Il Palazzo Reale di Napoli è un edificio storico ubicato in piazza del Plebiscito, nel centro storico di Napoli, dov'è posto l'ingresso principale: l'intero complesso, compresi i giardini e il teatro San Carlo, si affaccia anche su piazza Trieste e Trento, piazza del Municipio e via Acton.

Il Palazzo Reale è stato costruito a partire dal 1600, per raggiungere il suo aspetto definitivo nel 1858: alla sua edificazione e ai relativi lavori di restauro hanno partecipato numerosi architetti come Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti.

Fu la residenza dei viceré spagnoli e poi austriaci dalla metà del XVII secolo al 1734, della dinastia borbonica dal 1734 al 1860, con la parentesi del Decennio francese dal 1806 al 1815, e infine, a seguito dell'Unità d'Italia nel 1861, dei Savoia.. Ceduto nel 1919 da Vittorio Emanuele III di Savoia al demanio statale, è adibito principalmente a polo museale, in particolare gli Appartamenti Reali, ed è sede della Biblioteca nazionale.

Storia Antefatti

Al termine della dominazione aragonese, il Regno di Napoli entrò nelle mire espansionistiche sia dei francesi sia degli spagnoli, che si spartirono il territorio col trattato di Granada firmato nel 1500; tuttavia questo trattato non fu rispettato e sotto il Gran Capitano Gonzalo Fernández de Córdoba gli spagnoli conquistarono, nel 1503, il regno: ebbe inizio il viceregno spagnolo.. Tale periodo, che interessò Napoli per oltre duecento anni, è storicamente visto come un periodo buio e di regresso: viceversa la città godeva di un notevole fermento culturale e di una borghesia dinamica, oltre che di una flotta mercantile all'avanguardia in grado di competere con Siviglia e le Fiandre.. Sotto Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga si decise la costruzione di un palazzo Vicereale: progettato dagli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa, i lavori iniziarono nel 1543 per terminare poco dopo.. La costruzione del palazzo Vicereale si collocò in un periodo in cui i viceré si impegnarono in un riassetto urbanistico delle città italiane: a Napoli furono riorganizzati le mura e i forti, ed edificati i cosiddetti Quartieri Spagnoli.

XVII secolo Il viceré Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, e la moglie, la viceregina Catalina de Zúñiga., decisero di costruire un nuovo palazzo in onore del re Filippo III d'Asburgo, per ospitarlo in vista di una sua imminente visita: il re di Spagna però non si sarebbe mai recato a Napoli.. L'area scelta per la nuova costruzione era sita all'estremità occidentale della città, a ridosso della collina di Pizzofalcone, in posizione dominante il porto (che si sarebbe rivelata un'ottima via di fuga per il re in caso di attacco nemico.), accanto al palazzo Vicereale, utilizzando una parte dei giardini di quest'ultimo: la scelta risultò quasi obbligata in quanto la città era in espansione verso occidente e ciò avrebbe comportato, con un edificio di simile importanza nelle vicinanze, un aumento dei costi dei terreni nelle zone di Pizzofalcone e di Chiaia. Il progetto fu affidato a Domenico Fontana, considerato in quel periodo il più prestigioso architetto del mondo occidentale, che ricopriva il ruolo di ingegnere maggiore del Regno: precedentemente il Fontana era caduto in disgrazia, in particolare dopo la morte di Sisto V, papa che gli aveva affidato numerosi lavori a Roma.. La prima pietra fu posta nel 1600, in quella che all'epoca era chiamata piazza San Luigi; il disegno definitivo del progetto del palazzo fu pubblicato da Fontana solamente nel 1604 con il titolo di Dichiarazione del Nuovo Regio Palagio., mentre andarono perdute le bozze, utilizzate dall'architetto per iniziare l'opera, tant'è che egli stesso se ne rammarica:

