti
Edizioni
Critica Il libro ha suscitato un intenso dibattito ed è stato recensito da numerosi studiosi fra cui Arvind Subramanian, David R. Henderson, Francis Fukuyama, Jared Diamond, Jeffrey Sachs, Maximiliano KorstanjeKorstanje M (2015) "Review Why Nations Fail: the origins of power, prosperity and poverty." Journal of International and Global Studies Volume 6, Number 2, pp. 97-100Korstanje M. (2015) Exploring the contradictions of Why Nations fail?, the dark side of capitalism". CERS Centre for Ethnicity and Racism Studies. University of Leeds UK. Working Paper 29., Mitt Romney, Paul Collier, Robert Barro, Warren Bass, William Easterly, Federico Rampini«USA La dittatura dell'1%», la Repubblica del 17 ottobre 2012, Simonetta Fiori«La politica del successo: il bestseller americano sulla formula che fa grande un paese», la Repubblica del 9 agosto 2012 e altri. Il volume è diventato un best seller negli Stati Uniti nell'estate del 2012Francesco Domenico Moccia, «Le istituzioni e lo sviluppo», la Repubblica del 22 agosto 2012 e ha ottenuto inoltre alcuni premi: Paddy Power And Total Politics Political Book Award (International Affairs) nel 2012 Financial Times and Goldman Sachs Business Book of the Year Award nel 2012 Lionel Gelber Prize nel 2013 Arthur Ross Book Award, Honorable Mention nel 2013
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