La storia della Marsica spazia dal Paleolitico inferiore fino ai nostri giorni.
Primo capoluogo dei Marsi fu Marruvium, mentre tra i centri più rilevanti di epoca imperiale figurano i municipi di Antinum, Lucus Angitiae e, in territorio equo al confine con quello dei Marsi, Alba Fucens e Carsioli. Nel Medioevo i centri che si contesero il titolo di "caput marsorum" furono Albe, almeno fino alla fine del Cinquecento, Celano e Tagliacozzo. Fondata, secondo la tradizione, nel I secolo la sede della diocesi dei Marsi fu insediata dal 1057 nell'antica cattedrale di Santa Sabina, i cui resti si trovano nella contemporanea cittadina di San Benedetto dei Marsi.
Nel XVI secolo la sede vescovile venne spostata a Pescina, da sempre al centro della vita ecclesiastica del territorio. Le oscillazioni demografiche risolvono in favore di Avezzano a partire dal riordino amministrativo francese, con l'istituzione del distretto di Avezzano e verso la fine del 1800, grazie alla decisione dei Torlonia di stabilirvi la propria amministrazione in seguito al prosciugamento del lago Fucino. Dopo il terremoto del 1915 vengono trasferiti ad Avezzano i principali uffici civili ed ecclesiastici.
Origini del nome Il nome Marsi, popolazione indoeuropea osco-umbra che scelse di vivere intorno al lago Fucino, sembrerebbe derivare da un termine in lingua marsa "Martsos" relativo alla divinità italica di Mamerte da cui deriverebbe il termine latino "Martius", ovvero Marte, dio della guerra secondo la mitologia romana; secondo le credenze mitiche più arcaiche il dio indigeno del tuono, della pioggia e della fertilità, quindi della primavera. Legato al rito del Ver Sacrum il termine etnico, di matrice teoforica, venne assunto dal ramo sabellico che si spostò nell'area fucense.
La Marsica deriva il suo nome dal demonimo Marsicus.
Preistoria
Nell'area submontana che circonda l'ex bacino lacustre del Fucino, in Abruzzo, presso le ghiaie di San Veneziano e la località Le Mole di Caruscino nei pressi della contemporanea Avezzano, nell'area della città-santuario di Lucus Angitiae alle porte della contemporanea Luco dei Marsi, a sud di Venere dei Marsi e in altri siti del territorio come Collelongo, Lecce nei Marsi, Oricola, Pescina, sul monte Marsicano in Alto Sangro ad Opi e nella valle Roveto sono emersi manufatti litici risalenti tra il Paleolitico inferiore e il Paleolitico medio, in particolare al periodo musteriano.
L'aumento del livello del lago Fucino, che si è registrato a cominciare da circa 30.000 anni fa, e il successivo abbassamento del livello lacustre, avvenuto circa 18.000 anni fa, modificarono le abitudini e i comportamenti umani segnando i periodi in cui le popolazioni vissero nelle grotte poste in altura durante l'estate e, in seguito, più a valle grazie alle condizioni climatiche più favorevoli e alla possibilità di occupare i terrazzamenti fucensi, potendo anche praticando la caccia. Durante il Paleolitico superiore, circa 18.000 anni fa, le popolazioni bertoniane, provenienti dalla costa abruzzese e appartenenti alla razza di Cro-Magnon, si stabilirono nel territorio occupando grotte e ripari rocciosi posizionati non distanti dal corso di fiumi e torrenti, oppure in prossimità del lago come nel caso delle grotte di Ortucchio. Uno tra i più antichi villaggi, risalente al Neolitico antico (intorno al VII millennio a.C.), è quello di Rio Tana a Lecce nei Marsi. Tra i 4.400 e i 3.000 anni fa vennero realizzati numerosi altri insediamenti intorno al bacino fucense e nelle aree circostanti della Marsica, retti dai primi capi-guerrieri e in cui si praticarono principalmente l'agricoltura, la pastorizia, la caccia e la pesca.
Durante la seconda metà del III millennio a.C. si sviluppò la cosiddetta cultura di Ortucchio che, tra il 2.500 e il 2.290 a.C., si estese ai bordi dell'alveo del Fucino.
