Ortueri è un comune italiano situato nella Barbagia del Mandrolisai di abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna.

Geografia fisica Territorio Situato nella Barbagia del Mandrolisai, il suo territorio presenta vigneti e ricche foreste di sughere e lecci. Il suo nome è spesso legato ai manufatti in sughero, prestigiosi per l'originalità e l'abilità degli artigiani, e per la tessitura dell'orbace che viene usato nella confezione degli abiti tradizionali sardi.

Storia Le prime comunità umane si insediarono nel territorio di Ortueri nel Neolitico recente. Sono andati perduti i resti di dolmen e domus de janas citati dalle fonti bibliografiche ma restano, dislocate in diversi punti del territorio, aree di dispersione di manufatti in ossidiana (Mui Muscas, Iscudrecche, Sa minda de s’aide o Prunedda, Codinas). L'ossidiana in Sardegna si trova esclusivamente nei giacimenti del Monte Arci, situati ad una cinquantina di km a sudovest rispetto al territorio ortuerese, perciò la presenza nel territorio indica che in prossimità delle aree in cui è stata ritrovata vivevano comunità neolitiche che la utilizzavano per la produzione di manufatti, taglienti o appuntiti, necessari per le attività della vita quotidiana. In alcuni casi l’area di dispersione di ossidiana si trova in prossimità di edifici nuragici.

Un'area di particolare interesse si trova a Mui Muscas, nella parte nordorientale del territorio comunale e attualmente adibita a Parco Comunale dell'Asino Sardo. Negli anni ’50 del 1900, durante un cantiere di rimboschimento di conifere, in una buca profonda mezzo metro, si rinvenne un deposito di circa 12 “coltelli di pietra, grossi e finemente lavorati”, alcuni dei quali furono consegnati al Museo Archeologico di Cagliari e lì esposti per qualche tempo. In quella stessa occasione vennero ritrovate anche asce in granito. I manufatti sono costituiti da lame, lamelle, raschiatoi e schegge di ossidiana, pestelli e macinelli in granito locale e in pietra dura: è ciò che rimane di un insediamento di età neo-eneolitica, di cui non sono evidenti in superficie sacche archeologiche o tracce di capanne strutturate.

Un'altra testimonianza del popolamento preistorico, riferibile con buona approssimazione al Neolitico finale, è rappresentata dai menhir. In località Sa Frissa, Lilliu identificò un menhir che lo studioso associò a rituali legati alla fertilità. In località Peales, durante lavori agricoli è stato scoperto un imponente menhir aniconico di forma cilindrica (altezza cm 306, diametro cm 70) realizzato in granito locale.

L'area fu abitata in epoca nuragica come dimostra la presenza sul territorio di una decina di siti tra nuraghi e tombe di gigante e un’area in cui, fuori dal loro contesto, furono rinvenuti due frammenti di lingotti ox-hide e un'ascia piatta di rame che fanno supporre l’esistenza di un’area votiva o di lavorazione dei metalli. Questi siti rappresentano un patrimonio storico di grande importanza e offrono uno sguardo sulla vita delle antiche comunità nuragiche che abitavano migliaia di anni fa il territorio ortuerese e che, così come nel resto dell’isola, ne hanno trasformato il paesaggio con la realizzazione di imponenti strutture megalitiche. In località Masone Martine si trova una struttura caratterizzata da una planimetria pseudo rettangolare con ingresso sopraelevato, probabilmente inquadrabile nella categoria dei nuraghi cosiddetti “a corridoio”; altri, della tipologia monotorre a tholos si trovano nelle località di Antine Usache, Leonai, Su Linnari, Ghenna 'e Giuncu e Baddoro. Vi sono anche due nuraghi complessi con addizione di torre o cortile, il primo si imposta sulla sommità del rilievo tabulare di Nuracche e l’altro in località Nuracche Orale o Prunedda. In alcuni casi si rileva la presenza di capanne nei pressi del nuraghe.