Esiste tuttavia a Roma una pianta di Giovanni Giacomo De Rossi, risalente sicuramente a un periodo precedente al 1651, che mostra come avrebbe dovuto essere il palazzo secondo l'intenzione originale dell'architetto: questo non si discostava particolarmente dal suo aspetto definitivo, ma furono apportate indubbiamente delle modifiche in corso d'opera.. In questa mappa erano uguali sia la facciata sia gli ambienti dell'estremità meridionale, mentre lungo il lato che si affacciava sul mare doveva esserci un corpo di fabbrica a forma di 'C': tale soluzione piacque talmente tanto che nelle stampe dell'epoca, nonostante il palazzo fosse ancora in costruzione, lo si rappresentava com'era nel progetto invece che nella realtà; di tale costruzione fu realizzato solo il lato occidentale, mentre il braccio orientale non fu costruito e la zona centrale completata solamente nel 1843. Domenico Fontana fu talmente entusiasta del progetto affidatogli che su due colonne della facciata fece incidere la scritta:

L'impronta che l'architetto diede all'opera fu di stampo tardo-rinascimentale, con cortile centrale e loggia interna al primo piano, adeguato quindi alle esigenze dell'epoca, ossia quello di avere un edificio di rappresentanza piuttosto che una residenza fortificata. Godeva inoltre di un ampio piazzale antistante adatto per le parate militari e le adunate popolari. I lavori procedettero speditamente sia sotto il conte di Lemos sia sotto il suo successore Francisco Ruiz de Castro. Fu sotto il viceré Juan Alonso Pimentel de Herrera che questi rallentarono, probabilmente a causa della scarsa disponibilità economica a seguito delle guerre e delle crisi che interessarono la Spagna o per una questione di onore, visto lo scarso interesse dei Pimentel de Herrera a completare un'opera inizia dai Lemos..

Nel 1607, alla morte del padre, Giulio Cesare Fontana assunse la direzione del cantiere. L'edificazione dell'opera proseguì alacremente quando fu nominato viceré Pedro Fernández de Castro, nel 1610. Nel 1616, per accrescere l'importanza del palazzo, fu posta all'estremità di via Toledo, quella opposta ai cantieri di costruzione, la nuova sede dell'Università, ossia il palazzo degli Studi futura sede del Museo archeologico nazionale di Napoli. Nello stesso anno, un'incisione di Alessandro Beratta e gli scritti di un diario del viaggiatore Confalonieri testimoniano lo stato dei lavori, in quanto quest'ultimo scriveva:

Da questo scritto si comprende che l'opera era già quasi del tutto terminata e poco dopo, anche se non se ne conosce la data precisa, iniziarono i lavori di decorazione interna con l'esecuzione delle opere pittoriche di Battistello Caracciolo, Belisario Corenzio e Giovanni Balducci. Nel 1644 Francesco Antonio Picchiatti preparò i bandi per la decorazione della cappella Reale, mentre nel 1651, per volere del viceré Iñigo Vélez de Guevara, iniziarono i lavori di costruzione dello scalone d'onore. e dei giardini pensili con il belvedere sul mare.

XVIII e XIX secolo

Nel 1734 Napoli fu conquistata da Carlo di Borbone e divenne nuovamente capitale di un regno autonomo.: il nuovo re decise di utilizzare il palazzo come residenza reale e avviò al contempo dei lavori di restauro, riorganizzando sia gli spazi per gli ambienti ufficiali, dove esercitare le funzioni di comando, sia gli appartamenti privati. Fu così che venne ampliato verso il mare con un corpo di fabbrica chiamato Appartamento del Maggiordomo, e verso il lato che guarda al Vesuvio con il cosiddetto Appartamento per i Reali Principi: furono inoltre edificati due cortili interni, sistemati i giardini pensili, completata la facciata lungo via Acton e rifatte le decorazioni marmoree e pittoriche, in stile barocco, opera degli artisti Francesco De Mura e Domenico Antonio Vaccaro. Durante il regno di Ferdinando I delle Due Sicilie fu progettata e realizzata la Gran Sala, in occasione delle nozze del re, e il teatrino di corte, opera di Ferdinando Fuga..