In particolare i Marsi, in seguito ai riti sacri della primavera italica, si staccarono dall'originario gruppo sabellico per stabilirsi intorno al lago, già nel corso del I millennio a.C. Durante il V secolo a.C., in seguito all'istituzione delle confederazioni italiche, i popoli di origine indoeuropea Marsi ed Equi formarono nuove colonie, occupando rispettivamente i territori situati intorno al lago e a nord-ovest quello posto al confine con il Cicolano e con l'alta valle dell'Aniene. A sud della valle Roveto si stanziarono invece i Volsci (o Volosci) popolo safino di originaria provenienza fucense.
Età romana
Le prime battaglie degli Equi e dei Volsci contro Roma si ebbero, a cominciare dal VI-V secolo a.C., nell'alta valle del Liri nel tentativo vano di arginare l'espansione della Repubblica romana verso le aree interne. I romani riuscirono a penetrare le fortificazioni della zona e si scontrarono, già dal 308 a.C., con le tribù dei Marsi, dei Peligni e dei Pentri stanziate a sud del territorio fucense. La città volsca di Sora svolse un importante ruolo strategico in quell'area, tanto da essere conquistata e persa più volte dai romani che, nel 303 a.C., decisero di fondarvi una delle più imponenti colonie latine con circa coloni. Altre rilevanti vie di comunicazione verso le regioni dell'entroterra vennero presidiate dall'esercito romano nel territorio degli Equi, dove vennero fondate la colonia di Carsioli, nel 304 a.C., e quella di Alba Fucens, tra il 304 e il 303 a.C.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, X, 1. Tuttavia Equi e Marsi contrastarono più volte l'occupazione romana cercando di difendere il proprio territorio.
Alba Fucens inizialmente fu popolata da coloni che edificarono, negli anni immediatamente successivi al proprio stanziamento, una prima cinta muraria. A Carsioli l'insediamento coloniale si ebbe soltanto nel 298 a.C., con coloni romani fatti arrivare da Marco Valerio Massimo; il dittatore obbligò le popolazioni italiche al rispetto del trattato di alleanza denominato foedus. Insieme al censore Caio Giunio Bubulco fece avviare la costruzione della via Valeria, strada di collegamento tra Tibur e i territori di Carsioli, Alba Fucens e Corfinium. Da questo momento ebbe inizio il graduale processo di romanizzazione dei popoli italici.
Nel 295 a.C. i Marsi appoggiarono Roma in qualità di foederati, insieme ai socii italici, contro Etruschi, Galli Senoni, Sanniti e Umbri che vennero sconfitti nella battaglia delle nazioni, combattuta a Sentinum, presso la contemporanea Sassoferrato nelle Marche. Riconducibile alla terza guerra sannitica è l'iscrizione di Caso Cantovios, una lamina di bronzo con l'iscrizione in lingua marso-latina che, insieme all'epigrafe del bronzo di Antino, rappresenta una delle principali fonti di conoscenza dell'estinta lingua marsa. I Marsi saranno alleati dell'esercito romano, nel quale sempre figurarono proprie coorti. Così come avvenne in occasione delle numerose battaglie che si susseguirono, come le guerre pirriche e la seconda guerra punica, quest'ultima conclusa in seguito alla battaglia di Zama del 202 a.C.
Nonostante la fedeltà dimostrata a Roma, ai Marsi venne più volte negata la cittadinanza romana che garantiva l'effettiva integrazione nella vita sociale, politica e culturale dell'antica Roma, attraverso la presenza di propri rappresentanti nel Senato. Quando l'assemblea, con Catone in capo, negò la cittadinanza ai popoli italici, dopo molti anni di alleanze militari, ebbe inizio la guerra sociale, detta anche guerra Marsica. Si trattò di una tra le più cruente guerre dell'antichità, durante la quale i ribelli Marsi uccisero Catone nella battaglia del lago del Fucino e, guidati dal valoroso Quinto Poppedio Silone, seminarono devastazione nelle città romane causando gravi perdite all'esercito della Repubblica romana. Nell'88 a.C. i romani concessero la tanto agognata cittadinanza ai popoli italici, sconfitti militarmente ma politicamente vittoriosi.