I materiali utilizzati per la costruzione sono quelli disponibili nel territorio che rientra in gran parte nel complesso delle intrusioni magmatiche granitoidi, inframezzate da filoni intrusivi, quarziferi e basici, che caratterizzano l’altopiano del Mandrolisai, mentre una piccola lingua del territorio meridionale è caratterizzato da emergenze di vulcaniti rosa, comunemente indicate come trachite, al confine con Samugheo. La pietra utilizzata per la realizzazione delle strutture condiziona la tecnica muraria dell’edificio: tessiture murarie più irregolari, realizzate in prevalenza con blocchi poligonali, grossolanamente sbozzati caratterizzano i nuraghi situati nella zona granitica, mentre quelli in “trachite” sono realizzati con massi sagomati con maggior cura tali da configurare conci a T o a cuneo, e messi in opera a filari più armonici e regolari come nei casi di Nuracche e Nuracche Orale. Un aspetto interessante dei nuraghi è la loro capacità di integrarsi con l'ambiente circostante. Spesso, i costruttori hanno inglobato nella struttura elementi naturali come massi erratici, spuntoni di roccia o affioramenti. Questa tecnica, diffusa in molte zone rocciose della Sardegna, risponde a criteri pratici ed economici: da un lato, si sfrutta ciò che la natura offre, riducendo i costi di trasporto e lavorazione dei materiali; dall'altro, si rafforza la struttura, ancorandola saldamente al basamento, soprattutto in presenza di forti pendenze. I nuraghi di Baddoro, Masone Martine e Leonai sono esempi eloquenti di questa stretta connessione con la natura. Le comunità nuragiche, insediate nel territorio di Ortueri, avevano un'economia strettamente legata alle risorse offerte dal territorio. La scelta del luogo in cui stabilirsi non era casuale ma frutto di un'attenta valutazione delle potenzialità del territorio circostante che, nel territorio ortuerese offriva prevalentemente opportunità di sviluppo di un di tipo di economia agro-pastorale, con un ruolo fondamentale dell'allevamento, fornendo alle comunità residenti i beni di cui avevano bisogno per la loro sussistenza: fonti d'acqua, boschi, pascoli e terreni fertili nelle zone vallive. Le comunità locali non erano isolate me inserite nel circuito degli scambi commerciali internazionali che animavano il Mediterraneo. Questi scambi commerciali, permettevano alle comunità dell’entroterra sardo di approvvigionarsi di prodotti esotici e di metalli, in particolare di rame, indispensabile per la formazione della lega del bronzo. Ne sono testimonianza i frammenti di lingotti ox-hide rinvenuti nel territorio di Ortueri. Le analisi effettuate hanno dimostrato che il rame di cui sono composti proviene dall’isola di Cipro.

Le comunità che abitavano in corrispondenza del nuraghe Ghenna 'e Giuncu, seppellivano i loro defunti nella omonima tomba di giganti. Questa struttura funeraria collettiva si presenta con un lungo e stretto corridoio interno, destinato ad accogliere i defunti. Le pareti del corridoio, aggettanti verso l'interno, sostenevano una copertura piattabandata, mentre l'esterno conserva la tipica forma rettangolare con estremità posteriore arrotondata e anteriore allargata a formare una grande esedra (13,50 metri di lunghezza). La tomba è stata oggetto di indagini sommarie negli anni '50 del Novecento, effettuate da notabili del posto, durante le quali sono stati rinvenuti resti ossei e frammenti di lucerne e ceramiche, testimonianze di un riutilizzo dell'edificio come sepoltura in epoca romana.

La riutilizzazione di monumenti protostorici in epoche successive è un fenomeno piuttosto frequente in tutte le campagne della Sardegna. I nuraghi dell’età del Bronzo e i loro villaggi non vengono abbandonati e continuano ad essere frequentati in età punica e in età romana e talvolta anche in epoca tardoantica e alotmedioevale. Accadde anche in prossimità del nuraghe Nuracche dove indagini di superficie effettuate negli anni ottanta dalla Soprintendenza portarono al ritrovamento di frammenti di anfora punica del tipo Maňa B3 (prodotta anche in età romana sino al II sec. a.C.) che era destinata a contenere alimenti solidi. Oltre a questa indicazione, la documentazione a disposizione, in assenza di scavi archeologici mirati, non fornisce informazioni relative al periodo che intercorre tra la fine della civiltà nuragica e quello in cui i romani fecero della Sardegna una provincia del loro impero.

Quando i romani occuparono la Sardegna nel 238 a.C., inizialmente si trattò soprattutto una occupazione militare che prevedeva lo stanziamento di truppe militari nei punti nevralgici. Col passare del tempo mutò il quadro politico in quanto Roma introdusse nell’isola la propria organizzazione politico-militare e le proprie leggi e dal punto di vista economico-sociale gradualmente mutò lo stile di vita, le modalità di produzione, l’alimentazione, le credenze religiose, la lingua etc. Il territorio di Ortueri si trova lungo la via naturale di penetrazione che collega le zone urbanizzate con quelle più interne della Barbagia. Un diverticulum, o strada secondaria, si distaccava dalla via centrale sarda (a Karalibus Turrem), valicava il Tirso con un ponte a sette arcate, toccava il territorio di Busachi, Ula Tirso, Neoneli, probabilmente attraversava la parte settentrionale di quello di Ortueri, fino a raggiungere Austis, per poi collegarsi, in prossimità di Sorabile, dove vi era una stazione di posta, con la per Mediterranea, che attraversava i centri montani dell'interno per dirigersi verso Cagliari. Il diverticulum potrebbe essere stato costruito e utilizzato dalla cohors VII Lusitanorum, di stanza a Forum Augusti nei primi anni del I secolo d.C., inizialmente per esigenze militari e successivamente per l’ordinario cursus (ossia il sistema postale romano). Questo collegamento facilitava gli scambi culturali tra le zone maggiormente urbanizzate dell’isola e i centri rustici delle zone interne, come quelli esistenti nel territorio ortuerese.