Nel 1837, a seguito di un incendio sviluppatosi all'interno delle stanze della Regina Madre, si rese necessario un nuovo restauro dell'intero complesso: il re Ferdinando II delle Due Sicilie si avvalse della collaborazione di Gaetano Genovese, il quale seguì la corrente artistica del periodo, ossia quella neoclassica. Fu abbattuto il palazzo Vicereale, creando la piazza che prenderà in seguito il nome di Trieste e Trento, e sistemata la facciata che insisteva sul nuovo piazzale; utilizzando una parte dei giardini, fu creato un nuovo corpo di fabbrica verso oriente, il quale ospiterà successivamente la Biblioteca nazionale, e verso il mare, quest'ultimo rimasto incompleto dopo la costruzione di sei campate di balconi. Nel corso di questi lavori gli appartamenti privati furono spostati al secondo piano, mentre le sale al piano nobile furono riconvertite a scopo di rappresentanza. I lavori si conclusero nel 1858 dando al palazzo il suo aspetto definitivo: oltre ai principali architetti, nel corso dei secoli, se ne sono avvicendati altri, seppur operando in tono minore, come Bartolomeo Picchiatti, Onofrio Antonio Gisolfi, Ferdinando Sanfelice, Francesco Antonio Picchiatti, Luigi Vanvitelli e Antonio Niccolini; nonostante quindi la moltitudine di figure che si sono succedute nella sua costruzione, il complesso ha mantenuto un aspetto simile a quello dato dal disegno iniziale di Domenico Fontana..

A seguito dell'Unità d'Italia il palazzo divenne residenza dei Savoia, tuttavia i reali lo abitarono solo saltuariamente. Al suo interno, nel 1869, nacque Vittorio Emanuele III di Savoia.

XX e XXI secolo

Nel 1919 Vittorio Emanuele III cedette il palazzo al Demanio di Stato: fu in questo periodo che la Biblioteca nazionale fu spostata al suo interno, mentre gli appartamenti reali, quelli che si affacciano sul cortile d'onore, furono preservati a scopo museale e aperti al pubblico. Pesanti danni furono inferti durante la seconda guerra mondiale: le truppe angloamericane lo utilizzarono come welfare club, mentre una bomba colpì la zona del teatrino, distruggendone il soffitto; a questo si aggiunsero razzie di opere e la distruzione di numerosi tendaggi e parati in stoffa, mentre il mobilio fu ricoverato in luoghi sicuri all'inizio del conflitto e quindi preservato.. I lavori di restauro vennero eseguiti dal 1950 al 1954: furono recuperate e, in alcuni casi rifatte, le opere pittoriche, venne nuovamente risistemato il mobilio e furono ripristinati i parati in seta, realizzati originariamente a San Leucio, utilizzando gli stessi antichi telai. Nel 1994 la sede della Regione Campania, qui dagli inizi del Novecento, fu definitivamente spostata in altro luogo..

Durante la metà degli anni 2010 è stata restaurata la facciata e sono state riallestite alcune stanze dell'Appartamento Reale, tra cui il teatrino di corte.

Descrizione Facciata

La facciata principale del Palazzo Reale si apre su piazza del Plebiscito ed era già completata nel 1616: ha una lunghezza di centosessantanove metri e fino al 1843 era congiunta a quella del palazzo Vicereale, poi abbattuto per far posto all'odierna piazza Trieste e Trento.. La facciata è realizzata in mattoni di cotto rosato, piperno e pietra vulcanica dei Campi Flegrei e ha uno stile sia tardo-rinascimentale sia manieristico: l'impronta rinascimentale è riscontrabile nella sovrapposizione di vari ordini, tipico degli edifici teatrali dell'antica Roma, come il Colosseo o il teatro di Marcello, mentre quella manieristica si nota nel disegno modulare della facciata, una sorta di composizione che potrebbe essere ripetuta all'infinito non avendo alcun elemento che crea né l'inizio né la fine, così come, nella parte alta, è negata la conclusione vista la mancanza di cornice. È divisa verticalmente da lesene, prendendo spunto dalle indicazioni vitruviane., mentre orizzontalmente è separata da marcapiani che ne distinguono i tre ordini: al piano terra è in ordine tuscanico, segue quello ionico e infine quello corinzio.