Al cessare delle ostilità i Marsi furono iscritti nella valorosa gens Sergia a eccezione dei Marsi albensi ed anxantini, che risultarono appartenenti alla gens Fabia. Al contempo si verificò l'abbandono di quasi tutti gli ocres fortificati e la nascita del sistema municipale con i primi vici e fundi. Risale all'epoca imperiale la realizzazione dei primi tratturi, antiche arterie montane che collegarono anche la Marsica alle regioni del Sannio e della Daunia, passando attraverso importanti municipi romani situati a sud del contemporaneo territorio abruzzese.
I cunicoli di Claudio
L'imperatore Claudio nel 41 d.C. dette inizio ai lavori per il prosciugamento del lago Fucino, un'ardita opera di ingegneria idraulica finalizzata a evitare le inondazioni e i conseguenti problemi di natura sanitaria e a favorire le produzioni agricole nell'area fucense. Vi lavorarono per undici anni, tra il 41 e il 52 d.C., circa uomini, tra schiavi e maestranze. La realizzazione dell'opera idraulica permise il prosciugamento quasi totale del lago. Tra il I e il II secolo la manutenzione di emissario e cunicoli fu realizzata forse grazie all'imperatore Traiano e, sicuramente in modo dispendioso, da AdrianoA. Servidio, A. M. Radmilli, C. Letta, G. Messineo, G. Mincione, L. Gatto, M. Vittorini, G. Astuti, Fucino cento anni (atti del centenario 1877-1977), ERSA Avezzano, Officine grafiche Edilgrafital, Sant'Atto di Teramo, ristampa 1993, p. 3.. La regimazione del bacino lacustre garantì benessere soprattutto ai municipi di Alba Fucens, Anxa e Marruvium. Nello stesso periodo, tra il 41 e il 54 a.C., venne realizzato l'acquedotto dell'Arunzo, canale sotterraneo ideato dal console Lucio Arrunzio, alla base del monte Aurunzo tra la valle di Nerfa e i piani Palentini.
Con la caduta dell'impero romano e la conseguente assenza di opere di manutenzione dei cunicoli di Claudio, il lago Fucino tornò ai livelli originari a seguito dell'ostruzione dell'emissario artificiale, apparsa irrimediabile tra il V e il VI secolo.
Tarda antichità
Nei nuovi municipi marsi si stabilì la classe dirigente, composta da coloro che sopravvissero alla guerra sociale, mentre vennero edificate e ampliate, intorno al lago Fucino, le ville rustiche di epoca imperiale come quelle di Avezzano, San Potito e San Pelino, grazie alle quali si sviluppò una fiorente attività di tipo agro-pastorale con la coltivazione del pistacchio, del fico e l'abbondante presenza di frutteti e vigne. Questa tipologia di coltivazioni fu resa possibile in primis grazie alle condizioni climatiche miti, probabilmente favorite dalla presenza del lago. Tra le attestazioni epigrafiche meglio conservate risultano i fundi Favillenianus di Celano e Tironianus di Pescina. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente gli equicoli carseolani si unirono, gradualmente, al resto della Marsica.
L'Italia antica divisa in undici regioni dall'imperatore Augusto, vide la Marsica interamente assegnata alla Samnium Regio. Al tramonto dell'impero romano vennero abolite le regioni augustee e furono istituite 17 nuove province dellUrbica Dioecesis, tra queste figurò la provincia Valeria in cui la Marsica fu inclusa insieme alle città di Amiterno, Furconia, Tivoli e Rieti. Il territorio fu invaso e saccheggiato dalle orde di eserciti stranieri, in primis quello di Alarico re dei Visigoti, agli inizi del V secolo. Nella prima metà del VI secolo la regione fu conquistata dai bizantini, guidati dal comandante Giovanni che si stabilì ad Alba Fucens nell'inverno del 537 con oltre mille uomini, per volere di Belisario e dell'imperatore Giustiniano I, impegnati a respingere l'assedio romano dei Goti che, tra il 543 e il 548, lasciarono ampie devastazioni anche nel territorio marsicano durante le loro irruzioni.